Un Chianti Classico in meno

Ci è voluto il 2011 – il maledetto 2011 – per convincere definitivamente Giovanna Morganti ad “uscire” dalla denominazione e presentare il suo mitico “Le Trame” come un Toscana Rosso, vino ad Indicazione Geografica Tipica. Rivedibile la prima volta, bocciato la seconda: questo l’esito delle due degustazioni presso la consueta commissione di assaggio. “Certo che avrei potuto fare qualcosa tra le due degustazioni, magari aggiungere un po’ di solforosa.. Però sai, mi ero proprio stufata, se per i canoni della commissione il mio è vino che non va bene non c’è problema, davvero“.

Giovanna mi racconta poi di averne parlato con i propri clienti più importanti e di aver ricevuto solamente rassicurazioni, che il loro scopo è vendere  il suo “Le Trame”, vino unico ed irriproducibile, non un Chianti Classico che spesso se presentato come tale va a scontrarsi con prodotti molto meno costosi. E in fondo è proprio questo il punto, quello di una denominazione che forse nella ricerca di una continua omogeneità perde il proprio senso più profondo, quello della valorizzazione non solo delle sue tante diversità territoriali ma anche (e magari soprattutto) personali. Voci le cui inevitabili differenze, a maggior ragione in occasione di una vendemmia estrema come quella del 2011, non fanno altro che aumentarne la complessità.

Invece no. Per questo oggi a guardare l’etichetta de “Le Trame” ho come l’impressione che il Consorzio del Chianti Classico abbia perso una delle sue voci migliori.

Non aprite quella carta

Non so se, una volta aperta questa carta dei vini, fossi più triste per la qualità dell’offerta o per quel Chianti Classico lì, messo giusto a fare da riempitivo. Sapete cosa, ristoratori che forse casualmente passate da queste parti? Nella vostra lista dei vini ci devono essere sempre (ma proprio sempre) soltanto quattro informazioni, tutte le altre sono un (apprezzato) di più: il nome della denominazione, della cantina e (quando presente) del vino, l’anno e il prezzo. E si, è davvero così facile.

Anteprime, il Chianti Classico (in cinque punti)

1) A volte si tende a dare per scontato il perfetto funzionamento di un meccanismo. Meglio però specificare ancora una volta: l’anteprima del Chianti Classico è quanto di meglio ci si possa immaginare per assaggiare con calma e serenità un centinaio di vini e più. La splendida Stazione Leopolda di Firenze aiuta, certo, ma organizzazione e servizio sono da campionato del mondo. Bravi, bravissimi.

2) Parola d’ordine: sangiovese. Si, anche canaiolo, colorino e di tanto in tanto un po’ di ciliegiolo. Ad assaggiare gli ultimi Chianti Classico l’impressione è quella di avere (un po’) meno a che fare con i vitigni internazionali. La strada sembra definitivamente tracciata, ed è decisamente un gran bel bere lo stesso.

3) L’annata 2010 ha regalato vini non particolarmente muscolosi, più giocati sulle finezze e meno sulla struttura. Certo, c’è anche da dire che non erano moltissimi, in tutto quarantasette, e che per una conferma definitiva bisognerà aspettare l’anno prossimo quando anche tutte le altre cantine faranno uscire questo millesimo. Per ora va bene così: leggerezza e divertimento. I nomi che mi sono segnato sono Badia a Coltibuono, Barone Ricasoli “Castello di Brolio”, Castellare di Castellina (stupendo), Fattoria San Giusto a Rentennano, Querciabella (forse più pronto di altri ma davvero notevolissimo per complessità ed ampiezza).

4) L’annata 2009 faceva la parte del leone con circa centotrenta assaggi tra riserve e non. Se mi sono fatto un’idea precisa? Al solito, no. Mi è sembrata una vendemmia particolare, difficilmente inquadrabile, con qualche acuto quà e là ed in generale molto frammentata. L’unico leitmotiv che mi sono appuntato è quello di una tannicità particolarmente incisiva, soprattutto nelle riserve. Fontodi, Isole e Olena, La Porta di Vertine, Savignola Paolina, Villa di Geggiano tra i “base”. Castellare di Castellina, Fèlsina “Rancia”, Villa Calcinaia “Vigna Bastignano” (spettacolare, uno dei due/tre assaggi della giornata) tra le riserve.

