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	<title>enoiche illusioni &#187; Roccafiore</title>
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		<title>Il Grechetto di Todi diventa DOC</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 17:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ed è notizia che fa certamente piacere. Se poi si aggiunge il fatto che, a pochi chilometri di distanza, le pratiche per trasformare in denominazione di origine anche il Trebbiano Spoletino sono piuttosto avanti allora il dado è tratto. In fondo non è la prima volta che <a href="http://www.intravino.com/vino/umbria-ce-anche-unanima-bianchista/">scrivo</a> che esiste una grande anima bianca, in Umbria. Una realtà capace di regalare vini di spessore e bevibilità, capaci di affiancarsi con dignità all&#8217;altra grande zona regionale dedicata alla produzione di vini bianchi, l&#8217;Orvieto.</p>
<p>Sono reduce dalla conferenza stampa di presentazione &#8211; la prima vendemmia di questa nuova denominazione che comprende sia vini bianchi che rossi è quella appena passata, la 2010 &#8211; e dal relativo assaggio di alcuni vini. Le impressioni? Positive, certamente. Sempre ottimo il <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2009/04/umbria-igt-roccafiore-fiorfiore-2007/">Fiorfiore</a> di <strong>Roccafiore</strong>. Il 2009 appare particolarmente in forma, con una nota alcolica appena fuori posto ma certamente destinato ad affinarsi con il tempo. Buono, molto, anche il Grechetto di Todi di <strong>San Rocco</strong>: profumato, con una bella struttura e nervoso al punto giusto. Più delicato quello di <strong>Peppucci</strong> ma non per questo meno godibile nel suo giocare su toni molto sussurrati e certamente equilibrati. Appena indietro gli altri due, quelli di <strong><a href="http://www.enoicheillusioni.com/2008/07/colli-martani-doc-todini-bianco-del-cavaliere-2007/">Todini</a></strong> e della locale cantina cooperativa, <strong>Tudernum</strong>. La strada però è quella giusta, anno dopo anno sono prodotti che sembrano crescere. Più andando verso una maggiore eleganza che verso muscoli lontani dai vini che da sempre si bevono da quelle parti.</p>
<p>L&#8217;unica perplessità riguarda il disciplinare, il Grechetto di Todi infatti (per poter essere segnalato come monovitigno in etichetta) è previsto nella misura dell&#8217;ottantacinque percento. I vini che ho nominato però dichiarano tutti di essere interamente figli di questo vitigno. Insomma, che motivo c&#8217;era di lasciare spazio a contaminazioni non necessarie? Apparentemente nessuna.</p>
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		<title>Fast Good // Ancora sul Grechetto di Todi</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 09:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sarebbe quindi questo mensile distribuito localmente, in Umbria, sul quale il sottoscritto ha il piacere di tenere una rubrica dedicata alle cose buone del territorio. Il mese scorso siamo ritornati, a quasi due anni di distanza, sul Grechetto di Todi. &#8212; Certo, a guardare da fuori il mondo del vino dell&#8217;Umbria è normale che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sarebbe quindi questo mensile distribuito localmente, in Umbria, sul quale il sottoscritto ha il piacere di tenere una rubrica dedicata alle cose buone del territorio. Il mese scorso siamo ritornati, <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2009/03/il-grechetto-anche-di-todi/">a quasi due anni di distanza</a>, sul Grechetto di Todi.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Certo, a guardare da fuori il mondo del vino dell&#8217;Umbria è normale che si veda una realtà piuttosto piccola, almeno se inserita in un contesto nazionale che vede così tante regioni più grandi e più varie. Però, ed è opinione diffusa, negli ultimi tempi la crescita qualitativa è stata inarrestabile.</p>
