Sul vino naturale, appunti sparsi

“Grazie Jacopo per la segnalazione, dai video che ho visto sul sito Senza Trucco sembra davvero un progetto interessante. Non trovi però oggi ci sia un certo abuso del termine naturale? Un termine che per inciso non ha alcuna valenza in termini di certificazioni e che porta inevitabilmente a generare confusione. Quali sono vini naturali? Perchè il mio lo è o meno, chi lo decide? Sono molto perplesso.”

E così mi ricollego velocemente al post di ieri sul documentario sulle donne del vino naturale, che questa è email che necessita di un momento di riflessione. E certo, lungi da me pretendere di arrivare ad una definizione di naturale. Il problema però esiste, e se da una parte è molto facile capire le differenze tra, non so, il Barolo di Cappellano ed il Chianti del supermercato di Cecchi è anche vero che nel mezzo c’è un universo di realtà piccole e medio/piccole che non hanno certificazioni e che non fanno parte dei vari Vini Veri, Vin Natur, Renaissance des Appellation e chipiùnehapiùnemetta. Vuoi perchè fuori da un certo giro di produttori tanto sensibili a queste problematiche quanto attivi nel promuoverle, vuoi per la volontà di non aderire a regole che possono apparire in qualche modo limitanti nell’uso di alcune pratiche di cantina.

Le certificazioni, per dire. Esistono società che previo controllo a pagamento possono dire se un’azienda opera in regime biologico o biodinamico. Sono due cose ben diverse ma ci sono regole chiare e precise cui attenersi tanto in vigna quanto in cantina. Ma si tratta di casi piuttosto isolati. E poi le maglie dei controlli sono comunque abbastanza larghe e facilmente aggirabili per quelle realtà che vogliono apparire come verdi più per immagine che per reale volontà di rispetto della terra, del vino e del suo processo produttivo.

Naturale quindi. Il termine è certamente omnicomprensivo e i punti di vista diversi. In generale si potrebbe forse dire che definisce quei vini fatti senza l’utilizzo di prodotti industriali, chimici e che in generale sono figli di un certo non-interventismo. Un ragionamento che si basa esclusivamente su un grande rispetto dei frutti del proprio vigneto e sulla volontà di accompagnarne il processo produttivo che vede il vignaiolo più come custode che come piccolo chimico. Ci sono visioni certamente più estreme ma “se vivo in modo naturale, rispettoso per l’ambiente, per il territorio, per le piante, il vino che risulterà dalla mia attività sarà a sua volta un prodotto rispettoso e naturale”. Così un produttore sul primo volume di Vini Naturali d’Italia di Giovanni Bietti. Una visione che vede l’identità del vino e della vigna come protagonisti, soggetta a molte interpretazioni (anche più radicali) ma che rende l’idea. Una visione che abbraccia non solo la parte enologica del lavoro di un vignaiolo ma che comprende anche elementi fortemente etici.

Come trovarli però? Come sapere quale dovrebbe essere naturale e quale no? Sicuramente sapere che un produttore fa parte delle associazioni sopra citate e frequentare le manifestazioni dedicate aiuta ma la strada da percorrere è solamente una, ed è certamente la più difficile. E’ quella dell’informarsi. Assaggiando, cercando di capire le differenze tra un vino industriale ed un suo simile prodotto in poche bottiglie dalla piccola cantina dietro casa. Visitando i produttori, conoscendoli. Parlandoci. Cercando di capire in che modo un vino può raccontare il contesto che lo vede nascere. In questo modo -sorpresa- si potrà scoprire che esistono vini che sono molto lontani dalle fiere dei vini naturali ma che non sono affatto lontani da questo modo di intenderli. Vini magari molto famosi e celebrati.

E’ chiaro, è un percorso che richiede tempo e passione. Ma in questo modo credo tutto torni. Il punto quindi non è naturale o meno. Il punto è il rapporto di fiducia che si crea tra chi il vino lo fa e chi il vino lo beve. La decisione di bere consapevole. Per me il vino in questo momento è prima di ogni altra cosa territorio, con tutti i suoi pregi e, a volte, difetti.

