Il Berace di Massa Vecchia e l’urgenza di andare in vacanza

E insomma. Mancano tre giorni, solo tre giorni, a quello che sarà un brevissimo periodo di vacanza impreziosito da diverse visite in cantina (Sardegna, arrivo). In tutto questo qui a casa non si smette di cercare conforto in bottiglie capaci di essere buone – buone davvero – senza però impegnare troppo la mente, che con questo caldo il cortocircuito è assicurato. Ecco quindi fare capolino dalla cantina il “Berace” 2010 di Massa Vecchia, un vino goloso come pochissimi altri, da leccarsi (letteralmente) le labbra. Uno di quelli che nel suo essere così buono, sfaccettato e profondo, riesce anche ad essere sempre semplice, senza inutili sovrastrutture. E poi la sua dimensione più bella, quella di vino defaticante, da bere e basta. Che goduria.

Il “Chiassobuio” 2009 di Tunia


È stato il sangiovese a farmi venire una gran voglia di tornare a scrivere di vino bevuto. Ieri sera il Rosso di Montepulciano 2010 di Poderi Sanguineto si è dimostrato in una forma a dir poco eccezionale (a proposito, nei prossimi giorni dovrò dedicare qualche riga a questa meravigliosa annata, ci sono troppe cose da dire), seguito subito dopo da La Querciola 2007 di Massa Vecchia. Un vino che piano piano sta cominciando ad uscire dal guscio protettivo che si era costruito intorno e che sta dimostrando di essere un vero e proprio monumento alla Maremma. O Le Trame 2008 di Podere Le Boncie della settimana scorsa, un vino di un’immediatezza, di una beva e al tempo stesso di una profondità disarmanti. Mi piace tantissimo.

Ma no, queste righe in realtà non sono dedicate alle tre straordinarie donne dietro ai vini appena citati ma ad una realtà che non conoscevo ed in cui mio sono imbattuto pochi giorni fa. Si chiama Tunia ed è cantina in Val di Chiana, nella parte settentrionale, in provincia di Arezzo. Mi sono messo a leggere il loro blog e mi sono appassionato alla loro storia e al loro approccio. Si tratta di un’azienda agricola abbastanza grande, si sviluppa su complessivamente venticinque ettari, nata appena tre anni fa grazie alla passione di tre giovani. Vigne vecchie affiancate ad impianti nuovi ed olivi. Ma soprattutto, è il motivo per cui sto scrivendo questo post, un sangiovese di grande fragranza, gentile nei profumi, tutto giocato su un bel rincorrersi tra acidità e polpa. Un vino che viene parzialmente vinificato in legno ma che mantiene comunque grande beva (della serie, a secchi). Si chiama “Chiassobuio”, costa poco più di dieci euro e l’annata è la 2009.

Visto e considerato che potrei arrivare in cantina in meno di un’ora il prossimo passo è certamente quello di andare a trovarli.

Il Berace 2009 di Massa Vecchia, un aggiornamento

Era l’anno scorso e scrivevo dell’ultimo nato di Massa Vecchia, il Berace. Un vino che in un certo senso potrebbe essere definito come l’ingresso e l’introduzione al vigore, alla ricchezza, all’espressività dei bicchieri che nascono a Massa Marittima, Grosseto. Un vino che proviene dalle vigne di sangiovese e merlot più giovani, che in cantina matura per meno tempo e che alla fine risulta meno impegnativo economicamente rispetto ai suoi fratelli maggiori. Bene, oggi – mentre è imminente l’uscita del 2010 – quel millesimo è in una forma smagliante. Nella sua immediatezza sa essere succoso, espressivo, appagante. Un vino che trova il suo senso più compiuto a tavola e che finisce troppo, troppo rapidamente (come ieri sera a Cortona, perfetto accompagnamento ad alcuni dei piatti della Taverna Pane e Vino).

A questo prezzo non so dove trovare un bicchiere più buono.

Maremma Toscana Rosso IGT Massa Vecchia, Berace 2009

Merlot 60%, Sangiovese 40 % | 15 €

Massa Vecchia ci ha abituato ad una produzione in continuo cambiamento, non molte le etichette che nell’arco degli anni rimangono invariate nell’uvaggio. Vini che nascono e che dopo qualche anno magari scompaiono rimpiazzati da nuovi assemblaggi. La firma però è sempre la stessa, difficile non riconoscere alla cieca uno dei vini usciti dalla cantina di Massa Marittima. C’è sempre quel tocco, quella profondità.

