Dieci vini per il duemilatredici, e dieci canzoni

Puntuale come il Natale ecco spuntare uno dei miei post preferiti, quello che come di consueto racconta questi ultimi dodici mesi attraverso le bottiglie e le canzoni più significative. Le regole sono sempre le stesse: dieci vini capaci di attraversare i differenti umori di un’annata letteralmente volata, entusiasmante e stimolante come poche altre. Dieci bottiglie rigorosamente differenti dalle trenta già citate negli anni scorsi (a proposito, ecco quelle del 2010, del 2011, del 2012), non le più buone in senso assoluto ma quelle che hanno lasciato maggiormente una traccia di sé. Un segno. E poi dieci canzoni, quelle che ho ascoltato con maggior frequenza, quasi sempre a volume troppo alto. Sono tutti pezzi probabilmente un po’ scontati ma che ci volete fare, io in fondo ho un anima pop.

Vitovska, Zidarich – Quella del 2009 è una versione ricca di colori e di sfumature, certamente la più buona abbia mai assaggiato tra quelle uscite dalla cantina di Prepotto. A questo si aggiunge la stima per un vignaiolo di rara generosità, perfetta sintesi delle (ben) due bellissime trasferte nel Carso di quest’anno. Peccato per la nebbia.

Lorde – Royals

Vorberg, Cantina Terlano – Complice un millesimo meraviglioso -il solito 2010- mai come quest’anno ho consumato così tanto Vorberg. Voglio dire: ogni occasione era buona per aprirne una bottiglia (tanto che credo in cantina ne siano rimaste solamente due, devo andare a controllare). Il Pinot Bianco più buono dell’Alto Adige, quindi d’Italia, quindi del mondo. O no?

Daft Punk – Fragments Of Time

Vinupetra, I Vigneri – La montagna sacra, le vecchie vigne e il vino che ne consegue. Ho dovuto controllare, ero infatti certo di averlo già citato l’anno scorso (invece no). Ecco subito rimediata questa imperdonabile mancanza.

Volcano Choir – Comrade

Barolo Le Rocche del Falletto di Serralunga d’Alba, Azienda Agricola Falletto – Non mi sono mai permesso di scrivere dei vini di Bruno Giacosa più che altro per la consapevolezza di non avere abbastanza strumenti per descriverne adeguatamente la grandiosità. Eppure quelle poche volte che sono finiti nel bicchiere sono stati Barolo che, come fari nella notte, hanno illuminato tutto ciò che si ritrovavano intorno. Questo non è solo un vino, è anche un luogo dove trovare alcune risposte.

The National – Don’t swallow the cup

Barolo Piè Franco-Michet, Cappellano – Come sopra. Barolo assoluto, totale e totalizzante, con quella trama tannica così splendidamente definita da ridimensionare -ogni volta- troppi altri vini, troppe altre tipologie. Ma che ci volete fare, la felicità forse è davvero di questo mondo.

Phosphorescent – Song for Zula

Dettori, Tenute Dettori – Pochi altri vitigni hanno scandito con tanta costanza le ultime quattro stagioni quanto il cannonau. Ad una bottiglia meravigliosa per espressività, il 2010 di Alessandro Dettori, si sono affiancate più e più volte espressioni di tanti altri piccoli grandi artigiani. Da Giovanni Montisci a Gianfranco Manca, fino alla neonata realtà guidata da Roberto Pusole.

Franz Ferdinand – Evil eye

Costa del Vento, Vigneti Massa – Nobody’s perfect. E infatti ai vini di Walter Massa ci sono arrivato drammaticamente in ritardo. Per quello che vale, posso solo rassicurarvi: sto recuperando tutto il tempo che avevo perso.

Arcade Fire – Reflektor

Lambrusco Fontana dei Boschi, Vittorio Graziano – Brutti, sporchi e magari anche un po’ cattivi. Eppure il mio rapporto con i vini a rifermentazione in bottiglia è decisamente destinato a durare tale e grande è la loro vocazione gastronomica. Con un occhio alla zona di Asolo e di Valdobbiadene, stanno succedendo cose molto interessanti, lassù.

Chvrches  – The Mother We Share

Franciacorta Dosaggio Zero, Arici – Non solo “sur lie”, un grande metodo classico è infatti vino capace di mettere sempre d’accordo tutti, o quasi. L’incontro con quello di Arici, anche nella versione Rosé, è stata decisiva e fulminante. C’è luce in Franciacorta.