Poi probabilmente mi sbaglio, ma il vino è un percorso personale. E qui è dove oggi sono arrivato io su questo argomento. Domani, dopodomani, tra un anno magari avrò altro da scrivere, che avrò cambiato idea.

L’Umbria naturale

Il mese scorso, su Piacere Magazine, ho scritto di quelli che possono essere considerati -oddio, circa- come vini verdi, in Umbria. Pochi, troppo pochi.

Vinitaly, la più importante vetrina di settore in Italia che si tiene ogni anno i primi giorni di aprile a Verona, si è conclusa da poche settimane ed il padiglione dell’Umbria, disegnato da Oliviero Toscani, è piaciuto a tutti. Minimale ed accogliente, funzionale e di ampio respiro, in generale bello. Evviva.
La fiera è imperdibile per tutti quelli che si trovano in qualche modo ad avere contatti con il mondo del vino e l’idea che mi sono fatto quest’anno, confrontandomi con alcune delle aziende presenti, è di moderato ottimismo. Nonostante il periodo buio i contatti ci sono stati e le vendite pare andranno avanti. Ancora evviva.

In contemporanea all’appuntamento veronese si sono tenute poi, come da diversi anni a questa parte, due manifestazioni dedicate ai cosiddetti vini naturali. La prima era a Villa Boschi, proprio in provincia di Verona, la seconda a Villa Favorita, vicino Vicenza. Ecco, volevo dedicare queste poche righe mensili a queste due bellissime realtà, che spero – non sono il solo – in futuro possano confluire in un unico grande meeting dedicato al genere.
Le associazioni di produttori presenti erano diversi: Da Vini Veri a Vin Natur, da Renaissance du Terroir a Triple A. Sarebbe difficile riuscire a scrivere ed elencare le peculiarità di ogni gruppo in quanto i disciplinari che si sono imposti differiscono sotto diversi aspetti. Si potrebbe però tranquillamente affermare che i denominatori comuni sono per tutti una certa lontananza da una lunga serie di pratiche definibili industriali, in particolare in cantina, ed un grande rispetto delle naturali peculiarità della vigna, del vitigno, dell’uva, del mosto e di tutto il processo produttivo.
Qualche esempio? Non amano i diserbanti chimici, preferiscono vendemmiare a mano e favoriscono i vitigni autoctoni (ovvero quelle varietà di piante storicamente appartenenti a quelle terre), non amano le le piante geneticamente modificate – gli OGM – e simpatizzano per i lieviti indigeni al fine di preservare le naturali caratteristiche dell’uvaggio durante le fermentazioni. Usano l’anidride solforosa ma preferiscono sia poca: avete presente la famosa dicitura che si trova sulle etichette di praticamente tutte le bottiglie in commercio, “contiene solfiti”? Ecco, il fatto è che legalmente non è possibile indicare la quantità utilizzata e nel loro caso si può tranquillamente affermare che i livelli sono decisamenete bassi e sotto la media.
Ma queste sono solo alcune delle tante pratiche avverse ai fautori della naturalità in bottiglia. Ancora? No a criomacerazioni, filtrazioni, centrifugazioni, sterilizzazioni echipiùnehapiùnemetta.

In Umbria non è possibile nominare queste produzioni senza pensare all’Azienda Agricola Paolo Bea. Il gruppo di appartenenza è quello di Vini Veri e la zona è quella di Montefalco. E’ cantina per taluni di culto la cui produzione va da uno splendido Sagrantino, anche Passito, ad un Rosso inaspettato per complessità ed eleganza per arrivare al Trebbiano Spoletino, vitigno che da poco ritrovato in tutta la zona dei Colli Martani.

