A Genova

Comunicazione di servizio, che a partire da domani sera lo scrivente si troverà in Liguria per l’annuale appuntamento con la Vinix Unplugged Unconference, domenica, e con TerroirVino, lunedì. Tra le tante cose da segnalare la prima delle due “main session”, una tavola rotonda aperta sulle guide, sul loro ruolo e sul loro futuro (qui il programma completo). Un momento di confronto su un tema che mi interessa tantissimo ed a cui mi era stato chiesto di partecipare, fino all’ultimo però non avevo la certezza di esserci. E poi l’attesissima verticale del Timorasso di Walter Massa, vediamo un po’.

Al solito, mi piace essere ripetitivo, ci si vede in giro.

Il vino comunemente conosciuto come naturale puzza (ma non ho capito di cosa)

Mentre scrivo queste righe a Genova sta andando in onda uno dei più bei appuntamenti dedicati ai temi della rete legati al mondo del vino. La Vinix Unplugged Unconference è un momento di confronto straordinario nato a margine di Terroir Vino e giunto alla sua quarta edizione. Purtroppo quest’anno non ce l’ho fatta ad essere presente e sto cercando di metterci una pezza seguendolo in streaming. Proprio in questi minuti si sta discutendo di alcune tematiche relative al vino naturale in una tavola rotonda, un ring dal titolo “vini della natura e vini della ragione”, e mentre scrivo Mario Pojer (famoso produttore trentino) e appena prima di lui Giampiero Nadali (storico blogger del vino) hanno parlato di vino naturale e del problema dei suoi difetti. Di brettanomyces, di acidità volatile e – più in generale – di puzze varie ed eventuali.

Ora, io non so che vini bevono loro ma io ci ho pensato, e gli ultimi dieci vini che possono essere considerati come naturali senza possibilità di smentita e che ho bevuto sono, in ordine assolutamente casuale: il prosecco di Casa Coste Piane, il “Berace” di Massa Vecchia, il Rosso di Montepulciano di Poderi Sanguineto, “Il mio trebbiano” di Camillo Donati, “Le Cese” di Collecapretta, il trebbiano di Valentini, il “Ripa di Sopravento” di Vittorio Graziano, il Rosso di Montefalco di Bea, il Brunello di Montalcino de Il Paradiso di Manfredi, il frappato di Arianna Occhipinti. Delle due una: o io sono ormai assuefatto a certe caratteristiche e invece di vedere un difetto di un vino vedo un suo pregio o di puzze/difetti/problematiche proprio non ce n’erano. Ma neanche una.

Non so, è che credo si debba andare oltre questa visione del mondo del vino naturale. Un mondo, chiaro, che vede protagonisti produttori più o meno bravi, vitigni più o meno talentuosi, vini più o meno buoni. Esattamente come il mondo del vino tutto.

Vinix Unplugged Unconference, ripensiamola (ma anche no)

Ciao Fil*.

Avevo iniziato a scriverti privatamente ma dopo poche righe mi ero reso conto quanto questa mia riflessione potesse essere uno spunto non solo per te ma anche per tutte le persone che ruotano intorno a Vinix, all’Unconference che precede Terroir Vino e che in generale sono in qualche modo sensibili a tutte le tematiche relative al vino, in rete.

Come sai meglio di me a seguito del recente camp del 12 giugno sono nate alcune osservazioni piuttosto critiche relative a forma e contenuti. Volendo riassumere si potrebbe dire che le argomentazioni sono sostanzialmente tre: mancanza di contenuti interessanti, mancanza di dibattito, interventi troppo (o troppo poco) tecnici.

Anche la mia prima reazione a caldo, nei giorni immediatamente successivi, era stata quella di proporre piccoli cambiamenti. Anche io come altri (pur non avendo seguito tutti gli speech previsti) avevo registrato quegli stessi umori. Mi era parso in particolare che la maggioranza degli interventi fosse troppo autoreferenziale. Come se Genova fosse una vetrina privilegiata per presentare i propri progetti professionali, spesso già conosciuti, di fronte ad una platea estremamente preparata. Una sorta di cassa di risonanza. Mi ero quindi prodigato a dispensare consigli: dalla selezione degli interventi in giù. Su Vinix è tutt’ora in corso un dibattito su questo specifico tema.