Baustelle – La morte (non esiste più)

Sagrantino di Montefalco, Bellafonte – C’è qualcosa, non solo un collegamento geografico, che mi lega ai vini di Montefalco. Se infatti il Sagrantino non è di certo il vino che bevo più spesso è anche vero che è quello su cui mi confronto maggiormente. La degustazione organizzata la scorsa primavera è stata l’ennesimo spunto per tornare a guardarci degli occhi. È andata abbastanza bene.

Vampire Weekend – Unbelievers

I più assidui frequentatori di questo blog credo abbiano notato, in questi ultimi dodici mesi, una certa cristallizzazione riguardo alcuni degli argomenti trattati. Tutto bene, niente di grave. Da questo punto di vista questo è stato certamente un anno interlocutorio, fatto di conferme più che di scoperte. Ho scritto meno non per mancanza di idee o di tempo (beh, su quest’ultimo punto avrei qualcosa da dire) ma per un continuo ritorno su cose già dette e soprattutto su vini già bevuti (e già amati). A voi che da anni trovate il tempo di leggere quanto scrivo non posso che dire grazie, siete l’unico motivo per cui questo spazio digitale continua ad esistere.

Ma non è tutto, aspettatevi infatti scintillanti novità entro poche settimane. Mai come in questo caso vale la regola del: the best has yet to come. Buone feste, di cuore.

Un aggiornamento dal fronte

Sole, freddo e sopratutto tanta neve. Insomma, le condizioni fuori dalla finestra sono perfette per prendere la tavola sotto braccio e non passare neanche un secondo in più davanti allo schermo del laptop. Ma va così, e questa mattina ci sono cose da fare, email da inviare, telefonate da ricevere. Andrà meglio domani.

Nel frattempo qui in Trentino si bevono quasi esclusivamente cose locali e il fatto di essere accompagnati da diversi amici permette di aprire più bottiglie al giorno. La presenza poi di una tra le enoteche più fornite della zona a due passi da casa aiuta la scelta e garantisce un divertimento costante e praticamente ininterrotto. Grandi conferme sul fronte del pinot nero, per esempio. Da Mazzon i nomi scolpiti nella pietra rimangono quelli di Gottardi e di Carlotto. Un po’ più stanco e sicuramente meno dinamico quello della Cantina Produttori Termeno, proprio lì di fronte. Outsider solo per zona di provenienza, ormai è appurato sia tra le più buone interpretazioni italiane, quello di Elisabetta Dalzocchio. Il 2008 è ancora una grandissima goduria, succoso ed elegante, impossibile resistere ad un altro bicchiere.

Dal mondo del teroldego un’altra bella conferma si chiama Cipriano Fedrizzi. Anche questo stupisce per la grandissima beva, il 2010 sembra appena meno strutturato ma al tempo stesso più elegante del 2009. Molto buono anche il 2011 di De Vescovi Ulzbach. Non lo conoscevo e se forse è più composto del primo rimane un bell’esempio di questo vitigno così poco considerato fuori dai confini regionali. Un po’ meno espressivo il 2009 di Barone de Cles, ma voglio tornarci con più calma. Senza grande slancio e in generale non in grande forma, ma ho il vago dubbio fosse bottiglia un po’ così, il Granato 2008 di Elisabetta Foradori. Peccato (con quello che costa). Pescando tra gli altri rossi bevuti in questi giorni impossibile non sottolineare con il pennarello nero un magnifico “Esegesi” 2007 di Eugenio Rosi. Un blend di merlot e cabernet sauvignon giovane ma già adesso di grande, grande espressività. E poi il Donà Rouge, sempre 2007, di Hartmann Donà. Una sicurezza.

Tra i bianchi non posso dire di aver spaziato molto. Posso solo, non senza accorgermi della banalità di tale affermazione, dire di aver trovato sempre buonissimi i vini, TUTTI, di Terlano e di Kuenhof. Dal sauvignon “Quarz” al pinot bianco “Vorberg” passando per i base (ma solo di nome) rimane una cantina di cui non posso fare a meno. Di Peter Pliger invece ho amato un sylvaner 2011 mostruosamente minerale, datemene ancora (ma vedete, ecco, come si fa a non nominare anche il riesling e il veltliner?). Bello anche il 2009 “Isidor” di Fanti, un incrocio manzoni che ridisegna ai miei occhi la tipologia.

