Il Dosaggio Zero di Andrea Arici

Se è vero che gli spumanti non dosati stanno vivendo un periodo di grande giovinezza è anche vero che il rischio, subito dietro l’angolo, è quello di imbattersi in vini eccessivamente asciutti, in cui la ricerca di un’eccessiva austerità ha portato ad una certa aridità espressiva. Se mi spiego. Beh, non è questo il caso del Dosaggio Zero di Andrea Arici, un Franciacorta da chardonnay ed una piccola percentuale di pinot nero assaggiato ieri sera per la prima volta con calma, al ristorante e non durante i tanti banchi d’assaggio degli ultimi mesi insieme al vulcanico Giovanni Arcari (qui è dove il sottoscritto consiglia di cliccare sul link per scoprire -se non lo conoscete- il progetto TerraUomoCielo, bella realtà che affianca altrettanto belle cantine).

Buonissimo, dicevo. È Franciacorta saporito ed elegante, materico e verticale. C’è un po’ tutto quello che ci si aspetta, nel bicchiere: una certa polposità olfattiva composta da note agrumate e floreali, dove le note di lieviti non appaiono mai invasive e dove è possibile trovare accenni più profondi, anche vegetali. E poi quella traccia di sapidità minerale così chiara, incisiva e luminosa che lo accompagna lungo tutto il sorso. Magnetico e gustoso, invita a tornare continuamente ad assaggiarlo. Fino alla fine della bottiglia.

Questo è il non millesimato, sboccato lo scorso 19 aprile. Viene via a circa venti euro.