X & Y, certo, uno dei due era naturale

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Lo ripeto. Credo che il tasting panel che Cascina i Carpini ha portato avanti con i due vini gemelli, ovvero con due vini uguali ma trattati in cantina in modo differente, uno vinificato con lieviti indigeni ed uno no e di cui ho scritto solo tre settimane fa, sia esperimento di enorme interesse. A prescindere dal risultato.

Oggi Paolo Carlo Ghislandi ha dedicato alla cosa un ampio post su Vinix, svelando finalmente il risultato di questo suo pioneristico esperimento. Se volete leggerlo ed approfondire direttamente ne vale certamente la pena.

Da parte mia mi limito a dire che le nostre consapevolezze di consumatori su ciò che è o che dovrebbe essere naturale e su tutto quello che circonda questo termine sono ancora molto empiriche e troppo basate sulle esperienze personali perchè abbiano davvero valore. E’ un mondo che aspetta in gran parte di essere ancora scoperto. Grazie a Paolo, oggi, forse abbiamo fatto un piccolo passo in avanti.

Grazie a Le pubbliche relazioni del vino per l’immagine in apertura.
E per i più curiosi, si, Y era il campione a fermentazione spontanea.

X & Y, ovvero due modi di concepire lo stesso vino

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Ecco, si potrebbe semplificare e dire che ci siano persone che parlano e persone che fanno. Si potrebbe dire così, senza affermare che una cosa sia necessariamente migliore dell’altra. Sarebbe un bell’incipit, quantomeno.

In tal caso, quindi, Paolo Carlo Ghislandi, ovvero Cascina i Carpini, cantina nel tortonese, in provincia di Alessandria, farebbe definitivamente parte della seconda categoria.

Mi spiego. Si scrive e si parla di quà e là delle differenze tra i cosiddetti vini “naturali” ed i vini “normali” o “industriali” (e già sull’uso e la scelta di questi termini ci sarebbe da discutere, molto). Tutti hanno diverse opinioni e punti di vista. Anche i produttori al centro di questo dibattito sono gli stessi ad essere riuniti in associazioni e movimenti che differiscono sotto diversi aspetti. Triple A, Vin Natur, Vini Veri etc. Quali le differenze? Quali gli approcci?

Ma andiamo con ordine.
Il nostro, un giorno, stanco e con voglia di fare chiarezza sulla questione ha deciso di accantonare per un momento ogni possibile risvolto filosofico e provare ad affrontare la questione in termini produttivi. Nello specifico ha voluto verificare se l’uso di lieviti selezionati tenda o meno a standardizzare il risultato di una vinificazione, come spesso si dice e si legge in giro. Se privino o meno un vino, quindi, di alcune caratteristiche date dall’unicità del terroir di origine.

Ed ha ideato i vini gemelli.
Due vini, ottenuti dalla stessa vendemmia di un’unica vigna divisi subito prima della fermentazione in due identiche masse. Stesse condizioni ambientali, uguali vasche d’acciaio.
Una è stata vinificata “tradizionalmente”, inoculando lieviti selezionati, e l’altra “naturalmente”, lasciandola fare da sola. E si, se ve lo state chiedendo, sto semplificando, almeno un po’.
Ecco quindi due vini, fatti in parallelo ed imbottigliati lo stesso giorno. Due vini, uguali ma diversi. Gemelli, insomma.

Su Vinix, social network dedicato al vino, poi, ha spiegato l’iniziativa e cercato persone interessate a provare il risultato di questo esperimento. Ci è voluto poco, questione di ore e tanti appassionati da tutta Italia avevano espresso interesse per riceverli. Tra cui il sottoscritto, appunto.

Io, per inciso, ancora non so quale delle due bottiglie sia cosa. Ma un’idea me la sono fatta.

Perchè uno dei due vini (X) è sembrato subito più elegante. In particolare pareva bevuta dritta, caratterizzata da un naso piuttosto lineare, che inizialmente faticava ad aprirsi ma che poi svelava sentori anche minerali, guadagnando in profondità. La spalla acida ed il tannino verde erano quelli di una bevuta straordinariamente giovane ma con un suo perchè. Un vino che rimaneva spigoloso ed ancora non completamente armonico ma apparentemente fedele a se stesso.

Il secondo invece (Y) è apparso vino che giocava le proprie carte su intensità e (qualche) morbidezza. Frutti rossi, per capirci. Ad un attacco nervoso affiancava uno spessore di diversa architettura, quasi fosse più irruento, nella sua giovinezza. Più lungo? Si. E più intrigante, anche, nel suo essere capace di svelare tratti di maggiore profondità.

Ecco perchè, ma va detto che i miei compagni di questo particolare tasting panel non la pensavano necessariamente allo stesso modo, azzardando un giudizio che credevo molto più semplice, il secondo (Y) era tra i due quello più “naturale”. Opinione mia.

Ed aspetto conferme o smentite.