<p>Il <strong>Sagrantino di Montefalco</strong> ha attraversato confini sia regionali che nazionali ed è oggi considerato, a ragione, una delle bandiere della produzione italiana di qualità. Il territorio nel corso degli anni ha attratto investimenti ed è cresciuto sia per numero di aziende che per ettari vitati e bottiglie prodotte. Un successo straordinario, senza pari nel nostro paese degli ultimi anni.</p>
<p>Il <strong>Torgiano Rosso Riserva</strong> è denominazione considerata da molti appassionati come mitica, il cui sangiovese trova in Vigna Monticchio un cru straordinario, capace di sfidare il tempo. L&#8217;ampia zona del <strong>Lago Trasimeno</strong> sembra, rispetto solo a qualche anno fa, in grado di regalare vini di particolare equilibrio.<br />
E poi tante ottime cantine, che non rientrano in denominazioni note, ma che lavorano benissimo e producono vini di grande interesse.</p>
<p>Tutti rossi, però.</p>
<p>Voglio dire, l&#8217;Umbria non è certo nota come regione bianchista anche se, va detto, qui si è sempre prodotto e consumato un gran numero di Orvieto e di Grechetto, tra gli altri. Quasi tutti i produttori vinificano almeno un bianco, per la maggior parte bottiglie destinate al nostro consumo che difficilmente trovavano strada in altre regioni.</p>
<p>Però, forse, le cose stanno per cambiare.</p>
<p>Vicino Todi viene coltivata una particolare varietà di Grechetto che riesce a dare vini di particolare carattere ed eleganza. Alcune cantine, nel corso degli ultimi anni, hanno deciso di provare a mettersi in gioco per vedere se fosse possibile riuscire a produrre un grande bianco, in Umbria, oggi. E i risultati, timidamente, cominciano a dare loro ragione.</p>
<p>Il <strong>Grechetto di Todi</strong> infatti, rispetto ai suoi simili coltivati in tutta la zona dei colli Martani, è vino certamente più profumato e strutturato, dalle architetture più complesse, capace di accompagnare tutto il pasto e certamente regalare soddisfazioni.<br />
In pochissimo tempo sembra avere trovato una sua dimensione e certamente le basi affinchè possa diventare il vino bianco di riferimento della regione ci sono tutte.</p>
<p>Le cantine coinvolte, intelligentemente tutte riunite in un&#8217;associazione il cui scopo è la promozione della tipologia, sono realtà che producono Grechetto di sicuro interesse, ognuno con peculiarità e caratteristiche appena differenti, tutti piacevolissimi. C&#8217;è <strong><a href="http://www.enoicheillusioni.com/tag/roccafiore/">Roccafiore</a></strong>, una splendida cantina ma anche residenza con ristorante. C&#8217;è <strong>Tenuta San Rocco</strong> ed il suo agriturismo. Ci sono <strong><a href="http://www.enoicheillusioni.com/tag/tudernum/">Tudernum</a></strong>, <strong><a href="http://www.enoicheillusioni.com/tag/peppucci/">Peppucci</a></strong>, <strong><a href="http://www.enoicheillusioni.com/tag/todini/">Franco Todini</a></strong>.</p>
<p>Andare a cercare questi vini, magari direttamente in cantina, tra le altre cose significa anche andare ad approfondire un territorio splendido, forse quello in grado di regalare i panorami più belli della regione, scusate se è poco.</p>
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		<title>Umbria IGT &#8211; Roccafiore, Rosso 2007</title>
		<link>http://www.enoicheillusioni.com/2010/03/umbria-igt-roccafiore-rosso-2007/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 11:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sangiovese &#124; 15-20 € Roccafiore si caratterizza per quella pulizia, quella precisione stilistica che accomuna tutta la produzione. E che poi è anche tipica dei vini di Hartmann Donà, ne avevamo già parlato tempo addietro. Il sangiovese che viene dalle parti di Todi è certamente tipico, ma anche austero. Di certo una bella interpretazione, capace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5597" title="Umbria IGT – Roccafiore, Rosso 2007" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Roccafiore2.jpg" alt="" width="344" height="417" /></p>
<p style="text-align: center;">Sangiovese | 15-20 €</p>
