Il pregiudizio è duro a morire

Saranno forse i nostri figli, o i figli dei figli, a crescere in un mondo in cui le bottiglie tappate con il sughero verranno esposte nei musei. Berranno grandi, magnifici vini, affinati a lungo dentro bottiglie chiuse con tappi a vite. Si rallegreranno del progresso e si chiederanno come fosse possibile “prima” conservare così bene un vino prezioso e degno di attesa. La poesia del sughero sarà stata dimenticata, gli ultimi nostalgici ormai sepolti e visitati dagli eredi delle loro cantine, sogghignanti riguardo alle misere credenze degli avi. I boschi di quercia sughera rimarranno intatti.

Da un illuminato post di fine agosto apparso sull’Accademia degli Alterati.

A piccoli passi

Leggo sul sito del Ministero delle Politiche Agricole (e grazie alla segnalazione di Angelo Peretti) che dall’altro ieri, ventotto agosto, è finalmente possibile utilizzare il tappo a vite su tutti vini a denominazione di origine controllata senza dover ricorrere ad eventuali deroghe di carattere locale.
Bene dai, con la speranza di veder spuntare qualche screwcap in più sugli scaffali delle enoteche e dei supermercati.

Tappo a vite vs. tappo di sughero, il caso Salcheto

Impossibile non tornare sull’argomento. Mi spiego: quando, ero in fiera, mi hanno detto che allo stand di Salcheto c’era la possibilità di assaggiare lo stesso vino chiuso con due diversi tappi non mi sono fatto di certo pregare. Anzi, sono cose che capitano troppo di rado per lasciarsele scappare.

La storia è semplice. A Montepulciano hanno deciso, prima di imbottigliare la Riserva 2005 del Vino Nobile, di sperimentare su tutte le bottiglie di quell’annata (circa diecimila) i due diversi tappi e successivamente di venderle unite. Ecco quindi che da quest’anno è possibile acquistare il loro Salco Evoluzione in una scatola di legno contenente due diverse bottiglie. Anche se il vino è certamente lo stesso.

E si, certo. Sono vini assolutamente simili e, a parlare di differenze, si entra nel campo delle sfumature. In qualche modo decisive però. Prendiamo per esempio quello che viene normalmente chiamato “esame olfattivo”, il Nobile dal tappo a vite è un po’ più fresco, le note fruttate sono più evidenti ed in generale si può tranquillamente parlare di un naso (leggermente) meno evoluto del suo fratello gemello, quello con il tappo di sughero. E’ questo ad essere un po’ più affascinante proprio per quelle note più mature, più calde, vagamente più dolci e (appena) speziate. In bocca invece la preferenza torna al primo per una maggiore integrità, per un equilibrio invidiabile e per una nota più fresca che attraversa tutto il palato durante l’assaggio. Il secondo infatti, quello in sughero, è un po’ più seduto nonostante una trama tannica decisamente più fine.

Il discorso è che alla fine io ho preferito di poco quello con il tappo a vite (chiaro, mentre li assaggiavo non avevo idea quale fosse quale) proprio per questa maggiore reattività. Anche se però, credo, è piccolo esperimento che dovremmo fare tutti ancora ed ancora. Questo è solo l’inizio.

Io si, voi perchè no?

Armin Kobler, viticoltore altoatesino, a proposito della scelta di imbottigliare i suoi vini con il tappo a vite dichiara sul sito che “questa capsula rappresenta una chiusura che combina contemporaneamente bellezza estetica e modernità (..) Secondo la nostra esperienza i vini imbottigliati con la chiusura a vite maturano in modo ottimale perchè il vino si sviluppa più per le interazioni delle oltre duemila componenti piuttosto che per il lento ingresso dell’ossigeno attraverso il sughero.

In un commento su Intravino poi, interrogato sulla sua scelta, risponde che “sono gli altri a doverci spiegare perchè non utilizzano (ancora) il tappo a vite“.

