Ma quale complotto, è stato il maggiordomo

Per amor di completezza, ho accennato alla vicenda un paio di volte, riprendo quanto riportato questa mattina da TgCom24 e da Percorsi di Vino:

Sarebbe un ex dipendente il responsabile dell’atto vandalico compiuto nei giorni scorsi nelle cantine della ditta vinicola Case Basse di Montalcino (Siena), quando ignoti hanno versato nelle fogne 600 ettolitri di Brunello, danneggiando irreparabilmente la produzione dell’azienda guidata da Gianfranco Soldera. L’uomo, Andrea Di Gisi, avrebbe compiuto l’atto vandalico per vendetta dopo essere stato licenziato.

Poi uno dice gli sciacalli


In una nota enoteca di Spello, in provincia di Perugia, un mese fa una bottiglia di Brunello di Montalcino Riserva 2006 di Gianfranco Soldera veniva via a 159 euro. Oggi, appena due giorni dopo la drammatica vicenda di Case Basse, a 450 (con un grande grazie alla cache di Google per l’esistenza e ad Andrea Petrini per la preziosa segnalazione).

Edit del 19 dicembre 2012: leggo sul sito dell’Enoteca Properzio che il Brunello di Soldera viene ora venduto in “trattativa riservata”. Ripropongo qui, solo per completezza, lo screenshot dei 450 euro.

Il dramma di Gianfranco Soldera

Alle 17.12 di oggi pomeriggio la notizia è apparsa su WineNews, testata da sempre particolarmente vicina alle questioni ilcinesi. Mezz’ora più tardi appariva anche come breve su “La Prima”, newsletter giornaliera della stessa. Nell’arco di un paio d’ore tutti i più importanti blog e testate di settore dedicavano ampio spazio alla vicenda, da Intravino a Il Fatto Quotidiano, da Percorsi di Vino a Wine Surf, solo per citarne alcuni: durante la scorsa notte ignoti si sono introdotti nei locali di Case Basse ed hanno svuotato le botti che contenevano quello che sarebbe dovuto diventare il Brunello di Gianfranco Soldera, dal 2007 al 2012.

Mentre scrivo, ho appena finito di cenare, la mia timeline su Facebook non parla d’altro e penso che mai, prima d’ora, una notizia si era diffusa così violentemente nel digitale, non sul vino almeno. E poi quello che è successo, al di là del dramma umano, è il più grave atto criminale che io ricordi. Azzerare la produzione di uno dei più grandi vignaioli del mondo non svilisce solo il produttore colpito, ma il territorio tutto. A Montalcino serviva tutto tranne una cosa del genere, speriamo venga fatta chiarezza al più presto.

Il PostVino

Quello che più mi piace de Il PostVino non è tanto la formula, quella del gruppo d’acquisto, quanto il contenuto. L’idea di proporre vini altrimenti difficili da reperire. Vini importanti, vini d’annata.

Il PostVino è un progetto che nasce online, non ha né vetrine né punti vendita. Non ci sono cataloghi, le proposte si possono ricevere unicamente sulla propria casella di posta elettronica iscrivendosi alla mailing list fino ad esaurimento delle stesse. L’idea è quella di proporre vini che normalmente non è possibile trovare in enoteca, bottiglie nelle intenzioni capaci di raccontare al meglio il territorio che li vede nascere. La possibilità quindi per l’appassionato è quella di trovarsi faccia a faccia con vini particolarmente evoluti ad un prezzo per tutte le tasche (o quasi).
Ad affiancare le periodiche proposte d’acquisto anche una sezione editoriale: impressioni e note di degustazione. Ad oggi per dire sono arrivate quelle sulle anteprime del Nobile di Montepulciano, del Chianti Classico e l’email sul Brunello di Montalcino dovrebbe essere in partenza proprio mentre scrivo.

