Il dolcetto, Pino Ratto e “Gli Scarsi” 2005


Il post perfetto su Pino Ratto l’ha scritto Fiorenzo Sartore nel 2007. Oggi, a distanza di oltre cinque anni, l’unica cosa rilevante da aggiungere è che si tratta di un vino che non c’è più, che ha smesso di appartenere alla contemporaneità per vivere di ciò che è stato. Da circa due stagioni infatti la produzione della Cascina Scarsi di San Lorenzo d’Ovada è ferma.

Un dolcetto, quello della vigna Gli Scarsi, capace di sfidare il tempo e di smarcarsi con decisione da ogni possibile parallelismo con il dolcetto comunemente conosciuto come tale. Questo 2005 già al colore racconta infatti tutta un’altra storia. È granato, stanco, quasi opaco. È un vino di una lentezza quasi esasperante capace di aprire su note terrose, di tartufo, e di allungare molti minuti dopo con una vena minerale a tratti spiazzante. E poi fiori di glicine, ginepro, ferro. Sensazioni inserite in un contesto caratterizzato da note che richiamano un distillato di frutta. E poi in bocca, ah che bocca, quando appare con tutta la sua grazia e la sua leggiadria. Lieve ma presente, tenero prima di un finale scattante che ritorna appena sul frutto. Un vino capace di trasmettere una solennità contadina di altri tempi.

Non c’era molto da aggiungere, dicevo. Volevo solo raccontare su questo diario digitale di un vino che per me ha significato molto. Di un bicchiere che ogni volta mi ha portato ad alzare un sopracciglio e a sforzarmi di andare oltre ogni apparenza. Una tappa importante e la speranza che le nostre strade si possano incrociare, almeno un’altra volta.

Dolcetto di Dogliani Superiore DOC – Pecchenino, Bricco Botti 1997

Dolcetto | 15-20 €

Non è un caso che alcuni dei Dolcetto di Dogliani (o Dogliani) raccontati in questi giorni siano di annate più vecchie. E certo, il dolcetto in generale gioca le proprie carte migliori su tono freschi e fragranti che in generale lo rendono straordinariamente bevibile ma ecco, a volte il tempo sembra regalare un’elaganza assolutamente inaspettata. Ed i profumi si affinano ed in bocca, quando sostenuti da un’adeguata trama tannica, sembrano regalare grandissime emozioni. E’ il caso di Pecchenino il cui Bricco Botti, a tredici anni dalla vendemmia, è ancora di una compostezza straordinaria. C’è calore, senza mai scadere in una nota eterea fine a se stessa. C’è concentrazione (figlia anche di un certo passaggio in botte piccola) ma al tempo stesso c’è succo. E’ vino vivo, ancora vibrante, certamente avvolgente che, più passano i minuti, sembra raccontare una bella storia grazie alle tante note che di volta in volta sa regalare.

La dimostrazione di un territorio, di un vino, di un vitigno capace di andare oltre il tempo. Inaspettatamente e felicemente.

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Dogliani DOCG – Cascina Corte, Vigna Pirochetta 2007

Dolcetto | 10-15 €

Quella dietro a Cascina Corte è una bella storia, fatta di persone e di sogni. Realizzati. Un’avventura piuttosto recente, la struttura principale è non è ancora del tutto terminata*, ma che sul fronte del vino regala idee dal senso compiuto. Eccome. Sentirla poi raccontare quasi sottovoce da Sandro ed Amalia, protagonisti di questo che se fosse un film sarebbe una bella commedia, non ha prezzo.

Il Dogliani 2007 è impeccabile per pulizia, al naso regala sentori nitidi e paradigmatici per la tipologia. In bocca c’è sostanza, un architettura che gioca su toni freschi ma al tempo stesso decisamente profondi. Bella la trama tannica, e quella punta più secca al centro dell’assaggio. E poi un finale vibrante, appena largo in chiusura.

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*Non del tutto terminata dicevo. Mi riferisco all’esterno della Cascina perchè le stanze per gli ospiti, curatissime, sono di rara accoglienza.

Dolcetto di Dogliani Superiore DOC – Anna Maria Abbona 2004

Dolcetto | 15 €

E’ che ci sono alcuni vini che quando poi conosci il produttore, di persona, sembra che un cerchio si chiuda e tutto acquisti un senso compiuto. Ecco, Anna Maria Abbona è esattamente come i vini che produce. Mi ricordo che la guardavo e la ascoltavo raccontare con passione il suo territorio, come se provasse profondo rispetto per il contesto in cui è inserita, e pensavo che non è da tutti. E poi mi è rimasto impresso questo suo modo di essere protagonista senza mai essere in primo piano. Ha fatto sì fossero i suoi vini a parlare per lei. Non è da tutti, ancora.