Il Berace, uno dei più recenti, ha il grande pregio di avere un prezzo particolarmente accessibile. Uno di quelli da bere giovani, ma anche no. Perchè se è vero che ci sono quella fragranza poderosa del frutto e quella freschezza è anche vero che sono tutte sensazioni destinate ad evolvere acquisendo fascino, spessore, eleganza. Oggi per esempio il merlot è evidentissimo nelle sue accezioni più giovani, sarà straordinario aspettarlo. Io, fiducioso, ne ho preso un cartone.

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Maremma Toscana IGT Massa Vecchia, Ariento 2000

Vermentino | 35 €

Qui lo dico: se vedo un Massa Vecchia in carta, al ristorante, difficile riesca a resistere. E’ più forte di me. Quando poi l’oste ti guarda e ti dice che no, il 2004 lo ha finito ma che dovrebbe avere ancora qualche bottiglia di 2000 hai la certezza matematica di avere fatto la scelta giusta. Anche questa volta.

L’Ariento, questo miracolo, è un vermentino in purezza macerato sulle bucce, ecco un colore splendidamente carico. Al naso il vermentino è all’ennesima potenza, sfaccettato e profondo. C’è tutto, complessità rara. Colpisce per mineralità, per un frutto mai stanco e solare, mediterraneo come pochi altri. Poi c’è il fatto che spesso una macerazione troppo spinta porta a vini che in bocca sono monolitici, giocati su acidità che affascinano ma che al tempo stesso stancano il palato. L’Ariento mai, in bocca è tutto un rincorrersi tra freschezza, sapidità, polpa e, alla fine, un’acidità misurata. Una bocca enorme, caratterizzata da un’espressività rara da trovare in altri vini bianchi italiani con oltre dieci anni sulle spalle. Il mare, il salmastro, l’aroma che lascia l’onda sul bagnasciuga mentre si ritira. Prima di un finale interminabile, dritto, elegantissimo, indimenticabile.

Il fatto è che amo i vini di Massa Vecchia per quella loro perfetta capacità di coniugare, come pochissimi, vitigno e luogo. Nessuno di questi due elementi sovrasta l’altro, anzi. Riescono sempre ad essere distinti ma al tempo stesso uniti da una grande forza espressiva. E’ un continuo rincorrersi tra profumi, aromi, idee, ricordi. Tanto del primo quanto del secondo. Per finire irripetibili e perfetti.

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Maremma Toscana IGT Massa Vecchia, Patrizia Bartolini 1999

Sauvignon

Mi sento un po’ in imbarazzo a scrivere dell’espressività dei vini di Massa Vecchia, come se fosse impossibile rendere parole le straordinarie emozioni che ogni volta riescono a regalare. C’è una componente di inafferrabilità che li rende al tempo stesso profondi e semplici, come se bere quel bicchiere fosse la cosa più naturale del mondo. Vini di cui godere, ancora ed ancora.

Il Patrizia Bartolini è bottiglia che appartiene alla memoria storica della cantina, oggi non più in produzione. Un sauvignon che veniva lasciato sulla pianta fino a raggiungere una surmaturazione ottimale e che poi era destinato ad un lungo affinamento in bottiglia prima di essere commercializzato. Un vino, almeno questo 1999, struggente. Capace di un richiamo territoriale così forte da portare un nuovo significato a questo termine, di cui spesso forse abuso. Un vino dolce prima di tutto. Un vino dal profilo olfattivo infinito, capace com’è di riportare la mente a sentori di ferro, scaldato da sole e dal mare. C’è una parte più fruttata, calda, i cui riconoscimenti spaziano dagli agrumi al miele. E poi una mineralità mai stanca, pietra focaia.
In bocca è leggiadro, veloce nel distendersi ed infinito nel ricordo. La sua è una dolcezza misurata, mai sopra le righe, perfettamente bilanciata da una grande freschezza. Un vino da meditazione, di quelli da lasciarsi cullare e trasportare.

Un miracolo.

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Dieci vini per il duemiladieci, e dieci canzoni

Senza classifiche, ma un consuntivo dei tanti vini assaggiati quest’anno. E certo, non necessariamente i più buoni in senso assoluto, quelli però che sono legati ad un sottofondo emozionale che non dimenticherò facilmente. Vini di persone, di luoghi, di amici. In generale di ricordi e di significati. Con una canzone, iTunes -tra quelle uscite quest’anno- sostiene siano state le più ascoltate.

