Il Timorasso “Costa del Vento” di Walter Massa, o della meraviglia

Che la verticale dedicata al Timorasso di Walter Massa valesse da sola il viaggio a Genova lo immaginavo. Che nei bicchieri trovassi vini così meravigliosamente in forma beh, quello invece no.

Mi spiego: conoscevo alcune delle annate più recenti, è vino che negli ultimi anni ho imparato ad amare e su cui torno sempre con grandissimo piacere. Anzi, aggiungerei che ogni volta che mi capita di assaggiarlo uno dei commenti che emerge con più regolarità è relativo proprio alle sue potenzialità evolutive: “chissà come sarà tra una decina d’anni”, “ad averne”, “certo che dovremmo proprio fare un salto in cantina”. Solo magnum. Due batterie da quattro, otto bicchieri capaci di attraversare quasi un ventennio, dal 1993 al 2007. Vini perfettamente integri, reattivi, profondi, capaci di raccontare didascalicamente le vendemmie che li hanno visti nascere. Unica perplessità: il 2001. Tante sorprese: su tutte il 1995 e il 1997. Un livello medio spaventosamente alto, di vini bianchi italiani capaci di questa tenuta a distanza di così tanti anni ce ne sono pochi, pochissimi.

Una degustazione capace di accendere i riflettori sulle potenzialità evolutive del timorasso, vitigno vinificato da una manciata di cantine nel tortonese capitanate dal carisma e dalla visione di Walter Massa, l’uomo che questo vino se lo è -letteralmente- inventato. La cosa più bella, e mi riferisco a quei vini che mi sono rimasti più impressi, è la capacità di affiancare ad un profilo olfattivo caratterizzato da un’evoluzione nobilissima (mai note passite ma anzi sentori di camomilla, di fieno, di pietra focaia) un assaggio aereo, leggiadro, aggraziato. Vini elegantissimi, che si libravano da terra assumendo una dimensione quasi extraterrestre.

E alla fine potrei anche aggiungere che dalla cantina di Tortona escono complessivamente tre vini bianchi a base di timorasso: il più diffuso “Derthona”, il “Costa del Vento” e lo “Sterpi”, questi ultimi due frutto della vinificazione di due diversi vigneti. Ma non scriverò altro, che questo non vuole tanto essere un post informativo quanto una spassionata dichiarazione d’amore per un vino che mi ha conquistato.

A Genova

Comunicazione di servizio, che a partire da domani sera lo scrivente si troverà in Liguria per l’annuale appuntamento con la Vinix Unplugged Unconference, domenica, e con TerroirVino, lunedì. Tra le tante cose da segnalare la prima delle due “main session”, una tavola rotonda aperta sulle guide, sul loro ruolo e sul loro futuro (qui il programma completo). Un momento di confronto su un tema che mi interessa tantissimo ed a cui mi era stato chiesto di partecipare, fino all’ultimo però non avevo la certezza di esserci. E poi l’attesissima verticale del Timorasso di Walter Massa, vediamo un po’.

Al solito, mi piace essere ripetitivo, ci si vede in giro.

Vinix Unplugged Unconference, ripensiamola (ma anche no)

Ciao Fil*.

Avevo iniziato a scriverti privatamente ma dopo poche righe mi ero reso conto quanto questa mia riflessione potesse essere uno spunto non solo per te ma anche per tutte le persone che ruotano intorno a Vinix, all’Unconference che precede Terroir Vino e che in generale sono in qualche modo sensibili a tutte le tematiche relative al vino, in rete.

Come sai meglio di me a seguito del recente camp del 12 giugno sono nate alcune osservazioni piuttosto critiche relative a forma e contenuti. Volendo riassumere si potrebbe dire che le argomentazioni sono sostanzialmente tre: mancanza di contenuti interessanti, mancanza di dibattito, interventi troppo (o troppo poco) tecnici.