Il 2004, annata fortunata, racconta di un vino davvero espressivo, capace di raccontare e coniugare forza ed eleganza. C’è quel magico incontro, nei migliori dolcetto è facile imbattercisi, tra un frutto succoso e croccante ed una realtà, in bocca, fatta di freschezza e di leggerà acidità. Così semplice da scrivere, così difficile da realizzare. E poi è facile lasciarsi trasportare da una certa austerità, data anche da una trama tannica mai doma che, verso il finale, si addolcisce leggermente, a cullare le tante idee precedenti.

Come una ballata rock’n’roll, sotto un cielo autunnale.

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Dogliani DOCG – P.G. Mascarello 2007

Dolcetto | 10-15 €

Mascarello è un po’ più giù, che a Dogliani significa un po’ più su, almeno a livello di altitudini. Verso sud infatti, anche se di poco, si cominciano a capire quelle che poi diventeranno le montagne vere e proprie, verso la noncosìlontana Liguria. Ed infatti il Dogliani di questa splendida cantina è teso all’inverosimile, e si caratterizza per una rara finezza, mi riferisco ai profumi. Gentili, in cui la componente floreale è perfetto sottofondo per assoli che ricordano sia una certa mineralità sia un certo frutto, anche se più crudo di altre zone.
In bocca è straordinariamente vivo, tagliente, con componenti di freschezza inaspettate. Ma attenzione, non che questo significhi o possa far sembrare questo di Mascarello un Dogliani meno profondo di altri, anzi. C’è succo, c’è polpa, c’è corpo. E’ giovane, ma solo nella migliore accezione del termine.

Da bere. E ribere.

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Dolcetto di Dogliani Superiore DOC – San Fereolo 2001

Dolcetto | 10-15 €

Non è un caso che, dopo Dogliani, la prima bottiglia a passare da queste parti sia quella di Nicoletta Bocca, anima e cuore di San Fereolo. Potrei dire che è perchè lei più di altri ha voluto fortemente organizzare quel momento di incontro e di confronto a Dogliani sul Dogliani. O perchè questa è la prima bottiglia che ho bevuto, qualche giorno dopo a casa, perfetta coniugazione di sensazioni take-away. O anche perchè questo 2001 è una sintesi straordinaria di due giorni fantastici, e c’è tutto: la terra (quella terra), la persona, il vitigno.

E va bene che probabilmente il 2004 è stata l’annata ed in generale uno dei vini che più mi hanno entusiasmato, ma avere la possibilità di assaggiare un Dogliani con quasi dieci anni sulle spalle non è da tutti i giorni. E trovarlo così, impeccabile, non ha prezzo. L’assaggio racconta di un dolcetto fresco, piacevolissimo, capace di regalare profumi mai scontati. Scuri, a tratti pungenti, sempre avvolgenti. Ed in bocca l’eleganza di un vestito da sera, morbido ma deciso. Con quella nota, al centro dell’assaggio, più verticale, quasi nervosa senza mai dimenticare l’anima, il succo. Neanche sul finale, a richiamare immediatamente un altro assaggio.

Insomma, è un vino del cuore ed anzi, facciamo così. Se un giorno vi capiterà di parlare di Dolcetto e di Dogliani con qualcuno poco convinto delle potenzialità del luogo cercate questa bottiglia e portategliela, coperta. Poi ne parliamo.

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Dogliani, ma anche territorio, persone, dolcetto

Allora un paio di settimane fa sono stato a Dogliani per un fine settimana, ed è difficile raccontare e trasmettere il trasporto provato nel visitare un territorio bellissimo, così, dalla tastiera. Appena tornato avevo buttato giù le impressioni più veloci e più vive su Intravino ma, contestualmente, c’era la necessità di aspettare un po’ per lasciar sedimentare idee e ricordi, in modo che qualche opinione cominciasse timidamente ad affacciarsi. E definirsi.

