Le parole del vino

A proposito dello spostare un po’ più in su l’asticella, o del provare a portare le parole del vino, il linguaggio della degustazione, al livello successivo. C’è uno straordinario Sandro Sangiorgi, oggi su Porthos (a questo proposito come non consigliare anche, per provare a trovare una base su cui riflettere, l’illuminante lettura delle note di degustazione pubblicate in calce al volume “Manteniamoci giovani – vita e vino di Emidio Pepe”).

Così, tra gli altri tanti spunti, il Trebbiano d’Abruzzo 2010 di Francesco Valentini:

Raffinato e fiorito. Non è facile sentire un Valentini così accordato nei profumi, al punto che diversi partecipanti hanno creduto fosse di Pepe, e viceversa! Eppure la matrice verde dei profumi è inconfondibile, come la stratificazione organica infarcita di ricordi marini e di carne bollita; il sapore è secco, fila via spedito e coinvolto, cristallino nella qualità della persistenza. Forse per questo non tocca le corde più intime, vive nell’ambizione della perfezione e, perdendo un pizzico d’imprevedibilità, diventa abile.

Voce del verbo procrastinare (o dell’anidride solforosa)

Il bello di rimandare continuamente un post è che inevitabilmente qualcuno, ad un certo punto, lo scriverà al tuo posto. Due volte. È il caso di Alessandro Morichetti che, questa mattina, riprende un pezzo uscito qualche giorno fa sul sito di Porthos a firma del suo direttore, Sandro Sangiorgi. Eccone un brevissimo stralcio:

“Consideratelo un appello. Ormai non è più solo una moda, è un grosso equivoco, alimentato dall’ignoranza e dalla superficialità. Mi riferisco al collegamento automatico che sempre più persone fanno tra l’assenza di solforosa aggiunta e l’essenza della naturalità. Come se bastasse imbottigliare il vino senza SO2 per sdoganarsi dalla convenzione chimica e ipertecnologica e approdare nell’universo “bio” con proposte falsamente rivoluzionarie.”

Non c’è niente da aggiungere, credo.

Anche quest’anno, Vini nel Mondo

Non poteva mancare. E quindi ecco, anche quest’anno (qui trovate il diario dell’edizione 2008 e 2009), un breve report (a punti, come sempre) di quella bella manifestazione che è Vini nel Mondo, a Spoleto.

Le degustazioni sono irrinunciabili, da sole valgono il viaggio. Per i vini? Si, ma i racconti di Sangiorgi sono anche meglio, a prescindere dal contenuto del bicchiere. E certo, abbiamo assaggiato cose che non capitano certo tutti i giorni. Quel Vigna Monticchio 1988, per dire. E tutti gli altri (oddio, detto così sembra riduttivo, non è così e non è certo voluto).

– Curiosi e divertenti i metodi classici di Feudi di San Gregorio, in particolare il Dubl Greco e il Dubl Aglianico. I sangiovese di Dalle Nostre Mani, il Barolo di Vajra (ma di quello scriverò a parte, visto che sono passato in cantina la settimana scorsa), il nebbiolo di Diego Conterno e, volutamente ultimo, da gridare al miracolo, il Barolo Rocche di Brovia. Straordinario, buonissimo.

– Spoleto è sempre affascinante, ti cattura.

– E poi è sempre bello riassaggiare cose che mi erano già piaciute. Il Nobile di Montepulciano di Poderi Sanguineto, il Barbaresco dei Produttori del Barbaresco, il Rosso Spina de La Spina, il trebbiano di Collecapretta (l’altro però è più pulito, il Vigna Vecchia), tra i tanti.

Il Brunello ed il sangiovese grosso

Dicevano che questa degustazione si sarebbe dovuta chiamare “Il Brunello, quello vero” ma che era un po’ troppo forte, visti i tempi. Poi è notizia di oggi che anche l’Erbaluce avrebbe i suoi problemi, dopo quelli di Montepulciano e Montalcino. Insomma. Tempismo perfetto. Aspettiamo la prossima denominazione al varco.

Però è vero che non esiste momento migliore per ribadire, assaggiandoli, che ci sono produttori (la stragrande maggioranza) che fanno ottimi Brunelli, ovviamente rispettando le regole, e che sono quelli che poi, sulla lunga distanza, non hanno bisogno di nascondersi dietro a giochini vari. Perchè sono espresioni di un bellissimo territorio, sono vini ricchi di personalità e, guarda un po’, sono buonissimi. Prodotti di grande spessore, quindi, per una delle più belle degustazioni cui abbia partecipato. Sandro Sangiorgi ha questa capacità di esprimersi in un modo estremamente bello e semplice, anche quando i concetti facili non lo sono affatto. E poi in sottofondo c’era l’ultimo disco solista di Eddie Wedder, splendida voce dei Pearl Jam.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Tenuta Col d’Orcia 2000

Tutti i primi tre Brunelli non hanno grandi ambizioni di colore. Sono tutte diverse espressioni di un rosso granato piuttosto leggero ed elegante. Naso ricco, per il Col d’Orcia, di sensazioni di frutta rossa e di sensazioni terziarie: catrame, cuoio, vaniglia. Inizialmente molto intenso, poi perde qualcosa. In bocca è giovane, leggeremente sapido, comunque equilibrato. Complessivamente molto corretto. E formale.

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Brunello di Montalcino DOCG – Il Paradiso di Manfredi 1998

Qui il naso è leggermente più evoluto, è elegantissimo e di grande complessità. Sentori di terra, di sigaro, note legnose e di umidità. In bocca è leggiadro, non è invasivo. E’ fresco, meno caldo, molto naturale. Finisce sul metallo e sulla castagna. E rimane a lungo.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Capanna 1998

Il naso è leggermente più intenso degli altri, si parla di grande spessore. Una nota eterea appena accennata fa da sfondo a note carnose e leggermente floreali insieme a radici, liquirizia, tartufo. Grande austerità. In bocca è robusto, caldo, largo. I tannini sono grassi e lo rendono equilibratissimo. Finale di straordinaria pulizia. Coniuga potenza ed eleganza. Severo ed aristocratico. Praticamente perfetto.

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Brunello di Montalcino DOCG – Salicutti, Piaggione 2003

Naso non intensissimo. Note balsamiche, note speziate leggermente dolci, note fruttate sul rosso – fragoline e confettura di fragole. In bocca ha un’alcolicità pungente, nonostante sia piuttosto equilibrato. Meno dritto degli altri. Il finale è lungo e corrispondente con le sensazioni olfattive.

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Brunello di Montalcino DOCG – Le Macioche 2003

Naso dolce, più legnoso e vanigliato degli altri. Quasi esotico. Papaya, tè verde, pepe bianco, agrumi. E poi si scopre che da queste parti il terreno è più sabbioso che altrove. E gli aromi che ne derivano tendono verso una certa imprevedibilità. Molto equilibrato, con una sensazione di legno che ritorna su un bel finale.
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Brunello di Montalcino DOCG – Fattoria Poggio di Sotto 2003

Naso austero. Elegante e raffinato. Note di terra, di goudron, di ruggine, di chiodi di garofano. Sanguigno, se si può dire. Il tannino è gentile, l’acidità piacevole. Grande corrispondenza per una bevuta davvero importante.

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