Non mi ci riconosco più

L’elemento di fondo è l’evoluzione del gusto. Nella scala valoriale dei gusti che hanno contraddistinto la valutazione delle nostre guide per una decina d’anni io non mi ci riconosco più. Cosa significa: che è evoluto anche il mio gusto, e questo è nella natura delle cose.

Carlo Petrini, (curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso dalla prima edizione, nel 1987, fino ai primi anni zero) nel bel documentario Barolo Boys, autunno 2014.

Parco buoi

Molto dipende dai vari “tour” che le case editrici delle guide organizzano. Gambero Rosso e Slow Food in prima linea. Più sono i vini e le aziende premiate, maggiore sarà il “parco buoi” dal quale attingere per chiedere la partecipazione a quegli eventi. Ma questo inverte il ruolo delle cose. Non si fa più il roadshow in funzione della guida e della sua diffusione anche su mercati esteri, si fa la guida in funzione dei vari roadshow, che sono l’obiettivo vero per la remunerazione che la loro organizzazione consente.

Daniele Cernilli (curatore della guida “Vini d’Italia” del Gambero Rosso dalla prima edizione, nel 1987,  fino a quella del 2011), 18 novembre 2013.

Urge una definizione condivisa di “buon piazzamento”

Quando si guarda al mercato dei vini di Hong Kong sono due gli elementi da considerare: il primo riguarda le previsioni di crescita di questa regione speciale della Cina, che parlano di una progressione delle vendite in volume dell’11% annuo da qui al 2017; il secondo riguarda il fatto che oltre il 40% del vino in ingresso viene riesportato verso la Cina e verso l’altra regione speciale cinese di Macau. Va da sé che Hong Kong (7 milioni di abitanti) sia da considerarsi una tra le tappe obbligate per chi si affaccia in Estremo Oriente. In questo vero e proprio porto franco, hub strategico per i competitor internazionali dove, grazie all’abolizione nel 2008 dei dazi sul vino, sono quasi triplicate le importazioni fino a superare il miliardo di dollari nel 2012, l’Italia è ben piazzata nella top ten dei Paesi fornitori. Non è certamente in grado di insidiare la leadership francese (che ha oltre il 50% delle quote), ma naviga intorno alla quinta posizione con uno share del 3 per cento in valore.

Da “Hong Kong, gateway to China”, pezzo pubblicato sull’ultima edizione del settimanale economico del Gambero Rosso, Tre Bicchieri.

Gambero Rosso, we have a problem

Ricordo bene il giorno che uscì in edicola, su Twitter non si parlava d’altro. Mi riferisco al numero di gennaio del Gambero Rosso e agli editoriali rispettivamente di Eleonora Guerini e di Michel Bettane e Thierry Desseauve. Due attacchi molto forti ai vini naturali tanto nel tono quanto nelle argomentazioni, due editoriali che nel giro di qualche settimana portarono ad una reazione altrettanto forte da parte di tutte le associazioni italiane riconducibili al mondo del vino naturale.

Tuttavia, poche ore dopo aver aperto la discussione, la stessa Eleonora Guerini si affrettò a precisare in un commento che “le prima righe del mio editoriale non le ho scritte io, in redazione qualcuno ha messo del suo e non so nemmeno bene cosa si intenda per nuovi metodi stabilizzanti“. Oggi, a qualche mese di distanza ed in relazione al testo dei due famosi giornalisti francesi, apprendiamo anche che “il testo peccava di precisione nella traduzione e ha soprattutto sofferto una differenza di vocabolario e di significato tra il francese e l’italiano“.

Aspettate, anche io avverto l’urgenza di prendere le distanze da quanto scritto. Questa di certo non è la mia firma.

Novità dal fronte

Incredibile, il Gambero Rosso è involontariamente riuscito dove in molti avevano tentato. Di là, su Intravino, ho infatti pubblicato ieri una lettera aperta a firma di tutte e quattro le principali associazioni riconducibili al mondo del vino naturale, un testo indirizzato alla redazione del mensile in risposta a due fortissimi editoriali usciti sul numero di gennaio della rivista. Ripeto: a firma di tutte.

Al di là infatti dei contenuti e delle posizioni espresse dall’una o dall’altra parte credo che sia avvenimento di straordinaria importanza che dimostra da una parte che una coesione di intenti è possibile e dall’altra che, quando queste associazioni sono unite, il messaggio ha una forza dirompente (a dire poco). E poi andate a leggerla e dopo, con calma, cominciate a scorrere i nomi dei firmatari. È elenco tosto, che non ha confini geografici e che fa impressione per quantità e qualità. Credo che da ieri qualcosa sia cambiato, e sarà bello scoprire cosa succederà nei mesi a venire.

