Expo 2015 e il vino, un rapporto un po’ così

Un disclaimer necessario, che in questo periodo tutto sembra dover essere per forza o bianco o nero, o giusto o sbagliato, a scapito di tutte quelle belle sfumature di grigio che caratterizzano la stragrande maggioranza delle mie opinioni: il sottoscritto non ha nulla -a prescindere- contro Expo (anzi). Quella di ieri è stata una bellissima prima giornata introduttiva, una passeggiata che ha fatto da prologo a molti altri ingressi, a volte per lavoro e altre volte (mi auguro) per svago. Tra l’altro Milano non è mai stata così bella, vivace, vibrante di appuntamenti e di locali. Città da cui non mi sono mai allontanato del tutto, che ho sempre amato frequentare e che oggi mi trovo a (ri)vivere con grande soddisfazione. Ripensandoci però devo correggere almeno un po’ il tiro, ho infatti una grande insofferenza verso una cosa in particolare di Expo: quelle zanzare che al calar della sera sembrano voler prendere il sopravvento sugli esseri umani. Uff, non mi ci abituerò mai.

Ma dicevo di Expo. Alcune tappe fisse ieri: dal Pavillon Zero, prima sosta obbligata per entrare almeno un po’ nel mood della manifestazione, fino ad alcuni assaggi tra i padiglioni (imperdibili in questo senso i post/guida di Dissapore). In tutto questo non poteva ovviamente mancare una veloce passeggiata tra le sale del discusso padiglione curato da Vinitaly e dedicato al vino italiano. Una struttura il cui piano terra ne ripercorre la storia (molto velocemente e grazie al fondamentale contributo del Museo del Vino di Torgiano) e che lo declina attraverso colori e profumi in un percorso di sicuro impatto, almeno per le persone meno avvezze all’argomento.

Poi, al secondo piano, il cuore di tutta la questione: l’assaggio. Uno spazio molto grande e articolato in cui è possibile, a pagamento, servirsi da centinaia (centinaia) di dispenser ben allineati lungo le pareti. Una cosa, come dire, agghiacciante. A parte la scelta del dispenser in sé, sistema che non amo ma di cui posso comprendere le ragioni logistiche, si tratta di un luogo freddissimo, senza tavoli o sedie, capace soltanto di esporre al consumatore, neanche si trattasse di un grande supermercato di periferia, una lunghissima serie di etichette asetticamente divise per regioni. Tutti i migliori valori che il vino porta con sé – il piacere della scoperta, la gioia della condivisione, il rapporto virtuoso con il cibo – qui non sono in secondo piano: non vengono proprio contemplati. L’impressione è che si tratti di una gigantesca occasione persa per tutto il vino italiano, per tutti noi. Non solo: quello che viene esposto all’interno dei dispenser non è un assortimento di quanto di meglio l’Italia è in grado di offrire in termini di vino. No, per le cantine è presenza rigorosamente a pagamento. Praticamente una beffa?

Breaking news, Vinitaly apre ai blogger (esatto, anche quelli italiani)

Se è vero che l’anno scorso questo fu tema particolarmente sentito, io stesso avevo dedicato alla questione un certo numero di post (ecco il primo, il secondo, il terzo ed il quarto), è anche vero che è questione che è “sul tavolo” da diverse stagioni e che periodicamente si è sempre affacciata nell’agenda che precedeva la manifestazione veronese (il mio primo accenno alla cosa è targato 2009 e sì, è davvero passato così tanto tempo).

Non posso quindi non rilanciare con grande favore la notizia che vede Vinitaly ed il suo ufficio stampa dare finalmente il benvenuto al mondo dei blog (seppur con qualche restrizione). Ecco i requisiti richiesti:

Viene concesso un singolo accredito per ogni blog e solamente all’autore dello stesso. Il blogger si assume l’impegno a pubblicare almeno un post/articolo sull’edizione 2014 per cui si richiede l’accredito, entro e non oltre la successiva edizione.

Il blog deve possedere necessariamente i seguenti requisiti:
– attinenza al settore della manifestazione
– account Twitter collegato
– attività continua da almeno due anni, con regolare aggiornamento dei post

Benvenuti nel presente (via Davide Cocco).

Vinitaly si tinge di verde

In tutto questo la notizia del giorno riguarda la prossima edizione di Vinitaly. Pare infatti che a partire dal 2014 all’interno della fiera ci sarà un padiglione interamente dedicato alla produzione biologica. Non “naturale” ma biologico (e biodinamico, immagino) certificato.