Con il passare dei giorni però mi sono reso conto di quanto questa sia una discussione a tratti sterile. L’Unconference è infatti una piattaforma che tu metti a disposizione della comunità. Magari ci potrà essere qualche miglioria tecnica ma il format in sé funziona benissimo. Ho letto di una migliore moderazione, ma non posso pensare che una platea di tale statura non sia in grado di essere all’occorrenza curiosa e ficcante. Se quindi qualcosa quest’anno non è girato nel modo giusto la colpa è di tutti, tanto dei relatori quanto dei presenti. Il paragone che mi viene più immediato è quello con un termometro, come se quello fosse il momento in cui registrare lo stato del vino in rete. Quindi ecco, forse non è un caso che quest’anno sia andata così.

Tutto questo senza nulla togliere alla qualità assoluta di alcuni interventi, immancabili davvero. Il punto è che l’Unconference è sempre di più un momento centrale ed è naturale che le aspettative crescano con lei. Se tutti colori i quali c’erano e ci saranno, me compreso, sapranno fare una piccolissima autocritica sono sicuro continuerà a crescere, com’è naturale che sia.

A presto,
j.

*Filippo Ronco, per chi non lo conoscesse, è l’ideatore e l’anima del portale Tigulliovino, del social network Vinix e della concessionaria di pubblicità tematica Vinoclic. Alcuni anni fa decise di provare a creare un momento di incontro “reale” tra aziende ed utenti. Quell’appuntamento si chiama tutt’ora Terroir Vino ed è entrato di diritto tra le più importanti -almeno per qualità- manifestazioni del vino in Italia. Qualche anno dopo, nel 2009, a margine di Terroir Vino, propose un incontro subito recepito con grande entusiasmo, la Vinix Unplugged Unconference, una sorta di barcamp. Un momento durante il quale confrontarsi su tutte le tematiche calde relative al vino ed alla rete. Un momento libero, dove chiunque, previa registrazione, può prendere la parola e parlare al pubblico presente per dieci/quindici minuti. Poi certo, è anche una persona che stimo moltissimo, ma questo è un altro discorso.

Terroir Vino, impossibile mancare

Inizio dalla fine, dal momento in cui dico che “Terroir Vino è una manifestazione bellissima, e che non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro”.

Quello che più ammiro in Filippo Ronco (ideatore ed anima di questo appuntamento) è la capacità di saper crescere sempre un passo alla volta, senza mai strafare, sempre in meglio. Ogni edizione si arricchisce di appuntamenti e migliora qualche dettaglio. Voglio dire, nel 2012 probabilmente ci sarà qualche cosa in più. Magari qualcosa di piccolo, ma di sicuramente significativo.

Il lunedì è storicamente il giorno della manifestazione, quello che vede presenti un sacco di produttori di grande qualità. Dalla parte del visitatore, al di quà del banco d’assaggio, posso solo dire che le condizioni sono le migliori in assoluto. Temperature, spazi, contesto, servizi. In Italia difficile trovare di meglio. A margine poi tanti appuntamenti, Dalle “Degustazioni dal basso” al “Garage Wine Contest” passando per il “Baratto Wine Day“, a Genova nel suo momento annuale più importante.

E poi i vini. Quello della giornata? Forse il 2007 de Le Rocche del Gatto, un pigato che gioca su toni mai trovati nella tipologia. Più profondi, minerali, avvolgenti. In generale un vino di grande struttura e splendida bevibilità. A meno di dieci euro, non so se mi spiego.