La passione di Fabio Cagnetti, sua l’idea, è contagiosa e la conoscenza di vini ed annate fuori dal comune. Il sito è online da poco e ancora nessuna offerta è stata resa pubblica, manca poco. Anticipazione: il primo lotto in vendita vedrà protagoniste alcune bottiglie senza etichetta di Brunello 1979 di Gianfranco Soldera ed il Riesling 1992 Eitelsbacher Karthauserhofberg di Karthauserhof. Per rendere l’idea.

Una bella risposta

Che ne pensa dei movimenti di vino naturale, biologico o organico?

Ognuno fa quello che vuole. Io faccio vino naturale. Se non è naturale, non è vino. Non ho mai dato e mai darò nessun tipo di veleno alla mia terra, alle mie vigne e ai miei vini. La terra è la vita. Non è detto che il vino biologico o organico abbia caratteristiche indispensabili per un vino naturale.

Gianfranco Soldera intervistato da Gian Luca Mazzella, Il Fatto Quotidiano.

Il Brunello di Montalcino Riserva di Gianfranco Soldera

Il Brunello di Montalcino Riserva di Gianfranco SolderaSangiovese grosso | >50 €

Questo post era in attesa di pubblicazione da mesi, ormai. Da tanti mesi. Il fatto è che per tutto questo tempo ho sempre esitato a metterlo online. Voglio dire, scrivere di Soldera mica è uno scherzo. Vuole rispetto e comprensione. Mica facile, è uno dei più grandi, lui.
Però ieri era Natale. Ed io associo al Brunello sensazioni invernali, ma calde, come il fuoco accesso in una casa colorata. E così mi sono deciso e l’ho pubblicato, anche se rimane solo un’istantanea. Il bloc-notes che diventa blog-notes. Niente di più.
Ecco quello che avevo buttato giù il giorno seguente quella (straordinaria) serata.

Ti avvicini al locale certamente curioso, quasi entusiasta dei grandi bicchieri che ti aspettano, ma non riesci a scacciare un certo timore. Quella sensazione che si prova quado si è davanti ad uno dei grandi, persona o vino poco importa. Avevi assaggiato una riserva di Soldera anni addietro, poteva essere il 2005, e ti aveva di certo affascinato, anche se non lo avevi capito davvero, beato in una certa ignoranza ed inconsapevolezza.

Oggi, a differenza di allora, sai cosa sia e che cosa rappresenti per Montalcino questo particolare Brunello. O chi sia Gianfranco Soldera. Era il 1972 quando decise di mettere radici. Lui, un milanese in Toscana. Un uomo ed un vino che con il passare degli anni è diventato leggenda. Il più grande, praticamente.

Il Brunello di Montalcino Riserva Case Basse di Gianfranco Soldera è profondità, prima di tutto. Sono Brunelli dai grandi toni balsamici, leggermente diversi nelle varie annate ma certamente uguali nell’impostazione. Architetture straordinariamente complesse, ma che alla fine chiudono precise e puntuali, senza sfumature.
Il 2001, per esempio, è assaggio sapido, teso, convincente sotto ogni punto di vista anche se l’idea è che possa ancora crescere in espressività. Ed è tutto dire.
Poi pensi al 2000, lineare e bellissimo, caratterizzato da un naso leggermente addolcito ed esotico, meno austero degli altri millesimi ma altrettanto compiuto.
Il 1998 ed il 1999 non sono così diversi, almeno non tanto quanto ti saresti aspettato. Le architetture accennate precedentemente qui trovano dimora facile. Cosa dire di uno spettro olfattivo che ha tutto? si potrebbero nominare la ricchezza del frutto. O la balsamicità, che ti sembra quasi di poterla afferrare. Ma sono anche Brunello erbacei, minerali, tipicissimi. E poi anche evoluti, note terziarie che fanno capolino in modo gentile. E poi in bocca, in particolare il 1998, chiudono un cerchio, sia gustativamente che emotivamente. I tannini sono levigati, sono bevute succose e scorrevoli. Buonissime.

E certo, quando ti allontani dal locale, all’ora tarda, sei certamente felice.