Ciao da qui


Riemergo dopo un periodo particolarmente impegnativo solo per segnalare che oggi l’autore di questo blog è finito sulle pagine del Corriere della Sera con un brevissimo elenco di vini del cuore, se rendo l’idea. Luciano Ferraro nei giorni scorsi mi aveva infatti contattato via email per sapere quali potessero essere 3 vini adatti a questo periodo così caldo da consigliare ai lettori. È così che senza pensarci troppo sono venuti fuori i nomi di Denavolo, di Pietracupa, di Emidio Pepe.

Il Dinavolino per dire è vino che mi sta accompagnando da qualche settimana a questa parte grazie a due bellissime visite nei Colli Piacentini a La Stoppa e non solo (sì, mi sono ripromesso di scriverne approfonditamente, lo farò nei prossimi giorni). Poche altre zone possono vantare un gruppo così compatto di vignaioli: Elena Pantaleoni, Giulio Armani, Massimiliano Croci, Andrea Cervini e Alberto Anguissola stanno facendo un lavoro straordinario nel raccontare il proprio territorio grazie a vini ricchissimi di personalità. Altro che nouvelle vague, il loro rock’n’roll risuona per tutta la Penisola.

Ma dicevo del Dinavolino (qui in frigo ho il 2013): leggera macerazione sulle bucce, nel bicchiere c’è la terra e c’è il sole. Semplice e profondissimo al tempo stesso, è squisito. Del Trebbiano d’Abruzzo di Pepe beh, c’è davvero pochissimo da dire. Al limite posso solo sottolineare quanto mi piaccia l’annata da pochissimo in commercio: il loro 2013 entra di diritto tra i miei bianchi preferiti di quella vendemmia e si piazza tra le migliori versioni degli ultimi tempi. E poi Pietracupa, altra realtà su cui tutti hanno già scritto tantissimo. Vini che ad ogni uscita ordino in gran quantità e su cui mi piace tornare con una certa regolarità. Non solo il Fiano ma anche il Greco di Tufo e il Taurasi. Vini (i bianchi) meravigliosamente sapidi, a tratti taglienti, al tempo stesso caratterizzati da un bellissimo profilo agrumato, con chiare tracce minerali, e da toni più caldi e avvolgenti. I 2014 sono da perdere la testa.

Post scriptum: negli ultimi tempi ho scritto più di là, su Intra, che di qua, sul blog (anzi, se ve li foste persi vi segnalo tra gli altri un breve reportage da RAW, da Londra, e un breve elenco di libri per iniziare ad appassionarsi al vino). Riparerò, riparerò certamente.

Recensire i recensiti

Sull’ultimo numero di Sette de Il Corriere della Sera, quello dell’8 febbraio 2013, Daniele Cernilli recensisce in ottimi termini il Cellarius Pas Dosé 2007 di Berlucchi. Dice che:

Il rientro di gran parte della produzione della Berlucchi nella docg Franciacorta ha portato a una migliore qualità dei suoi vini. Ne è prova evidente il Cellarius Pas dosé del 2007, frutto del “blend” di chardonnay per il 68% e pinot nero per il 32%. Ha perlage fine e fitto, colore giallo chiaro e profumi nitidi, di lieviti (pane fresco), susina gialla e lieve mandorla fresca. Sapore vivo, piacevolissimo, di ottima freschezza. Servitelo a 10°, con fritture varie e con crostacei crudi. Prezzo: 29 euro. Punteggio: 90/100.

Seguo sempre con un discreto interesse i post di Daniele Cernilli, su Doctor Wine transitano spesso cose interessanti in termini di assaggi e degustazioni. Vini che, vuoi per prezzo o tipologia, normalmente non bevo e non compro ma di cui mi piace essere al corrente, se rendo l’idea. E poi trovo molto bella la sua scrittura, asciutta e diretta.

Personalmente leggo la stragrande maggioranza dei contenuti di Doctor Wine attraverso il feed reader, quindi è rarissimo che mi ritrovi a sfogliare le pagine del sito. Lo specifico perchè una caratteristica propria della testata è la massiccia presenza di spazi pubblicitari che nei feed per fortuna non appaiono. Questa mattina però ci ho fatto caso e ne ho contati trentaquattro, quasi tutte cantine. Tra queste la Guido Berlucchi & C., presente con uno dei dieci banner più grandi. Ora però non è tanto il ruolo del recensore quello che mi interessa (a voi ogni possibile valutazione in merito) ma quello del prodotto recensito. Perchè il Cellarius Pas Dosé 2007 magari è davvero così buono come sostiene Daniele Cernilli. Il problema è che da oggi in poi ogni volta che vedrò quella bottiglia sugli scaffali di un’enoteca o magari al supermercato non potrò fare a meno di pensare a questo non così complicato intreccio di interessi.

Ho deciso quindi affrontare il problema di petto e di andare a cercare la bottiglia in questione, di acquistarla e di assaggiarla. Presto (si dirà così?) su questi schermi.