Come sempre, tutto dipende

Se allora avevo scritto una cazzata? Almeno in parte, sì. Una possibile giustificazione riguarda magari i pochi mesi trascorsi, solo tre. Un periodo di tempo che ha permesso ad alcuni Sagrantino 2011 di trovare in bottiglia una maggiore armonia espressiva, a dire poco.

Sono ancora seduto al grande tavolo delle degustazioni del Consorzio Tutela Vini di Montefalco per gli assaggi della prossima edizione della guida de l’Espresso e l’unica considerazione di rilievo riguardante la vendemmia del 2011 è che si tratta di un millesimo molto, molto più divertente rispetto a quanto apparso a febbraio durante l’anteprima. Certamente non si tratta dell’annata del decennio ma dopo una stagione così calda, paragonabile per certi versi a quella del 2003, sono molte le cantine che hanno trovato una quadra non così scontata esprimendo vini davvero golosi, equilibrati e piacevolissimi. Vini la cui trama tannica sembra essere davvero ben integrata alla struttura complessiva, mai brucianti, mai stanchi e anzi reattivi e slanciati. Incredibile eh?

A mia discolpa posso solo aggiungere che allora, durante l’anteprima, erano davvero molti i vini prelevati da botte, con tutte le problematiche che questa (brutta) pratica porta con sé. Ma si tratta davvero di un dettaglio, l’unica certezza è che come in tutti i casi vale la sacra regola del “dipende”, e che esprimere giudizi così tranchant è sempre un grosso rischio. La possibilità di essere smentito a strettissimo giro è dietro l’angolo.

Con questo buon weekend, dopo tutti questi Sagrantino ci vuole davvero una birra.

Oh gosh, il tappo di sughero che si svita

Uno dei vantaggi del tappo a vite riguarda la sua facilità di apertura. Proprio durante l’ultimo Vinitaly un importatore australiano mi diceva per esempio che la scelta di questo tipo di chiusura non riguarda solamente la conservazione e l’eliminazione del fastidioso “sentore di” ma soprattutto la possibilità, per i baristi, di non perdere tempo con il cavatappi nel servire i bicchieri al bancone, operazione tra l’altro non così scontata.

Capisco quindi la frustrazione dell’industria dei tappi cosiddetti “rasi” nel ritrovarsi tutto ad un tratto a dover rincorrere in un settore che fino a pochi anni fa non conosceva modelli alternativi ma insomma, il tappo di sughero che si svita davvero no, non si può proprio vedere. Si chiama “Helix” ed “una soluzione frutto della collaborazione tra i due colossi del packaging: Amorim per il sughero e O-I per il vetro” (via l’Espresso).

Su Slow Wine, la nuova guida ai vini di Slow Food

Una delle cose che non mi riuscivo a spiegare a proposito dell’imminente ed attesissima nuova guida “Slow Wine” edita da Slow Food riguardava il come sarebbero riusciti a giustificarne una nuova uscita, o edizione, ogni anno, come tutte le altre guide.
Cioè. Una delle cose che fin da subito i curatori avevano messo bene in chiaro era il fatto che non sarebbe stata una guida come tutte le altre (Gambero Rosso, Espresso, etc.) e che, in particolare, sarebbe stata una pubblicazione capace di raccontare non solo i bicchieri, ma anche e soprattutto le cantine che li producono. “Abbiamo voluto mettere in campo una diversa metodologia di valutazione, che si basa su tre parametri: rapporto qualità prezzo, eccellenza del prodotto e vicinanza alla filosofia Slow Food nelle pratiche dell’azienda (…) Non utilizzeremo però punteggi, ma giudizi.
Ecco, non riuscivo a togliermi dalla testa il fatto che una guida, per poter giustificare la propria annualità, debba obbligatoriamente raccontare e giudicare le diverse annate. E’ il senso stesso della sua esistenza. Se fosse solo un discorso di cantine basterebbe una pubblicazione una tantum, magari con riedizioni aggiornate ogni tot.
Poi ho finalmente capito. Basta dare i premi ai migliori vini assaggiati (anche se questa non è esattamente una novità assoluta, forse).