Su Nossiter e sulla crossmedialità

E insomma ieri pomeriggio mi ero messo a scrivere questo post. Tra una cosa e l’altra però non ero riuscito a finirlo e l’avevo lasciato lì, dormiente. Questa mattina poi, mentre aspettavo il mio turno in una sala d’attesa particolarmente desolante, mi sono accorto via Twitter che qualcun’altro, con parole diverse, aveva sostanzialmente scritto quello che avevo in mente anche io: Fabio Ciarla su Vinix.

Il mio consiglio è quello di andare di là e leggerselo con calma seguendo anche i tanti link proposti. L’argomento centrale è il ruolo che la rete ha avuto nel descrivere e commentare i temi sollevati dall’articolo di Jonathan Nossiter (autore dell’osannato documentario “Mondovino”) sul numero attualmente in edicola di GQ. Un perfetto esempio di crossmedialità in cui la rete ha dimostrato la sua grande efficacia nel fare da collante tra diversi media: a) esce l’articolo, su carta b) sul web la cosa viene rilanciata e commentata, ancora ed ancora c) una trasmissione radiofonica (Il Gastronauta, su Radio 24) ripropone alcuni dei temi originariamente apparsi sulla rivista e d) dà vita, in rete, a nuovi commenti, iniziative, prese di posizione, precisazioni. Da sottolineare poi come tutti i protagonisti coinvolti abbiano, durante almeno uno di questi passaggi se non di più, espresso le proprie prospettive intervendo in prima persona, tanto in radio quanto sul web.

E’ la bellezza dell’internet, si diceva una volta. E, guarda un po’, è proprio così: non un media che sovrasta gli altri ma una coralità di voci che grazie al web trovano senso compiuto e permettono di approfondire tematiche che altrimenti risulterebbero come statiche. In ogni passaggio di questo processo infatti vengono aggiunti piccoli pezzi che, alla fine, riescono a costruire un puzzle molto più grande rispetto a quello che un singolo media, solo, sarebbe riuscito a comporre.

E come giustamente fa notare Fabio poi ci sono anche persone “a cui riferiscono, perchè non frequentano“. Un peccato, non hanno idea di quello che si stanno perdendo.

Male non fa

Su Vinix c’è una bella discussione a proposito del movimento dei vini normalmente definiti come naturali. Una delle tante, in effetti. La particolarità in questo caso riguarda il nome dell’autore del post: Francesco Maule, figlio di Angiolino (la cantina è La Biancara a Gambellara), riferimento assoluto del movimento e padre fondatore prima di Vini Veri e, dopo la scissione del gruppo, di VinNatur.

Non è certo questa la sede per fare un riassunto, il consiglio è quello di leggere i tanti contributi direttamente lì. Quello che ho notato però è quanto a volte certi produttori tendano ad alzare una barriera per dividere in modo netto e definitivo il loro lavoro (certamente migliore, almeno dal loro punto di vista) da quello di tutti gli altri. Voglio dire, è ovvio che andare verso una maggiore naturalità, intesa come un minor interventismo tanto in vigna quanto in cantina, non può che essere una cosa assolutamente positiva, ci mancherebbe. La sensazione però è che tanti produttori che potrebbero essere ancora maggiormente di riferimento ponendosi come esempi, dando una mano agli altri, facendo divulgazione e formazione, a volte decidano di non dialogare. Come se “l’altro”, il “non naturale” sia troppo lontano, e a dividerli ci sia un muro. E questo non può essere che un male.

Sono tutti offline (Facebook non conta)

Centocinquantaseimila visitatori in cinque giorni di fiera. Tanti, seimila in più rispetto al 2010. A guardare però i numeri legati alle iniziative nate sui social network in occasione di Vinitaly i dati sono ben diversi.

Mi spiego, la location “Vinitaly 2011” su Foursquare ha registrato 172 persone complessive di passaggio dalla fiera per un totale di 248 check-in (una cifra intorno allo 0,15% dei visitatori totali).
L’iniziativa “Tweet Your Wines“, legata ad una ventina di aziende molto attive su Twitter di cui colpevolmente non ho scritto nei giorni scorsi, ha registrato 45 persone partecipare a questa sorta di gioco/concorso (un grande grazie a Roberto Cobianchi per aver raccolto questi dati).
Il Freeze Mob promosso da Vinix non c’è stato, troppo pochi i presenti (una ventina scarsa).

Voglio dire, nel 2011 in Italia le iniziative nate sui social network e legate al vino non fanno la differenza. Non qui, non oggi.

Il tappo di sughero perfetto

Non è difficile. Basta:

– Piantare un albero di quercia da sughero
– Aspettare circa trent’anni
– Togliere la corteccia e buttarla via
– Attendere altri quindici anni
– Togliere la corteccia e metterla da parte ad asciugare
– Attendere circa due anni per poi tagliarla a strisce e cominciare a ricavarne i tappi

Insomma, una cosa veloce, pratica, economica.

