Senza usare il cavatappi

Davvero non so quanto possa essere utile, in fondo di metodi per affrontare tappi molto vecchi e rovinati ce ne sono diversi, quello che è certo è che si tratta della più scenografica tra le tecniche mai viste per aprire una bottiglia di vino. Una pratica pare già in uso in Portogallo proprio per stappare vini assai datati il cui tappo di sughero tende a sbriciolarsi.

Tutto questo va in scena all’Eleven Madison Park, il ristorante che più è sulla bocca di tutti, non solo a Manhattan (via Winetimes)

Foursquare über alles

Al solito, il discorso è certamente più complesso di così. Ma l’ennesima conferma è che nelle città in cui Foursquare è largamente diffuso, come qui a NY da dove sto scrivendo, le guide cartacee non hanno più alcun motivo di esistere. Nessuno. In “explore” c’è già tutto, e funziona perfettamente.

E guardate, non è cosa che si limita alla sola ristorazione – il settore evidentemente con più visibilità insieme a bar, locali, etc. – ma è ragionamento più ampio, che ha che fare con un cambiamento radicale nel modo stesso di visitare e di vivere gli ecosistemi in cui ci muoviamo. La forza propulsiva di Foursquare, a differenza di TripAdvisor, è il suo essere liquido. In continuo e perenne cambiamento grazie agli umori degli utenti che ne fanno uso. Cosa succede di là, quando succede, chi fa check-in, se lo conosciamo, cosa è di tendenza in un determinato momento, le liste, i like e soprattutto i punteggi calcolati sulla base tutte queste variabili. Ovvio, maggiore è il numero degli utenti più diventa strumento capace di essere affidabile come nessun altro, anche sul web. Una piattaforma trasversale, non utilizzata solamente in ambito turistico ma anzi, la cui forza propulsiva deriva proprio dai “locals”, utenti capaci di essere vere e proprie guide virtuali per tutti gli altri. E poi il suo essere nativo per mobile, naturalmente immediato nell’utilizzo.

Da qui non si torna più indietro, ed è piuttosto entusiasmante.

Back home

Ci sarebbe bisogno di ordine. Ci sarebbe la necessità di riuscire a mettere almeno apparentemente in fila l’enorme mole di sensazioni e di emozioni accumulate negli ultimi dieci giorni. Perchè ovviamente no, anche se non era la prima volta New York non riesce a lasciarmi indifferente, proprio per niente. Ed anzi, gli strascichi emotivi di questa trasferta tanto breve quanto intensa sono destinati a durare giorni. Molti giorni. Ovviamente penso alla maratona, a quella mezz’ora di troppo che mi ha lasciato tanto amaro in bocca ed un grande conto in sospeso sia con la distanza che con quell’ultimo tratto, quello che dal Bronx punta a sud lungo tutta la 5th Avenue fino al parco. Alla partenza, allo spettacolo di Brooklyn e in generale a tutta quella curva sud lunga quarantadue chilometri. Ci rivedremo. A quella ragazza nel Queens il cui cartello recitava “you are the 1%” e alla stampa americana che tutti i giorni dedicava ampio spazio all’Italia e alla Grecia. Al mio appartamento nel Village e a quella sensazione di pace nel guardare la città dall’alto. Agli amici rivisti in città, siete fantastici. Alle ostriche (si, alle ostriche) dell’Oyster Bar e di P.J. Clarke’s e al riesling di Hermann Wiemer che alla fine non sono riuscito ad assaggiare. A Camillo Donati, trovarti al bicchiere al Ten Bells è stata una piacevole sorpresa. Alle tante splendide cene e ai mille ristoranti che vorrei provare la prossima volta. E poi ai colori, in autunno e con il sole New York è bellissima. E allora sapete cosa? L’ordine non è necessariamente la scelta giusta, che il motore sia alimentato da questo caos o meno non è importante ai fini del risultato. L’importante è che giri.

Di là, fisicamente

Un post informativo, solo per segnalare che nei prossimi dieci giorni gli aggiornamenti qui sul blog saranno probabilmente nulli. Il sottoscritto questo pomeriggio sarà già a New York per andare a correre la maratona, domenica, e (immediatamente dopo) recuperare tutto quello che non ha bevuto e mangiato nelle ultime settimane. Tanti i ristoranti, i wine bar, le enoteche segnate sul taccuino digitale ma sopratutto la volontà di immergersi nella città fino al collo per assorbire quanta più energia possibile.

Più probabile mi troviate su Twitter e, come al solito, se siete in zona lanciate un segnale di fumo. Sarebbe bello incontrarsi da quelle parti.

Carte dei vini: Terroir Wine Bar, NY.


Certo, si potrebbe dire che è di difficile consultazione. Che con tutta quella confusione di caratteri, immagini, colori viene quasi il mal di testa. Ma la carta dei vini del Terroir Wine Bar di New York è spettacolare per idea, realizzazione, scelte. Geni.

Qui sopra la pagina dedicata ai Barolo di Bartolo Mascarello, ma c’è di più, eccome. Basti sapere che questa del 2011 è la “summer of riesling“. Tutto un programma. Il pdf è scaricabile da qui, poco più di sette mega da sfogliare con avidità.