5) L’annata 2008, alla Leopolda in circa ottanta interpretazioni, è quella che il sottoscritto ha premiato di più. Non so, forse per la stanchezza e per il fatto di essere a fine giornata, ma più le descrizioni dei vini si accorciavano più, contestualmente, aumentava la media dei punteggi. I nomi sul taccuino digitale sono quelli delle riserve di Badia a Coltibuono, Caparsa “Caparsino”, Castell’in Villa “Poggio alle Rose” (che eleganza!), Castello di Ama, Fontodi “Vigna del Sorbo”, Vignamaggio “Monna Lisa”.

Belle le anteprime, bella l’atmosfera e la possibilità di misurarsi con gli assaggi seriali dedicati ad una tipologia. Il sottoscritto però si ferma qui. Il lavoro (quello vero) chiama e salvo miracoli dell’ultimo minuto mi sarà impossibile partecipare a quella del Nobile di Montepulciano, giovedì, e quella del Brunello di Montalcino, venerdì. Chissà, magari la prossima volta.

Foto: Consorzio Vino Chianti Classico

Chianti Classico, Podere Le Boncie “Le Trame” 2006

Volevo idealmente aggiornare con questa 2006 la splendida verticale de Le Trame di Giovanna Morganti di gennaio, è troppo buono per non citarlo tra quelli da non mancare assolutamente. A proposito: peccato allora non aver inserito anche questo, sarebbe stato uno spunto (di felicità) in più.

Troppo buono? Eh. C’è un po’ tutto, qui. Una grande interpretazione dell’annata, un equilibrio sopraffino, una trama tannica impeccabile. Ma sopratutto tutte quelle caratteristiche di eleganza, di struggente complessità, di profondità che si uniscono in un tutt’uno, in bocca, fino ad un finale lunghissimo. Lento ed avvolgente.

Chianti Classico DOCG Castello d’Albola 2007

Sangiovese, canaiolo | 15 €

Dai, dei tasting panel ancora non ci siamo stancati. Ed anzi, un applauso a chi ci crede ancora nonostante non si tratti certo di una novità. L’effetto sorpresa è passato, è rimasta certamente un po’ di curiosità ma il rischio di non piacere è più che mai attuale. E c’è più scaltrezza (forse).
Ma prima un veloce riassunto: c’è una definizione e ci sono tutti gli altri assaggi, diligente taggati. E si, anche questo particolare Chianti Classico viene da una delle tenute della famiglia Zonin che, dopo Rocca di Montemassi e Masseria Altemura, torna su queste pagine con la sua (splendida) cantina di Radda.

Castello d’Albola è un Chianti di grande piacevolezza. Uno di quelli composti, lineari proprio perchè mai urlati e non eccessivamente sussurrati. Moderno si potrebbe dire, ma il rischio è che il termine porti verso un’idea di un vino dal carattere eccessivamente internazionale, e non è questo il caso. Ad un naso profumato, rosso e gentile affianca una freschezza all’assaggio molto gradevole e una bella chiusura, tipica ed armonica. Voglio dire, è un Chianti di quelli buoni, succosi, di grande bevibilità. Equilibrati, puliti, non troppo costosi. E non è poco.

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Chianti Classico Riserva DOCG Castello di Monterinaldi 2005

Sangiovese 90%, Canaiolo 5%, altre uve a bacca rossa 5% | 15/20 €

Se forse in Monterinaldi non si trovano certe levità tipiche della zona di Radda non si può certo dire questa riserva non abbia stoffa da vendere. Voglio dire, lasciamo da parte tutta una serie di sentori legati a quelle finezze floreali un po’ tipiche e concentriamoci su toni più scuri, austeri e al tempo stesso aristocratici. E’ naso generoso nel rivelarsi, di un’intensità importante, giocato sul frutto e su una spezia che ricorda vagamente il pepe nero, ma solo alla fine.
In bocca stupisce per un distendersi mai ammiccante. Anzi, è quasi amarognolo al centro dell’assaggio (caratteristica comune in tutti i vini del Castello) e solo sul finale più aperto, capace di esprimere un’anima più croccante. Bella trama tannica per un vino molto lineare, che inizia e finisce senza mai tradire le attese.

