Male non fa

Su Vinix c’è una bella discussione a proposito del movimento dei vini normalmente definiti come naturali. Una delle tante, in effetti. La particolarità in questo caso riguarda il nome dell’autore del post: Francesco Maule, figlio di Angiolino (la cantina è La Biancara a Gambellara), riferimento assoluto del movimento e padre fondatore prima di Vini Veri e, dopo la scissione del gruppo, di VinNatur.

Non è certo questa la sede per fare un riassunto, il consiglio è quello di leggere i tanti contributi direttamente lì. Quello che ho notato però è quanto a volte certi produttori tendano ad alzare una barriera per dividere in modo netto e definitivo il loro lavoro (certamente migliore, almeno dal loro punto di vista) da quello di tutti gli altri. Voglio dire, è ovvio che andare verso una maggiore naturalità, intesa come un minor interventismo tanto in vigna quanto in cantina, non può che essere una cosa assolutamente positiva, ci mancherebbe. La sensazione però è che tanti produttori che potrebbero essere ancora maggiormente di riferimento ponendosi come esempi, dando una mano agli altri, facendo divulgazione e formazione, a volte decidano di non dialogare. Come se “l’altro”, il “non naturale” sia troppo lontano, e a dividerli ci sia un muro. E questo non può essere che un male.

Garganega del Veneto IGT La Biancara, Masieri 2009

Garganega, Trebbiano | <10 €

La garganega “base” di Angiolino Maule ha un grande pregio, mi riferisco ad una grande pulizia gustativa. E’ semplice nella migliore accezione del termine, mai una riga oltre quello che la realtà del bicchiere racconta. E certo, se anche il colore lascia intravedere quelle intensità tipiche de La Biancara il naso raconta di sentori più freschi che maturi, c’è quell’accenno all’uva, alla mela, al fieno. In bocca una bella spalla acida accompagna tutto l’assaggio in una linearità non comune. La mineralità tipica dei suoi vini, in un bicchiere che il giorno dopo sembra ancora migliore e che si lascia bere con grande piacere. Il secondo più del primo.

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Una lancia a favore della magnum, che non è da tutti imbottigliare le proprie produzioni più semplici nel grande formato. Dà loro valore, si pensa invece da queste parti.

Di ritorno da Vini Naturali a Roma


Ci sono manifestazioni che vorresti avere non solo poche ore, ma diversi giorni a disposizione. Sarà per l’ambiente, rilassato ed informale, e per gli amici incontrati. Sarà per la qualità media elevatissima delle bottiglie presenti. O forse per il fatto che i produttori sono tutti lì, felici e disponibili.

Ed invece l’orologio è tiranno, ed il tempo disponibile è solo quello di un pomeriggio, scarso. Allora eccoti sempre con l’occhio alle lancette, curioso di scoprire cose nuove e di riassaggiare amori. Ecco, la persona organizzata avrebbe controllato l’elenco dei presenti sul sito ed avrebbe stilato una bella lista con quelli imperdibili. Tu invece no, ti sei dimenticato e ti fai trasportare da un “devi assaggiare questo” ed un “hai provato quello?“. Che non è così male, in effetti, perchè poi, a casa, a riguardare le note scritte veloci e nervose su un foglio stropicciato scoprirai che ne avrai scoperte davvero di cose interessanti e nuove. Ed avrai anche riassaggiato quei grandi che ti emozionano, che solo quelli valevano il viaggio ed il nubifragio verso la capitale.

Prendiamo Cappellano, per dire. Tu non è che tutte le settimane ti ritrovi al bar sotto casa a discutere di Piè Rupestris o Piè Franco, annusando il bicchiere. Due Barolo 2005 straordinari, vibranti, vivi, forti. Per non parlare di un Barbera 1999 che sembrava ieri, a guardare a freschezze e complessità.

Il Sagrantino di Giampiero Bea, che senza esitazioni inserisci tra i grandi italiani, ben oltre la sola denominazione. Ed il Trebbiano Spoletino, uno sconosciuto innalzato ai ranghi di nobile.

Radikon ed il suo merlot, una carezza. E certo, i bianchi, ma non hai necessità di ribadire l’ovvio. E quelli di Zidarich, certo.

In Toscana Podere le Boncie, il cui chianti Classico 2006 è di una tipicità straordinaria, e Massa Vecchia, di cui finalmente avrai scoperto il Rosato e la Malvasia, due piccoli miracoli per rapporto qualità/prezzo.

Queste le conferme. Perchè poi, al bar sotto casa, potrai bullarti con gli amici di avere finalmente conosciuto Camillo Donati, quello del Lambrusco, e di avere assaggiato una Malvasia secca che ti ha portato via, direttamente nelle campagne di Parma. Altro che Roma.

