Robert Parker sta al vino come Windows sta ai computer

Mi guardo intorno e vedo sempre più Mac (si, ok, anche qualche pinguino, ma siamo sempre una fo***ta minoranza, ragazzi). E va bene la capacità di creare oggetti estremamente belli, desiderabili nella migliore accezione commerciale del termine. E poi funzionali, che nel mondo dei computer significa stabili ed usabili, e non è da tutti. Ma ci deve essere di più.

Ecco, la stragrande maggioranza degli utenti Mac dell’ultim’ora, ma anche di Linux (Ubuntu in particolare), viene dal mondo di Microsoft Windows. Questo significa che si tratta di un pubblico che ha letteralmente imparato ad approciarsi al mondo dei pc prima e del web poi attraverso le interfacce delle varie versioni del sistema operativo di Redmond. Ci hanno sbattuto la testa e, con il tempo, hanno capito come funziona. Sono cresciuti, ed ora sono pronti a provare altre cose,

Robert Parker quindi è come Windows. Ha rappresentato una guida per un’enorme bacino di utenza che non conoscendo il vino ha cercato per anni prodotti morbidi, piacevoli, fruttati nell’accezione più maroniana del termine. Prodotti facilmente interpretabili.
Una piccola parte di quelle persone però, con il passare del tempo, ha imparato a godere sempre di più del vino e, mossa dalla curiosità, ha cominciato ad informarsi e cercare nuove frontiere che andassero oltre un’idea del vino così chiusa, quasi limitante. E con il tempo saranno di più.

Ecco perchè c’è un mondo bellissimo oltre Parker. Secondo me.

The battle for wine and love or how I saved the world from Parkerization, di Alice Feiring

Alice“It’s hard to believe that the industry wouldn’t fight transparency with every bit of muscle it has. I just don’t see Big Wine allowing labels on wine reading something like this: This wine was de-alcoholized by reverse osmosis and smoothed out with micro-oxygenation. Ingredients: Water, alcohol, grapes, chestnut tannin, oak extract, oak dust, genetically modified yeast, urea, enzymes, tartaric acid, bentonite, velcorin.
On a naturally made wine, the ingredient list would read simply: Grapes and minimal sulfur (100 parts per million or lower).”

Semplificando e generalizzando si potrebbero prendere queste poche righe per capire l’approccio che ha avuto Alice Feiring nello scrivere “The battle for wine and love or how I saved the world from Parkerization”. Un viaggio alla ricerca di vini che esprimono il loro terroir e non sono risulati di un processo di laboratorio, dei vini cosiddetti naturali, dei vini non omologati nel gusto e nello stile. Una crociata, giusta e legittima, contro il tentativo di troppi produttori di adeguarsi ai gusti di Robert Parker e al suo sistema del punteggio in centesimi. Un viaggio attraverso grandi e vocate regioni vitivinicole per scoprire le lotte che esistono tra i cosiddetti tradizionalisti ed i modernisti – non solo in Piemonte. Il tutto condito in sottofondo dalle sue avventure e disavventure amorose, sempre legate in qualche modo al mondo del vino. A me è piaciuto molto.