Ma quanto si sta bene a Fornovo?

Sto scrivendo questo post dal sedile posteriore della macchina che, dopo una giornata a dire poco intensa, mi sta piano piano riportando verso casa. Non c’è molto da dire, se non che si tratta di un appuntamento a tratti imperdibile. Vini spesso molto buoni, un nutrito numero di ottimi produttori, un’atmosfera affollata ma al tempo stesso rilassata, un bel po’ di sorrisi a fare da leitmotiv. Voglio dire, in fondo a fare grande una manifestazione cosa ci vuole davvero? Le persone, tutto il resto è un piacevole accessorio. Come gli ormai mitici secchi che appoggiati a terra sostituiscono le fin troppo sopravvalutate sputacchiere da tavolo. O il tendone (si, Vini di Vignaioli è manifestazione che si tiene dentro una grande struttura temporanea adiacente la Pro Loco di Fornovo, Parma).

E i vini? È stata trasferta troppo breve per riuscire a fare una panoramica significativa. Ho saltellato qua e là cercando di assaggiare vini che prima non conoscevo o che non assaggiavo da un po’ troppo tempo. Ed è solo adesso, in macchina, che mi rendo conto con un certo dispiacere di non aver fatto una sosta anche breve da San Fereolo o da Cantina Giardino. Da La Biancara o da Nino Barraco. Da Cinque Campi o da Ca’ de Noci. Ma solo per citarne alcuni, vado a memoria tra i tanti visi intravisti dietro ai banchetti.

Sempre grandi gli Champagne di Francis Boulard anche se la vera rivelazione in terra francese è stata quella di Domaine Fontedicto. Due Languedoc di grandissima beva e dallo spiccato carattere mediterraneo. Ancora, grazie. Di Denis Montanar e di Borc Dodòn avevo recentemente assaggiato un merlot di grande piacevolezza. Buono, ma niente in confronto agli strepitosi Vis Blàncis 2006 e Vis Nèris 2003. Unica pecca i prezzi, ad occhio davvero troppo alti. Grandi anche gli assaggi pugliesi di Natalino Del Prete. Primitivo e negroamaro in particolare, entrambi 2011. Tanto, tantissimo sole anche dentro al Barrosu 2009 di Giovanni Montisci. Un cannonau gentile nello svelarsi ma dal carattere travolgente. I Boca di Conti mi hanno prepotentemente riportato alla mente la necessità di andare a scoprire i nebbioli del nord quanto prima. Bicchieri eleganti e generosi. Da tenere d’occhio con attenzione il lavoro del bravo e giovane Davide Spillare, a Gambellara. Il suo merlot va giù come pochi altri. E i rossi tutti, nessuno escluso, de La Stoppa.

E poi Gli Eremi 2010 de La Distesa, uno dei bianchi dell’anno. I meravigliosi Brunello di Montalcino del Paradiso di Manfredi. Tutti quelli in assaggio, dal 2006 alla Riserva 2004. Dal 2005 al 2003. E il sempre accogliente Chianti Classico Le Trame 2009 di Giovanna Morganti.

Insomma, riportatemi là.

Vivit, il salone naturale di Vinitaly

Solo questa mattina mi sono accorto che sul sito di Vinitaly c’è l’elenco dei produttori presenti a Vivit, quello che lo stesso ente fieristico definisce come “il salone dedicato, per la prima volta, ai vini naturali prodotti da agricoltura biologica e biodinamica“.

Un piccolo passo indietro. Tutti quelli che non sono appena sbarcati da Marte sanno perfettamente che domenica avrà inizio il più importante/grande/affollato circo del vino italico. E tradizionalmente, come ogni anno dal 2004, nei pressi di Verona ci saranno anche due diverse manifestazioni promosse dalle due più importanti realtà del vino cosiddetto naturale: VinNatur e Viniveri (nota a margine, che sono due bellissime manifestazioni non c’è bisogno di aggiungerlo, vero?). La notizia, o la novità, dell’anno è che la Fiera dal 2012 ha deciso di inserire all’interno di uno dei suoi padiglioni un’area dedicata ai vini naturali rivolgendosi alle cantine con un prezzo più basso rispetto ai normali stand, un luogo quindi capace di attrarre tanti produttori curiosi di affacciarsi al mondo di Vinitaly ed al suo pubblico. Ricordate? Ne avevo scritto velocemente a novembre.

