La certificazione del cambiamento?

Quest’anno niente Supertuscan. Una decisione che nella mia testa frullava già da un paio di anni (o forse addirittura da quando, una quindicina di anni fa, il collega Andreas März mi parlò di una sua analoga decisione… che ai tempi bocciai con grande e amichevole fermezza). Se sia giusto o sbagliato è difficile dirlo (toccherebbe di più a voi esprimervi), di sicuro alla base c’è un moto di “onestà” giornalistica che dovevo a me stesso e a voi lettori: a parte alcune eccezioni, che sono poi i nomi che hanno fatto la storia della tipologia, il resto dei vini negli ultimi anni era diventato sempre di più un obbligo e sempre meno un piacere. Soprattutto perché ancora prima di cominciare già sapevo cosa aspettarmi da questi vini sempre più prigionieri di sé stessi e incapaci di rinnovarsi (e la cui epopea andrebbe comunque prima o poi raccontata, con le sue vittorie e le sue sconfitte, con le sue intuizioni e i suoi errori, e soprattutto con uno sguardo il più possibile distaccato, non partigiano).

Alessandro Masnaghetti nella consueta introduzione alla panoramica dedicata ai vini del Chianti Classico, Enogea 51, novembre 2013.

Enogea, Barbaresco e la classificazione dei Cru

Dalla redazione digitale di Enogea sono stati così gentili da mandarmi via email una copia dell’ultima pubblicazione nata dall’esperienza della rivista. Una raccolta contenente tutti gli articoli scritti su Barbaresco ed i suoi vini da Alessandro Masnaghetti in questi ultimi anni che si conclude con il primo tentativo, rigorosamente non ufficiale, di classificazione dei Cru in base al merito.

Nello specifico alle annate che vanno dalla 2002 alla 2009 sono dedicate una sessantina di pagine. Tutti gli articoli usciti su Enogea in questi ultimi anni. Per chi come per esempio il sottoscritto non è abbonato da così tanto tempo (il racconto dell’annata 2002 è stato pubblicato nell’estate del 2005) è un’ottima occasione per recuperare informazioni preziose in tal senso. E se a guardare la successiva classificazione era forse facile immaginare che ai famosi Asili, Montefico e Rabajà fossero attribuite le cinque stelle, il massimo, lo stesso non si può dire delle meno note Martinenga e Roncagliette. Ma è elenco tutto gustoso, ricco, pieno di sfumature nate dall’esperienza masnaghettiana che invita ad assaggiare e riassaggiare con avidità.

A fare da contorno una lunga intervista ad Aldo Vacca della Produttori del Barbaresco, una retrospettiva sul Barbaresco 2001, uno sguardo sul Roero, un sacco di cartine e tanto altro. È possibile acquistarne una copia qui, su Bookrepublic (costa 8,99 euro). E c’è anche Barolo.

Trebbiano Spoletino DOC Fratelli Pardi 2011

I più affezionati lettori di questo blog ricorderanno che, circa diciotto mesi fa, uscì sul periodico Enogea un mio lungo articolo dedicato al trebbiano spoletino. Da allora non sono praticamente più tornato sull’argomento eppure di cose ne sono successe, eccome. Per esempio il disciplinare è diventato realtà e, come anticipato allora, con la vendemmia del 2011 quasi tutte le cantine hanno deciso di aderire alla nuova denominazione di origine. Poi è aumentato il numero dei produttori che si sono affacciati sul mercato, spesso realtà che hanno cominciato ad acquistare le uve da quelli che prima erano conferitori della cantina sociale di Spoleto. E infine, particolare affatto irrilevante, è successa la vendemmia 2010. Su Enogea infatti la panoramica era dedicata alla 2009, dieci cantine e undici vini. Quella successiva ha regalato vini particolarmente equilibrati, più freschi, vini caratterizzati da un maggiore slancio ed un peso minore. Vini certamente più longevi.

Ma torniamo all’oggi. Ieri ho fatto un paio di soste in cantina a Montefalco e mi sono imbattuto in una di quelle bottiglie che non c’erano, allora. Ed è un peccato, perchè il trebbiano spoletino di Fratelli Pardi è buonissimo. Da un’annata caldissima e dalla gestione particolarmente difficile è uscito un vino il cui unico limite, se di limite si può parlare, è che (forse) non sarà longevo come alcuni suoi fratelli della precedente annata. Ma che stile. Un assaggio che prima di tutto ho immaginato come paradigmatico nell’esprimere il varietale. Trebbiano spoletino, punto e a capo. Un assaggio tanto ricco quanto complesso, straordinariamente equilibrato, teso al punto giusto, caratterizzato da un’acidità solare e da un finale di grande pulizia. Se fosse stato in quella degustazione sarebbe certamente stato tra i miei assaggi preferiti.

E comunque niente è mai casuale. Ad affiancare in cantina la nascita di questo piccolo capolavoro la professionalità di Giovanni Dubini di Palazzone, Orvieto. Uno di quei manici che vorresti sempre avere con te, quando si parla di vini bianchi.

Nero su bianco

Succede che un giorno ricevi una telefonata che ti stende*. Una di quelle davvero inaspettate, che stordiscono. Anche nei giorni immediatamente successivi la cosa non ti sembra davvero reale, come se la scadenza concordata fosse così lontana da non potersi mai avvicinare del tutto.

Invece nel frattempo il numero trentacinque di Enogea è uscito e la telefonata, era dicembre, era di Alessandro Masnaghetti. All’interno di questo numero una mia panoramica sul trebbiano spoletino e sulle (poche) cantine che lo stanno vinificando con risultati a volte sorprendenti.

Su abbonamento, qui (e nel caso in cui non abbiate la minima idea di che cosa io stia parlando -possibile?- Mauro Erro ha scritto per la stessa occasione un riassunto particolarmente conciso tanto della rivista quanto della persona).

* Era un’email, ma volete mettere la teatralità della cornetta?

Sulla carta stampata

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Per lavoro mi passa sulla scrivania [quasi] tutto quello che esce in edicola sull’argomento, in particolare tutto ciò che è legato al food. Ma, a livello personale cosa compro in edicola?

*Sono abbonato a Porthos, che alcuni articoli e degustazioni credo valgano davvero la pena di essere letti.
*Sto valutando se abbonarmi ad Enogea, ma credo di si.
*Di tanto in tanto acquisto Wine Spectator e Spirito diVino.
*Raramente compro Decanter e Bibenda – ecco, vorrei fosse un comportamento di acquisto più frequente.
*Non prendo ma se mi ci imbatto, dal dentista per dire, sfoglio Euposia, Civiltà del bere, Il Mio Vino.

Il fatto è: mi perdo qualcosa di fondamentale?

Immagine di David Zellaby