Un punto di vista interessante.

Tappo a vite vs tappo di sughero, un veloce aggiornamento

L’idea era di approfondire un po’ il discorso sul tappo a vite anche per capire meglio il diverso affinamento del vino all’interno della bottiglia. Assaggiare in parallelo lo stesso identico vino imbottigliato sia con il sughero che con lo stelvin. La settimana scorsa avevo quindi chiesto ad alcune cantine se fosse possibile fare un piccolo esperimento assaggiando un loro vino con entrambi i tappi.

Franz Haas, molto gentilmente, mi ha invitato in cantina per toccare con mano gli effetti dei diversi tappi sui loro vini.
Maculan e Tramin mi hanno invece informato di non utilizzare o di non avere disponibili campioni con il tappo a vite.
Cesconi, Le Fraghe, Masi, Pieropan non hanno dato segni di vita.

Evabbè, sarà per la prossima volta.

E con questa la smetto, promesso

Considero ancora più gravi altri problemi dei quali non si parla quasi mai. Problemi causati dai trattamenti chimici che il sughero subisce durante la lavorazione e che disturbano l’affinamento del vino. I tappi, a seconda che provengano da questo o da quel sugherificio, danno tipi di vino diversi: più o meno chiusi, più o meno metallici. In questo modo tutto il lavoro che noi facciamo in cantina viene perso. […] Alla fine, il classico sapore di tappo è l’ultimo dei difetti.

Il tappo a vite costa meno di quello di sughero, ma le macchine per applicarlo costano molto.

Oggi i tappi a vite hanno raggiunto livelli di assoluta eccellenza tecnica.

Silvio Jermann, intervistato da Il Mio Vino, Agosto 2006

Screwcap is the new loud

Chi capita qui con una certa frequenza forse ricorda la mia passione per i tappi a vite. Li trovo tremendamente belli, straordinariamente funzionali e, credo, anche particolarmente adatti ad una delle caratteristiche delle bottiglie che amiamo: l’invecchiamento in cantina.

C’è però necessità di chiarezza ed io per primo vorrei approfondire. Per questo motivo ho mandato la seguente email ad alcune di quelle cantine che emersero utilizzare due diversi tipi di chiusura (vite e sughero) per lo stesso identico vino.

Aggiornamenti a seguire.

“Gentile staff @[nome cantina],

Durante gli ultimi mesi, sul blog “enoiche illusioni“, ho marginalmente affrontato la questione relativa al tappo a vite, o screwcap, come reale alternativa al normale ed universalmente conosciuto tappo in sughero. Come certamente sapete è chiusura che il mercato italiano conosce molto poco e che fatica ad associare a vini di qualità (il sottoscritto ne è invece affascinato, da qui l’intenzione di scrivervi). Al di là però di tutti gli aspetti puramente estetici rimane certamente qualche dubbio a proposito della cosiddetta capacità di tenuta del vino. Della possibilità quindi di riuscire ad “invecchiare” come o meglio delle bottiglie con il tappo tradizionale.

Nello specifico, lo scorso 4 febbraio, scrivevo che mi sarebbe piaciuto un giorno provare ad affiancare due bottiglie dello stesso vino, con diversi tipi di tappo, per cercare di capire -e carpire- eventuali differenze per poi scriverne. Tra i commenti a quel post emerse il vostro nome in relazione a quelle cantine che imbottigliano un vino utilizzando queste soluzioni.
La questione è attuale, la necessità di fare chiarezza forse reale. Per questo motivo sono con la presente a richiedervi, se possibile, due bottiglie/campioni di un vostro vino, una per ciascun tipo di tappo, ancor meglio se non dell’annata in corso, per provare ad effettuare questo confronto.

La presente email è stata pubblicata sul blog proprio oggi, ad introdurre i futuri assaggi.
Nel ringraziarvi anticipatamente per la disponibilità vi porgo i miei più cordiali saluti.”