Recensire i recensiti

Sull’ultimo numero di Sette de Il Corriere della Sera, quello dell’8 febbraio 2013, Daniele Cernilli recensisce in ottimi termini il Cellarius Pas Dosé 2007 di Berlucchi. Dice che:

Il rientro di gran parte della produzione della Berlucchi nella docg Franciacorta ha portato a una migliore qualità dei suoi vini. Ne è prova evidente il Cellarius Pas dosé del 2007, frutto del “blend” di chardonnay per il 68% e pinot nero per il 32%. Ha perlage fine e fitto, colore giallo chiaro e profumi nitidi, di lieviti (pane fresco), susina gialla e lieve mandorla fresca. Sapore vivo, piacevolissimo, di ottima freschezza. Servitelo a 10°, con fritture varie e con crostacei crudi. Prezzo: 29 euro. Punteggio: 90/100.

Seguo sempre con un discreto interesse i post di Daniele Cernilli, su Doctor Wine transitano spesso cose interessanti in termini di assaggi e degustazioni. Vini che, vuoi per prezzo o tipologia, normalmente non bevo e non compro ma di cui mi piace essere al corrente, se rendo l’idea. E poi trovo molto bella la sua scrittura, asciutta e diretta.

Personalmente leggo la stragrande maggioranza dei contenuti di Doctor Wine attraverso il feed reader, quindi è rarissimo che mi ritrovi a sfogliare le pagine del sito. Lo specifico perchè una caratteristica propria della testata è la massiccia presenza di spazi pubblicitari che nei feed per fortuna non appaiono. Questa mattina però ci ho fatto caso e ne ho contati trentaquattro, quasi tutte cantine. Tra queste la Guido Berlucchi & C., presente con uno dei dieci banner più grandi. Ora però non è tanto il ruolo del recensore quello che mi interessa (a voi ogni possibile valutazione in merito) ma quello del prodotto recensito. Perchè il Cellarius Pas Dosé 2007 magari è davvero così buono come sostiene Daniele Cernilli. Il problema è che da oggi in poi ogni volta che vedrò quella bottiglia sugli scaffali di un’enoteca o magari al supermercato non potrò fare a meno di pensare a questo non così complicato intreccio di interessi.

Ho deciso quindi affrontare il problema di petto e di andare a cercare la bottiglia in questione, di acquistarla e di assaggiarla. Presto (si dirà così?) su questi schermi.

To be continued

Si, lo so. Sto scrivendo davvero poco. Un po’ per l’oggettiva mancanza di argomenti, sto bevendo solo a tratti e molti dei bicchieri che passano da queste parti sono assolutamente trascurabili. Un po’ per il periodo, molto lavoro e troppo poco tempo libero. Va da sé, questo è un post a punti. Un riassuntone di quest’ultima settimana.

– Il Vino Nobile di Montepulciano della Fattoria Il Cerro targato 1999 è sorso faticoso. Si, ok, ci sono note terziarie che attraversano tutto l’assaggio ma che invece di dargli una spinta in eleganza sembrano quasi averlo appesantito ulteriormente. Aggiungete un tannino un po’ ruvido ed un finale proprio di media persistenza e fate le vostre conclusioni. Le mie, tre. Meno. ***-

– Meglio il Carema dei Produttori di Carema 2003. Si, certo che si sente l’annata, eccome. Ma è nobile, e a differenza del precedente anche affascinante. Bellissimo il colore che introduce ad un naso che certamente va verso un certo appassimento ma che altrettanto intriga. Ancora ed ancora. E poi una bella materia, un centro dell’assaggio di stoffa a scendere verso un bel finale pulito. ****

– In linea di massima guardo pochissima televisione. Ma da quando ho scoperto Masterchef non me ne perdo una puntata (un occhio allo schermo ed uno al liveblog di Sara Porro).

– Su Doctor Wine c’è un pezzo di Cernilli sul Monfortino. Ecco, io un giorno vorrei saper scrivere una cosa così (si, c’è anche da dire che mi piacerebbe essere nella posizione di parlare con tale sicurezza di un vino assaggiato troppe poche volte).

– Ho una passione incontrollata per le scaffalature da cantina. Quella perfetta (e mi riferisco in particolare al prezzo che va ad incidere sulla singola bottiglia) non l’ho ancora trovata ma, è certo, questa ha un qualcosa di affascinante.