Colli Tortonesi Timorasso DOC – Cascina i Carpini, Brezza d’estate 2008

Timorasso | 20 €

Mi aveva già colpito questo timorasso. Ero a Genova, a Terroir Vino. Un assaggio veloce scambiando qualche parola con Paolo Carlo Ghislandi, anima e cuore di Cascina i Carpini. Grande bevibilità, coniuga la gentilezza dei profumi al nervo dell’assaggio, mi ero segnato sul moleskine. Poi certo, il fatto di essere ad una sorta di banco d’assaggio e di assaggiare decine e decine di vini in un pomeriggio non aiuta ad approfondire quanto basta.
Grande piacere quindi sia nel ritrovare i suoi vini in una degustazione dedicata sia nel trovare conferma in quanto già scritto. Perchè, davvero, questo timorasso è piacevolissimo nella migliore accezione del termine.
E’ elegante, racconta finezze. E’ un vino solare, fragrante, capace di essere soffice senza apparire morbido. Ad assaggiarlo ha quella freschezza e quella nota più tesa, appena minerale, che si distende lungo tutto il bicchiere e che accompagna ad un finale pulito, che, didascalicamente, ritorna sulla tante note (più calde) che ricordano i suoi profumi.
Costa (molto) ma vale l’assagio, eccome.

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Tasting panel (reprise)

Tasting panel. Ovvero quando un’azienda manda ad un certo numero di persone un campione del proprio prodotto per averne un riscontro (presumibilmente) sincero e diretto. Un’opinione quindi, e la possibilità di avere un’idea di quello che il mercato pensa di te. Veloce ed (apparentemente) indolore.

All’inizio fu Poggio Argentiera ed una selezione dei propri vini. Non solo Morellino, che lì c’era da raccontare un territorio, la Maremma intera.
Poi, dopo, ancora vino, ma l’azienda in quel caso faceva parte di un gruppo notevolmente più grande. Era Zonin, prima con la tenuta pugliese (Masseria Altemura) e poi con un nuovo bianco, il Viogner, ancora dalla Maremma. Era Rocca di Montemassi.
Ci sono stati due vini di Cascina i Carpini. Fratelli diversi, perchè vinificati parallelamente e con approcci in un certo modo opposti.
C’è stata una bella scoperta, una delle Barbera de La Maranzana e, subito dopo, la sorpresa di trovare una grande grappa, era una particolare selezione dei Fratelli Brunello.

Mi fa piacere quindi anticipare due diversi tasting panel che forse sono meno centrati rispetto al vino come elemento, ma che raccontano aspetti che spesso passano in qualche modo in secondo piano.
Il primo è un cambiamento di costume e di consumi. E’ il vino che diventa in qualche modo take-away e contestualmente monoporzione. Si tratta di Oneglass, praticamente un bicchiere da asporto.
Il secondo affronta la difficile questione relativa all’odioso sentore di tappo. Raro, certo, ma mai completamente debellato. Ecco allora Procork, un particolare sughero ricoperto da una sottile membrana che impedisce la contaminazione del vino, all’interno della bottiglia.

Presto qui.

La TwitAsta, un’asta di beneficenza su Twitter

Si tratta di un’asta vera e propria su Twitter. Funziona così.
Oggetto dell’asta saranno alcune scatole piene di bottiglie di quelle cantine che durante l’ultimo Vinitaly aderivano ad un percorso ideale dei vini che cinguettano. L’iniziativa si chiamava Tweet your wines. Quelle stesse cantine hanno deciso di donare alcune bottiglie che, opportunamente mescolate, daranno vita all’asta vera e propria.

Per dire, la scatola dei vini Carbone (da queste parti sono passati tutti i loro aglianici, il Terra dei Fuochi, il 400 Some, lo Stupor Mundi) comprende:

Carbone Vini – Aglianico del Vulture DOC “Stupor Mundi ” 2005
Bele Casel – Asolo Prosecco DOCG Superiore Extra Dry
Il Palazzone – Brunello di Montalcino DOCG 2005
Cascina Gilli – Malvasia di Castelnuovo Don Bosco
Cascina I Carpini – Colli tortonesi DOC Barbera “Sette Zolle” 2007
Santa Margherita – Pinot Grigio Impronta del Foondatore Alto Adige DOC 2009

La base d’asta (per questa e per tutte le altre scatole) è di 50 euro.
Per poter fare la propria offerta è necessario essere iscritti a Twitter (io, per esempio, sono qui) e postare qualcosa tipo: “#tyw5 offro 60 euro“, dove l’hashtag (il codice in apertura) sta a specificare per quale confezione state facendo l’offerta, in tutto sono tredici (#tyw1, #tyw2, #tyw3, etc.). In questo modo per controllare eventuali altre offerte basta solo fare una ricerchina interna a Twitter utilizzando l’hashtag specificato. Le trovate tutte (con le relative descrizioni) nel sito dedicato all’iniziativa.

L’asta avrà inizio e proseguirà esclusivamente sul web via Twitter dalle 10.00 di domenica 30 maggio alle 22.00 di sabato 5 giugno.
I proventi andranno a favore di una neonata associazione dell’ospedale Gaslini che si occuperà di dare cure e sostegno ai bimbi nati prematuri e alle loro famiglie.