<p>Roccafiore si caratterizza per quella pulizia, quella precisione stilistica che accomuna tutta la produzione. E che poi è anche tipica dei vini di <a title="Hartmann Donà" href="http://www.enoicheillusioni.com/2009/11/hartmann-dona/">Hartmann Donà</a>, ne avevamo già parlato tempo addietro.</p>
<p>Il sangiovese che viene dalle parti di Todi è certamente tipico, ma anche austero. Di certo una bella interpretazione, capace di coniugare corpo ed eleganza. Alle più familiari sensazioni di viola (appena appassita) e di piccoli frutti rossi si ritrovano profondità che ricordano spezie più scure, quasi pungenti, quasi di liquirizia, per dire.<br />
In bocca poi sembra particolarmente equilibrato, freschezza ed acidità si integrano a vicenda, e quella punta di alcolicità non è invasiva. Pulito sul finire, l&#8217;impressione è che possa regalare soddisfazioni anche se lasciato riposare in cantina. E magari ricapiterà da queste parti, un giorno.</p>
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		<title>Vinix Live! a Perugia, sabato 6 marzo</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 16:18:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando per la prima volta ho pensato alla possibilità di organizzare un Vinix Live! a Perugia avevo davanti a me due possibilità. Da una parte avrei potuto coinvolgere le aziende del centro Italia più presenti ed attive sul social network Vinix e vivere con loro un momento di incontro con i tanti che, incuriositi, avrebbero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-5412 cornice" title="Vinix Live!" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Vinix-Live.jpg" alt="" width="544" height="322" />Quando per la prima volta ho pensato alla possibilità di <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2010/02/la-piccola-rivoluzione-di-vinix-live/">organizzare un Vinix Live!</a> a Perugia avevo davanti a me due possibilità.</p>
<p>Da una parte avrei potuto coinvolgere le aziende del centro Italia più presenti ed attive sul social network <a href="http://www.vinix.it/">Vinix</a> e vivere con loro un momento di incontro con i tanti che, incuriositi, avrebbero potuto finalmente conoscere personalmente quelli che prima erano solamente degli avatar. Ed assaggiare i loro vini, certo. Sarebbe stata una bella festa.</p>
<p>Dall&#8217;altra avrei potuto concentrarmi sul locale, cercando di fare una selezione basata sulla qualità, coinvolgendo aziende non necessariamente presenti su Vinix, ed anzi magari piuttosto assenti dalla rete e dai social network in generale. Avrei poi spiegato qui questa scelta scrivendo di come io creda che queste particolari cantine siano specchio di una regione, l&#8217;Umbria, capace di regalare vini di assoluta rilevanza. Queste cantine, poi, vedendo l&#8217;interesse nato per un (piccolo) evento promosso unicamente online avrebbero potuto avvicinarsi più o meno ad un mondo che conoscono magari poco. O forse no, comunque a loro la palla.<br />
Ho optato per questa seconda possibilità.</p>
<p><a href="http://www.exeliografica.com/">ExEliografica</a> è uno spazio lavorativo che condivido con altre realtà nel centro di Perugia. E&#8217; un locale di stampo industriale abbastanza grande che sfruttiamo anche per mostre ed eventi, e che naturalmente ospita le nostre scrivanie ed il nostro lavoro nel normale orario d&#8217;ufficio.</p>
<p>Ecco. Pensate a Paolo Bea, a Milziade Antano, ad Antonelli da Montefalco. A Collecapretta dallo spoletino. A Palazzone da Orvieto e Roccafiore da Todi. A Lungarotti da Torgiano ed alla Cantina La Spina dalla zona dei Colli Perugini.<br />
Prendete ExEliografica ed ecco Vinix Live!.</p>
<p>A Perugia, il prossimo sabato 6 marzo, dalle 14.30 alle 19.30. <a href="http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=3711&amp;lang=ita">Il programma completo e tutti i dettagli su Vinix</a>.</p>