È ancora presto, ma va da sè che in questo nuovo contesto bisognerà capire come si inserirà lo spazio di Vivit. Come sapete infatti molti dei produttori ivi presenti non sono certificati ed anzi, direi che da parte di alcuni c’è una certa tendenza a vedere le certificazioni come fumo neglio occhi a causa delle loro regole troppo poco stringenti.

Aggiornamento del 15/04/2012: in realtà la questione non si pone, dicono diversi produttori di Vivit. L’area dedicata rimarrà tale e quale, eventualmente inserita all’interno del nuovo padiglione.

Verona 2013, ho assaggiato cose che non riesco a dimenticare

E ti pareva. È mercoledì e la primavera si è palesata all’improvviso, asciugando la pioggia che per due/tre giorni si è abbattuta abbastanza incessantemente su Verona. Ma va tutto bene. Io in questo momento sono sul treno che, tra un cambio e l’altro, dovrebbe riportarmi a casa nel tardo pomeriggio. Giusto così, sono stati quattro giorni di fiesta e domani mattina si rientra con prepotenza in una certa quotidianità. Nel frattempo, mentre il convoglio si lascia alle spalle Porta Nuova ripenso ad alcuni dei bicchieri che, più di altri, hanno illuminato questi giorni veronesi. Dalle manifestazioni organizzate da VinNatur e da Viniveri fino al meltin’ pot fieristico. Perchè in fondo tutto quanto dovrebbe ruotare intorno a quello che c’è nel bicchiere, no?

Il primo, uno dei più luminosi, è lo spettacolare grillo targato 2012 di Nino Barraco. Quello che sarà il “Vignamare” è un vino bianco meraviglioso, mi riporta immediatamente la mente a quella vigna, uno degli appezzamenti più spettacolari che abbia mai avuto l’onore di visitare, e alla spiaggia, al mare, al sale, al sole. Che. Vino. Pazzesco. Occhio poi ad un altro grillo, non così geograficamente lontano dal primo. Il 2012 di Cantine Barbera è forse il più buono mai prodotto nella cantina di Menfi.

A proposito di bianchi, e qui mi ricollego velocemente alla recente trasferta carsica, c’è un produttore che mi ha stupito più di altri. Dall’annata 2009 ha tirato fuori due vitovska meravigliose per finezza e per complessità. Vini tesi e poliedrici, davvero splendidi. Paolo Vodopivec, punto e a capo.

Grazie a Maria Grazia Melegari sono poi tornato ad innamorarmi di Soave e della Garganega. Il “Vigne della Brà” 2010 di Filippi brilla per profondità e slancio. Uno dei più buoni Soave che ricordi, un vino che è potenzialmente anche migliore del 2006 assaggiato sempre a Villa Favorita. E se anche mi sbagliassi di qualche punto fidatevi, dimenticatene un cartone giù in cantina per un po’. Poi ne parliamo.

Appagante e rinfrescante il Lambrusco di Sorbara “Falistra” di Podere Il Saliceto. Affascinante per eleganza il Brunello di Montalcino 2008 “Madonna delle Grazie” de Il Marroneto. Pazzesca per definizione, intensità e classe la barbera 2006 de La Stoppa. Per non parlare del rosso 2010 di Alessandro Dettori. Anzi no, parliamone. Ma come fa? Davvero, lì dentro c’è una stoffa difficile da trovare altrove. Un cannonau che unisce grazia, eleganza, profondità ad uno spiccato (e meraviglioso) carattere mediterraneo. Wow.

Dalla vendemmia 2011 Saša Radikon ha tirato fuori altri due grandissimi vini. Lo Slatnik in particolare mi ha stupito non solo per freschezza e complessità ma anche per la grandissima personalità. Sono proprio i suoi vini, non c’è niente da dire. In questi anni avevo un po’ perso di vista il lavoro di Vanni Nizzoli di Cinque Campi. Ho trovato vini bianchi molto precisi, puliti, sfaccettati. Su tutti il metodo classico, il “Particella 128”. Per rimanere in tema, buonissimo anche il “Dosaggio Zero” di Letrari, un Trento Doc dritto ed elegante, uno di quelli che torneresti sempre ad assaggiare.

E poi che bello trovare piacevoli conferme, vini già assaggiati nel corso degli ultimi dodici mesi che non hanno fatto altro che riproporre quanto di buono avevo pensato al primo bicchiere. Il Faro 2010 di Bonavita, il Cirò Riserva 2008 di ‘A Vita, il rosato 2010 di Massa Vecchia, il prosecco 2011 di Casa Coste Piane.