Anche la mia prima reazione a caldo, nei giorni immediatamente successivi, era stata quella di proporre piccoli cambiamenti. Anche io come altri (pur non avendo seguito tutti gli speech previsti) avevo registrato quegli stessi umori. Mi era parso in particolare che la maggioranza degli interventi fosse troppo autoreferenziale. Come se Genova fosse una vetrina privilegiata per presentare i propri progetti professionali, spesso già conosciuti, di fronte ad una platea estremamente preparata. Una sorta di cassa di risonanza. Mi ero quindi prodigato a dispensare consigli: dalla selezione degli interventi in giù. Su Vinix è tutt’ora in corso un dibattito su questo specifico tema.

Con il passare dei giorni però mi sono reso conto di quanto questa sia una discussione a tratti sterile. L’Unconference è infatti una piattaforma che tu metti a disposizione della comunità. Magari ci potrà essere qualche miglioria tecnica ma il format in sé funziona benissimo. Ho letto di una migliore moderazione, ma non posso pensare che una platea di tale statura non sia in grado di essere all’occorrenza curiosa e ficcante. Se quindi qualcosa quest’anno non è girato nel modo giusto la colpa è di tutti, tanto dei relatori quanto dei presenti. Il paragone che mi viene più immediato è quello con un termometro, come se quello fosse il momento in cui registrare lo stato del vino in rete. Quindi ecco, forse non è un caso che quest’anno sia andata così.

Tutto questo senza nulla togliere alla qualità assoluta di alcuni interventi, immancabili davvero. Il punto è che l’Unconference è sempre di più un momento centrale ed è naturale che le aspettative crescano con lei. Se tutti colori i quali c’erano e ci saranno, me compreso, sapranno fare una piccolissima autocritica sono sicuro continuerà a crescere, com’è naturale che sia.

A presto,
j.

*Filippo Ronco, per chi non lo conoscesse, è l’ideatore e l’anima del portale Tigulliovino, del social network Vinix e della concessionaria di pubblicità tematica Vinoclic. Alcuni anni fa decise di provare a creare un momento di incontro “reale” tra aziende ed utenti. Quell’appuntamento si chiama tutt’ora Terroir Vino ed è entrato di diritto tra le più importanti -almeno per qualità- manifestazioni del vino in Italia. Qualche anno dopo, nel 2009, a margine di Terroir Vino, propose un incontro subito recepito con grande entusiasmo, la Vinix Unplugged Unconference, una sorta di barcamp. Un momento durante il quale confrontarsi su tutte le tematiche calde relative al vino ed alla rete. Un momento libero, dove chiunque, previa registrazione, può prendere la parola e parlare al pubblico presente per dieci/quindici minuti. Poi certo, è anche una persona che stimo moltissimo, ma questo è un altro discorso.

Terroir Vino, impossibile mancare

Inizio dalla fine, dal momento in cui dico che “Terroir Vino è una manifestazione bellissima, e che non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro”.

Quello che più ammiro in Filippo Ronco (ideatore ed anima di questo appuntamento) è la capacità di saper crescere sempre un passo alla volta, senza mai strafare, sempre in meglio. Ogni edizione si arricchisce di appuntamenti e migliora qualche dettaglio. Voglio dire, nel 2012 probabilmente ci sarà qualche cosa in più. Magari qualcosa di piccolo, ma di sicuramente significativo.

Il lunedì è storicamente il giorno della manifestazione, quello che vede presenti un sacco di produttori di grande qualità. Dalla parte del visitatore, al di quà del banco d’assaggio, posso solo dire che le condizioni sono le migliori in assoluto. Temperature, spazi, contesto, servizi. In Italia difficile trovare di meglio. A margine poi tanti appuntamenti, Dalle “Degustazioni dal basso” al “Garage Wine Contest” passando per il “Baratto Wine Day“, a Genova nel suo momento annuale più importante.

E poi i vini. Quello della giornata? Forse il 2007 de Le Rocche del Gatto, un pigato che gioca su toni mai trovati nella tipologia. Più profondi, minerali, avvolgenti. In generale un vino di grande struttura e splendida bevibilità. A meno di dieci euro, non so se mi spiego.