Scorrendo il sopracitato elenco mi sono accorto di tanti nomi di peso che hanno deciso per un cambiamento. Leggo che a Cerea mancheranno Arianna Occhipinti, Barraco, Il Paradiso di Manfredi, La Stoppa, Movia, Pepe e che Fulvio Bressan ed Elisabetta Foradori saranno presenti ad entrambe. Nomi importanti, simboli nei rispettivi territori di una viticultura alternativa che probabilmente hanno visto nelle fiere alternative una formula stanca. L’altra faccia della medaglia però racconta di due manifestazioni ancora molto vivaci, capaci di raccogliere circa trecento produttori provenienti da un po’ tutto il mondo e capaci di porsi ancora come appuntamenti di riferimento nel mondo del vino naturale italiano. Io, per farmi un’idea il più precisa possibile, sarò presente a tutte e tre.

Chiudo riportando la frase finale dell’altro post. Dicevo che era tutto lì, in quel comunicato di Vinitaly che dichiarava “i vini da agricoltura biodinamica protagonisti di Vinitaly“ e che era tutto vero. Aggiungo: niente sarà più come prima.

Assaggi vari, in mancanza di altro

Si, sto scrivendo davvero poco. E si, sarebbe bello dire che sono completamente concentrato in altri progetti, che sono immerso nel lavoro o chissà cos’altro. Ma non sarebbe (del tutto) vero: quella che manca è la spinta, quella che ti porta a scrivere in qualunque momento libero della giornata, quella che ti porta a stare qualche minuto in più alla tastiera piuttosto che svenire a letto, la notte. In attesa di nuove ispirazioni ecco qui due o tre assaggi, assolutamente a random:

Toscana IGT Bianco, Il Paradiso di Manfredi 2006. Ok, parliamone. Più eccezione che regola è la dimostrazione che anche a Montalcino possono nascere vini bianchi di grande interesse. L’uvaggio è quello tipico del centro Italia, malvasia e trebbiano. L’assaggio profondo, dinamico e sfaccettato. Forse non così lungo e tagliente (in caso si sarebbe gridato al miracolo) ma piacevolissimo. ***+

Colli Piacentini DOC, Croci “Monterosso” 2004. Grande vitalità, ad oltre sei anni dall’imbottigliamento questo “sur lie” mantiene un’anima galoppante. Il naso è fantastico: le note sono calde, avvolgenti, nitide. In bocca acidità, corpo, e la sensazione di un vino capace di continuare la sua strada ancora a lungo. Un po’ largo sul finale. ***+

Freisa d’Asti DOC, Cascina Gilli “Vigna del Forno” 2008. Eccolo, un grande vino da tavola. Una freisa che mi piace tantissimo, che fa della bevibilità la sua caratteristica principe. Non stanca, è gustosa, non aggredisce il palato. Un’altra bottiglia, grazie. ****

Monferrato Rosso DOP, Forti del Vento “Ventipassi” 2009. Curioso assaggiare un nebbiolo che viene dal dolcetto, da Ovada. E, guardate, è bicchiere davvero sensato nel suo essere equilibrato. Certo, il naso gioca sull’immediatezza del frutto ed anche in bocca emerge per succo, certe eleganze sono sicuramente altrove. Ma ha parecchio fascino, e tanto mi basta. ****-

Rosso di Montalcino DOC, San Lorenzo 2008. Bellissimo esempio di un solo apparentemente piccolo sangiovese. Al naso il meglio di sé, già così profondo e pungente. In bocca è fresco, dinamico, bello. ****-

Barbaresco DOCG Gaja 1986. Annata minore, e si sente (in particolare in bocca). Al naso però l’impressione è subito quella di avere a che fare con un grandissimo nebbiolo. Evoluto ma tipicissimo, dolce, invitante. In bocca tutto è più soffuso, in particolare per una certa mancanza di grip. Ma la corrispondenza è quella dei grandi, tutto torna.  ****+

5 ottimi motivi per tornare a Villa Boschi (e a Villa Favorita)

Villa BoschiAllora come avevo già scritto a caldo durante i giorni di Vinitaly, a Verona, anche quest’anno si sono tenute due manifestazioni (l’anno scorso erano tre, almeno si è fatto un passo avanti) dedicate a cosiddetti vini naturali. Una era a Villa Boschi (Vini Veri, Triple A, Renaissance Du Terroir), l’altra a Villa Favorita (Vin Natur).