Non ho ancora utilizzato il prefisso bio. Pensate: fino a poco tempo fa sarebbe stato errato definire un vino in questo modo, al limite si poteva dire che era “vino prodotto da uve provenienti da agricoltura biologica”. Certo, alcuni dei produttori presenti alle manifestazioni nominate praticano la biodinamica, più o meno tutti potrebbero essere biologici, anche se per definirsi tali esiste una vera e propria certificazione. In Umbria un riferimento in questo senso è rappresentato dalla Cantina Di Filippo, nei pressi di Bevagna. Ancora Sagrantino quindi, ma anche sangiovese, grechetto e molto altro. Vicino Umbertide invece, la denominazione di riferimento è quella dei Colli Altotiberini, una realtà interessante è rappresentata dai vini dell’Azienda Biovitivinicola Colle del Sole.

Se vi ci doveste imabattere non esitate ad assaggiare questi produttori, ne vale la pena.

5 ottimi motivi per tornare a Villa Boschi (e a Villa Favorita)

Villa BoschiAllora come avevo già scritto a caldo durante i giorni di Vinitaly, a Verona, anche quest’anno si sono tenute due manifestazioni (l’anno scorso erano tre, almeno si è fatto un passo avanti) dedicate a cosiddetti vini naturali. Una era a Villa Boschi (Vini Veri, Triple A, Renaissance Du Terroir), l’altra a Villa Favorita (Vin Natur).

Ecco, io l’anno prossimo ci tornerò sicuramente:

– Perchè sono manifestazioni rilassate che nascono e che vedono come naturale fruitore il consumatore. Certo. Se si vende molto meglio (e si vende, certo), ma nessuno storcerà mai il naso per una richiesta di assaggio. Si è tutti lì per quello.

– Per i vini che mi ritrovo a scoprire e che cercherò di rintracciare, durante l’anno. Tra i tanti mi sono sottolineato il Gewurztraminer di Domaine Zind-Humbrecht, il Pinot nero di Domaine Sabre, la Barbera di Castello di Verduno, gli Chardonnay di Domaine Labet, i muffati di Marco Sara, i bianchi dei Clivi. Tra i tanti.

– Per gli splendidi vini che riassaggio sempre volentieri, che durante l’anno le occasioni sono certamente poche. Penso, a braccio, al Clos de la Coulée de Serrant di Joly, al Piasa Rischei di Forteto della Luja, ai Baroli di Cappellano, Rinaldi e Mascarello, al Sagrantino di Bea, al Granato di Foradori, al Brunello di Manfredi. Ma questi sono nomi noti. Il bello di Villa Boschi e Villa Favorita è proprio lasciarsi andare e scoprire nuovi assaggi.

– Per la diversità e la personalità di ogni bicchiere. Spesso basta fare un paio di metri, passando al banco successivo e l’approccio potrebbe essere completamente diverso, sicuramente capace di stupire.

– Perchè colui che vi verserà da bere (il più delle volte) è colui che il vino lo ha fatto. E lo conosce bene. E avrà piacere a raccontarvelo. E’ lì -anche- per quello.

Ci vediamo nel 2010.

Villa Boschi e Villa Favorita, a caldo.

VilleCome probabilmente sapete durante i giorni di Vinitaly si sono tenute due manifestazioni cosiddette parallele.

La prima, a Villa Boschi in provincia di Verona, schierava i produttori aderenti al Gruppo Vini Veri, alla Renaissance Du Terroir ed al manifesto della Triple A – i biodinamici quest’ultimi, per intenderci. Cappellano, Rinaldi, Paolo Bea, Coste Piane, Massa Vecchia, Podere Le Boncie, Dario Princic, Radikon, Emidio Pepe alcuni dei presenti.

La seconda, a Villa Favorita in provincia di Vicenza, vedeva protagonista l’Associazione Viticoltori Naturali, o VinNatur, fondata da Angiolino Maule. Nomi noti sono Foradori, Valentini, I Clivi, Frank Cornellissen ed altri.

Ecco, questi due bellissimi appuntamenti hanno un unico grande difetto. Non sono uno solo.

Foto di Dissapore