Solforosa, solforosa, solforosa

Niente. Non se ne esce. Come già accennato qualche mese fa ormai agli occhi del grande pubblico vale il dogma secondo il quale i vini naturali sono quelli senza anidride solforosa.

Quindi il suo giudizio sul vino naturale è…

“…che uno su dieci è fantastico per sei mesi e in seguito imbevibile. Gli altri nove non sono bevibili in partenza. La fissa del naturale nasce da gruppi di appassionati più che dal grande pubblico: ma non si può pensare a un mercato composto unicamente da vini senza anidride solforosa. La trovo una discutibile astuzia di marketing”.

Così Maurizio Zanella, presidente di Cà del Bosco e del Consorzio per la Tutela del Franciacorta, a proposito dei vini naturali in un’intervista di Maurizio Bertera su Linkiesta.

Il Dosaggio Zero di Andrea Arici

Se è vero che gli spumanti non dosati stanno vivendo un periodo di grande giovinezza è anche vero che il rischio, subito dietro l’angolo, è quello di imbattersi in vini eccessivamente asciutti, in cui la ricerca di un’eccessiva austerità ha portato ad una certa aridità espressiva. Se mi spiego. Beh, non è questo il caso del Dosaggio Zero di Andrea Arici, un Franciacorta da chardonnay ed una piccola percentuale di pinot nero assaggiato ieri sera per la prima volta con calma, al ristorante e non durante i tanti banchi d’assaggio degli ultimi mesi insieme al vulcanico Giovanni Arcari (qui è dove il sottoscritto consiglia di cliccare sul link per scoprire -se non lo conoscete- il progetto TerraUomoCielo, bella realtà che affianca altrettanto belle cantine).

Buonissimo, dicevo. È Franciacorta saporito ed elegante, materico e verticale. C’è un po’ tutto quello che ci si aspetta, nel bicchiere: una certa polposità olfattiva composta da note agrumate e floreali, dove le note di lieviti non appaiono mai invasive e dove è possibile trovare accenni più profondi, anche vegetali. E poi quella traccia di sapidità minerale così chiara, incisiva e luminosa che lo accompagna lungo tutto il sorso. Magnetico e gustoso, invita a tornare continuamente ad assaggiarlo. Fino alla fine della bottiglia.

Questo è il non millesimato, sboccato lo scorso 19 aprile. Viene via a circa venti euro.

Sul Pas Dosé di Berlucchi, quel 2007

Chi capita su queste pagine con una certa regolarità ricorderà un post dello scorso febbraio in cui veniva nominato un vino che il sottoscritto non aveva assaggiato, oggetto del post di allora non era infatti la bottiglia in sé ma alcuni contorni più periferici rispetto alla degustazione. L’idea era comunque quella di assaggiare il Pas Dosé 2007 di Berlucchi, questo il vino in oggetto, quanto prima. Dopo aver girato un paio di enoteche della zona senza successo ed essermi orientato verso un veloce acquisto online – è Franciacorta che viene via a circa venti euro – sono stato contattato da una gentilissima Francesca Facchetti, responsabile delle relazioni esterne dell’importante cantina bresciana, cui è seguito l’invio di due bottiglie. Quello che mi ha stupito, da subito, è stata la sincera voglia di un confronto aperto intorno al vino, senza sovrastrutture o preconcetti. Da parte mia ce l’ho messa tutta.

Com’è quindi – in definitiva – il Pas Dosé di Berlucchi, il 2007? Buono, eccome (anche se da queste parti i dubbi in proposito erano davvero pochi). Aggiungerei che a dispetto di un millesimo altrove particolarmente caldo questo è assaggio che spicca per tensione e per una certa taglienza. Più sentori agrumati che note di frutta a polpa bianca, più mineralità che florealità. E poi un perlage netto, affilato, che in bocca non lascia spazio a facili morbidezze grazie anche ad una sapidità non comune. Certamente elegante quindi, un blend di chardonnay e pinot nero che rimane sui lieviti circa tre anni e mezzo e che si afferma tra i più interessanti abbia mai assaggiato di Berlucchi.

