Sull’ottimo stato di forma del Fiorfiore di Roccafiore

L’altro giorno Luca Baccarelli di Roccafiore mi ha detto che questo post sul suo Fiorfiore 2007 potrebbe essere stata la prima cosa mai scritta su quel Grechetto già allora così dirompente. È passato parecchio tempo, il Fiorfiore nel corso degli anni ha vissuto alcuni piccoli cambiamenti di carattere stilistico tuttavia la volontà che continua ad animare i suoi autori è la stessa: quella di produrre un bianco capace di declinare la struttura tipica della varietà con freschezza ed eleganza. Missione compiuta da molto tempo ormai.

Durante una piccola manifestazione organizzata da un locale distributore di vini l’occasione è stata buona per una breve quanto completa ricognizione dedicata a quasi tutte le annate del Fiorfiore, una degustazione capace di aprire squarci per niente scontati su uno dei Grechetto più importanti del panorama nazionale. Il 2015, l’annata attualmente in commercio, è quello che ho preferito, vino ben calibrato tra sapidità e polpa, ricco di sapore e dalla silhouette quanto mai brillante. La stessa che non a caso è possibile trovare nel 2014, in queste ultime annate solo il 50% della massa che lo compone ha svolto la fermentazione malolattica. Il Fiorfiore 2013 è infatti più grasso, più materico ma non per questo molto più caldo, quello che emerge è infatti un bel profilo mediterraneo, che conforta, avvolge e invita a tornare sul bicchiere. Il 2012 non è stato prodotto a causa delle difficili condizioni di una delle stagioni più calde che l’Italia Centrale ricordi. Un calore che ben si percepisce anche nel Fiorfiore 2011, polposo nel frutto e caratterizzato da un leggerissimo richiamo ossidato, attraente per il profilo olfattivo che è in grado di esprimere ma non così scattante. Il 2010 è stato un anno terribile non per la stagione, anche in Umbria eccezionale, ma per una partita di tappi che ne ha irrimediabilmente segnato in negativo le sorti. Se in cantina ne avete ancora una bottiglia apritelo sapendo che le possibilità sia ben conservato sono piuttosto basse. Infine il 2009, Fiorfiore oggi giocato su vari toni di frutta molto matura, che nonostante la bella struttura paga qualcosa in termini di freschezza.

E poi il miglior vino della batteria. Un bianco che dovrebbe uscire dalla cantina a breve e che è stato prodotto in meno di 1.000 bottiglie. Una selezione delle migliori uve di grechetto di Roccafiore lasciate fermentare in legno e lasciate maturare in tonneaux per 8/9 mesi, periodo che ha anticipato un’ulteriore sosta in bottiglia. Un bianco che nasce dalla volontà di snellire ulteriormente il Fiorfiore senza perdere nulla in termini di dettaglio e di allungo. Il risultato è sorprendente, si tratta infatti di vino di grande definizione, rifinito tra una scia salina di grande pulizia e un frutto croccante e maturo al tempo stesso. A me è sembrato buonissimo.

Ennesima dimostrazione di quanto di positivo Roccafiore sta portando avanti nel territorio di Todi, poco a sud di Perugia, nei confronti di questa varietà così tipica ma a volte un po’ maltrattata. Anzi, magari appena ho un attimo provo a buttare giù una lista di Grechetto da non mancare, quelli migliori per farsi un’idea minimamente completa della tipologia.

Centopercento Grechetto

Dopodomani, venerdì 4 settembre, presso la cantina Roccafiore di Todi andrà in scena la prima di un incontro dedicato al solo Grechetto. Un’ampia degustazione, la mattina, seguita da una tavola rotonda, nel pomeriggio.

Ecco l’introduzione alla prima parte della giornata:

Condotta da Giampiero Pulcini, esperto degustatore umbro. Rigorosamente alla cieca, saranno proposti 12 Grechetto dall’Umbria e dal Lazio settentrionale, in 3 batterie da 4 vini, per offrire una mappatura dei diversi territori, confrontando le diverse interpretazioni stilistiche, senza necessariamente stabilire “come” e “dove” il Grechetto si esprime meglio, ma semplicemente registrando la sua duttilità e la sua forte personalità.

