Su Piattoforte, un “di là” tutto nuovo

Solo per segnalare che ieri è uscito su Piattoforte -il sito dedicato ai temi dell’enogastronomia di Giunti- un mio post sulla nuova edizione de Gli Ignoranti (un fumetto bellissimo). Si tratta di una collaborazione che mi incuriosisce e che mi entusiasma, è la prima volta che infatti esco dai confini dei blog (più o meno) autogestiti per confrontarmi in modo (più o meno) continuativo con una realtà editoriale ben più strutturata. Come sempre ci si vede un po’ di qua, un po’ di là.

Ma Porthos esce ancora?

La rivista uscirà con il suo ultimo numero, il sito è attivo e prossimo a un rinnovamento importante: non pubblicheremo tre articoli al giorno – ne bastano tre ogni dieci giorni – ma non credo sia mai stato così “presente” come negli ultimi tre anni.

La casa editrice Porthos Edizioni continua a pubblicare libri (nell’ultimo anno: la nuova edizione de “L’invenzione della Gioia” e di “Champagne: il sacrificio di un terroir“, “Manteniamoci giovani – vita e vino di Emidio Pepe“, “Io riesco a vederci il sole“. “Gli ignoranti – Les ignorants” andrà in stampa tra due settimane, la nuova edizione de “Il Matrimonio tra cibo e vino” entro aprile e si lavora su altri volumi).

Il progetto didattico Porthos racconta… va avanti spedito, a Roma e in giro per l’Italia.

Porthos “esce” ancora, è vivo e vegeto.

Così Matteo Gallello, Porthos Edizioni, su Facebook.

Le parole del vino

A proposito dello spostare un po’ più in su l’asticella, o del provare a portare le parole del vino, il linguaggio della degustazione, al livello successivo. C’è uno straordinario Sandro Sangiorgi, oggi su Porthos (a questo proposito come non consigliare anche, per provare a trovare una base su cui riflettere, l’illuminante lettura delle note di degustazione pubblicate in calce al volume “Manteniamoci giovani – vita e vino di Emidio Pepe”).

Così, tra gli altri tanti spunti, il Trebbiano d’Abruzzo 2010 di Francesco Valentini:

Raffinato e fiorito. Non è facile sentire un Valentini così accordato nei profumi, al punto che diversi partecipanti hanno creduto fosse di Pepe, e viceversa! Eppure la matrice verde dei profumi è inconfondibile, come la stratificazione organica infarcita di ricordi marini e di carne bollita; il sapore è secco, fila via spedito e coinvolto, cristallino nella qualità della persistenza. Forse per questo non tocca le corde più intime, vive nell’ambizione della perfezione e, perdendo un pizzico d’imprevedibilità, diventa abile.

Cambiare idea

Si può produrre vino senza solforosa, ma dovrebbe essere bevuto entro qualche settimana e nel posto di origine. Per sostituire la SO2 abbiamo bisogno di altri prodotti e c’è una legge mondiale che lo vieta. Non credo si possano fare vini senza solforosa che non abbiano comunque notevoli difetti.

Riccardo Cotarella, luglio 2007

Produrre vini di alta qualità senza solforosa e durevoli nel tempo, dopo un procedimento scientifico di ricerca in vigna e in cantina durato 8 anni. È l’obiettivo del “Wine Research Team”, che il 16 maggio all’Ais Roma, presenterà i risultati e farà degustare i vini delle 26 cantine del progetto coordinato dall’enologo Riccardo Cotarella.

WineNews, maggio 2013

A margine, segnalo la lunga trascrizione della tavola rotonda di presentazione del progetto di cui sopra a cura di Matteo Gallello (Porthos).

Porthos

Porthos è un’idea. Ma anche una pubblicazione trimestrale, una casa editrice ed una scuola. Porthos è raccontare il vino come prodotto culturale capace di emozionare.
Porthos è aspettare. Guardare la cassetta della posta con aria interrogativa e, magari qualche giorno dopo, scartare il pacchetto velocemente, tornando per un momento bambino.
Porthos è la ruvidità della carta, proiezione archetipale di artigianalità perdute.
Porthos è riflessione sull’odierno, ma è anche ritrovarsi a leggere articoli di anni prima, con magari maggiore curiosità e consapevolezza.
Porthos è lasciarsi cullare, dalle immagini e dalla scrittura.
Porthos è un momento, quel momento, quando ogni assaggio diventa unico ed irripetibile.
Porthos è chiedersi perchè, senza voler necessariamente trovare una risposta.
Porthos, forse, è il vino che vorremmo.