Qui già si comincia a pensare al prossimo Vinitaly

Stavo leggendo distrattamente che il Consorzio dei produttori della Franciacorta starebbe valutando l’ipotesi di non partecipare alla prossima edizione di Vinitaly (eh, finchè non lo vedo non ci credo). Le motivazioni andrebbero dall’eccessivo costo dell’operazione al pessimo servizio offerto (a ragione, il padiglione dedicato alla Lombardia – in particolare durante il weekend – è di gran lunga il più caldo e per le ridotte dimensioni il più affollato).

Visto che nel post su TerraUomoCielo si paventava l’ipotesi di un evento “esterno”, l’occasione era quella giusta per dare un’occhiata alle date relative alle manifestazioni di quei giorni, eccole:

VinoVinoVino, Cerea (Vr) – 24, 25, 26 marzo 2012
VinNatur, Villa Favorita (Vi) – 25, 26 marzo 2012
Summa, Magré (Bz) – 25, 26 marzo 2012
Vinitaly, Verona – 25, 26, 27, 28 marzo 2012

Per esempio Summa, organizzata da Alois Lageder e giunta alla sua terza edizione, mi attira particolarmente. Ho sentito cose particolarmente belle e credo possa essere una fantastica opzione, magari per la domenica. Segnata.

Ma è durante Vinitaly“, dicono alcuni. Già, e tutto questo accanimento contro le manifestazioni cosiddette parallele proprio non lo capisco. Figuratevi, io addirittura credo siano di enorme arricchimento a quei giorni fieristici e un’occasione per maggiore attenzione e pubblico, esattamente l’opposto di concetti quali dispersione e concorrenza.

Franciacorta DOCG Il Mosnel, Riserva QdE 2004

Chardonnay 65%, Pinot nero 20%, Pinot bianco 15% | 35 € | Sboccatura: 04/2010

Ci sono vini che non è così facile scriverne. Eppure quando sono nel bicchiere tutto sembra così semplice, definito. Definitivo. In quel momento forse le parole sarebbero poche, ma di sicuro centrerebbero il punto. Si tratterebbe solo di dire buonissimo, e sinonimi. Perchè ti rapisce, ti porta in una dimensione capace di non parlare di sé per essere sicuro approdo per un momento felice. Se mi sono spiegato.

Oggi rileggo gli appunti veloci relativi alla riserva QdE de Il Mosnel e penso che letti così, come veloci note di degustazione, possano quasi sminuire l’impianto emozionale di un vino che invero gioca le sue migliori carte su una componente fortemente passionale, difficilmente inquadrabile. Perchè è vino di contrasti, fragile nel sussurrarsi ma altrettanto forte nel sostenersi. Il naso per dire racconta di tanti piccoli sentori, a donare una splendida complessità, che si fondono in un tutt’uno molto netto, difficilmente inquadrabile proprio per questa sua naturale profondità. Primaverile, la delicatezza del frutto ed una nota verde, la profondità delle sensazioni che riportano la mente ai lieviti, anche se appena accennati. In bocca raconta tutta l’espressività di un grande pas dosé grazie ad una componente materica impressionante per stoffa, che ad oltre cinque anni dalla vendemmia riesce ad imprimere all’assaggio grande forza, pur giocando su toni mai urlati, anzi. E poi il finale, di gran pulizia e persistenza.

Il fatto è che il Franciacorta QdE 2004 de Il Mosnel è un Franciacorta buonissimo, compresi tutti i suoi sinonimi.