Mica male.

X & Y, certo, uno dei due era naturale

x&y

Lo ripeto. Credo che il tasting panel che Cascina i Carpini ha portato avanti con i due vini gemelli, ovvero con due vini uguali ma trattati in cantina in modo differente, uno vinificato con lieviti indigeni ed uno no e di cui ho scritto solo tre settimane fa, sia esperimento di enorme interesse. A prescindere dal risultato.

Oggi Paolo Carlo Ghislandi ha dedicato alla cosa un ampio post su Vinix, svelando finalmente il risultato di questo suo pioneristico esperimento. Se volete leggerlo ed approfondire direttamente ne vale certamente la pena.

Da parte mia mi limito a dire che le nostre consapevolezze di consumatori su ciò che è o che dovrebbe essere naturale e su tutto quello che circonda questo termine sono ancora molto empiriche e troppo basate sulle esperienze personali perchè abbiano davvero valore. E’ un mondo che aspetta in gran parte di essere ancora scoperto. Grazie a Paolo, oggi, forse abbiamo fatto un piccolo passo in avanti.

Grazie a Le pubbliche relazioni del vino per l’immagine in apertura.
E per i più curiosi, si, Y era il campione a fermentazione spontanea.

X & Y, ovvero due modi di concepire lo stesso vino

X&Y

Ecco, si potrebbe semplificare e dire che ci siano persone che parlano e persone che fanno. Si potrebbe dire così, senza affermare che una cosa sia necessariamente migliore dell’altra. Sarebbe un bell’incipit, quantomeno.

In tal caso, quindi, Paolo Carlo Ghislandi, ovvero Cascina i Carpini, cantina nel tortonese, in provincia di Alessandria, farebbe definitivamente parte della seconda categoria.

Mi spiego. Si scrive e si parla di quà e là delle differenze tra i cosiddetti vini “naturali” ed i vini “normali” o “industriali” (e già sull’uso e la scelta di questi termini ci sarebbe da discutere, molto). Tutti hanno diverse opinioni e punti di vista. Anche i produttori al centro di questo dibattito sono gli stessi ad essere riuniti in associazioni e movimenti che differiscono sotto diversi aspetti. Triple A, Vin Natur, Vini Veri etc. Quali le differenze? Quali gli approcci?

Ma andiamo con ordine.
Il nostro, un giorno, stanco e con voglia di fare chiarezza sulla questione ha deciso di accantonare per un momento ogni possibile risvolto filosofico e provare ad affrontare la questione in termini produttivi. Nello specifico ha voluto verificare se l’uso di lieviti selezionati tenda o meno a standardizzare il risultato di una vinificazione, come spesso si dice e si legge in giro. Se privino o meno un vino, quindi, di alcune caratteristiche date dall’unicità del terroir di origine.

Ed ha ideato i vini gemelli.
Due vini, ottenuti dalla stessa vendemmia di un’unica vigna divisi subito prima della fermentazione in due identiche masse. Stesse condizioni ambientali, uguali vasche d’acciaio.
Una è stata vinificata “tradizionalmente”, inoculando lieviti selezionati, e l’altra “naturalmente”, lasciandola fare da sola. E si, se ve lo state chiedendo, sto semplificando, almeno un po’.
Ecco quindi due vini, fatti in parallelo ed imbottigliati lo stesso giorno. Due vini, uguali ma diversi. Gemelli, insomma.

Su Vinix, social network dedicato al vino, poi, ha spiegato l’iniziativa e cercato persone interessate a provare il risultato di questo esperimento. Ci è voluto poco, questione di ore e tanti appassionati da tutta Italia avevano espresso interesse per riceverli. Tra cui il sottoscritto, appunto.

Io, per inciso, ancora non so quale delle due bottiglie sia cosa. Ma un’idea me la sono fatta.

Perchè uno dei due vini (X) è sembrato subito più elegante. In particolare pareva bevuta dritta, caratterizzata da un naso piuttosto lineare, che inizialmente faticava ad aprirsi ma che poi svelava sentori anche minerali, guadagnando in profondità. La spalla acida ed il tannino verde erano quelli di una bevuta straordinariamente giovane ma con un suo perchè. Un vino che rimaneva spigoloso ed ancora non completamente armonico ma apparentemente fedele a se stesso.

Il secondo invece (Y) è apparso vino che giocava le proprie carte su intensità e (qualche) morbidezza. Frutti rossi, per capirci. Ad un attacco nervoso affiancava uno spessore di diversa architettura, quasi fosse più irruento, nella sua giovinezza. Più lungo? Si. E più intrigante, anche, nel suo essere capace di svelare tratti di maggiore profondità.

Ecco perchè, ma va detto che i miei compagni di questo particolare tasting panel non la pensavano necessariamente allo stesso modo, azzardando un giudizio che credevo molto più semplice, il secondo (Y) era tra i due quello più “naturale”. Opinione mia.

Ed aspetto conferme o smentite.