Il mio lambrusco, Camillo Donati. Questo, simbolicamente uno per tutti, a raccontare la realtà dei lambrusco a rifermentazione naturale in bottiglia. Profondità, profondità, profondità. Perchè esiste un mondo tutto da scoprire oltre quelli del supermercato.

Jamaica – Short and entertaining

Barbera d’Alba, Giuseppe Rinaldi. Evabbè, facile direte. In effetti è buonissima. E poi è vitigno che mi ha accompagnato per un lungo periodo, era la scorsa primavera, e che richiede parecchia attenzione. Ce ne sono molte là fuori di grande personalità e spessore. Andiamo a cercarle.

Arcade Fire – The suburbs

5, Podere le Boncie. Tutta l’espressività di Giovanna Morganti e di Castelnuovo Berardenga in una bottiglia dal rapporto spesa/felicità commovente. Un sangiovese da bere sempre, o anche di più.

Eels – A line in the dirt

Trebbiano d’Abruzzo, Valentini. E’ come quando la purezza del mare incontra la terra, non credo serva aggiungere altro.

Girls – Thee oh so protective one

Vigna Vecchia, Collecapretta. Dei vini umbri di Vittorio Mattioli e di sua moglie Anna ho scritto più di una volta. Rubo una loro definizione ad un caro amico, particolarmente centrata. Dice: “dalla loro cantina escono vini che prima di essere veri sono magici“. E tanto mi basta.

Agnes Obel – Brother Sparrow

Il Frappato, Arianna Occhipinti. Per me uno dei vini della gioia, impossibile non prenderne una bottiglia quando mi ci imbatto. Mi ha preso il cuore per portarlo altrove.

Blur – Fool’s Day

Nobile di Montepulciano, Poderi Sanguineto. E tutto il rock’n’roll di Dora e di Patrizia. Il loro imprescindibile miracolo. Ragazze, quando è nel bicchiere è come fossi lì con voi.

The National – Anyone’s Ghost

Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, Cascina Gilli. Dolce, leggero, divertente, spumeggiante e profondo, scorrevole, economico. A margine quei sorrisi di fine pasto di complicità. Quasi quasi lo porto al pranzo di Natale.

Vampire Weekend – Horchata

Barbaresco Rio Sordo, Cascina delle Rose. Tutta l’accoglienza delle Langhe in una bottiglia di vino. Sintesi perfetta per un nebbiolo struggente.

LCD Soundsystem – Drunk Girls

Rosso, Massa Vecchia. Perchè entrambe le volte era bottiglia tanto definita quanto definitiva, quella che ti apre ad un mondo fatto di sensazioni diverse, con quella acidità a proiettarlo verso l’infinito. E se possibile anche oltre.

Ra Ra Riot – Boy

Questo è quanto. Il momento in cui finalmente impacchettare l’anno passato, archiviarlo e guardare avanti. Buon Natale.

Maremma Toscana Rosso IGT Massa Vecchia 2003

Merlot, Cabernet sauvignon | 30-40 €

Mi sono svegliato all’improvviso, ma non perchè avessi caldo. Il vento era un sussurrio leggero, fuori, e le tende danzavano lievi come se nulla le potesse disturbare, almeno quella notte. Mi sono girato e, guardando l’alto soffitto, ho avuto per un attimo una sensazione di smarrimento, come se tutto ad un tratto avessi capito di non essere a casa, ma in un posto nuovo, che non conoscevo. Ci è voluto ancora qualche secondo ed il fragile rumore delle onde in lontananza per ricordare e realizzare. E quel senso di smarrimento, quasi di solitudine, è improvvisamente scomparso.
Con gli occhi aperti mi sono girato ed ho cominciato a ripensare a tutto quello che era successo. Alla cena sulla spiaggia, ai sorrisi ed a quella rara sensazione di armonia. Il piccolo fuoco ed alcune candele erano le uniche sorgenti di luce, e forse era proprio per quel gioco di ombre e di penombre che le immagini, almeno nel ricordo, erano così soffici, morbide, praticamente avvolgenti. C’erano le braci ma, intenso, rivivevo nelle narici l’odore della macchia mediterranea. E poi i piedi nudi che giocavano con la sottile consistenza della sabbia, mentre le ore passavano veloci.
Mi sono alzato e guardando fuori dalla grande finestra, verso il mare, mi sono sentito invadere da quella quella sensazione di perfetto e definitivo, anche se inafferrabile. E ho avuto un brivido, e non era il freddo. E’ che sarei rimasto lì per sempre, felice.