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		<title>Hartmann Donà</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 10:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello che ti colpisce quando Hartmann parla della sua terra è il suo amore per le viti. Cose quasi vecchie, dal sapore antico, dai trenta ai cinquant&#8217;anni. Pinot nero, soprattutto. Ma anche schiava, pinot bianco, chardonnay, lagrein. Tutti a Merano. Pochi ettari, rese bassissime, quindicimila bottiglie. Per rendere l&#8217;idea. Ti guarda negli occhi e ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-4424 cornice" title="Hartmann" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Hartmann3.jpg" alt="Hartmann" width="544" height="491" /></p>
<p>Quello che ti colpisce quando Hartmann parla della sua terra è il suo amore per le viti. Cose quasi vecchie, dal sapore antico, dai trenta ai cinquant&#8217;anni. Pinot nero, soprattutto. Ma anche schiava, pinot bianco, chardonnay, lagrein.<br />
Tutti a Merano. Pochi ettari, rese bassissime, quindicimila bottiglie. Per rendere l&#8217;idea.</p>
<p>Ti guarda negli occhi e ti dice che non gli pesa lavorarle da solo per cinque o sei settimane, nonostante freddo e neve. Da lì la mente trae l&#8217;energia sufficiente per affrontare l&#8217;anno successivo.</p>
<p>Ti stupisce anche il fatto che in così poco tempo il risultato del suo lavoro sia chiaro e definito. Perchè no, Hartmann non segue le sue vigne da sempre, anzi. Dopo enologia ci sono voluti più di dieci anni da <a href="http://www.kellerei-terlan.com/">Terlano</a>, cantina di numeri e di eccellenze a pochi chilometri da casa, prima di decidere di smettere di vendere le uve dei propri vigneti a <a href="http://www.colterenzio.it/">Colterenzio</a> per vinificare da sé. E poi ancora qualche tempo per trovare il tempo di fare anche qualche consulenza. Tra le altre la mitica <a href="http://www.fattoriasanlorenzo.com/">Fattoria San Lorenzo</a> nelle Marche e l&#8217;emergente <a href="http://www.roccafiore.it/rcf/it/cantina.html">Roccafiore</a> in Umbria.</p>
<p>E&#8217; cantina recente la sua quindi. Il primo <em>Donà Noir</em>, il suo pinot nero, porta in etichetta il 2000. Il <em>Donà Rouge</em>, protagonista la schiava, il 2001. E se poi si pensa che del primo cinque vendemmie sono sempre in affinamento (tre in bottiglia e due ancora in botte) ci si rende conto che, in effetti, da allora ad oggi sono state commercializzate solo cinque annate e che è cantina ancora giovane. Dalla spiccatissima personalità però. La mano di Hartmann sembra muoversi precisa e definita, dando a tutti i suoi vini un comune denominatore. La schiava per dire rivede radicalmente i confini normalmente conosciuti di questo vitigno. Niente di femminile, colori impenetrabili per un vino rosso di gran corpo. Il pinot nero poi è bevuta impattante, di enorme carattere, capace di coniugare complessità, intensità, eleganza. Sul lungo periodo è capace di emergere in finezze, in sensazioni sottili, a donare profondità.<br />
E&#8217; cantina (e cantiniere) di cui si sentirà parlare sempre di più. Sicuro.</p>
<p>Poi certo, cambiando completamente argomento e volendo essere autoreferenziali si potrebbe dire io non sia tornato subito subito. Quasi, però. Il giusto per riordinare il tutto. E ricominciare.</p>
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		<title>Umbria IGT – Roccafiore, Fiorfiore 2007</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 18:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uvaggio: Grechetto 100% Ce l&#8217;ho fatta, il cerchio si chiude: forse ho trovato il grechetto perfetto*. La cantina è Roccafiore, l&#8217;enologo Hartmann Donà. *Perchè è elegante, pulito, complesso e finissimo e bello in ogni sua sfumatura. Scusate se è poco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1251" title="Umbria IGT - Roccafiore, Fiorfiore 2007" src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/uploads/Roccafiore-300x300.png" alt="Roccafiore" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;">Uvaggio: Grechetto 100%</p>