E quella alla seconda:

Sarà il luogo del confronto e del racconto, moderata da Jacopo Cossater, blogger e degustatore professionista. Esperienze enologiche a confronto: Hartmann Donà per Roccafiore e Giandomenico Negro per Mottura, azienda che nella Tuscia esprime dagli anni Novanta qualità estrema nella produzione di Grechetto; Luca Baccarelli, chiamato a raccontare il caso di Roccafiore, azienda emergente che a Todi ha posto il Grechetto al centro del proprio progetto vinicolo e imprenditoriale; Antonio Boco, critico enogastronomico umbro che offrirà il punto di vista di giornalista e comunicatore, raccontando l’evoluzione del Grechetto nell’ultimo decennio; Giuseppe Rosati, ambasciatore del vino italiano presso Vinitaly International Academy e con un recente passato da wine-director al Felidia di New York; Paolo Trimani, che offrirà un punto di vista basato sulla decennale esperienza alla guida dell’omonima enoteca e che ben conosce le dinamiche del mercato domestico.

Presto aggiornamenti, se interessati l’hashtag previsto è #centopercentogrechetto.

Giovanni Cenci, giovani vignaioli crescono

Ancora una volta riporto qui, il tema è calzante, un mio recente pezzo scritto per quel magazine locale che ho già citato altre volte.

Giovanni Cenci ha un’energia ed un entusiasmo contagiosi, a dire poco. Siamo tra Marsciano e Perugia, alla scoperta di una piccola realtà che si è affacciata sul mercato solo da pochi mesi con la sua primissima annata, quella del 2012, e che piano piano sta iniziando a farsi conoscere grazie a vini solidi ed espressivi.

La sua è un’energia particolare mentre, entusiasta, parla della vendemmia appena trascorsa e riempie i bicchieri direttamente dalle vasche e dalle botti per assaggiarne i frutti. Ma niente, in fondo, è casuale. Giovanni infatti dopo aver studiato agraria ed enologia, alternando ai libri alcuni utili stage in diverse cantine di Umbria e Toscana, è riuscito grazie ad un bando regionale a partire per Bordeaux, patria dell’enologia contemporanea e di alcuni dei più grandi vini del mondo. Lì ha lavorato per due anni, alternandosi tra i Saint-Émilion di Château de Pasquette ed i Pomerol di Clos du Canton des Ormeaux. Due anni trascorsi interamente in cantina, seguendo un po’ tutto quello che ha a che fare con la vinificazione e la maturazione dei grandi Bordeaux.

Poi il ritorno a Perugia e l’intenzione di seguire il proprio percorso utilizzando gli stessi terreni su cui vinificava per uso personale la sua famiglia, non prima di una bella ristrutturazione che ancora oggi sta interessando il casale che sovrasta la (bellissima) valle sottostante. “Se ero nervoso? Non sai quanto. Avevo proiettato tutta la mia esistenza per arrivare a questo. Gli studi, le esperienze, i viaggi, gli investimenti. E poi? Immagina se il vino fosse venuto male!”.

Nella bella cantina di San Biagio della Valle Giovanni produce quattro vini, due bianchi e due rossi. L’Àlago è un Pinot Grigio profondo ed originale, con una bella nota fumé che introduce un assaggio decisamente appagante. L’Anticello è un Grechetto molto classico, sapido e di gran beva. Il San Biagio è un Merlot particolarmente sfaccettato, uno di quelli che riescono a smarcarsi da un eccessivo peso specifico per poi spiccare in leggiadria. Il Piantata, infine, è un Sangiovese di razza, armonico ed elegante, di grande slancio. Un rosso destinato ad un futuro particolarmente radioso (il consiglio è quello di dimenticarlo in cantina per qualche anno). Sono tutti vini caratterizzati da un’aderenza varietale particolarmente marcata, forse un po’ tecnici ma al tempo stesso piacevolissimi, dalla beva stupefacente. In particolare i vini di Giovanni impressionano per coerenza e per un livello medio qualitativo davvero elevato, difficile da trovare in altre realtà così giovani.

Un’altra cantina da seguire con attenzione.

Cantina Cenci
Vocabolo Anticello, San Biagio della Valle, Marsciano (Pg)
+39 380 5198980, info@cantinacenci.com

Il grechetto di Milziade Antano

Qui il grechetto lo fanno tutti. I mean, davvero tutti. Ecco che quindi si trovano in commercio interpretazioni molto diverse, se non a volte opposte. In particolare in Umbria ci sono due cloni (per i più tecnici, il g5 e il g109). Uno è limitato alla zona di Todi, l’altro invece è più diffuso e contribuisce a quasi l’interezza dei vini bianchi della regione.