Ma Terroir Vino è molto di più. Per chi bazzica giornalmente la rete è momento fondamentale per dare un volto a tantissimi avatar e per rivedere di persona molti dei protagonisti dell’informazione online italiana. Da sempre Terroir Vino ha privilegiato l’ecosistema che lo circonda e ne è diventato sempre di più l’appuntamento di riferimento. Il giorno prima infatti va in onda la “Vinix Unplugged Unconference”, una non-conferenza legata al vino ed alla rete. Un momento in cui chiunque può portare all’attenzione dei molti presenti la propria storia, il proprio progetto, la propria esperienza. Tanti gli spunti per un appuntamento che ha grandi margini di crescita, nei prossimi giorni ne scriverò sicuramente.

Questi alcuni dei motivi che mi avevano spinto a chiudere così, con un’affermazione tanto semplice quanto chiara: “Terroir Vino è una manifestazione bellissima, non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro”. Solo che ci si vede a Genova l’anno prossimo.

Degustazioni dal basso, il trebbiano spoletino

Tra un paio d’ore, a Genova, andrà in onda una delle cosiddette “degustazioni dal basso“. Dopo Gaspare Buscemi, il Rossese di Dolceacqua e il Fiano di Avellino è il turno del trebbiano, quello spoletino. Vista l’impossibilità per i produttori di essere presenti ho realizzato una breve clip, da far vedere in chiusura, subito dopo aver assaggiato i loro vini.

Le voci ed i volti sono, in ordine di apparizione, di Filippo Antonelli, Antonelli San Marco. Di Vittorio Mattioli, Collecapretta. Di Stefano Novelli, Novelli. Di Giampaolo Tabarrini, Tabarrini. Di Damiano Tocchi, Poggio Turri.

Per fare in modo anche loro fossero un po’ lì, con noi.

Degustazioni dal basso, il trebbiano spoletino

Il prossimo 13 giugno, ne avevo già scritto quà e , a Terroir Vino (Genova) ci sarà una degustazione di trebbiano spoletino condotta dal sottoscritto. E’ uno di quegli appuntamenti che si inseriscono tra le “degustazioni dal basso“, momenti dedicati al racconto di vini e territori da parte di persone comuni ma soprattutto “vicine”, per nascita o scelte di vita, al luogo che scelgono di raccontare.

Questa la lista dei vini in degustazione (la prenotazione è obbligatoria, da qui):

Antonelli, Trebbiano Spoletino IGT “Trebium” 2009
Collecapretta, Trebbiano Spoletino IGT “Vigna Vecchia” 2009
Collecapretta, Trebbiano Spoletino IGT “Vigna Vecchia” 2010
Novelli, Trebbiano spoletino IGT “Traibo” 2008
Poggio Turri, Trebbiano spoletino IGT “Il Valligiano” 2009
Tabarrini, Trebbiano Spoletino IGT “Adarmando” 2007
Tabarrini, Trebbiano Spoletino IGT “Adarmando” 2009

E poi c’è anche il trailer. Non so se mi spiego.

Ancora trebbiano spoletino

Domenica 5 giugno a Spoleto, in occasione della prossima edizione di Vini nel Mondo, terrò con Alessandro Scorsone una degustazione dedicata al trebbiano spoletino. Sarà una panoramica dedicata ai suoi migliori interpreti, con bottiglie targate 2008, 2009, 2010. “Seconda giovinezza”, il titolo. Un po’ perchè proprio a Spoleto in questi ultimi mesi è nata una nuova doc dedicata unicamente a questo vitigno, un po’ per l’attenzione che sta ricevendo in questi ultimi tempi dopo che diversi produttori -per anni- ci hanno creduto, nonostante non fosse certo un successo annunciato.

Ancora qualche giorno è sarà online il modulo per le prenotazioni (che poi di degustazioni ce ne sono davvero tante, alcune di spessore assoluto, da non mancare).

E, se foste a Genova per Terroir Vino, l’appuntamento è con le “degustazioni dal basso“, lunedì 13 giugno. Trebbiano spoletino, ma anche Rossese di Dolceacqua, Fiano di Avellino e Gaspare Buscemi. Sto raccogliendo le ultime bottiglie proprio in questi giorni. Lo anticipo: ci sarà da divertirsi.

Trebbiano spoletino, se non ora quando?