Altro? Giusto due bolle: il 2002 “Hausmanoff” di Haderburg rimane un po’ un riferimento anche se in altre annate me lo ricordavo con più slancio. La vera sorpresa, e di questo devo ringraziare il grande sommelier Roberto Anesi, si chiama “Nature” di Bellaveder. Un pas dosé targato 2008 che dentro ha tutto quello che si può cercare nella tipologia.

Per adesso è tutto, ci vediamo tra poco. Torno presto.

Alto Adige Chardonnay DOC Cantina Terlano 1995

Chardonnay | 50 €

Si, si potrebbe certamente aprire una parentesi dedicata alla straordinaria qualità media di tutta la produzione dei Produttori di Terlano. Appena una quindicina di ettari che regalano vini bianchi di assoluto spessore, sempre eleganti, minerali, con quella marcia in più. Una cantina del cuore.

E si, si potrebbe anche dire che lo Chardonnay, quello che affina per nove anni prima di essere finalmente imbottigliato, è vino che difficilmente non centra il bersaglio. Diverso nelle sfumature ma sempre eccellente, immancabile.

Il 1995, per dire, ha un profilo olfattivo indimenticabile. Perfetto nel coniugare la delicata fragranza del frutto ad una mineralità mai stanca. Ampio, con una leggerissima tostatura a dargli un’ulteriore profondità e a introdurre un’assaggio incredibile per vitalità e per freschezza. Uno di quelli che, alla cieca, non penseresti mai ad una vendemmia di sedici (sedici!) anni fa. In bocca è struggente per compostezza, appena morbido senza mai apparire sopra le righe, di grande armonia. Chiude particolarmente lungo su una nota appena più amarognola e pensi sia certamente uno dei più grandi, in Italia di sicuro.

L’unico rammarico è sapere che questa era l’unica bottiglia in cantina. E si, rimarrà stampata nella memoria, quella dei migliori assaggi. Anche se non è esattamente la stessa cosa.

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Hartmann Donà

Hartmann

Quello che ti colpisce quando Hartmann parla della sua terra è il suo amore per le viti. Cose quasi vecchie, dal sapore antico, dai trenta ai cinquant’anni. Pinot nero, soprattutto. Ma anche schiava, pinot bianco, chardonnay, lagrein.
Tutti a Merano. Pochi ettari, rese bassissime, quindicimila bottiglie. Per rendere l’idea.

Ti guarda negli occhi e ti dice che non gli pesa lavorarle da solo per cinque o sei settimane, nonostante freddo e neve. Da lì la mente trae l’energia sufficiente per affrontare l’anno successivo.

Ti stupisce anche il fatto che in così poco tempo il risultato del suo lavoro sia chiaro e definito. Perchè no, Hartmann non segue le sue vigne da sempre, anzi. Dopo enologia ci sono voluti più di dieci anni da Terlano, cantina di numeri e di eccellenze a pochi chilometri da casa, prima di decidere di smettere di vendere le uve dei propri vigneti a Colterenzio per vinificare da sé. E poi ancora qualche tempo per trovare il tempo di fare anche qualche consulenza. Tra le altre la mitica Fattoria San Lorenzo nelle Marche e l’emergente Roccafiore in Umbria.

E’ cantina recente la sua quindi. Il primo Donà Noir, il suo pinot nero, porta in etichetta il 2000. Il Donà Rouge, protagonista la schiava, il 2001. E se poi si pensa che del primo cinque vendemmie sono sempre in affinamento (tre in bottiglia e due ancora in botte) ci si rende conto che, in effetti, da allora ad oggi sono state commercializzate solo cinque annate e che è cantina ancora giovane. Dalla spiccatissima personalità però. La mano di Hartmann sembra muoversi precisa e definita, dando a tutti i suoi vini un comune denominatore. La schiava per dire rivede radicalmente i confini normalmente conosciuti di questo vitigno. Niente di femminile, colori impenetrabili per un vino rosso di gran corpo. Il pinot nero poi è bevuta impattante, di enorme carattere, capace di coniugare complessità, intensità, eleganza. Sul lungo periodo è capace di emergere in finezze, in sensazioni sottili, a donare profondità.
E’ cantina (e cantiniere) di cui si sentirà parlare sempre di più. Sicuro.