Ecco, io l’anno prossimo ci tornerò sicuramente:

– Perchè sono manifestazioni rilassate che nascono e che vedono come naturale fruitore il consumatore. Certo. Se si vende molto meglio (e si vende, certo), ma nessuno storcerà mai il naso per una richiesta di assaggio. Si è tutti lì per quello.

– Per i vini che mi ritrovo a scoprire e che cercherò di rintracciare, durante l’anno. Tra i tanti mi sono sottolineato il Gewurztraminer di Domaine Zind-Humbrecht, il Pinot nero di Domaine Sabre, la Barbera di Castello di Verduno, gli Chardonnay di Domaine Labet, i muffati di Marco Sara, i bianchi dei Clivi. Tra i tanti.

– Per gli splendidi vini che riassaggio sempre volentieri, che durante l’anno le occasioni sono certamente poche. Penso, a braccio, al Clos de la Coulée de Serrant di Joly, al Piasa Rischei di Forteto della Luja, ai Baroli di Cappellano, Rinaldi e Mascarello, al Sagrantino di Bea, al Granato di Foradori, al Brunello di Manfredi. Ma questi sono nomi noti. Il bello di Villa Boschi e Villa Favorita è proprio lasciarsi andare e scoprire nuovi assaggi.

– Per la diversità e la personalità di ogni bicchiere. Spesso basta fare un paio di metri, passando al banco successivo e l’approccio potrebbe essere completamente diverso, sicuramente capace di stupire.

– Perchè colui che vi verserà da bere (il più delle volte) è colui che il vino lo ha fatto. E lo conosce bene. E avrà piacere a raccontarvelo. E’ lì -anche- per quello.

Ci vediamo nel 2010.

Il Paradiso di Manfredi, Montalcino (SI)

Rimanendo in tema, e rimandendo idealmente a Montalcino, ecco un brevissimo report di una splendida giornata a visitare Il Paradiso di Manfredi. Cantina storica, è stata fondata negli anni cinquanta da Manfredi Martini dopo un importante esperienza da Biondi Santi. C’è anche lui tra i fondatori del Consorzio, nel 1967. Ed è proprio per rispetto del consorzio che il Brunello Riserva Paradiso di Manfredi viene prodotto solo nella annate certificate migliori proprio dallo stesso. Il 2000 no, però, “perchè era davvero un peccato non farla“.

Ho caricato un po’ di fotografie di quella giornata qui, su Flickr, inaugurato per l’occasione.

E sul loro sito potete trovare un po’ di altre informazioni.

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Bianco

Toscana IGT – Il Paradiso di Manfredi, Bianco 2006

Uvaggio: Malvasia, Trebbiano

Bianco coraggioso, perchè dalla beva non semplicissima, ma straordinario per complessità generale. E’ caratterizzato da una bella trasparenza, nel suo essere giallo paglierino chiaro. Al naso è un’esplosione di aromi. Da un’importante idea di mineralità emergono sensazioni erbacee, fruttate, floreali, nobili e pulite. In bocca è caratterizzato da un’acidità di tutto rispetto e da una mineralità inaspettata. E’ anche grasso e rimane vibrante fino alla fine. “Tenetelo in cantina”, dice, “che saprà stupirvi ancora di più, tra qualche anno.”

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Rosso

Rosso di Montalcino DOC – Il Paradiso di Manfredi 2006

Uvaggio: Sangiovese

Esemipo classico in cui il fratellino minore riceve le stesse cure ed attenzioni del maggiore. Perchè è vino rosso dal grandissimo carattere, che fa impallidire i tanti rossi di Montalcino assaggiati prima di lui. E’ sangiovese al massimo del suo giovane splendore. Viola, ciliegia, ribes, origano, salvia sono alcuni riconoscimenti che ho buttato giù sul taccuino. In bocca è nervoso e molto fine nonostante le parti dure siano imponenti. Il tutto scorre sul palato con grande leggerezza. Piacevolissimo.