Liberamente tratto da un grandioso post di Mike Tommasi

Vinix Live! a Perugia, sabato 6 marzo

Quando per la prima volta ho pensato alla possibilità di organizzare un Vinix Live! a Perugia avevo davanti a me due possibilità.

Da una parte avrei potuto coinvolgere le aziende del centro Italia più presenti ed attive sul social network Vinix e vivere con loro un momento di incontro con i tanti che, incuriositi, avrebbero potuto finalmente conoscere personalmente quelli che prima erano solamente degli avatar. Ed assaggiare i loro vini, certo. Sarebbe stata una bella festa.

Dall’altra avrei potuto concentrarmi sul locale, cercando di fare una selezione basata sulla qualità, coinvolgendo aziende non necessariamente presenti su Vinix, ed anzi magari piuttosto assenti dalla rete e dai social network in generale. Avrei poi spiegato qui questa scelta scrivendo di come io creda che queste particolari cantine siano specchio di una regione, l’Umbria, capace di regalare vini di assoluta rilevanza. Queste cantine, poi, vedendo l’interesse nato per un (piccolo) evento promosso unicamente online avrebbero potuto avvicinarsi più o meno ad un mondo che conoscono magari poco. O forse no, comunque a loro la palla.
Ho optato per questa seconda possibilità.

ExEliografica è uno spazio lavorativo che condivido con altre realtà nel centro di Perugia. E’ un locale di stampo industriale abbastanza grande che sfruttiamo anche per mostre ed eventi, e che naturalmente ospita le nostre scrivanie ed il nostro lavoro nel normale orario d’ufficio.

Ecco. Pensate a Paolo Bea, a Milziade Antano, ad Antonelli da Montefalco. A Collecapretta dallo spoletino. A Palazzone da Orvieto e Roccafiore da Todi. A Lungarotti da Torgiano ed alla Cantina La Spina dalla zona dei Colli Perugini.
Prendete ExEliografica ed ecco Vinix Live!.

A Perugia, il prossimo sabato 6 marzo, dalle 14.30 alle 19.30. Il programma completo e tutti i dettagli su Vinix.

La piccola rivoluzione di Vinix Live!

Ci sono iniziative che, molto semplicemente, funzionano da sole. O quasi.

Sabato scorso, per dire, sono stato vicino Soave al terzo appuntamento di Vinix Live!, momento di incontro tra produttori ed appassionati nato in rete, sul social network Vinix.

Volendo provare a spiegare nel dettaglio di che cosa si tratti potrei dire che ci sono alcune regole comuni, che sono state decise preventivamente e che sono pubblicate online, e che qualunque utente di Vinix, accettandole, può provare a mettersi in gioco per creare dal basso il proprio evento, decidendo chi coinvolgere e come. E’ una sorta di manifestazione itinerante senza un programma prestabilito, che di volta in volta trova in un luogo forme leggermente differenti.

E se già le modalità con cui nasce potrebbero essere definite quasi rivoluzionarie, la vera chiave di lettura va vista proprio nel momento di incontro in sé, visto che oltre alla possibilità di conoscere personalmente i produttori presenti, assaggiare i loro vini od in generale prodotti è possibile – in via eccezionale e per il solo giorno dell’evento – acquistare le bottiglie in loco al famoso prezzo sorgente, quello normalmente riservato agli operatori, o molto vicino ad esso.

Vicino Soave, oltre all’azienda ospitante, Sandro De Bruno, c’erano Bele Casel ed i suoi Prosecco, Carlo Boscaini dalla Valpolicella, gli spumanti di Fongaro, Piovene Porto Godi ed il suo straordinario Tai Rosso, gli Aglianico della Cantina Carbone ed i distillati dei Fratelli Brunello. E poi mieli, formaggi e salumi.
Un banco d’assaggio ricchissimo.

Ci sono iniziative, scrivevo, che hanno in sé una carica di energia straordinaria. Sarà che sono nate per divertirsi e per condividere vini ed esperienze. O forse perchè non hanno scopo di lucro e l’entusiasmo di chi le organizza è spesso contagioso. Ecco, Vinix Live! è certamente una di queste.

Il prossimo appuntamento sarà a Perugia, il prossimo sabato 6 marzo. Lo sta organizzando il sottoscritto.

La foto in apertura è di Davide Cocco, dal Vinix Live! precedentemente citato.

