La guida ai vitigni d’Italia di Slow Food

Spesso ci si imbatte con colpevole ritardo in qualcosa di fondamentale. “Ad averlo preso prima“, viene da dire. Avrei per dire evitato di sostenere per troppo tempo che il Trebbiano d’Abruzzo è sinonimo del Bombino. Quando invece, cito testualmente, “le difficoltà che si incontravano nel distinguerlo nettamente dal Trebbiano toscano e dal Bombino bianco hanno portato all’iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà della Vite solo nel 1994“. O scoprire che il Grechetto di Todi è gemello del Pignoletto. Il Blanc de Morgex del Prié Blanc e, ma questa è più facile, che Cannonau, Grenache, Alicante, Roussillon, Gamay del Trasimeno e Tai Rosso sono tante facce della stessa medaglia.

Il volume curato da Fabio Giavedoni e Maurizio Gily è uno di quelli fondamentali. Seicento vitigni, di cui oltre a oltre la metà è dedicata una scheda mai avida di dettagli, dalla storia alla diffusione, dalla pianta al vino. E poi tutti i sinonimi, un’ampio glossario, le biografie dei più importanti ampelografi della storia.

In due parole, da avere.

Slow Food Editore, 14 euro.