Sono appena tornato da una serata organizzata da Slow Food qui a Perugia durante la quale ho raccontato la storia ed il presente del trebbiano spoletino. E certo, abbiamo anche assaggiato qualcosa di molto buono. Alcune persone credono che avendone scritto sull’ultimo numero di Enogea io abbia anche titolo per parlarne in pubblico. Forse hanno ragione, forse no, in entrambi i casi ne sono piuttosto onorato. E’ vitigno in cui credo ed alcune bottiglie sono certo siano grandi ambasciatrici di questa piccola regione.

E poi è stata una bella palestra per la grande degustazione di Genova. Quella che si terrà durante la prossima edizione di Terroir Vino e che, lunedì 13 giugno alle 17.00, mi vedrà raccontare le migliori aziende ed il loro trebbiano spoletino targato 2009. Sul sito della manifestazione l’area dedicata da cui è possibile acquistare i biglietti. Se siete in zona ci vediamo lì, credo ne valga la pena.

Un altro tranquillo weekend di vino

C’è il sole e si sta bene e sembra ci siano tutti i migliori presupposti per vivere al meglio i prossimi due giorni, a Genova.
Domani sarà Vinix Unplugged Conference. Tanti interventi e spunti interessanti.
Anche in streaming, per chi non fisicamente presente.
Poi, per tutta la giornata di lunedì, Terroir Vino. Con un sacco di produttori da scoprire.

In caso ci si vede lì, ai Magazzini del Cotone.

Terroir Vino 2009, note a margine

Terroir VinoVa detto che avresti voluto essere presente a Genova per Terroir Vino anche gli altri anni, questa era la quinta edizione, ma per tutta una serie di impegni lavorativi non eri riuscito a raggiungere la città ligure. Sbagliando, pare.
Terroir Vino, da come si legge anche sul sito, è l’evento annuale organizzato da TigullioVino.it, online magazine italiano dedicato al mondo del vino a partire dall’aprile del 2000. Occasione di verifica e confronto con i protagonisti dell’informazione online, gli operatori del vino e i lettori, Terroir Vino è un banco d’assaggio di qualità superiore: solo il meglio dei vini e degli oli effettivamente degustati dalle due commissioni degustatrici del sito, presenti i produttori.

Ti sei accorto poi, durante la giornata, che è manifestazione organizzata in modo praticamente perfetto, senza ma.
La location è quella delle grandi occasioni, Palazzo Ducale – qui e qui due foto di Studio Cru, per rendere l’idea.
Gli espositori presenti sono 125, tutti (tutti) che giocano le proprie carte sulla qualità complessiva della loro offerta e, cosa che ti sta particolarmente a cuore, erano tutti presenti, di persona (a differenza di Vini nel Mondo a Spoleto, ne avevi scritto solo pochi giorni fa).
Il servizio a supporto di Terroir Vino è il migliore in cui tu ti sia mai abbattuto. Ghiaccio sempre disponibile, come acqua, grissini, pane e, leggero stupore, tutta una serie di stuzzichini salati gentilmente serviti verso l’ora di pranzo.
L’ambiente, poi, è molto rilassato e sereno, avevi come la sensazione che fosse davvero occasione di confronto per tutti. E non è poco.

E i vini? Vista la qualità media complessiva andrebbero citati praticamente tutti. Tu, in particolare, ti sei segnato la bella pulizia del Prosecco Extra Dry de Le Vigne di Alice, la mineralità del Soave Colli Scaligeri di Sandro De Bruno, l’essere imperiale ed elegante del Grenache Cuvée Lauzettes di Domaine de la Gramière, il Canaiolo L’imbrunire ed il Chianti Rosae Mnemosis di Villa Petriolo. Ed ancora gli Aglianici tutti di Carbone, il Vermentino di Deriu ed il Cannonau ‘Sos Usos de una ‘Ia’ di Gostolai. In parallelo, poi, l’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia dell’Acetaia San Giacomo ed il miele d’uva di Mirco Mariotti.

Ma sei consapevole di avere assaggiato solo una piccolissima parte dei vini presenti e, con un po’ di nostalgia, ti consoli pensando all’edizione 2010 che speri davvero di non mancare.