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Brunello

Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Il Paradiso di Manfredi 2000

Uvaggio: Sangiovese

Il corredo aromatico dei Brunelli di Manfredi è sempre incredibile e si racchiude in particolar modo in questa riserva, che custodirò gelosamente in cantina per parecchio tempo. Spezie dolci e sensazioni balsamiche sono solo un puntino su una i caratterizzata da sentori di cuoio, di tabacco, di fiori rossi intensi ma gentili. Il tannino è vibrante, giovane, vigoroso ed elegantissimo. Rimane sul palato fino alla fine, picevolissimo. Per fortuna che hanno fatto questa riserva, anche se era annata non eccezionale..

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Il Brunello ed il sangiovese grosso

Dicevano che questa degustazione si sarebbe dovuta chiamare “Il Brunello, quello vero” ma che era un po’ troppo forte, visti i tempi. Poi è notizia di oggi che anche l’Erbaluce avrebbe i suoi problemi, dopo quelli di Montepulciano e Montalcino. Insomma. Tempismo perfetto. Aspettiamo la prossima denominazione al varco.

Però è vero che non esiste momento migliore per ribadire, assaggiandoli, che ci sono produttori (la stragrande maggioranza) che fanno ottimi Brunelli, ovviamente rispettando le regole, e che sono quelli che poi, sulla lunga distanza, non hanno bisogno di nascondersi dietro a giochini vari. Perchè sono espresioni di un bellissimo territorio, sono vini ricchi di personalità e, guarda un po’, sono buonissimi. Prodotti di grande spessore, quindi, per una delle più belle degustazioni cui abbia partecipato. Sandro Sangiorgi ha questa capacità di esprimersi in un modo estremamente bello e semplice, anche quando i concetti facili non lo sono affatto. E poi in sottofondo c’era l’ultimo disco solista di Eddie Wedder, splendida voce dei Pearl Jam.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Tenuta Col d’Orcia 2000

Tutti i primi tre Brunelli non hanno grandi ambizioni di colore. Sono tutte diverse espressioni di un rosso granato piuttosto leggero ed elegante. Naso ricco, per il Col d’Orcia, di sensazioni di frutta rossa e di sensazioni terziarie: catrame, cuoio, vaniglia. Inizialmente molto intenso, poi perde qualcosa. In bocca è giovane, leggeremente sapido, comunque equilibrato. Complessivamente molto corretto. E formale.

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Brunello di Montalcino DOCG – Il Paradiso di Manfredi 1998

Qui il naso è leggermente più evoluto, è elegantissimo e di grande complessità. Sentori di terra, di sigaro, note legnose e di umidità. In bocca è leggiadro, non è invasivo. E’ fresco, meno caldo, molto naturale. Finisce sul metallo e sulla castagna. E rimane a lungo.

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Brunello di Montalcino Riserva DOCG – Capanna 1998

Il naso è leggermente più intenso degli altri, si parla di grande spessore. Una nota eterea appena accennata fa da sfondo a note carnose e leggermente floreali insieme a radici, liquirizia, tartufo. Grande austerità. In bocca è robusto, caldo, largo. I tannini sono grassi e lo rendono equilibratissimo. Finale di straordinaria pulizia. Coniuga potenza ed eleganza. Severo ed aristocratico. Praticamente perfetto.

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Brunello di Montalcino DOCG – Salicutti, Piaggione 2003

Naso non intensissimo. Note balsamiche, note speziate leggermente dolci, note fruttate sul rosso – fragoline e confettura di fragole. In bocca ha un’alcolicità pungente, nonostante sia piuttosto equilibrato. Meno dritto degli altri. Il finale è lungo e corrispondente con le sensazioni olfattive.

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Brunello di Montalcino DOCG – Le Macioche 2003

Naso dolce, più legnoso e vanigliato degli altri. Quasi esotico. Papaya, tè verde, pepe bianco, agrumi. E poi si scopre che da queste parti il terreno è più sabbioso che altrove. E gli aromi che ne derivano tendono verso una certa imprevedibilità. Molto equilibrato, con una sensazione di legno che ritorna su un bel finale.
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Brunello di Montalcino DOCG – Fattoria Poggio di Sotto 2003

Naso austero. Elegante e raffinato. Note di terra, di goudron, di ruggine, di chiodi di garofano. Sanguigno, se si può dire. Il tannino è gentile, l’acidità piacevole. Grande corrispondenza per una bevuta davvero importante.

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