A Montefalco

Solo per segnalare che da dopodomani, venerdì, a Montefalco andrà in scena Enologica, la manifestazione più importante dedicata al Sagrantino e alle tante sfumature dei vini del territorio.

Anche quest’anno, come nel 2014, avrò l’onore di tenere in mano il microfono durante una delle degustazioni in programma, quella di sabato pomeriggio alle 15.00: “Il Montefalco Sagrantino incontra i Sagrantino di Oltreoceano”. Un’occasione per riflettere sulle idee e sugli stili che sono oggi alla base dei rossi prodotti in zona (il bello del Sagrantino è che offre davvero innumerevoli spunti di riflessione). Ah, e poi anche quest’anno non mancherà una parentesi musicale simile a quella che l’anno scorso vide protagonisti i Sigur Rós. Ormai ci ho preso gusto.

Antonio Boco su Tipicamente ha riassunto molto bene non solo ciò che maggiormente caratterizza l’edizione di quest’anno ma anche lo spirito che anima le degustazioni in programma:

Ricordo inoltre che il sottoscritto e il prode Jacopo Cossater faranno finta di guidare alcune degustazioni, al solito scopo di bere gratis. Tra una sbirciatina rinfrancante alle bellezze di Benozzo Gozzoli, l’orecchio teso a quello che dirà Philippe Daverio, un cooking show e un giretto per i banchi d’assaggio, potrebbe anche essere un’idea.

Posti limitati, prenotazione obbligatoria, euro 15 (informazioni al numero 392 5398191). Al solito, see you around.

A degustare!

Il ricco programma della serata prevede, a partire dalle 20.30, una degustazione con cena dei vini dell’Azienda Agricola Inama presso l’enoteca Enonè, a Perugia. Poco dopo, dalle ore 21.15, alla Posta dei Donini vicino Torgiano, saranno protagonisti i vini della cantina toscana Cecchi. L’appuntamento è quello mensile con le degustazioni dell’Associazione Culturale Tipicamente. A stretto giro, poi, a partire dalle 21.30, alla Taverna Pane e Vino di Cortona ecco una straordinaria degustazione, ma senza cena, di diversi Cru di Chablis.

E poi uno dice che a Perugia non c’è mai niente da fare.

Contadi Castaldi ed il progetto Cuvée Design

L’idea è semplice e giustissima al tempo stesso: fare comprendere il più possibile (spiegandolo con parole semplici) come si realizza una cuvée. E non una qualsiasi, attenzione, ma il Satèn millesimato di Contadi Castaldi, azienda che non nasconde di ambire ad essere leader per questa particolare tipologia di metodo classico.

Satèn? No, non è una parola francese,o bresciana, ma un termine nato proprio in Franciacorta che ricorda la seta, con tutte le sensazioni tattili che questo comporta.
Questi spumanti infatti hanno due caratteristiche fondamentali: sono prodotti da sole uve bianche, chardonnay o pinot bianco, e sviluppano, in bottiglia, una pressione minore rispetto ad altre tipologie. Ecco quindi il loro essere particolarmente vellutati.

Contadi Castaldi, che per inciso non è proprio una realtà piccolissima, circa 120 ettari per una milionata di bottiglie, l’ha pensata nel modo –davvero– più intuitivo possibile. Un bicchiere di Satèn, non poteva mancare, ed alcune schede descrittive del lavoro che viene svolto prima in vigna, poi in cantina con l’assemblaggio ed il successivo tiraggio.
Per esempio, sapevate che la vendemmia produce più di settanta differenti vini base? Quei vini che poi serviranno a produrre i diversi tagli che troveremo nelle loro bottiglie, dal brut al rosé. Il Satèn 2005 nello specifico deriva da ventisette differenti vini.
Le schede raccontano tre particolari elementi descrittivi del vino ed in particolare da quali peculiarità o lavorazioni derivino: morbidezza, finezza, complessità.

Al di là della grande chiarezza e semplicità è comunque evidente il tentativo di andare oltre un linguaggio poco chiaro e troppo ingessato e raccontare un vino nella sua interezza, giocando, imparando ed assaggiandolo.

Si è capito che è iniziativa che mi piace?

Segnalazione: Tipicamente

Tipicamente è un’associazione culturale che promuove sul territorio la cultura del vino, della gastronomia, in generale dei prodotti della terra. E’ curata da Antonio Boco e Paolo De Cristofaro, entrambi Gambero Rosso, Umbria il primo, Campania il secondo.

Tra le principali attività dell’associazione, che è impegnata in una quotidiana ricerca di indagine, divulgazione e comunicazione, attraverso un approccio originale, innovativo e alternativo che risulti il meno criptico, iniziatico e autoreferenziale possibile, ci sono numerosi momenti di scambio, degustazione e discussione. Dove cibo e vino sono i protagonisti assoluti.

Io l’ho scoperta appena tornato a vivere in Umbria, che sono tra i pochissimi ad organizzare degustazioni negli immediati dintorni.

Bhè, ecco, da poco hanno rinnovato il sito. Che è un blog. E lo trovate qui.

Gli anni novanta di Poggio al Vento

Poggio al Vento

La Tenuta Col d’Orcia è una delle aziende storiche di Montalcino, già presente nel 1933 alla prima mostra dei vini d’Italia tenutasi a Siena come Fattoria di S.Angelo in Colle. Varie vicissitudini portano all’acquisto dell’azienda nel 1973 da parte del Conte Alberto Marone Cinzano, convinto delle potenzialità della zona e del suo sangiovese grosso. Se avete presente la zona, la tenuta è nel versante sud del comune di Montalcino, che guarda quasi verso il mare, distante solo 35 chilometri. Poggio al Vento è la riserva prodotta solo nelle migliori annate.

