Giorno uno: Offida, Aurora e il pecorino


Giornata spettacolare oggi, me ne sono reso conto in un momento preciso: stavo salendo in macchina lungo una collina vicino Offida e dietro una curva, così, all’improvviso, sono sbucate le montagne con una nitidezza ed una maestosità da lasciare abbastanza senza fiato. Tutte quelle cose lì: cielo blu, colline verdi, neve bianca. Solo che erano colori particolarmente colorati, se mi spiego.

Ero già stato ad Offida, era l’anno scorso per una tavola rotonda, ed avevo già assaggiato alcuni dei vini di Aurora, cantina di cui si dice in giro un gran bene. Da parte mia non posso fare altro che confermare l’ovvio: L’Offida Pecorino “Fiobbo” 2010 è buonissimo e anche di più. Gentile e delicato ma al tempo stesso severo nell’esprimersi, entra nel palato con una forza spiazzante. Rimane teso, tesissimo grazie ad una componente sapida affascinante che, affiancata a note più dolci e vagamente ossidative, regala un assaggio di purezza e complessità. Una grande sorpresa.

In foto uno dei vigneti di Aurora, quello del montepulciano (a conduzione biodinamica, come gli altri). Sullo sfondo, lontano, il Gran Sasso.

Quello è un campione

In realtà questo è post che avevo in testa da qualche settimana, sicuramente dai giorni immediatamente precedenti e successivi la tavola rotonda dal titolo “raccontare il vino al tempo di internet e delle marchette” di Offida. Erano i primi di settembre e se è vero che il mio intervento aveva più a che fare con il marketing e con le relazioni aziende/consumatori sui social network è anche vero che abbiamo discusso tutti insieme (anche animatamente) di molti altri argomenti.

Uno dei concetti emersi, perfettamente espresso da Fiorenzo Sartore e solo sfiorato dal sottoscritto, riguarda il grande cambiamento nel modo di fruire le informazioni in rete negli ultimi anni. Per farla breve, quella che viene comunemente considerata come informazione dal basso, quella dei forum, dei blog, degli status update, oggi è capace di ricoprire un’area notevolissima, se non di più. Questo significa che da parte del lettore ci vuole uno sforzo enorme, un impegno costante nel cercare di capire ed interpretare la qualità della fonte che si è trovato davanti. Colui che scrive quindi deve cercare di dare il maggior numero di informazioni possibili affinché il lettore possa costruirsi un’idea chiara nel minor tempo possibile. Avete presente quei siti dove non ci sono nomi, cognomi, email, nessun “about me” e la pagina dei contatti ha solo un anonimo form? Ecco, quello non aiuta per niente. Da parte di chi scrive “deve esserci uno sforzo di trasparenza perenne (oltre ovviamente a senso di responsabilità, rispetto, eccetera)”. Insomma, ci devono essere più elementi possibili per aiutare il lettore in questo lavoro di elaborazione critica.

Io, qui, ero partito con la bellissima abitudine di segnalare sempre se una bottiglia di cui scrivevo mi era stata regalata/offerta/omaggiata dal produttore. Poi, con il tempo, è informazione che ho cominciato a ritenere sempre meno importante. Pensavo non fosse (sempre) fondamentale. Mi sbagliavo? Forse. Ero in buona fede? Sicuramente. Però alla fine, indossando i panni del lettore, ho pensato che si, vorrei sempre sapere se l’autore di una degustazione non professionale l’ha pagata o meno, quella bottiglia. Quindi eccomi, pieno di spirito del “meglio un’informazione in più che una in meno”, da oggi eventuali campionature saranno sempre segnalate. Adesso c’è anche una categoria apposita.

Il Pecorino di Offida (il 2010, nello specifico)

Allora la trasferta ad Offida dello scorso weekend è stata anche l’occasione per una degustazione, domenica mattina, di circa venticinque pecorino. E guardate, avevo anche cominciato a scrivere un post fatto di impressioni ed osservazioni ma, dopo solo poche righe, ho capito che avrei fatto prima a rimandarvi all’impeccabile report di Mauro Erro. Lì c’è davvero tutto.

Volendo fare un brevissimo riassunto di quello che avrei scritto, aggiungo solo che si, si può parlare di un tratto comune nel Pecorino DOCG di Offida. Vini non aromatici ma comunque caratterizzati da una certa ricchezza espressiva, da una certa acidità (niente di particolarmente tagliente, chiaro) e da una vaga sensazione di dolcezza, quasi ad ammiccare all’assaggiatore (ecco, a questo punto ci sarebbe da aprire una parentesi su quanto scritto rimandi immediatamente al trebbiano spoletino, anche se questo ha una struttura diversa, più incisiva nell’esprimersi).

I nomi che mi sono segnato, una volta scoperte le etichette, sono: il “Rugaro Gold” della Cantina dei Colli Ripani, il “Villa Piatti” di Collevite, il “LiCoste” di Domodimonti, San Filippo, il “Kiara” di San Giovanni.

Le cantine ed i contenuti generati dagli utenti

Il mio intervento di sabato scorso ad Offida era incentrato sull’importanza dei contenuti generati dagli utenti. Quei contenuti (thread sui forum, post  e commenti sui blog, recensioni su social network specializzati in vino ma anche semplici lanci su Twitter, Facebook, Friendfeed e chipiùnehapiùnemetta) che partono dal basso, dal consumatore.

Si, direte, non è una novità. Ma nel vino troppe, troppe cantine hanno un approccio che si può considerare in un certo senso verticale, così abituate a portare avanti la propria comunicazione istituzionale e così poco propense all’ascolto. Il loro grande problema, anche quando riescono ad essere informate su quello che succede online, è questo: la tendenza a guardare al contenuto e non al potenziale valore della relazione che si può instaurare con quel consumatore.

Offida è in provincia di Ascoli Piceno

Domani (sabato), alle quattro, sarò ad Offida per una tavola rotonda dal titolo “raccontare il vino al tempo di internet e delle marchette”. Con me Giovanni ArcariStefano Caffarri, Corrado DottoriMauro Erro, Fiorenzo Sartore. A moderare Alessandro Morichetti e si, è assolutamente probabile che ci sarà da divertirsi.

A fare da contorno la manifestazione Divino in Vino, una tre giorni dedicata al vino ed alle tipicità del territorio: degustazioni, banchi d’assaggio, seminari. Qui il programma dettagliato.

Al solito, se siete in zona (forse) ci si vede lì.