Cose che ho imparato sul trebbiano

Poco più di una settimana fa, a Ferrara, in occasione di Vinix Live!, c’è stata una piccola degustazione dedicata ad un vitigno che ricopre un’importanza primaria in Italia. Un vitigno di cui in genere si parla poco, quasi mai protagonista, ma che per numero di ettari vitati è tra i più diffusi, da nord a sud. Pensare di riuscire ad incasellarlo è praticamente impossibile, tanti sono i diversi cloni e le interpretazioni. Di conseguenza riuscire a fare una panoramica strutturata in modo serio richiederebbe un banco d’assaggio chilometrico, di quelli mai visti. Per questo la degustazione voleva essere solo uno spunto per aprire gli occhi di fronte alla diversità che questo particolare vino sa regalare, senza in alcun modo ambire ad alcun sogno di completezza. Mi sono segnato delle cose, certamente banali, sicuramente introduttive.

– Non è possibile, per esempio, parlare di trebbiano. Al singolare. In Italia abbiamo i trebbiano. Famiglie di vini molto diversi tra di loro.

– Le denominazioni di origine che lo vedono protagonista attraversano mezza Italia. C’è quello della Val di Trebbia dei Colli Piacentini (Piacenza). Quello di Aprilia (Latina e Roma). Di Arborea (Oristano). Di Capriano del Colle (Brescia). Quello d’Abruzzo e quello di Romagna. E, lo diventerà presto, quello Spoletino (Perugia).

– E quando non ha una doc dedicata contribuisce comunque a decine di altri disciplinari, mai così diversi. Basti pensare che il Trebbiano di Soave è previsto in circa sei, tra cui il Soave, il Lugana, il Colli Berici. Il Trebbiano Romagnolo in circa dieci, ecco i Colli Bolognesi, i Colli Piacentini, i Colli di Scandiano e Canossa. Il Trebbiano giallo in circa otto, in particolare nel Lazio: Tarquinia, Est! Est! Est! di Montefiascone, i Colli Romani, i Colli Etruschi. Ed il Trebbiano Toscano, il più diffuso, è previsto in qualcosa come oltre settanta (!) denominazioni, che variano da Bolgheri a Cerveteri. Dal Chianti al Cirò. Dai Colli del Trasimeno al Frascati. Dall’Orvieto al Taburno. Insomma, è sempre presente e lotta insieme a noi.

– Spesso si tratta di un vitigno molto plastico, non così difficile ed impegnativo da coltivare (da qui l’ampia diffusione), che risente molto della mano dell’uomo in cantina. Da qui la possibilità di trovare, anche a pochi chilometri di distanza, espressioni molto diverse nell’impostazione.

– Della degustazione in sé ci sarebbe da dire che il Trebbiano Romagnolo mi ha stupito più di altri. Pensavo di trovarmi di fronte a vini più semplici, nella migliore accezione del termine, ed invece ecco spuntare vini snelli, anche nervosi, di grande bevibilità e con delle profondità affatto scontate. Su tutti il Ravenna IGT “Tera” 2009 di Fondo San Giuseppe. Un vino buonissimo, affumicato e minerale, di grande tensione gustativa, di sostanza e di fascino. Anche il “Fragelso” 2009 di Casetta dei Frati gioca sulla distanza, che subito sembra essere timido ma poi viene fuori con tutta la sua eleganza. Un piccolo grande vino.

– Il Trebbiano Spoletino, anche se le due bottiglie in degustazione andrebbero certamente aspettate (per capirci, una delle due andrà in commercio tra cinque mesi), racconta di una struttura più ricca, capace di essere molto complessa senza mai apparire opulenta. L’Umbria IGT “Adarmando” 2009 di Tabarrini ha già tutte le sfaccettature del caso, tanto fresco quanto avvolgente. E quando sarà possibile acquistarlo sarà avrà un ulteriore passo, tutto dire. L’Umbria IGT “Vigna Vecchia” 2009 di Collecapretta gioca su toni appena più floridi, in cui la frutta diventa più croccante. Anche qui, va aspettato. So essere un vino capace di stupire sulla lunga distanza, basti sapere che il 2006 aperto l’altra sera era stupefacente, a dire poco.