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A proposito di Chianti Classico

Appurata la spettacolarità della location, ieri a Firenze il tempo non era dalla mia parte e mi sono limitato (!) ad assaggiare un po’ di riserve. Sia 2008 che 2007. Volevo cercare di capire se fosse possibile individuare in linea generale alcune differenze legate alle diverse annate. La risposta è certamente positiva, anche se si trattava solamente di una trentina di vini per tipologia. L’idea che piano piano è emersa è quella di un 2008 molto omogeneo, gentile, equilibrato e certamente caratterizzato da belle bevibilità. A differenza di un 2007 capace di rivelare profondità e complessità. Vini più strutturati quindi, ma non per questo più stanchi, anzi.

Ecco i miei due centesimi, giusto i bicchieri che mi sono proprio piaciuti.

Chianti Classico Riserva Le Baroncole 2008, Fattoria San Giusto a Rentennano
Bellissimo naso, floreale e compiuto con un accenno minerale. Bella bocca, snella, dritta, con un’acidità composta. Tannino ancora giovane ma dal grande futuro. Buonissimo. ****+

Chianti Classico Riserva 2007, Badia a Coltibuono
Naso molto bello, materico e glicerico. Regala sentori speziati ed un frutto passito. Molto profondo, avvolgente, piacevole, bellissimo ed elegante. ****+

Chianti Classico Riserva Coltassala 2007, Castello di Volpaia
Buono, naso molto netto, preciso, definito, piacevole e profondo. Moderno, in bocca coniuga molto bene un’anima morbida con una bella spalla acida e fresca. ****

Chianti Classico Riserva Vigna del Sorbo 2007, Fontodi
Profondo, speziato e piacevole. Austero. Bello. In bocca è lineare, perfetamente integrato nelle sue componenti. Limpido sul finale. ****+

Chianti Classico Riserva Baron’Ugo 2007, Monteraponi
Speziatura gentile, vagamente affumicato ed espressivo sulle note più floreali e fruttate. Un accenno quasi minerale. Un grande naso. E poi acidità, freschezza, in generale equilibrio per un finale di grande limpidezza. *****

Chianti Classico Riserva 2007, Savignola Paulina
Naso molto fine, leggero, etereo e di spezie. Altrettanto in bocca, molto piacevole ed elegante. Croccante. Buono. ****

Chianti Classico DOCG Rocca delle Macìe 2006

Sangiovese 90%, Merlot 5%, Canaiolo 5% | 10 €

Rocca delle Macìe nell’immaginario collettivo è quella dei grandi numeri, il cui Chianti è spesso approdo sicuro per molti. Da una parte per il prezzo, dall’altra per una certa rassicurante buona fattura dei vini. Tra questi non fa certo eccezione questo Classico, prodotto in un numero impressionante di bottiglie, oltre il milione e mezzo. Scuro, tendente al granato, i sentori raccontano di frutta rossa matura ed austera, e la gioiosa florealità del sangiovese sembra nascosta dietro ad un’idea evolutiva coperta da sensazioni terziarie come il cuoio, almeno in lontananza. In bocca è compatto, fatica ad esprimersi al meglio forse per una freschezza inespressa, ed infatti è vino la cui idea è più orizzontale che verticale. Piacevole la trama tannica anche se appena polverosa. Di persistenza media, come il prezzo e la soddisfazione generale.

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Lamole di Lamole: il Chianti Classico Riserva Vigneto di Campolungo in verticale

Chianti Classico Riserva Lamole di Lamole Vigneto di Campolungo

Lamole di Lamole, Lamole, comune di Greve in Chianti. Avete presente? Praticamente a sud di Greve, a nord di Radda, vicino il confine della provincia di Siena. Qui, insomma.

