Più diritti (di tappo) per tutti

Alla parola “diritto di tappo” ho avuto la netta sensazione che lui proprio non sapesse di cosa io stessi parlando. “Eh – gli ho detto allora – il fatto è che noi avremmo portato una bottiglia di vino da casa e vorremmo sapere se è possibile berla qui al ristorante“. Invece niente, era conversazione a cui proprio mancava una certa linearità: “un attimo che vado a chiedere al responsabile“.

Che questo sia dialogo andato in scena in un famoso ristorante del centro di Milano è del tutto ininfluente. Il diritto di tappo, in inglese corkage fee, è pratica che in Italia proprio non riesce a sfondare. I più non sanno come reagire ed anzi, vedono il cliente che si presenta con una o più bottiglie acquistate altrove come una vera e propria minaccia al proprio portafoglio. Niente di più sbagliato, mi sento di aggiungere. Il diritto di tappo è infatti una straordinaria opportunità di contatto, di conversazione, di condivisione e, in ultima analisi, di fidelizzazione. “Buonissimo, in cantina tra l’altro ho un Barolo della stessa annata che potrebbe essere interessante aprire in parallelo“. Ma è solo un esempio e yes, it’s that simple.

Quale però la giusta cifra da far pagare a persona? Come al solito: dipende. Dall’importanza del ristorante e quindi dell’ambiente, del servizio, della cantina, etc. Girando qua e là però ho avuto l’impressione che, salvo eccezioni particolari, la media si aggiri intorno ai dieci euro per persona, o poco meno. Un incasso netto, a voler pensare alle tasche del gestore di turno, certamente maggiore rispetto alla vendita della bottiglia più economica presente in carta. Quindi, amici ristoratori: viva il diritto di tappo. Promuovetelo, segnalatelo all’interno delle vostre carte dei vini e fate sbizzarrire i vostri clienti con le loro bottiglie.

Per non parlare di quell’amico che ha scritto: “diritto di tappo: gratis, basta che ne lasciate un bicchiere per l’oste“.