Everything changes

Nel frattempo Eric Asimov, penna di riferimento per il New York Times, consiglia tre vini italiani all’interno di una selezione di venti bottiglie da tutti i giorni. Tra questi, il “Fontana dei Boschi” di Vittorio Graziano, il “Querciole” di Ca’ de Noci, il Nebbiolo della Produttori di Barbaresco – esatto, si dice LA PdB, l’ho scoperto ieri grazie ad Ale Morichetti (via Stefano Caffarri, su Facebook).

VDT Cà de Noci, Notte di luna 2007

Moscato giallo 50%, Spergola 30%, Malvasia aromatica 20% | 15 €

Mentre bevevo il Notte di luna pensavo a Giovanni Masini, anima e cuore di Cà de Noci, e di quanto si ritrovino nel vino tanti dei caratteri che rimandano a lui. Come persona dico. Un bicchiere severo e al tempo stesso dolce, schivo solo all’apparenza. Fiero.

Questo, nello specifico, è un bianco figlio di una macerazione sulle bucce di cinque giorni, dal bellissimo colore: oro antico. Al naso non si rivela immediatamente ma vuole tempo per raccontare le sue diverse sfaccettature. Un naso certamente maturo, mai stanco, austero nell’esprimere sentori che ricordano la frutta gialla, agrumi e canditi, una speziatura più lontana. Un’aromaticità di grande spessore e fascino.
In bocca è potente, dritto, secco, attraversato da una venatura più acida di grande spessore. Oltre tredici gradi, e si sente. Poi si allarga svelando le sue parti più morbide e raccontando di un assaggio particolarmente compiuto.

Ah, l’Emilia.

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Pourparler (di Lambrusco)

Una delle cose più belle dopo una piacevole cena, forse, è quella di ripensare ai tanti spunti che possono essere nati e condividerli, via email.

Assaggiarli insieme è stato interessante ed utile.
Cinquecampi 2007: in assoluto il mio preferito. Animale vero, pieno, con note di grande finezza tutte da scoprire a bicchiere vuoto.
Cà de Noci 2007: molto più sottile in bocca, più astringente, con la carbonica poco da Ferrarelle, un pò troppo da Levissima. Più ci penso più non so. Comunque sapeva di sudore e di aglio checchè ne diciate vo’ altri 🙂
Camillo Donati 2008: perfetto. Ortodosso (se lo sentisse, come dicevi tu, sverrebbe) senza essere omologato. Il vero lambrusco del contadino, ma di quello buono buono. E’ quello che mi riconduce di più al perchè mi piace il Lambrusco.
Le Barbaterre 2008: preferisco il Rosso di Rosso (o come si chiama adesso). Questo in batteria aveva della amarezze rabarbariche dovute forse al fatto che lo abbiamo servito più freddo di tutti. Nel complesso sfragoleggia un pò ed è di una sottigliezza eccessiva, che emerge quando la confronti con gli altri campioni. Buono, ma da quel colore mi aspettavo un corpo diverso.
Vittorio Graziano, il grande assente. A mio avviso, il 2009 è inferiore al 2007 di Cinque Campi. Ma se crescerà e diventerà come il 2004 assaggiato recentemente troveremo l’animalità di Cinquecampi contenuta in un gabbia di profonda perfezione.

Infatti, guarda, forse l’assaggio che mi è piaciuto meno, ed è tutto dire visto che erano tutti più che eccellenti, è stato proprio Ca’ de Noci 2007, su cui invero riponevo molte aspettative. Appena più stanco, senza quello straordinario guizzo che avevo invece ritrovato nel 2006.
Camillo Donati è un grande. Il 2008 è un Lambrusco paradigmatico, virtualmente perfetto, forse senza quell’apparente difetto o magari asperità che ci fa drizzare le orecchie e che spesso ci conquista. Ma. Che. Stile.
Cinque Campi 2007 è stata una sorpresa anche per me. Mi ha stupito la perfetta coniugazione tra profondità (quasi animale) e freschezza. E poi che beva. Buonissimo, sicuramente il più emozionante della serata.
Le Barbaterre 2007 è un punto interrogativo. Perchè è sicuramente piacevolissimo, ma forse mancava quella compiutezza che ho trovato negli altri. E poi, come giustamente osservi, c’era una fragranza di frutto che non mi sarei aspettato. Millesimo da aspettare, può decisamente crescere.

O forse no, però a noi piace così: il vino come leitmotiv delle nostre stagioni. E lasciateci lì, felici.

Emilia IGT – Cà de Noci, Sottobosco 2008

Lambrusco Montericco e Grasparossa, Sgavetta, Malbo gentile | 10-15 €

Continuando a percorrere la strada della Nouvelle Vague dei Lambruschi ci si imbatterà in un altro produttore straordinario: Cà de Noci.
Il suo Sottobosco, dal carattere fascinoso, è bello ed appagante.
Scuro, anche nella spuma, al naso unisce delicatezza e decisione. E se i sentori sono inizialmente fruttati sul rosso si lascia ricordare per le note di pompelmo, di salvia, di camomilla, di timo.
Secco e moderatamente tannico, è molto deciso, definito, lineare. Buono.

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