C’è però un altro elemento che vorrei sottolineare, un passaggio contenuto nel testo che fa riferimento alla possibilità, oggi negata dal legislatore, di elencare in etichetta quelli che sono gli additivi contenuti nella bottiglia. A questo proposito è anche uscita un’Ansa nel primo pomeriggio di ieri, eccone uno stralcio:

“Il vino e’ l’unico prodotto alimentare in cui non possono essere scritti in etichetta gli ingredienti. Vogliamo avere la possibilità di scriverli”. È l’appello del presidente del Consorzio Viniveri Giampiero Bea che, in occasione della presentazione della decima edizione di “Viniveri 2013 – vini secondo natura” che si terrà a Cerea (Vr) dal 6 all’ 8 aprile, ha sottolineato come la mancanza di trasparenza non consente ai consumatori scelte d’acquisto consapevoli e non differenzia i produttori convenzionali da quelli naturali.”

È una proposta concreta su cui discutere, un punto di partenza per fare chiarezza.

La guerra delle parole (reprise)

Nel frattempo di là, su Intravino, sono andati in onda un paio di post dedicati a due pezzi usciti sull’ultimo numero del Gambero Rosso. Argomento della discussione, tanto per portare una ventata d’aria fresca in queste prime giornate dell’anno, il mondo dei vini naturali. Ehm.

Al di là comunque delle argomentazioni trovo molto interessante il timing. Ci eravamo lasciati alle spalle un 2012 durante il quale avevamo assistito alle prime timide schermaglie intorno al termine “naturale”. Oggi è la corazzata del Gambero Rosso a scendere in campo e, è certo, si è portata dietro le armi pesanti. Il primo pezzo titola “il tormentone naturale” e il tono è più o meno riassumibile in, cito testualmente, “ogni volta che sento parlare di vino naturale mi viene istintivamente da ridere“. Il secondo invece è a firma di uno dei più importanti giornalisti francesi e il titolo dice molto, se non tutto: “te lo do io il vino.. naturale“.

Se queste sono le premesse non ci sono dubbi, quella che ci aspetta sarà una stagione tosta. E, è sicuro, non sarà facile vedere i rispettivi protagonisti uscire dalle barricate che si sono costruiti intorno.

Alla fine se ne sono accorti

Sul web c’è una cosa che è sempre meglio evitare, ed è valida in quasi tutti i casi: sottrarsi al dialogo. Il fatto è che stavo rileggendo alcuni dei commenti relativi all’ultimo caso Gambero Rosso, su Intravino, e mi dicevo: “possibile non intervengano per spiegare, o anche solo per scusarsi?“.

Il fatto: sull’edizione del 20 giugno dei “Tre bicchieri”, quotidiano digitale della casa editrice romana, appare un ottimo articolo a firma di uno dei redattori sullo stato delle esportazioni italiane con riferimenti precisi a volumi e prezzi. Peccato fosse un clamoroso plagio e che lo stesso identico pezzo fosse stato pubblicato il giorno prima dal blog “I numeri del vino“.

Può succedere? Non dovrebbe ma si, può capitare. Non sono stati loro i primi a copincollare e di certo non saranno gli ultimi. Sarebbe bastata una nota, una precisazione, la giusta attribuzione il giorno successivo, e tutto si sarebbe (più o meno) sistemato. Invece no, ad oggi sono usciti altri tre numeri del quotidiano e di riferimenti a quanto successo non c’è traccia. Eppure al Gambero Rosso sanno il fatto loro. Sono gli stessi che organizzano il master in “Comunicazione e cultura enogastronomica”. Anzi, a guardare bene il programma del corso si vedono voci quali “La comunicazione d’impresa” e “Strategie di comunicazione integrata”. Invece niente, nessuna reazione, neanche a commento dei diversi post di questi giorni.

Non capisco, o non lo sanno (in effetti impossibile) oppure hanno deciso di fare finta di niente. In entrambi i casi non è che facciano una così bella figura.

I tre bicchieri del Gambero Rosso. No, gli altri.

In fondo essere aggiornati a proposito di quello che succede nel mondo del vino potrebbe anche essere interessante. E l’idea del Gambero Rosso, quella di pubblicare una sorta di bollettino a scadenza giornaliera o poco più dal nome “tre bicchieri” non può che essere vincente. Voglio dire, volendo arriva anche per email. Cosa volere di più?

Solo una cosa in effetti: che non sia un pdf. Gira voce ci sia un formato aperto, leggero, facile tanto da scrivere che da fruire. Si chiama html.

.. e se siete dei veri feticisti di notizie fresche di stampa esiste anche “La prima di WineNews“. Sempre in pdf e con l’aggravante di un font corpo 6. Astenersi miopi.