Vale più un buon contenuto amatoriale che una pagina pubblicitaria. Sempre.

Mentre riguardavo il video dell’altro giorno mi sono accorto di quanto la stragrande maggioranza dei contenuti che mi ritrovavo a scorrere mentre cercavo informazioni sul Recioto di Gambellara fosse generata dagli utenti. La stragrande maggioranza.
C’era il blog che raccontava di una manifestazione, quello che riportava la notizia della docg, quello con un post di costume e quello con le degustazioni del Recioto. C’erano le immagini su Flickr. I video su Youtube, i consigli su Tripadvisor, e via così.

User-Generated Content, in inglese si dice così, è termine che si riferisce a tutto quel materiale (testi, ma anche foto e video) che viene prodotto dagli appassionati e non da case editrici e società specializzate. Tanto da blogger quanto da persone armate di macchina fotografica e smartphone pronte a condividere quel momento, quell’esperienza. Prima, anche solo una quindicina di anni fa, era una faccenda per professionisti, vi ricordate quelle telecamere costosissime? Ecco. Il contenuto generato dagli utenti è il risultato della democratizzazione di questo processo produttivo, oggi accessibile a tutti.

Mi rivolgo quindi a quelle aziende, quelle associazioni, quelle strade, quei gruppi e chipiùnehapiùnemetta poco presenti in rete (certo, l’ovvia conseguenza è che probabilmente non leggeranno mai queste righe). Quelle che non fanno tanto caso al loro sito, che rispondono in ritardo alle email, che non conoscono il significato di dialogo, in particolare sui social network, e che all’ingresso esibiscono fiere la loro rassegna stampa. Cartacea.

Perchè va bene il prestigio e la visibilità, ci mancherebbe. Ma se un quotidiano dura un giorno ed un mensile trenta volte di più, un post ben indicizzato è per sempre*, o quasi.

*No, ovviamente non è per sempre, anzi. Ma era frase troppo ad effetto per cambiarla in corsa.

Alla scoperta di Gambellara e del suo Recioto

Quando ho letto del premio giornalistico (dedicato anche al web) indetto dalla Strada del Recioto di Gambellara ho pensato potesse essere una bella occasione per approfondire un territorio ed un vino che mi affascinano particolarmente.

Ho cominciato quindi a raccogliere informazioni quà e là. E ad ogni pagina che caricavo mi rendevo sempre di più conto di quanto fosse un’inizio di un percorso di conoscenza e di approfondimento straordinari. Da coronare con il tempo, magari proprio con un viaggio in loco.

Ecco quindi quello che voleva essere un lungo post diventare un video. Un racconto di questo percorso dedicato a Gambellara e al suo Recioto (ed il consiglio è quello di guardarlo in alta definizione direttamente su Vimeo).

Recioto di Gambellara Classico DOCG Giovanni Menti, Albina 2006

Garganega | 15 €

Bella storia, quella del Recioto di Gambellara. Le uve, appese alle travi con il sistema che viene chiamato picaio, vengono lasciate passire per circa sei mesi. Il risultato, dopo, regala un vino carico ma mai aggressivo, capace di regalare una dolcezza di rara eleganza.

Quello di Menti ha un bellissimo colore dorato, vagamente ambrato, che al naso esprime il meglio di sé. Ad una frutta candita che richiama con forza idee di albicocca affianca note mielose e di noce moscata. Anche di cannella. In bocca è fresco, scorrevole, al centro dell’assaggio emerge una nota mandorlata di grande effetto che accompagna tutto l’assaggio. Mai troppo dolce, trova proprio in questa sua apparente austerità il suo equilibrio. Finisce pulito, non prima di aver espresso note più evolute.

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