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Franciacorta DOCG – Santus, Brut 2008

Chardonnay | 15-20 €

Ad assaggiare il Franciacorta di Santus ci si ferma subito, che è evidente il fatto di trovarsi di fronte ad una cosa se non nuova almeno diversa. Ed in fondo è semplicissimo, che qui si vendemmia circa una quindicina di giorni dopo rispetto alle normali abitudini della zona. Si vanno a cercare aromi più maturi riuscendo al tempo stesso a mantenere freschezza ed acidità. Mica male.

Ecco quindi un colore più intenso, e tutta una serie di sentori che riportano l’immaginazione a vini bianchi, in particolare per tutta una serie di note che giocano su toni tropicali. E poi sensazioni che ricordano la mandorla, ma anche tutto un bouquet floreale, se rendo l’idea. Piacevole, mantiene grande bevibilità riuscendo a coniugare un bel corpo, cremoso ed ammaliante. Non finisce lunghissimo, ma chiude con un bel ritorno sulle note surmature precedentemente dette.

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Franciacorta DOCG – Il Mosnel, Satèn 2005

Chardonnay | 20-25 €

Il Satèn de Il Mosnel fa dell’eleganza la sua caratteristica principe. E si potrebbe dire, certo, che tutte le sensazioni tipiche della tipologia trovino ampie conferme in questo particolare assaggio.
C’è di più, però. E mi riferisco a tutta una serie di sentori agrumati, al naso, che variano dal pompelmo al limone e che poi virano sul terziario, con un particolare accenno vanigliato.
Morbido, certo, è altrettanto puntuale nel perlage e dall’architettura assolutamente lineare.

Ecco, elegante, appunto.

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Franciacorta DOCG – Contadi Castaldi, Satèn 2005

Chardonnay | 20-25 €

E così grazie a Contadi Castaldi ho capito tantissime cose su come nasca questa particolare cuvée. Imparare giocando, è provato che quindi funzioni anche nell’età adulta (adulta?).

Il Satèn, non se ne assaggia mai abbastanza, è esattamente come ve lo potete aspettare: vellutato e morbido, leggero senza dimenticare corpo e sostanza.
Lo chardonnay, al naso, ti accarezza. Frutta a polpa gialla, frutta secca, vaniglia e sentori tipici della vinificazione come una leggera crosta di pane ed una più decisa piccola pasticceria.
In bocca sembra perfettamente equilibrato tra le sue pardi più morbide ed una sapidità netta, estremamente definita.

Satèn quindi, pulito e delineato in tutti i suoi aspetti.

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Franciacorta DOCG – Fratelli Muratori, Villa Crespia Novalia Brut N.V.

Villa Crespia NovaliaUvaggio: Chardonnay

Il colore rende. E’ quel giallo paglierino intenso e luminoso che non può non piacere. Anche il perlage è bello, magari non finissimo, ma persistente il giusto. Poi, a sentirne gli aromi si dirà che appaiono abbastanza puliti, con una leggera nota di lieviti e di panificazione in evidenza su di un sottofondo agrumato e decisamente floreale. In bocca attacca deciso, grande freschezza ed una leggera nota alcolica, dicono le mie note scritte con maleducazione su di un foglietto volante. E’ Franciacorta corretto, complessivamente caratterizzato più da note intense che note che giocano sulle complessità. Sul finire, rimanda a delicate sensazioni lievemente fruttate, ricordandoci che è Chardonnay in purezza. O blanc de blancs, fate voi.

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Franciacorta DOCG – Gatta, Molenèr Brut 2000

GattaUvaggio: Chardonnay 70%; Pinot nero 30%

Franciacorta molto esatto, in questa declinazione millesimata di Gatta. Già dal naso si intuisce una certa giustezza stilistica, nel suo essere intenso, lineare nell’espressione di sensazioni fruttate, polpa bianca, fragranti e caratteristiche del metodo classico. In bocca è certamente piacevole. Inizialmente pieno e morbido, si affievolisce trovando l’equilibrio dopo qualche secondo. Bella anche la persistenza, con un ritorno bello e preciso delle note olfattive.
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