Nasce nel 1982, e da allora è stato prodotto nel 1983, 1985, 1988, 1990, 1993, 1995, 1997, 1998, 1999.
Della degustazione scriverò solo che di fronte a tanta grandezza è difficile muovere osservazioni di alcune genere. Vini splendidi che innegabilmente rispecchiano molto gli andamenti stagionali. Il gusto personale, a questo punto, poi, tende ad influenzare un po’ i giudizi. Concordi nella grandezza del 1990 e del 1997 ma molto discordanti in annate forse meno decifrabili.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Tenuta Col d’Orcia, Poggio al Vento 1999

Uno dei miei preferiti. Perchè giovane ma di razza. Un naso straordinariamente dinamico nella sua profondità fa emergere sensazioni di macchia mediterranea, di aghi di pino, la balsamicità è appena accennata, una certa idea eterea è nervosa e piacevole. In bocca il tannino è appena scalciante ma il tutto è di straordinaria compiutezza ed equilibrio. Finissimo ed elegantissimo.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Tenuta Col d’Orcia, Poggio al Vento 1998

E’ innegabile, sconta l’annata difficile. Al naso, straordinario per finezza, qualche spezia, anche cacao, lo rende più compatto. In bocca parte largo ma tende a chiudersi sul finale, dove il tannino è irrigidito. Per rendere l’idea, anche la persistenza paga qualcosa.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Tenuta Col d’Orcia, Poggio al Vento 1997

Ah. Il 1997. annata celebratissima in quel di Toscana. Poggio al Vento vino dell’anno per il Gambero Rosso. Sinuoso, rotondo, perfetto. Il naso è caldo, invitante, vellutato e drittissimo. Sembra aperto nel momento giusto, quando ancora l’equilibrio tra i tannini e le altre parti dure sembra magico, pur essendo il più morbido della serata. Ha una persistenza che imbarazza per lunghezza e profondità degli aromi. Un Brunello da manuale, che ho amato ma di cui avrei apprezzato qualche timida imperfezione, che lo rendesse più umano.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Tenuta Col d’Orcia, Poggio al Vento 1995

Scuro, quasi reticente. Naso diversissimo dai precedenti, perchè caratterizzato da note molte speziate, pepate, di chiodi di garofano, di menta quasi, di goudron, di liquirizia. Forse l’idea è che sia la versione meno rispettosa del vitigno, guardando tra gli altri. In bocca è nobile, va cercato. E’ più duro, pur straordinario, anche per lunghezza nel finale, appena più amarognola degli altri.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Tenuta Col d’Orcia, Poggio al Vento 1990

E se diciotto anni sembrano tanti questo appena maggiorenne è appena entrato nella maturità. La balsamicità è compiuta, il frutto è equilibrato. Erbe officinali, goudron, spezie scure ma antiche e profonde. In bocca è felice, pur essendo pieno. Una punta di acidità lo rende compiuto nell’eleganza e nell’equilibrio. Perfetto, poi, il finale, ancora ben impresso nella mente a parecchie ore di distanza. Da meditazione, per perfezione.

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L’anima ‘alta’ del Chianti Classico

Chianti Classico

Ah, il Sangiovese. Degustazione decisamente interessante, nella sua informalità, quella organizzata vicino a Perugia la scorsa settimana da Tipicamente. Tre Chianti, tutti classicieriserva. Tutti provenienti da altitudini superiori alla media. Altitudini considerate quasi (ho scritto quasi) limite per la coltivazione del Sangiovese. Tutti caratterizzati da un’acidità leggermente più accentuata del solito e da un tannino più verde. Tutti ancora piuttosto giovani. Tutti buoni senza voler apparire scontato. Simili e diversi. Eleganti nella loro struttura più esile.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Savignola Paolina 2005

Uvaggio: Sangiovese, Colorino

Rosso granato appena chiaro, come appena concentrato. Si caratterizza per sensazioni rosse, anche vinose, molto floreali. E’ minerale, quasi sapido, sicuramente con una nota dolciastra. In bocca è di corpo, è saporito, ha una nota sapida ed un’acidità, come accennato prima, importante. Certo, il tannino scalcia un po’, si deve ancora sistemare. Ma la polpa c’è. Finisce dando l’impressione di rimanere chiuso e di faticare ad aprirsi. E’ giovane, questo sicuramente.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Castello di Cacchiano 2004

Uvaggio: Sangiovese, Colorino, Malvasia nera

Se la prima idea è quella della grande tipicità del sangiovese, al naso, non è difficile accorgersi del grande corredo olfattivo dietro ad una intensità caratterizzata da grande eleganza. Sensazioni balsamiche, speziate, fruttate, floreali. In bocca è completo, l’impressione è quella di un vestito su misura. E’ in equilibrio e non conosce equilibrismi, nonostante abbia grandi potenzialità di invecchiamento. E’ polposo senza dare l’idea di essere concentrato, grazie anche alla grande sensazione sapida. Ha una persistenza oltre tutto, che ritorna su piacevolissime note floreali, leggere ma mai eteree. Assaggio austero ed elegante. Un Chianti straordinario.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Rocca di Castagnoli, Poggio a’ Frati 2004

Uvaggio: Sangiovese, Canaiolo

Sensazioni bagnate, di primo impatto. Ma anche di spezie più dolci. Pieno ed elegante, nella sua grande tipicità. In bocca l’utilizzo di legno piccolo non invade la bocca, ma la accompagna nell’essere vellutata. Una bellissima punta di sapidità e speziatura lo rende dritto. E’ avvolgente, morbido, rotondo. Chianti appena più concentrato. Ma non necessariamente meno elegante.

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