<p>Ce l&#8217;ho fatta, il cerchio si chiude: <span style="font-style: italic;">forse</span> ho trovato il grechetto perfetto*. La cantina è Roccafiore, l&#8217;enologo Hartmann Donà.</p>
<div class="stars"><img src="http://www.enoicheillusioni.com/wp-content/themes/enoiche/images/04.png"></div>
<p><span style="font-size: 78%;">*Perchè è elegante, pulito, complesso e finissimo e bello in ogni sua sfumatura. Scusate se è poco.</span></p>
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		<title>Fast Good // Il Grechetto (anche di Todi)</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 15:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Cossater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A corto di assaggi, vi ripropongo un articolo scritto qualche tempo fa per una piccola rivista locale, rimanendo in tema con la bella bevuta di ieri. &#8212; Sono tornato a vivere in Umbria da poco. E tra le tante cose che ho ritrovato con piacere non posso non pensare ai tanti vini che mi hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A corto di assaggi, vi ripropongo un articolo scritto qualche tempo fa per una piccola rivista locale, rimanendo in tema con <a href="http://www.enoicheillusioni.com/2009/03/colli-martani-doc-antonelli-grechetto-2007/">la bella bevuta di ieri</a>.</p>
<p>&#8212;</p>
<p>Sono tornato a vivere in Umbria da poco. E tra le tante cose che ho ritrovato con piacere non posso non pensare ai tanti vini che mi hanno accompagnato durante gli anni dell&#8217;università e di cui ho definitivamente sentito la mancanza. Ce n&#8217;è uno, poi, meno blasonato di tanti altri, più economico, talvolta poco considerato e generalmente molto diffuso, per cui ho proprio un debole. Il Grechetto. Previsto in praticamente tutte le denominazioni di origine a bacca bianca della regione, ha delle caratteristiche di bevibilità straordinarie. Ha aromi floreali e fruttati, anche tropicali, magari di nocciola, di mela e di pera; è sempre secco e fresco, ha una bella acidità e talvolta si presenta con una bella nota amarognola sul finale. Come aperitivo è perfetto, è raramente scontato ed è capace di regalare anche prodotti di buona struttura che lo rendono abbinabile ad innumerevoli piatti.</p>
<p>Generalmente lo preferisco in purezza, così, semplice, senza che abbia fatto passaggi in legno. Magari dai Colli Martani, anche se nel perugino un po&#8217; tutti ne interpretano una propria versione. Penso ad Adanti, ad Antonelli, a Caprai, al biologico Di Filippo, a Scacciadiavoli, e tanti altri.</p>
<p>Generalmente lo preferisco in purezza, dicevo. Ma come non pensare al grande Cervaro della Sala, in cui viene assemblato allo Chardonnay. O ai tanti Orvieto, vini molto spesso belli ed eleganti. O al Torre di Giano di Lungarotti, premiato lo scorso anno dal Gambero Rosso come miglior vino italiano sotto gli otto euro, in cui protagonista è anche il Trebbiano.</p>
<p>Il nome? Niente a che vedere con, ad esempio, il Greco di Tufo o le cosiddette uve di famiglia greca. Sembrerebbe risalga al medioevo, che i grechetti di allora ricordavano aromi propriamente tipici del mediterraneo orientale. Che poi si sia scoperto che geneticamente è molto simile alla Ribolla Riminese ed al Pignoletto dell&#8217;Emilia-Romagna è informazione che interessa più agli scienziati, che a noi bevitori.</p>
<p>E poi ci sarebbe il Grechetto di Todi, o Tuderte, una varietà coltivata nell&#8217;omonimo comune, che si caratterizza per maggiore struttura e finezza. Progres, associazione nata per difendere, promuovere, diffondere la produzione del tudertino &#8211; appunto &#8211; ha recentemente organizzato a Roma, all&#8217;Hotel Cavalieri Hilton, in collaborazione con l&#8217;Associazione Nazionale Sommelier, una presentazione dei vini dei produttori aderenti: <strong>Peppucci</strong>, <strong>Roccafiore</strong>, <strong>Tenuta San Rocco</strong>, <strong>Todini</strong>, <strong>Tudernum</strong>. Ne sentirete parlare, sempre di più.</p>
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