Ma Terroir Vino è molto di più. Per chi bazzica giornalmente la rete è momento fondamentale per dare un volto a tantissimi avatar e per rivedere di persona molti dei protagonisti dell’informazione online italiana. Da sempre Terroir Vino ha privilegiato l’ecosistema che lo circonda e ne è diventato sempre di più l’appuntamento di riferimento. Il giorno prima infatti va in onda la “Vinix Unplugged Unconference”, una non-conferenza legata al vino ed alla rete. Un momento in cui chiunque può portare all’attenzione dei molti presenti la propria storia, il proprio progetto, la propria esperienza. Tanti gli spunti per un appuntamento che ha grandi margini di crescita, nei prossimi giorni ne scriverò sicuramente.

Questi alcuni dei motivi che mi avevano spinto a chiudere così, con un’affermazione tanto semplice quanto chiara: “Terroir Vino è una manifestazione bellissima, non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro”. Solo che ci si vede a Genova l’anno prossimo.

Un altro tranquillo weekend di vino

C’è il sole e si sta bene e sembra ci siano tutti i migliori presupposti per vivere al meglio i prossimi due giorni, a Genova.
Domani sarà Vinix Unplugged Conference. Tanti interventi e spunti interessanti.
Anche in streaming, per chi non fisicamente presente.
Poi, per tutta la giornata di lunedì, Terroir Vino. Con un sacco di produttori da scoprire.

In caso ci si vede lì, ai Magazzini del Cotone.

Vinix Unplugged, un bel momento di confronto che può anche migliorare

Vinix UnpluggedCome avevo scritto qualche giorno fa oggi sono stato a Genova per Terroir Vino.

Ambiente bellissimo, tanti amici e, cosa di fondamentale importanza, molti produttori di grandi vini. Veramente niente da chiedere di più.
Ma vorrei fare un piccolo passo indietro.
Domenica, sempre a Genova, sempre a Palazzo Ducale, in una piccola sala adiacente quella dove poi oggi si è tenuta la manifestazione per cui ero in città, è stata occasione per incontrare un bel po’ di persone che sono attive online, in particolare su Vinix (variegata community dedicata al mondo vino) per una non-conferenza. Una sorta di momento di incontro e dibattito su temi che mi/ci/vi sono cari: internet, vino, interazione.
Chiunque poteva intervenire e prenotarsi un piccolo spazio di tempo per esprimere una sua idea o presentare un progetto. Tanti gli spunti quindi.

Mi dispiace per esempio essere arrivato in leggero ritardo ed essermi perso la presentazione dell’imminente nuovo progetto di Dissapore – Intravino – da Parte di Fiorenzo Sartore.
Al contrario sono felice di avere ascoltato gli interessanti motivi di riflessione di Cinzia Canzian sul fare sapere o sul sapere fare sapere (ovvero come andare incontro ai propri pubblici), la presentazione dell’Osservatorio Wine di Angela Barison, l’introduzione alla prossima European Wine Blogger Conference di Robert McIntosh, le pubbliche relazioni online di Fabio Ingrosso, iI Baratto Wine Day ideato da Davide Cocco, Terroir Amarone di Giampiero Nadali ed altri ancora.

Solo che.
Ecco, solo che, come mi sono reso conto mentre scrivevo, tanti sono stati gli spunti e pochi i momenti di confronto e dibattito. Troppi argomenti. Troppo poco tempo.La prima edizione è andata, ed è stata una soddisfazione generale per tutti essere presenti. E grazie a Filippo Ronco per averla pensata e realizzata. L’anno prossimo perchè, per esempio, non concordare precedentemente due o tre argomenti di interesse generale ed affrontare solo quelli? Potrebbe essere interessante e sicuramente più approfondito.

Su Twitter tanti piccoli post su questo incontro. Eccoli.

Terroir Vino, manca poco

Terroir Vino

Il sottoscritto domenica prossima e lunedì sarà a Genova, per Terroir Vino.L’edizione è la quinta, per me la prima. La location splendida, Palazzo Ducale. L’elenco dei produttori presenti estremamente interessante. Le premesse per una bellissima giornata ci sono davvero tutte.

Poi, domenica, ci sarà una piccola cosa dedicata al vino ed alla rete, nata dalla rete, per parlare anche della rete. Un barcamp, in pratica. Anzi, una conferenza. No, una non-conferenza, ecco.