Giorno sedici: Tenuta Regaleali

Ho fatto una deviazione di un centinaio di chilometri per cercare un vino, ne ho trovato un altro. Il mese scorso mi ero imbattuto in una vecchia annata di cabernet sauvignon di Tasca d’Almerita e ne ero rimasto stregato, passare da queste parti per vederci più chiaro mi sembrava la cosa più ovvia. Il 2008, l’annata oggi in commercio, è molto buono, ha una bella struttura e al tempo stesso una beva invidiabile. Si sente un po’ la maturazione in legno ed il varietale è evidente mentre quelle note più mediterranee che mi avevano conquistato sono ancora sullo sfondo, solamente intuibili. È probabilmente solo una questione di tempo prima che tutti questi elementi riescano a fondersi in quel tutt’uno che avevo trovato e che avevo amato.

Nel mentre, assaggiando anche gli altri vini di quella che è una delle più storiche realtà siciliane legate al vino di qualità, ho assaggiato il “Rosso del Conte” 2007. Un nero d’avola di un’eleganza incredibile, tanto austero quanto leggiadro. Davvero, una cosa per certi versi stupefacente, capace di ridisegnare ai miei occhi (ancora una volta) questo particolare vitigno. Già la settimana scorsa avevo fatto una piccola deviazione per andare ad assaggiare quello di Do’ Zenner: lì avevo trovato note fruttate e salmastre, di grande piacevolezza nel farsi bere così facilmente. Ecco, a Vallelunga Pratameno, nella Sicilia più profonda, Tasca d’Almerita lo interpreta nel modo più fine possibile. Ed è stata un’altra bella sorpresa.

Nero d’Avola IGT, Azienda Agricola Do’ Zenner “Terra delle Sirene” 2004

In queste settimane dense di assaggi il Nero d’Avola di Do’ Zenner è uno di quelli che mi hanno fatto alzare il sopracciglio, una scoperta inaspettata e per certi versi fulminante. Un Nero d’Avola che già al naso dimostra la sua grande vocazione mediterranea. Il taccuino, riempito di note insieme ad alcuni amici di bevute, racconta di more di gelso e mare, di carrube, di cioccolato e di una lieve affumicatura. E poi quella nota quasi salata che subito è facile da avvertire al palato a cui fanno seguito un tannino di grande eleganza ed una florealità particolarmente diffusa. Un vino rinfrescante, caratterizzato da una bellissima acidità e che finisce con un richiamo nobile come quello dell’anguria.

Insomma, tanta tanta Sicilia in un Nero d’Avola capace di ridisegnare i confini della tipologia grazie ad una bellezza espressiva rara da trovare altrove. Bottiglia segnata con il pennarello, il mese prossimo sarebbe bello passere a trovare anche lui per vederci più chiaro.

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