La guida ai vitigni d’Italia di Slow Food

Spesso ci si imbatte con colpevole ritardo in qualcosa di fondamentale. “Ad averlo preso prima“, viene da dire. Avrei per dire evitato di sostenere per troppo tempo che il Trebbiano d’Abruzzo è sinonimo del Bombino. Quando invece, cito testualmente, “le difficoltà che si incontravano nel distinguerlo nettamente dal Trebbiano toscano e dal Bombino bianco hanno portato all’iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà della Vite solo nel 1994“. O scoprire che il Grechetto di Todi è gemello del Pignoletto. Il Blanc de Morgex del Prié Blanc e, ma questa è più facile, che Cannonau, Grenache, Alicante, Roussillon, Gamay del Trasimeno e Tai Rosso sono tante facce della stessa medaglia.

Il volume curato da Fabio Giavedoni e Maurizio Gily è uno di quelli fondamentali. Seicento vitigni, di cui oltre a oltre la metà è dedicata una scheda mai avida di dettagli, dalla storia alla diffusione, dalla pianta al vino. E poi tutti i sinonimi, un’ampio glossario, le biografie dei più importanti ampelografi della storia.

In due parole, da avere.

Slow Food Editore, 14 euro.

Trebbiano spoletino, se non ora quando?

Sono appena tornato da una serata organizzata da Slow Food qui a Perugia durante la quale ho raccontato la storia ed il presente del trebbiano spoletino. E certo, abbiamo anche assaggiato qualcosa di molto buono. Alcune persone credono che avendone scritto sull’ultimo numero di Enogea io abbia anche titolo per parlarne in pubblico. Forse hanno ragione, forse no, in entrambi i casi ne sono piuttosto onorato. E’ vitigno in cui credo ed alcune bottiglie sono certo siano grandi ambasciatrici di questa piccola regione.

E poi è stata una bella palestra per la grande degustazione di Genova. Quella che si terrà durante la prossima edizione di Terroir Vino e che, lunedì 13 giugno alle 17.00, mi vedrà raccontare le migliori aziende ed il loro trebbiano spoletino targato 2009. Sul sito della manifestazione l’area dedicata da cui è possibile acquistare i biglietti. Se siete in zona ci vediamo lì, credo ne valga la pena.

Su Slow Wine, la nuova guida ai vini di Slow Food

Una delle cose che non mi riuscivo a spiegare a proposito dell’imminente ed attesissima nuova guida “Slow Wine” edita da Slow Food riguardava il come sarebbero riusciti a giustificarne una nuova uscita, o edizione, ogni anno, come tutte le altre guide.
Cioè. Una delle cose che fin da subito i curatori avevano messo bene in chiaro era il fatto che non sarebbe stata una guida come tutte le altre (Gambero Rosso, Espresso, etc.) e che, in particolare, sarebbe stata una pubblicazione capace di raccontare non solo i bicchieri, ma anche e soprattutto le cantine che li producono. “Abbiamo voluto mettere in campo una diversa metodologia di valutazione, che si basa su tre parametri: rapporto qualità prezzo, eccellenza del prodotto e vicinanza alla filosofia Slow Food nelle pratiche dell’azienda (…) Non utilizzeremo però punteggi, ma giudizi.
Ecco, non riuscivo a togliermi dalla testa il fatto che una guida, per poter giustificare la propria annualità, debba obbligatoriamente raccontare e giudicare le diverse annate. E’ il senso stesso della sua esistenza. Se fosse solo un discorso di cantine basterebbe una pubblicazione una tantum, magari con riedizioni aggiornate ogni tot.
Poi ho finalmente capito. Basta dare i premi ai migliori vini assaggiati (anche se questa non è esattamente una novità assoluta, forse).