La cantina è di un gruppo grande ed importante: Santa Margherita. Uno di quelli che può permettersi, di tanto in tanto, di invitare anche qualche giovane (eh?) blogger a visitare i vigneti ed assaggiare qualche bottiglia storica.
Ma scrivevo di territorio, che qui è faccenda importante.
Le altitudini sono moderatamente alte, per la media del Chianti Classico. Estati calde ma ventilate, notti fresche, esposizioni generalmente ottimali permettono a questo terroir di essere molto presente nel bicchiere. Vini freschi, con accenni di mineralità a donare profondità, che si inseriscono in un quadro di sangiovese molto netto, preciso, lineare e nobile, in particolare sul lungo periodo. Il vigneto di Campolungo, poi, è l’espressione più caratteristica di tutti questi elementi, da cui deriva questo particolare (e storico) cru.

Sangiovese protagonista fino al 2005, a partire dall’ultima annata commercializzata, il 2006, infatti, anche una piccola percentuale di cabernet concorre alla formazione di questo Chianti di Lamole. Si, davvero.
Degustazione verticale scrivevo in apertura. Ecco, a seguire, alcuni appunti.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 2006

Cabernet sauvignon e sangiovese, come accenato prima. Ed infatti vengono fuori note più erbacee e vegetali, per un assaggio certamente moderno. Cioè, più moderno, almeno rispetto alla classicità delle interpretazioni degli anni precedenti, per dire. Colore che tende ancora appena al violaceo sul bordo. Naso compatto, nel quale le componenti fruttate e floreali sono nette, distinte, fragranti. Anche in bocca, nella sua iniziale intensità, rimane netto, deciso, profondo. Grande persistenza.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 2003

Il colore rosso rubino apre ad un naso particolarmente etereo ed abbastanza balsamico – sempre il famoso, torrido duemilaetre – comunque fine, in cui le sensazioni speziate tendono ad essere particolarmente pungenti. Comunque presente. In bocca rimane caldo, appena più amarognolo sul finire e che magari fatica un po’ ad aggrapparsi e che certamente paga qualcosa in persistenza. Buono però, eh.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 2000

Assaggio deciso, caratterizzato da note balsamiche, e da un’espressione definita di sangiovese, in particolare nelle sue accezioni più floreali. In bocca è bevuta che coniuga corpo e scorrevolezza. Bello preciso, i tannini sono presenti e solo sul finire tende ad allargarsi appena. Ma grande persistenza, in particolare per il ritorno del frutto. Ammaliante.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 1997

Colore vivo, e naso di grandissime finezze, capaci di coniugare eleganza, intensità e terroir. I sentori si sprecano: frutti rossi appena appassiti, tartufo, liquirizia, sottobosco, balsamicità. Appetitoso. Bocca di grande equilibrio. Escono splendidamente le sensazioni di un’acidità appena spiccata che si coniuga alla perfezione stilistica del frutto e delle sue mille sfaccettature. L’assaggio della giornata. Splendido, ecco.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 1990

Certo, qui si tende a colori più granati, ancora lucidi però. Naso rotondo, estremamente sangiovese, intenso. Frutti morbidi, in tensione grazie ad una certa mineralità. In bocca è compiuto, lievi pungenze stuzzicano il palato e lo portano ad un finale vellutato e certamente elegante. Una bevuta nobile.

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Chianti Classico Riserva DOCG – Lamole di Lamole, Vigneto di Campolungo 1985

La cosa più interessante nell’assaggiare ventiquattro anni di Chianti di Lamole è la sensazione di avere a che fare con un vino in cui il territorio è rimasto certamente presente, nonostante molte delle caratteristiche di vivacità e di freschezza siano sopite. Naso molto evoluto: goudron, tabacco, cuoio, terra bagnata, legno. E’ assaggio in cui il tannino si è certamente defilato, ma in cui le acidità sono ancora vive, eccome. Finisce, poi, appena addolcito. Piacevolmente addolcito.

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Ancora:

– Della degustazione ne ha scritto anche Andrea Gori, su Vino da Burde.
– E, girato proprio quel giorno, ecco un video, interessante e da ascoltare con attenzione, di quelli di Acquabuona.