Sangiovese al cioccolato


Il bello è che possiamo parlare di barrique ed in generale di botti piccole quanto volete. Del come e del perchè in genere quando si parla di sangiovese mi sembra oggi ci sia la tendenza ad apprezzare quelle sue naturali caratteristiche di acidità e di freschezza senza la necessità di una sovrastruttura imposta (anche se certo, poi dipende da vino a vino, da denominazione a denominazione). Ecco, tutto questo per dire che basta un’email per azzerare ogni possibile argomentazione a riguardo e per capire che tutto è molto più complicato di quello che sembra. Che non esiste una sola visione della cosa, che ci sono diverse interpretazioni del gusto, che la produzione, che i mercati, bla bla bla. Insomma, ci siamo capiti.

Quella che vedete sopra è una richiesta del monopolio svedese, il Systembolaget,  in cui mi sono imbattuto qualche giorno fa per un vino a base sangiovese a denominazione controllata, vendemmia 2010. Una denominazione che non prevede un particolare affinamento (non un Brunello di Montalcino o un Chianti Classico Riserva, per capirci). Un richiesta di cinquemila litri per un vino “with oaky characteristics and elements of dark cherries, chocolate and licorice“. Il buon vecchio sangiovese barricato.