– Dalle parti del Trebbiano d’Abruzzo c’è eleganza e struttura. “Le Vigne” 2009 di Faraone è sottile, va cercato. Quando si apre però racconta profondità, con un finale molto pulito. Il 2009 di Jasci e Marchesani è molto coerente, equilibrato e con una bella struttura.

Il Tascapane poi è un giornale universitario di Ferrara. Erano alla degustazione ed hanno fatto due video a raccontare la giornata. Il primo è qui sotto, il secondo lo trovate qui.

Umbria Sangiovese IGT – Collecapretta, Le Cese 2007

Sangiovese | <10 €

Di Vittorio Mattioli e della sua straordinaria accoglienza avevo già accennato, era meno di un mese fa. Allora avevo scritto di quello che è in assoluto il suo vino che preferisco, un Trebbiano Spoletino di rara purezza espressiva. Personalissimo, però.
La produzione di Collecapretta poi spazia dai bianchi ai rossi, dal greco alla barbera. Passando per il sangiovese, certo. In fondo l’ampia zona dei Colli Martani sa regalare espressioni particolarmente compiute, quando si pensa al più diffuso dei rossi della zona.
Le Cese ha un’anima fatta di sensazioni avvolgenti, che piano piano sembrano andare verso un’idea di uva calda, matura. A sentirlo bene infatti c’è anche un qualcosa che riporta la mente ad un certo perchè esotico, senza però passare da quello che normalmente regala la botte piccola. Sono sensazioni più sottili, sandalo, per dire. C’è rigore, ma anche passione.
In bocca tutte le componenti appaiono particolarmente equilibrate, pulite, con quel ritorno ad un’idea di fragranza, più dolce. E sul finire si distende, piacevolmente.

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Umbria Trebbiano Spoletino IGT – Collecapretta, Vigna Vecchia 2008

Trebbiano spoletino | <10 €

Curioso che in assoluto le due migliori interpretazioni di Trebbiano Spoletino provengano dalle due aziende più naturali di tutto il comprensorio. E’ così, sarà forse che da queste parti non c’è nessun trucco, nessuna immersione nel legno, nessun tentativo di inseguire chardonnay e sauvignon. Due quindi, ed il Trebbiano Spoletino è nudo. Sincero e buonissimo.

La prima, lo splendido Arboreus di Giampiero Bea, era già passata da queste parti non così tanto tempo addietro.
La seconda, questa, costa molto meno ed ha carattere e profumi ed una bevibilità straordinaria. E poi ha tutto quello che si può cercare in un grande bicchiere di vino bianco. Ci sono la delicatezza degli aromi ed il carattere. La profondità e un grande equilibrio. La tensione.

Il massimo, poi, è sorseggiarlo in cantina, che l’accoglienza di Vittorio Mattioli non solo vale il viaggio, ma scalda il cuore.

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Anche quest’anno, Vini nel Mondo

Non poteva mancare. E quindi ecco, anche quest’anno (qui trovate il diario dell’edizione 2008 e 2009), un breve report (a punti, come sempre) di quella bella manifestazione che è Vini nel Mondo, a Spoleto.

Le degustazioni sono irrinunciabili, da sole valgono il viaggio. Per i vini? Si, ma i racconti di Sangiorgi sono anche meglio, a prescindere dal contenuto del bicchiere. E certo, abbiamo assaggiato cose che non capitano certo tutti i giorni. Quel Vigna Monticchio 1988, per dire. E tutti gli altri (oddio, detto così sembra riduttivo, non è così e non è certo voluto).

– Curiosi e divertenti i metodi classici di Feudi di San Gregorio, in particolare il Dubl Greco e il Dubl Aglianico. I sangiovese di Dalle Nostre Mani, il Barolo di Vajra (ma di quello scriverò a parte, visto che sono passato in cantina la settimana scorsa), il nebbiolo di Diego Conterno e, volutamente ultimo, da gridare al miracolo, il Barolo Rocche di Brovia. Straordinario, buonissimo.

– Spoleto è sempre affascinante, ti cattura.