Poi certo, cambiando completamente argomento e volendo essere autoreferenziali si potrebbe dire io non sia tornato subito subito. Quasi, però. Il giusto per riordinare il tutto. E ricominciare.

Alto Adige DOC Cantina Terlano, Quarz 2006

Quarz 2006Uvaggio: Sauvignon

Il Sauvignon di Terlano è uno dei più famosi del circondario. Almeno in questa declinazione, questa “selezione”.
E’ vino bello, giusto. E’ giallo paglierino, con rilessi vivi. E’ minerale, prima di tutto. Solo poi diventa floreale, appena erbaceo, e si avvertono belle idee di frutta, come l’albicocca e la pesca. In bocca è piacevolissimo, riesce ad essere fresco e grasso nello stesso momento. E’ compiuto nel suo essere equilibratissimo. E’ pronto, mi piace quell’alcolicità appena accennata che lo rende nervoso e vibrante. Finisce straordinariamente pulito. Troppo facile dire bene del Quarz, direte voi. Vero, aggiungo, ma che ci volete fare…

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Alto Adige Pinot nero DOC Cantina Terlano 2006

Pinot nero Terlan 2006Uvaggio: Pinot Nero

Il Pinot nero di Terlan, cantina tra le mie favoritissime (oramai lo sapete tutti), appare, almeno per questo duemilasei, ancora tra il giovane ed il non completamente equilibrato. Sempre molto tipico. Rosso rubino dalla giusta trasparenza da cui, olfattivamente parlando, emergono sensazioni di frutta rossa del bosco, come mirtilli e ribes e spezie, come il cacao. Naso delicato quindi, ma di grande eleganza. E’ in bocca che però non travolge. Appare caratterizzato da un’importante nota alcolica che dura e perdura fino a sopraffare il finale, che sarebbe altrimenti docile ma al tempo stesso fine e raffinato.

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Alto Adige Pinot Bianco DOC Cantina Terlano 2006

Alto Adige DOC – Cantina Terlan, Pinot Bianco 2006Uvaggio: Pinot bianco

Ho voglia di mangiare. Ho voglia di un menu degustazione che mi emozioni e renda felice. Si, ma dove andare? Allora provo ad immaginare dove sarò nelle prossime settimane cercando di coniugare buone tavole a spostamenti non eccessivi. Per esempio, tra qualche giorno sarò a Perugia. Ottima giustificazione per andare da Vissani. Stefano, amico gourmet, la settimana prossima mi vuole portare all’Anteprima, in provincia di Bergamo. Ad agosto emigrerò per almeno una settimana in montagna. E perchè non andare quindi da Anna Stuben, a Ortisei? O alla Malga Panna, a Moena? Un attimo, tutti la vedo difficile, pur avendo una carta di credito nuova e scintillante. Bello, però, viva l’alto trentino e l’alto adige. Viva i loro vini ed i loro ristoranti. Non vedo l’ora. Colgo quindi l’occasione per tornare a parlare della Cantina Terlan, grandi vini!! Pinot bianco giallo paglierino con riflessi verdolini, intenso ed abbastanza complesso, fruttato e floreale, equilibrato, con un’ottima acidità.

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Alto Adige DOC Cantina Terlano, Terlaner 2006

Alto Adige DOC – Cantina Terlan, Terlaner 2006Uvaggio: Pinot bianco, Chardonnay, Sauvignon

Grande Terlan Kellerei, grandi vini, viva l’Alto Adige. Terlaner non fa eccezione, costa una miseria ed è super piacevole. Bello giovane alla vista, giallo paglierino con riflessi verdolini. Ottimo naso, molto pulito, con sentori floreali e fruttati, in particolar modo frutta esotica. Bocca secca, elegante ed abbastanza persistente. Una sicurezza.

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Alto Adige DOC Cantina Terlano, Porphyr 2003

Alto Adige DOC – Cantina Terlan, Porphyr 2003Uvaggio: Lagrein

Storicamente ottimo questo lagrein riserva. Ma storicamente ottimi tutti i prodotti di Terlano. Rosso rubino scuro, limpido. Naso molto fine, intenso e complesso. Note fruttate, floreali,leggermente speziate: amarena, prigna, violetta, cacao, vaniglia. Al palato è fresco, caldo, abbastanza morbido, tannico, equilibrato, persistente. Armonico. Davvero buono.

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