Tasting panel (reprise)

Tasting panel. Ovvero quando un’azienda manda ad un certo numero di persone un campione del proprio prodotto per averne un riscontro (presumibilmente) sincero e diretto. Un’opinione quindi, e la possibilità di avere un’idea di quello che il mercato pensa di te. Veloce ed (apparentemente) indolore.

All’inizio fu Poggio Argentiera ed una selezione dei propri vini. Non solo Morellino, che lì c’era da raccontare un territorio, la Maremma intera.
Poi, dopo, ancora vino, ma l’azienda in quel caso faceva parte di un gruppo notevolmente più grande. Era Zonin, prima con la tenuta pugliese (Masseria Altemura) e poi con un nuovo bianco, il Viogner, ancora dalla Maremma. Era Rocca di Montemassi.
Ci sono stati due vini di Cascina i Carpini. Fratelli diversi, perchè vinificati parallelamente e con approcci in un certo modo opposti.
C’è stata una bella scoperta, una delle Barbera de La Maranzana e, subito dopo, la sorpresa di trovare una grande grappa, era una particolare selezione dei Fratelli Brunello.

Mi fa piacere quindi anticipare due diversi tasting panel che forse sono meno centrati rispetto al vino come elemento, ma che raccontano aspetti che spesso passano in qualche modo in secondo piano.
Il primo è un cambiamento di costume e di consumi. E’ il vino che diventa in qualche modo take-away e contestualmente monoporzione. Si tratta di Oneglass, praticamente un bicchiere da asporto.
Il secondo affronta la difficile questione relativa all’odioso sentore di tappo. Raro, certo, ma mai completamente debellato. Ecco allora Procork, un particolare sughero ricoperto da una sottile membrana che impedisce la contaminazione del vino, all’interno della bottiglia.

Presto qui.

Sulla Barbera (al femminile?)

Va bene che non bevo Barbera tutti i giorni, anzi, ma mi sono fatto l’idea che la tipologia mi piaccia quando piuttosto fresca (no, non mi riferisco alla temperatura di servizio, anche se..), bevibile, in generale fragrante.

Lo spunto per scriverne viene da una degustazione cui ho partecipato un paio di settimane fa. Un incontro in cui protagonista era l’idea di fare un po’ di chiarezza (nei limiti dell’immensità) su questo vitigno, assaggiandone diverse interpretazioni. Ed infatti la scelta delle bottiglie, per dire, per un ragionamento di coerenza stilistica, è andata verso vini che non avessero fatto affinamento in legno. E chissà, magari un’altra volta sarà situazione che cambierà, andando a cercare situazioni più profonde ed avvolgenti.

Barbera all’ennesima potenza quindi. Abbiamo assaggiato vini provenienti da varie zone (anche dai Colli Bolognesi e da Benevento, niente di meno) cercando di capire, confrontarci, imparare.

E così eccomi a scrivere velocemente che mi sono fatto l’idea di una tipologia che mi piace quando schietta. Ma non solo. Che quando c’è quel frutto, un tannino particolarmente setoso, una sorta di armoniosa corrispondenza è assaggio che mi piace molto, che trovo particolarmente compiuto. Al contrario, acidità troppo spiccate e gradi alcolici elevati mi sembrano essere sensazioni in generali coprenti, come se il vino non ne avesse bisogno e ne pagasse in piacevolezza generale.

Cioè, su complessivamente nove bicchieri mi sono piaciute le interpretazioni de La Maranzana di Cascina Tavijn e de La Casaccia. Le altre meno. Alcune molto meno. Mi sono piaciute tutte e tre per il frutto, mai scontato e sempre definito e piacevolmente pungente. O magari una nota minerale, là dietro, piacevolissimo sfondo. O una trama tannica particolarmete integrata.

Il Barbera o la Barbera, poi? Per tradizione al maschile si indica il vitigno, al femminile il vino, la bottiglia. La Barbera, appunto.

Barbera d’Asti DOC – Maranzana, Vezzano 2007

Barbera d'Asti DOC - Maranzana, Vezzano 2007

Barbera | 15-20 €

Tasting panel quindi. Si, quella cosa lì. Ho pubblicato anche una sorta di definizione, proprio questa mattina, per chiarire meglio.

Nello specifico, in questo caso, l’approccio della Cantina Maranzana all’internet è fresco e spontaneo, di quelli che vorresti diventare subito loro amico. Dico davvero. Io il più delle volte intercetto le loro attività su Twitter. Un po’ meno su Facebook, ma perchè lì sono io ad essere un po’ più lento.
Così, tra una discussione digitale e l’altra, capita che anche loro provino a mettersi un po’ in gioco inviando, a chi tra il loro pubblico è interessato, un campione della loro Barbera. Giusto per sapere cosa ne pensino.

Una volta arrivato tu poi fatichi a resistere, e preso dal tuo essere curioso, apri il pacco con avidità, certo di assaggiarlo entro poche ore, giusto il tempo per la bottiglia di tornare vicina ad una temperatura normalmente casalinga.

Vezzano, Barbera affinata in barriques per diciotto mesi, come ti aspetti è assaggio succoso, dalle lacrime grosse e grasse. Affatto stanco, è color rosso rubino, concentrato e vivo. Quando avvicini il naso ti rendi subito conto di una grande fragranza, in particolare del frutto. Ma anche di note più sottili. Avete presente la pianta del sandalo? Ecco.
In bocca è piuttosto secco, sicuramente teso, dal tannino puntuale. Subito dopo, ad anticipare un finale particolarmente lungo, alcune note dell’affinamento in legno ritornano sul palato, vagamente addolcite.

Ok, ma com’è, per davvero? Buono, certamente piacevole e godibile. Una Barbera che coniuga struttura, morbidezza e bevibilità. E che ti avvolge.

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