– E poi è sempre bello riassaggiare cose che mi erano già piaciute. Il Nobile di Montepulciano di Poderi Sanguineto, il Barbaresco dei Produttori del Barbaresco, il Rosso Spina de La Spina, il trebbiano di Collecapretta (l’altro però è più pulito, il Vigna Vecchia), tra i tanti.

Vinix Live! a Perugia, sabato 6 marzo

Quando per la prima volta ho pensato alla possibilità di organizzare un Vinix Live! a Perugia avevo davanti a me due possibilità.

Da una parte avrei potuto coinvolgere le aziende del centro Italia più presenti ed attive sul social network Vinix e vivere con loro un momento di incontro con i tanti che, incuriositi, avrebbero potuto finalmente conoscere personalmente quelli che prima erano solamente degli avatar. Ed assaggiare i loro vini, certo. Sarebbe stata una bella festa.

Dall’altra avrei potuto concentrarmi sul locale, cercando di fare una selezione basata sulla qualità, coinvolgendo aziende non necessariamente presenti su Vinix, ed anzi magari piuttosto assenti dalla rete e dai social network in generale. Avrei poi spiegato qui questa scelta scrivendo di come io creda che queste particolari cantine siano specchio di una regione, l’Umbria, capace di regalare vini di assoluta rilevanza. Queste cantine, poi, vedendo l’interesse nato per un (piccolo) evento promosso unicamente online avrebbero potuto avvicinarsi più o meno ad un mondo che conoscono magari poco. O forse no, comunque a loro la palla.
Ho optato per questa seconda possibilità.

ExEliografica è uno spazio lavorativo che condivido con altre realtà nel centro di Perugia. E’ un locale di stampo industriale abbastanza grande che sfruttiamo anche per mostre ed eventi, e che naturalmente ospita le nostre scrivanie ed il nostro lavoro nel normale orario d’ufficio.

Ecco. Pensate a Paolo Bea, a Milziade Antano, ad Antonelli da Montefalco. A Collecapretta dallo spoletino. A Palazzone da Orvieto e Roccafiore da Todi. A Lungarotti da Torgiano ed alla Cantina La Spina dalla zona dei Colli Perugini.
Prendete ExEliografica ed ecco Vinix Live!.

A Perugia, il prossimo sabato 6 marzo, dalle 14.30 alle 19.30. Il programma completo e tutti i dettagli su Vinix.

Vini nel Mondo

Vini nel Mondo

Vini nel mondo si conferma gran bella manifestazione. Certo, la pioggia non ha aiutato ma il contesto in cui è inserita, il centro storico di Spoleto, è suggestivo e coinvolgente. Quest’anno avevo poco tempo, giusto un pomeriggio, sufficiente però per riassaggiare qualche vino conosciuto e scoprire qualcosa di nuovo.

Sul bloc-notes mi sono segnato, su tutti, Gaspare Buscemi, per la longevità e la pulizia degli assaggi. Bella scoperta Agrima: freisa, grignolino e barbera. Tutti ottimi e tutti con un grande prezzo. Simpatico il Parbòlo, nebbiolo e barbera di Boeri e da riassaggiare ancora ed ancora il trebbiano spoletino macerato sulle bucce di Collecapretta. Peccato molti produttori tendano a non partecipare personalmente, ma presenzino solamente inviando le loro bottiglie. Ha senso?

Umbria IGT – Collecapretta, Terra dei Preti 2007

CollecaprettaUvaggio: Trebbiano spoletino

Bello l’incipit, in etichetta: “Vittorio Mattioli, agricoltore e poi vignaiolo in Terzo la Pieve”. La zona è quella vicino a Spoleto, qui in Umbria. Il vitigno è quel Trebbiano che di mese in mese trova nuove declinazioni ed interpretazioni. Bello il colore, che sterza deciso verso l’ambra. Molto bello il naso, con ricordi decisamente agrumati, idee quasi di frutta anche rossa, pesche, spezie gentili e leggere. Poi, in bocca, una leggera nota di acidità tende a coprire le altre sensazioni dure e a lasciare appena indietro un potenziale equilibrio, pur tornando sul finale sulle note olfattive e rimanendo piacevole ricordo.
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