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Di ritorno da Vini Naturali a Roma


Ci sono manifestazioni che vorresti avere non solo poche ore, ma diversi giorni a disposizione. Sarà per l’ambiente, rilassato ed informale, e per gli amici incontrati. Sarà per la qualità media elevatissima delle bottiglie presenti. O forse per il fatto che i produttori sono tutti lì, felici e disponibili.

Ed invece l’orologio è tiranno, ed il tempo disponibile è solo quello di un pomeriggio, scarso. Allora eccoti sempre con l’occhio alle lancette, curioso di scoprire cose nuove e di riassaggiare amori. Ecco, la persona organizzata avrebbe controllato l’elenco dei presenti sul sito ed avrebbe stilato una bella lista con quelli imperdibili. Tu invece no, ti sei dimenticato e ti fai trasportare da un “devi assaggiare questo” ed un “hai provato quello?“. Che non è così male, in effetti, perchè poi, a casa, a riguardare le note scritte veloci e nervose su un foglio stropicciato scoprirai che ne avrai scoperte davvero di cose interessanti e nuove. Ed avrai anche riassaggiato quei grandi che ti emozionano, che solo quelli valevano il viaggio ed il nubifragio verso la capitale.

Prendiamo Cappellano, per dire. Tu non è che tutte le settimane ti ritrovi al bar sotto casa a discutere di Piè Rupestris o Piè Franco, annusando il bicchiere. Due Barolo 2005 straordinari, vibranti, vivi, forti. Per non parlare di un Barbera 1999 che sembrava ieri, a guardare a freschezze e complessità.

Il Sagrantino di Giampiero Bea, che senza esitazioni inserisci tra i grandi italiani, ben oltre la sola denominazione. Ed il Trebbiano Spoletino, uno sconosciuto innalzato ai ranghi di nobile.

Radikon ed il suo merlot, una carezza. E certo, i bianchi, ma non hai necessità di ribadire l’ovvio. E quelli di Zidarich, certo.

In Toscana Podere le Boncie, il cui chianti Classico 2006 è di una tipicità straordinaria, e Massa Vecchia, di cui finalmente avrai scoperto il Rosato e la Malvasia, due piccoli miracoli per rapporto qualità/prezzo.

Queste le conferme. Perchè poi, al bar sotto casa, potrai bullarti con gli amici di avere finalmente conosciuto Camillo Donati, quello del Lambrusco, e di avere assaggiato una Malvasia secca che ti ha portato via, direttamente nelle campagne di Parma. Altro che Roma.

In Sicilia finalmente avrai avuto modo di mettere mano alla produzione di Arianna Occhipinti e ad un Frappato che non solo ti ha stupito. Ti ha ammaliato. Vuoi mettere? E poi un’azienda nuova, che vinifica da poco. Graci ed un Etna Rosso di solo Nerello con tutta una serie di profumi che ancora non ti spieghi come sia possibile.

A Verona ti ha incuriosito il Ripasso di Corte Sant’Alda. Fruttato, fresco, libero e piacevolissimo. Lì vicino, verso oltre Soave, uno dei dolci più interessanti degli ultimi tempi. Il Recioto di Gambellara di Angiolino Maule, teso e pulitissimo.

A sud il Fiano di Ciro Picariello, forse uno dei migliori mai assaggiati. Perchè nessuno te ne aveva mai parlato?

Al di là del confine, poi, una delle tue scoperte della giornata, tale Klinec. Uno che a parlare di bianchi ne metterebbe in fila un’enormità. La ribolla gialla e le sue rotondità, il Pinot grigio di un fascino antico, quasi dimenticato, lo Jakot (o Tokaj), secco e buonissimo e la Malvasia, che sembrava di mettere il naso nel bagnasciuga, in riva al mare, da quanto era sapido e minerale.

Ecco, ci sono manifestazioni che non basterebbero due giorni. Perchè poi guardi sul sito i produttori presenti e ti rendi conto di averne saltato la stragrande maggioranza.
Nonostante questo, però, ti sembra che in molti stiano aggiustando il tiro. Che non hai trovato acidità troppo accentuate in favore di vini spesso molto più equilibrati rispetto anche solo a manifestazioni simili di un paio d’anni fa. E già speri di esserci l’anno prossimo.

La foto in apertura, il Pinot grigio di Klinec, è di Andrea Petrini, uno degli amici sopracitati.