Perchè Dogliani non è così lineare e facilmente codificabile come potrebbe sembrare a prima vista. Il territorio è piuttosto vasto e, bastano poche centinaia di metri, può cambiare anche improvvisamente. In particolare penso ad altitudini e terreni. Poi le persone, capaci di imprimere un marchio ben preciso al proprio vino rimanendo al tempo stesso estremamente fedeli al contesto in cui sono inserite. Non è da tutti, evviva. Ed infine il risultato di tanta passione e lavoro, il dolcetto. Un vino solo apparentemente facilmente interpretabile; forse altrove, non qui. A Dogliani infatti trova la sua forza in una sorta di fragile espressività che grazie alle tante sfaccettature è affascinante e da scoprire.

Scusate quindi, per un paio di giorni sarò monotematico. E’ che ci tenevo a scrivere delle bottiglie il cui ricordo mi cullerà, piacevolmente.

Dolcetto di Ovada DOCG – Forti del Vento, Ottotori 2008


Dolcetto | 10-15 €

Il dolcetto di Forti del Vento stupisce per una caratteristica ben precisa, da subito. E’ infatti capace di coniugare freschezze, profumi gentili, una certa fragranza all’interno di una bevuta che gioca la propria architettura su una struttura affatto scontata.
E’ pulito, lungo tutto l’assaggio. E poi ci sono tutta una serie di piacevoli note che giocano intorno ad una precisa idea di tipicità. Note fruttate quindi, fresche, appena dolci. In bocca è sostenuto da un’acidità da manuale, sempre sul filo del rasoio. Secco ed al tempo stesso avvolgente, quelle sensazioni di calore che si avvertivano prima non lasciano mai ed anzi, accompagnano fino ad un finale rarefatto, puntuale.
Un dolcetto di grande espressività, che tra qualche mese sarà ancora più buono.

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Forti del Vento

Quando Tomaso Armento della cantina Forti del Vento mi aveva chiesto se fossi stato interessato ad assaggiare i vini di questa nuova e piccola cantina delle colline di Ovada, in Piemonte, non ho esitato un attimo. “Certo”, avevo risposto, ci mancherebbe. Tomaso poi è uno di quei vignaioli illuminati, da tempo ci incrociamo digitalmente su diversi social network, che usano lo strumento internet per fare una promozione sincera del loro vino prima, del loro territorio poi. E pensare che è anche capitato di vederci nella vita analogica, offline, almeno in un paio di occasioni. Mai però abbastanza approfondite per poter fare due chiacchere a proposito dei suoi vini e dei suoi progetti.

Non avevo quindi un’idea precisa di quello che avrei assaggiato, a casa, una volta arrivate le bottiglie. La prima, era la fine della primavera, era un blend di cortese e sauvignon (nome del vino: An Piota) piuttosto pulito. Mi ricordo di avere pensato fosse costruito bene, le percentuali delle due uve facevano in modo si integrassero e trovassero una strada di sicuro interesse.  La seconda si chiamava Alto Fhrà ed era un blend di dolcetto e cabernet sauvignon. Subito non l’avevo capito, mi sembrava un rincorrere una certa idea modernista quasi fuori dal tempo. Poi ho scoperto che la cosa migliore sarebbe stata quella di aspettare dopo l’estate per assaggiarlo. Un punto interrogativo quindi.

I mesi si sono rincorsi e finalmente è arrivata la stagione delle sciarpe leggere e degli ombrelli. Dei vini rossi. Delle canzoni folk. Quale migliore occasione quindi per assaggiare gli ultimi due vini di Forti del Vento che riposavano in cantina, ho pensato oggi pomeriggio. Non sapevo bene cosa aspettarmi, però. Dopo i primi due mi ero fatto un’idea di una cantina molto precisa, quasi didascalica nelle vinificazioni ma che faticava ad esprimere un territorio preciso e definito come sa essere quello di Ovada. Ecco, niente di più sbagliato. Dopo aver assaggiato questa sera il dolcetto e la barbera (rispettivamente Ottotori e Podej) ho immediatamente cambiato idea. Due vini straordinariamente puliti, tipici nella migliore accezione del termine. Due vini di territorio e di passione. Due vini che meritano un approfondimento. Domani ne scrivo, per forza.

Dolcetto d’Alba DOC – Renato Corino 2005

Dolcetto CorinoUvaggio: Dolcetto

Trattasi di Dolcetto estremamente concentrato. Rosso rubino scuro sterzante verso idee di colore più violacee, sempre piuttosto cupe. Al naso esprime una certa sensazione gotica, per lo più fruttata, appena speziata (pepe nero), alla fine floreale. In bocca l’attacco è secco, il corpo importante e vellutato. Sul finire emerge un’idea eterea che tende ad alleggerire il tutto, a scapito di un finale più complesso e persistente. Dark.

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