Poi certo, questi sono tutti assaggi che neanche lontanamente vogliono rappresentare un minimo senso di completezza. Mai come quest’anno ho assaggiato poco, lasciando più spazio alle parole che ai bicchieri. Quattro giorni di fiesta, come dicevo. Va tutto bene.

Ci vediamo là

Degustazioni, assaggi, pensieri sparsi. C’erano decine di cose che avrei voluto scrivere in queste ultime settimane ma il tempo questa volta è stato davvero tiranno, in ogni momento il lavoro richiamava la mia attenzione (mai come in questo ultimo periodo, aggiungerei). Ma vi pare? Avrei anche un blog da tirare avanti, non è che posso essere impiegato a tempo pieno col lavoro. Eh.

E poi mentre scrivo la mia mente già vola a quello che ci sarà da fare oggi pomeriggio, l’idea è quella di portarsi avanti il più possibile per riuscire a godere in tranquillità dell’imminente trasferta veneta. Sabato a Cerea per Vini Veri, domenica a Villa Favorita per VinNatur, lunedì e martedì a Verona, in fiera.

Come sempre in questi casi vale il più classico dei “ci vediamo in giro”. Buon weekend.

Cito testuale: “Vinitaly ha sempre fatto delle eccezioni per i blogger italiani”

Torno velocemente sulla vicenda (poi basta, prometto) degli accrediti, ieri sera infatti il responsabile dell’ufficio stampa di Vinitaly è intervenuto su Vinix per chiarire alcuni aspetti relativi a questo aspetto. Prima di tutto però scopriamo che la tanto discussa iniziativa dei “reputable foreign bloggers” non ha niente a che fare con il suddetto ufficio stampa, ed è cosa interamente ideata e portata avanti da una costola chiamata Vinitaly International, quella che si occupa della promozione del vino italiano all’estero. Poi quella che emerge è una verità ben nota, ovvero che per quello che riguarda gli accrediti si sono sempre fatte delle eccezioni, in particolare per quei “professionisti italiani della rete” con cui “in lunghi anni abbiamo sviluppato un dialogo, una conoscenza ed un reciproco rispetto“.

Mentre quindi da una parte le regole di accesso apparivano particolarmente stringenti, solo giornalisti iscritti all’Ordine e solo testate registrate (con richiesta scritta del direttore responsabile), dall’altra si scopre che non era affatto così e che “Veronafiere e Vinitaly, negli anni, hanno sempre fatto delle eccezioni per i blogger italiani, e non solo per questa categoria“. Insomma, una vicenda tutta italiana. As usual.

Note to self: assaggiare il vino di Rocco Siffredi il prima possibile

“Rocco, non solo magnum”, questo il nome del vino prodotto da Poderi Castorani, la cantina del pilota Jarno Trulli, a firma Rocco Siffredi.

Il vino ha un legame profondo con l’erotismo e con la persona giusta è in grado di creare l’atmosfera perfetta per una serata divertente racconta Rocco – L’Abruzzo poi è la mia terra d’origine e Jarno un caro amico, che produce vini ottimi e che, con la giusta ironia, si è prestato a produrre questa nuova etichetta con il mio nome”.

Presentazione ufficiale a Verona all’interno del padiglione Abruzzo, lunedì prossimo alle 13.00. Inutile dire che si tratta di un appuntamento imperdibile.

Vinitaly apre ai blogger, anzi no

Devo essere sincero. Dell’argomento se ne è parlato talmente tanto che ormai lo trovo terribilmente noioso. Ma no, che avete capito. Non mi riferisco al mondo dei vini naturali (a proposito: ci si vede a Cerea e Villa Favorita?) ma dell’incompiuto rapporto tra Vinitaly e la rete. Leggo sul blog di Slawka Scarso che quei geniacci di Verona hanno allestito al primo piano del Palaexpo un’area dedicata, uno spazio “open to bloggers only“, all’interno del quale il 9 aprile, dalle 13.30 alle 14.30 andrà in scena un incontro dal nome “Bloggers Tête-à-Tête“. Buone notizie quindi? Ma figuratevi, è spazio dedicato ai soli blogger stranieri. Bonus, l’accredito: “free access to #Vinitaly2013 for reputable foreign bloggers this year“.

Senza parole.