Sulla carta stampata

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Per lavoro mi passa sulla scrivania [quasi] tutto quello che esce in edicola sull’argomento, in particolare tutto ciò che è legato al food. Ma, a livello personale cosa compro in edicola?

*Sono abbonato a Porthos, che alcuni articoli e degustazioni credo valgano davvero la pena di essere letti.
*Sto valutando se abbonarmi ad Enogea, ma credo di si.
*Di tanto in tanto acquisto Wine Spectator e Spirito diVino.
*Raramente compro Decanter e Bibenda – ecco, vorrei fosse un comportamento di acquisto più frequente.
*Non prendo ma se mi ci imbatto, dal dentista per dire, sfoglio Euposia, Civiltà del bere, Il Mio Vino.

Il fatto è: mi perdo qualcosa di fondamentale?

Immagine di David Zellaby

Il Brunello ed il sangiovese grosso

Dicevano che questa degustazione si sarebbe dovuta chiamare “Il Brunello, quello vero” ma che era un po’ troppo forte, visti i tempi. Poi è notizia di oggi che anche l’Erbaluce avrebbe i suoi problemi, dopo quelli di Montepulciano e Montalcino. Insomma. Tempismo perfetto. Aspettiamo la prossima denominazione al varco.

Però è vero che non esiste momento migliore per ribadire, assaggiandoli, che ci sono produttori (la stragrande maggioranza) che fanno ottimi Brunelli, ovviamente rispettando le regole, e che sono quelli che poi, sulla lunga distanza, non hanno bisogno di nascondersi dietro a giochini vari. Perchè sono espresioni di un bellissimo territorio, sono vini ricchi di personalità e, guarda un po’, sono buonissimi. Prodotti di grande spessore, quindi, per una delle più belle degustazioni cui abbia partecipato. Sandro Sangiorgi ha questa capacità di esprimersi in un modo estremamente bello e semplice, anche quando i concetti facili non lo sono affatto. E poi in sottofondo c’era l’ultimo disco solista di Eddie Wedder, splendida voce dei Pearl Jam.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Tenuta Col d’Orcia 2000

Tutti i primi tre Brunelli non hanno grandi ambizioni di colore. Sono tutte diverse espressioni di un rosso granato piuttosto leggero ed elegante. Naso ricco, per il Col d’Orcia, di sensazioni di frutta rossa e di sensazioni terziarie: catrame, cuoio, vaniglia. Inizialmente molto intenso, poi perde qualcosa. In bocca è giovane, leggeremente sapido, comunque equilibrato. Complessivamente molto corretto. E formale.

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Brunello di Montalcino DOCG – Il Paradiso di Manfredi 1998

Qui il naso è leggermente più evoluto, è elegantissimo e di grande complessità. Sentori di terra, di sigaro, note legnose e di umidità. In bocca è leggiadro, non è invasivo. E’ fresco, meno caldo, molto naturale. Finisce sul metallo e sulla castagna. E rimane a lungo.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Capanna 1998

Il naso è leggermente più intenso degli altri, si parla di grande spessore. Una nota eterea appena accennata fa da sfondo a note carnose e leggermente floreali insieme a radici, liquirizia, tartufo. Grande austerità. In bocca è robusto, caldo, largo. I tannini sono grassi e lo rendono equilibratissimo. Finale di straordinaria pulizia. Coniuga potenza ed eleganza. Severo ed aristocratico. Praticamente perfetto.

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Brunello di Montalcino DOCG – Salicutti, Piaggione 2003

Naso non intensissimo. Note balsamiche, note speziate leggermente dolci, note fruttate sul rosso – fragoline e confettura di fragole. In bocca ha un’alcolicità pungente, nonostante sia piuttosto equilibrato. Meno dritto degli altri. Il finale è lungo e corrispondente con le sensazioni olfattive.

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Brunello di Montalcino DOCG – Le Macioche 2003

Naso dolce, più legnoso e vanigliato degli altri. Quasi esotico. Papaya, tè verde, pepe bianco, agrumi. E poi si scopre che da queste parti il terreno è più sabbioso che altrove. E gli aromi che ne derivano tendono verso una certa imprevedibilità. Molto equilibrato, con una sensazione di legno che ritorna su un bel finale.
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Brunello di Montalcino DOCG – Fattoria Poggio di Sotto 2003

Naso austero. Elegante e raffinato. Note di terra, di goudron, di ruggine, di chiodi di garofano. Sanguigno, se si può dire. Il tannino è gentile, l’acidità piacevole. Grande corrispondenza per una bevuta davvero importante.

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