X & Y, certo, uno dei due era naturale

x&y

Lo ripeto. Credo che il tasting panel che Cascina i Carpini ha portato avanti con i due vini gemelli, ovvero con due vini uguali ma trattati in cantina in modo differente, uno vinificato con lieviti indigeni ed uno no e di cui ho scritto solo tre settimane fa, sia esperimento di enorme interesse. A prescindere dal risultato.

Oggi Paolo Carlo Ghislandi ha dedicato alla cosa un ampio post su Vinix, svelando finalmente il risultato di questo suo pioneristico esperimento. Se volete leggerlo ed approfondire direttamente ne vale certamente la pena.

Da parte mia mi limito a dire che le nostre consapevolezze di consumatori su ciò che è o che dovrebbe essere naturale e su tutto quello che circonda questo termine sono ancora molto empiriche e troppo basate sulle esperienze personali perchè abbiano davvero valore. E’ un mondo che aspetta in gran parte di essere ancora scoperto. Grazie a Paolo, oggi, forse abbiamo fatto un piccolo passo in avanti.

Grazie a Le pubbliche relazioni del vino per l’immagine in apertura.
E per i più curiosi, si, Y era il campione a fermentazione spontanea.

X & Y, ovvero due modi di concepire lo stesso vino

X&Y

Ecco, si potrebbe semplificare e dire che ci siano persone che parlano e persone che fanno. Si potrebbe dire così, senza affermare che una cosa sia necessariamente migliore dell’altra. Sarebbe un bell’incipit, quantomeno.

In tal caso, quindi, Paolo Carlo Ghislandi, ovvero Cascina i Carpini, cantina nel tortonese, in provincia di Alessandria, farebbe definitivamente parte della seconda categoria.

Mi spiego. Si scrive e si parla di quà e là delle differenze tra i cosiddetti vini “naturali” ed i vini “normali” o “industriali” (e già sull’uso e la scelta di questi termini ci sarebbe da discutere, molto). Tutti hanno diverse opinioni e punti di vista. Anche i produttori al centro di questo dibattito sono gli stessi ad essere riuniti in associazioni e movimenti che differiscono sotto diversi aspetti. Triple A, Vin Natur, Vini Veri etc. Quali le differenze? Quali gli approcci?

Ma andiamo con ordine.
Il nostro, un giorno, stanco e con voglia di fare chiarezza sulla questione ha deciso di accantonare per un momento ogni possibile risvolto filosofico e provare ad affrontare la questione in termini produttivi. Nello specifico ha voluto verificare se l’uso di lieviti selezionati tenda o meno a standardizzare il risultato di una vinificazione, come spesso si dice e si legge in giro. Se privino o meno un vino, quindi, di alcune caratteristiche date dall’unicità del terroir di origine.

Ed ha ideato i vini gemelli.
Due vini, ottenuti dalla stessa vendemmia di un’unica vigna divisi subito prima della fermentazione in due identiche masse. Stesse condizioni ambientali, uguali vasche d’acciaio.
Una è stata vinificata “tradizionalmente”, inoculando lieviti selezionati, e l’altra “naturalmente”, lasciandola fare da sola. E si, se ve lo state chiedendo, sto semplificando, almeno un po’.
Ecco quindi due vini, fatti in parallelo ed imbottigliati lo stesso giorno. Due vini, uguali ma diversi. Gemelli, insomma.

Su Vinix, social network dedicato al vino, poi, ha spiegato l’iniziativa e cercato persone interessate a provare il risultato di questo esperimento. Ci è voluto poco, questione di ore e tanti appassionati da tutta Italia avevano espresso interesse per riceverli. Tra cui il sottoscritto, appunto.

Io, per inciso, ancora non so quale delle due bottiglie sia cosa. Ma un’idea me la sono fatta.

Perchè uno dei due vini (X) è sembrato subito più elegante. In particolare pareva bevuta dritta, caratterizzata da un naso piuttosto lineare, che inizialmente faticava ad aprirsi ma che poi svelava sentori anche minerali, guadagnando in profondità. La spalla acida ed il tannino verde erano quelli di una bevuta straordinariamente giovane ma con un suo perchè. Un vino che rimaneva spigoloso ed ancora non completamente armonico ma apparentemente fedele a se stesso.

Il secondo invece (Y) è apparso vino che giocava le proprie carte su intensità e (qualche) morbidezza. Frutti rossi, per capirci. Ad un attacco nervoso affiancava uno spessore di diversa architettura, quasi fosse più irruento, nella sua giovinezza. Più lungo? Si. E più intrigante, anche, nel suo essere capace di svelare tratti di maggiore profondità.

Ecco perchè, ma va detto che i miei compagni di questo particolare tasting panel non la pensavano necessariamente allo stesso modo, azzardando un giudizio che credevo molto più semplice, il secondo (Y) era tra i due quello più “naturale”. Opinione mia.

Ed aspetto conferme o smentite.