Alto Adige Schiava DOC Girlan, Gschleier 2003

Schiava

Quello che stupisce della schiava di Girlan è il saper coniugare profondità e levità, quel suo essere straordinariamente bevibile e mai scontata, le sfaccettature di un bicchiere raro da trovare, impossibile da ignorare.

Il 2003, annata particolarmente fortunata, dimostra quanto questo vitigno, solitamente destinato al consumo sul breve termine possa regalare in fatto di evoluzioni. Positive, s’intende. Difficile pensare ad una schiava, in particolare per colore e profumi. Scura, tendente al granato. C’è una speziatura gentile, un frutto vagamente passito (amarena, ciliegia), un contorno fatto di sentori evoluti, quasi a ricordare l’inchiostro.
In bocca ha una personalità mai vista, così leggiadra, caratterizzata da una bocca straordinariamente equilibrata, nitida, struggente. La trama tannica è componente mai doma ma al tempo stesso mai sopra le righe. C’è freschezza, eccome, e una leggera punta di acidità sul finale che, immediato, richiama il sorso successivo. Una schiava limpida nel suo essere quasi antitetica alla tipologia, buonissima. Anzi, indimenticabile.

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Alto Adige Kalterersee Classico Superiore DOC – Erste+Neue, Puntay 2009

Schiava | 10-15 €

Capita di rado di postare senza una fotografia, ma purtroppo in quel momento l’attimo è sfuggito. Poco male, mi sono detto: domani posso rimediare a Merano, al Wine Festival. Invece la schiava è vino che sfugge da queste logiche, almeno apparentemente. E’ vino che non viene portato fuori dall’azienda, che l’idea (forse) è che non valga l’assaggio.
Ed è un peccato, che è così delicatamente espressivo da innamorarsene. C’è una leggera concentrazione sia al colore che nei profumi, particolarmente fitti, ma che riesce a rimanere snella e sempre convincente. Sarà grazie a quella leggera spalla acida. Ad una leggera tensione, anche sul finale. O forse in generale alla capacità di essere poliedrico negli abbinamenti. Ecco, rimane il fatto che è vino consigliato, di quelli giusti.

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Alto Adige Kalterersee Classico Superiore DOC – Baron di Pauli, Kalkofen 2009

Schiava | 10-15 €

A Caldaro a volte, visitando le varie cantine, si ha come l’impressione che ci sia un vino che va fatto per forza, che tanto è una cosa legata alla tradizione ed in cui però non è che ci sia tutta questa convinzione. Mi riferisco alla schiava. Certo, te lo fanno assaggiare ma poi, quando si tratta di parlare delle bottiglie importanti, ecco subito saltare fuori quel bianco particolarmente minerale, o quel lagrein che tutti giudicano compiuto. Ed è un peccato che la schiava, quando fatta bene, è un gran vitigno. E’ vino vivo, che trova compiutezza più sulle tavole della cucina che sui banchi di degustazione, che regala piccoli grandi vini (ricordate i vinini?).

Baron di Pauli, società parallela alla Kellerei Kaltern, la storica cantina sociale di Caldaro, ne regala un’espressione particolarmente compiuta, al tempo stesso sottile e fragrante, dal corpo affatto scontato. C’è questa bella sensazione scura, al naso, a ricordare la mora, che si integra in un sottofondo particolarmente fruttato. Ma delicato. A poi una bella beva, che un bicchiere tira facilmente il successivo ma che non perde mai succo, prima di un finale piacevolmente pulito.
E’ una di quelle buone, molto.

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Alto Adige Schiava DOC – Hofstätter, Kolbenhofer 2008

Schiava | <10 €

Chiarissima, quasi sfuggente. La Schiava di Hofstätter ha un naso che spicca per l’assenza di vette, che c’è quella delicatezza. Sono sentori fragranti di fiori rossi, di piccoli frutti come la ciliegia e la fragola. E la mandorla, ma vanno rincorsi, sembrano sfuggevoli.
In bocca è un crescendo pur rimanendo sottile. Al centro il meglio di sé, esce in vigore e corpo. Sul finale si addolcisce e rimane il ricordo di una bella spalla acida per una bevuta piacevole. Molto.

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Alto Adige DOC – Cantina Valle Isarco, Schiava 2007

Valle IsarcoUvaggio: Schiava

Sempre bella la delicatezza e la naturale femminilità della Schiava. Vitigno troppo forse ingiustamente sottovalutato. Il colore, di un rosso rubino appena accennato, sicuramente molto lontano dalle grandi intensità dei rossi di oggi, sarà di una bellissima trasparenza. Gli aromi vi conquisteranno per gentilezza. Fusi tra loro emergeranno sensazioni floreali e di leggera speziatura. In bocca lo troverete secco e fresco, scorrevole e pulito fino alla fine, lasciandovi la voglia di attaccare subito con un altro bicchiere.

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La schiava oggi? Ecco un bell’articolo su Wine Surf.