In purezza, quando viene dai Colli Martani (la zona di Montefalco per intenderci) è spesso profumato, leggero, un po’ scarico nel colore e caratterizzato da una buona acidità. Un vinello? Spesso si, però di gran beva se freddo al punto giusto. Poi però capita di imbattersi in quello di Milziade Antano e le cose, bhè, si fanno quantomeno più sfaccettate. Perchè se è vero che alcune delle caratteristiche sopracitate sono presenti è anche vero che vanno portate all’ennesima potenza. Un vino convincente anche nel colore, molto più carico dei suoi fratelli. Dal naso ampio, avvolgente, piacevolissimo nel coniugare i sentori più tipici (pera? mela?) ad un corredo fatto di agrumi e di una leggera mineralità. E poi in bocca è quasi grasso, riempie il palato nel suo essere a tratti ruvido ma di grande scorrevolezza. Chevvelodicoafare, un bicchiere tira l’altro. Aperitivo di spessore, d’estate.

Da non mancare, in particolare per farsi un’idea più chiara sulla tipologia.

Umbria IGT – Barberani, Grechetto 2008

GrechettoUvaggio: Grechetto

Bel colore, paglierino con riflessi appena dorati. Naso pulito ed elegante, molto fine, si direbbe. Fiori bianchi, certo, un qualcosa che ricorda il gelsomino. Accenni di frutta esotica ed una nota appena erbacea. In bocca è pieno, rotondo, coinvolgente, di grande bevibilità.
Ancora Barberani, quindi, dopo il Vermentino dell’altro giorno.
Grechetto convincente, davvero.

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Umbria IGT – Duca della Corgna, Ascanio 2008

AscanioUvaggio: Grechetto

Attacca lineare, il grechetto più basico di Duca della Corgna. Certamente senza grandi ampiezze è però cordiale nel trasmettere una leggera pungenza ed aromi fruttati e floreali di una certa finezza. In bocca è lineare, dicevo, ed abbastanza equilibrato. Accademicamente direi che manca un po’ di quelle che vengono considerate le parti dure, a regalar nervosismo e vibrazioni. Ma va bene. E’ grechetto semplice ma piacevole. Termina con una persistenza media, giustamente appena amarognola nel finire.
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Colli Martani DOC – Antonelli, Grechetto 2007

Grechetto AntonelliUvaggio: Grechetto

Ormai il mio debole per il grechetto è cosa nota, durante l’anno ne ho scritto diverse volte. Grande curiosità quindi nel riassaggiarne l’interpretazione antonelliana, dopo la visita in cantina dell’anno scorso.
Paglierino e riflessi dorati per iniziare. Grande tipicità, sentori molto floreali, un fruttato leggero, da frutta bianca ed una sensazione vinosa a fare da sfondo. Semplice, ma intrigante, per continuare. Attacca sapido, ma bastano pochi istanti per chiudere il cerchio e trovare una bevuta di grande rotondità. Esprime il meglio del vitigno, rispettandone ed esaltandone le caratteristiche. E’ piuttosto secco, vero aperitivo. Finisce con una bella idea appena ammandorlata, certamente appena amarognola ed esprime grande armonia, complessivamente. Giù il cappello. Una delle migliori bevute per rapporto qualità/prezzo della regione: a sei euro, in cantina anche meno.

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Colli Martani DOC – Spoleto Ducale, Grechetto 2002

Spoleto Ducale Grechetto 2002Uvaggio: Grechetto

Che il Grechetto mi piaccia è oramai cosa nota. Negli ultimi mesi ho scritto di diverse bottiglie e di diversi stili, cercando di capire quale declinazione mi intrigasse di più. Così antico, però, mi era sfuggito, almeno fino ad ora. Il colore va verso il dorato scuro, caldo, mediterraneo. Ed i profumi, in evoluzione, sono di macedonia, di melone, comunque anche di frutta sotto spirito. La nota eterea è evidente, anche se ancora non disturba. E se è vero che in bocca perde un po’ la sua caratteristica freschezza, rimane una piacevole sensazione di rotondità. Interessante anche il finale, che sembra sfumare verso una nota più dolce, piuttosto persistente. Insomma, grechetto appena oltre il maturo, comunque adulto, capace di regalare emozioni anche in evoluzione.

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Colli del Trasimeno DOC – Duca della Corgna, Nuricante 2006

Duca della Corgna Nuricante 2006Uvaggio: Grechetto

Il Grechetto ‘importante’ di Duca della Corgna è esattamente come ve lo potete aspettare. Giallo paglierino carico e bello limpido. Dal naso importante, prevalentemente fruttato, leggermente floreale, appena speziato. In bocca si caratterizza per un’ottima bevibilità. E’ pieno e rotondo, come ci si aspetta, ma anche molto quilibrato. Non fa tutto legno, solo una parte del mosto passa in barrique. Da queste parti è piaciuto.

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