Il Trebbiolo, rosso de La Stoppa

Pochi giorni fa in un altro post avevo accennato a una recente serie di visite a La Stoppa, appena sopra Piacenza. Non è un caso quindi che mi ritrovi qui, adesso, a sottolineare la straordinaria beva del rosso più semplice e immediato che viene prodotto nella cantina di Rivergaro. Un rosso, il Trebbiolo, che come il Dinavolino di Giulio Armani sta scandendo il ritmo di questa mia estate. Fresco, è vino che trova la sua dimensione più naturale dopo una breve sosta in frigorifero. Bonarda e barbera, taglio che più tradizionale non si può, per un sorso goloso e sfaccettato, articolato e intenso. In una parola, appagante. Un vino capace inoltre di introdurre perfettamente le belle complessità che caratterizzano un po’ tutta la produzione della cantina di Elena Pantaleoni, dalla Barbera (che meraviglia quella del 2006 ancora in vendita) fino alla Macchiona o all’Ageno, il bianco. A meno di 10 euro in zona è impossibile bere di meglio.

Ciao da qui


Riemergo dopo un periodo particolarmente impegnativo solo per segnalare che oggi l’autore di questo blog è finito sulle pagine del Corriere della Sera con un brevissimo elenco di vini del cuore, se rendo l’idea. Luciano Ferraro nei giorni scorsi mi aveva infatti contattato via email per sapere quali potessero essere 3 vini adatti a questo periodo così caldo da consigliare ai lettori. È così che senza pensarci troppo sono venuti fuori i nomi di Denavolo, di Pietracupa, di Emidio Pepe.

Il Dinavolino per dire è vino che mi sta accompagnando da qualche settimana a questa parte grazie a due bellissime visite nei Colli Piacentini a La Stoppa e non solo (sì, mi sono ripromesso di scriverne approfonditamente, lo farò nei prossimi giorni). Poche altre zone possono vantare un gruppo così compatto di vignaioli: Elena Pantaleoni, Giulio Armani, Massimiliano Croci, Andrea Cervini e Alberto Anguissola stanno facendo un lavoro straordinario nel raccontare il proprio territorio grazie a vini ricchissimi di personalità. Altro che nouvelle vague, il loro rock’n’roll risuona per tutta la Penisola.

Ma dicevo del Dinavolino (qui in frigo ho il 2013): leggera macerazione sulle bucce, nel bicchiere c’è la terra e c’è il sole. Semplice e profondissimo al tempo stesso, è squisito. Del Trebbiano d’Abruzzo di Pepe beh, c’è davvero pochissimo da dire. Al limite posso solo sottolineare quanto mi piaccia l’annata da pochissimo in commercio: il loro 2013 entra di diritto tra i miei bianchi preferiti di quella vendemmia e si piazza tra le migliori versioni degli ultimi tempi. E poi Pietracupa, altra realtà su cui tutti hanno già scritto tantissimo. Vini che ad ogni uscita ordino in gran quantità e su cui mi piace tornare con una certa regolarità. Non solo il Fiano ma anche il Greco di Tufo e il Taurasi. Vini (i bianchi) meravigliosamente sapidi, a tratti taglienti, al tempo stesso caratterizzati da un bellissimo profilo agrumato, con chiare tracce minerali, e da toni più caldi e avvolgenti. I 2014 sono da perdere la testa.

Post scriptum: negli ultimi tempi ho scritto più di là, su Intra, che di qua, sul blog (anzi, se ve li foste persi vi segnalo tra gli altri un breve reportage da RAW, da Londra, e un breve elenco di libri per iniziare ad appassionarsi al vino). Riparerò, riparerò certamente.