In Sicilia finalmente avrai avuto modo di mettere mano alla produzione di Arianna Occhipinti e ad un Frappato che non solo ti ha stupito. Ti ha ammaliato. Vuoi mettere? E poi un’azienda nuova, che vinifica da poco. Graci ed un Etna Rosso di solo Nerello con tutta una serie di profumi che ancora non ti spieghi come sia possibile.

A Verona ti ha incuriosito il Ripasso di Corte Sant’Alda. Fruttato, fresco, libero e piacevolissimo. Lì vicino, verso oltre Soave, uno dei dolci più interessanti degli ultimi tempi. Il Recioto di Gambellara di Angiolino Maule, teso e pulitissimo.

A sud il Fiano di Ciro Picariello, forse uno dei migliori mai assaggiati. Perchè nessuno te ne aveva mai parlato?

Al di là del confine, poi, una delle tue scoperte della giornata, tale Klinec. Uno che a parlare di bianchi ne metterebbe in fila un’enormità. La ribolla gialla e le sue rotondità, il Pinot grigio di un fascino antico, quasi dimenticato, lo Jakot (o Tokaj), secco e buonissimo e la Malvasia, che sembrava di mettere il naso nel bagnasciuga, in riva al mare, da quanto era sapido e minerale.

Ecco, ci sono manifestazioni che non basterebbero due giorni. Perchè poi guardi sul sito i produttori presenti e ti rendi conto di averne saltato la stragrande maggioranza.
Nonostante questo, però, ti sembra che in molti stiano aggiustando il tiro. Che non hai trovato acidità troppo accentuate in favore di vini spesso molto più equilibrati rispetto anche solo a manifestazioni simili di un paio d’anni fa. E già speri di esserci l’anno prossimo.

La foto in apertura, il Pinot grigio di Klinec, è di Andrea Petrini, uno degli amici sopracitati.

Veneto IGT – La Biancara di Angiolino Maule, Sassaia 2008

Veneto IGT - La Biancara di Angiolino Maule, Sassaia 2008
Uvaggio: Garganega 85%, Trebbiano 15% | Prezzo: <10 €

Certo che a trovarsi nel bicchiere, magari senza la dovuta preparazione, una garganega de La Biancara si potrebbe rimanere spiazzati, almeno all’inizio. Ad avvicinarsi invece ai vini di Angiolino Maule con curiosità l’effetto sarà probabilmente di piacevole sorpresa. Penso prima ai colori, di rara intensità. Antichi, quasi. Soprattutto, poi, alle sensazioni di profonda mineralità che per la tipologia sanno offrire. E non è un caso. Sono sensazioni volute, che la pianta si deve radicare ben bene nel terreno per poi tirare fuori quanto di meglio i sedimenti vulcanici hanno da offrire.

Anche il Sassaia, il più basico forse di tutta l’offerta, non è indenne dalle sopracitate caratteristiche. E’ assaggio denso e profondo, che esprime sentori di gesso, di pietre levigate, di fiori gialli. Appena monocorde, forse. Ma è idea che scompare velocemente, che in bocca è pieno, forse barocco seppur semplice e scorrevole. Acidità sostenuta, lieve tannicità, finale dal frutto compiuto. Molto più che consigliato, a questo prezzo poi.

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VDT – La Biancara di Angiolino Maule, Pico 2006

Uvaggio: Garganega

Sempre a proposito di vini naturali, che come avrete capito ultimamente mi stuzzicano parecchio, ho avuto modo di assaggiare il “Pico”, di Angiolino Maule. Leggo sul sito che “Il terreno di origine vulcanica ricco di sali minerali e microelementi , non viene concimato da più di 15 anni per costringere le radici di affondare più in profondità ed avere nel vino più espressione del terreno.” Tutto vero. Tanta terra. L’esame visivo racconta un vino intorpidito, con qualche particella che svolazza quà e là. Di un colore giallo paglierino molto carico, non è lucente. Il naso, inizialmente colpito da sensazioni di solforosa naturale, si sviluppa verso la mineralità prima e verso aromi floreali e fruttati di banana ed ananas poi. In bocca è pieno, morbido. Riprende il naso, in una piacevole persistenza.

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Ah. Scrivo raramente di ristoranti. E se lo faccio di solito sono solamente un paio battute a significare un esperienza decisamente positiva. Non posso quindi evitare di nominare la pizzeria I Tigli, a San Bonifacio, in provincia di Verona. Quello che sta facendo Simone Padoan con la panificazione è qualcosa di incredibile. Quello che sta facendo con gli abbinamenti è stupefacente. Tra le tante, la pizza con burrata e prosciutto di San Daniele ha risollevato le sorti di una giornata altrimenti da dimenticare.