Uno sguardo a Montalcino

Avevo visto il trailer il mese scorso senza però poi accorgermi dell’uscita del video qualche settimana dopo. Si chiama “Un coro unito” ed è un cortometraggio che ripercorre la storia del Brunello di Montalcino. È molto bello e la voce narrante è quella di Stefano Cinelli Colombini, Fattoria dei Barbi.

La Fattoria dei Barbi ed i Brunello di Montalcino Riserva 2006 e 2007

Ripensando al giro a Montalcino dell’altro giorno non posso non sottolineare la (forse inaspettata) sorpresa nel trovarmi di fronte a due Brunello di grandissima stoffa, erano due dei Riserva assaggiati durante un breve intermezzo alla Fattoria dei Barbi.

A proposito: cosa dire a proposito di una delle cantine che più è legata a Montalcino e la sua storia? Meglio poco o niente, il rischio di banalizzare è davvero troppo dietro l’angolo. Basti sapere che è cantina capace di coniugare come poche altre qualità e numeri, sono quasi ottocentomila le bottiglie che ogni anno escono dalla bella sede di Podernovi, lungo la strada che dal centro del paese sfuma verso Castelnuovo dell’Abate e che si propagano a macchia di leopardo praticamente in tutto il mondo. Duecentomila bottiglie di Brunello, quello con l’etichetta blu. Tredicimila rispettivamente di Riserva e di Vigna del Fiore, quello che affina in piccole botti di secondo passaggio. E poi che è cantina guidata da Stefano Cinelli Colombini, non solo l’erede naturale di questa famosa famiglia di “agricoltori in Montalcino dal 1352” ma anche colui il quale ha scritto uno dei contributi più rilevanti su Montalcino io abbia mai letto e su cui sono ritornato con grandissimo piacere pochi giorni fa, ve lo ricordate?

Il 2006 è un Brunello di Montalcino Riserva profondo ed avvolgente, rigoroso ma al tempo stesso capace di svelare una certa larghezza dei profumi. Quanta tipicità, ti ci tufferesti dentro tale è la piacevolezza con cui si svela con il passare dei minuti. Un vino di cui godere ma che certamente saprà mantenere queste sue caratteristiche a lungo. Il 2007 è più scontroso, pretende tempo ed attenzione. È più scuro, certamente potente ma al tempo stesso di grande finezza. C’è quel tannino che all’inizio sembra prevalere ma che al tempo stesso ti lascia spiazzato per la qualità del sapore che lascia dietro di sé. Un sussurro di rara lunghezza.

Quindi: due Brunello di Montalcino Riserva diversi ma buonissimi, da non mancare.

Poi uno dice gli sciacalli


In una nota enoteca di Spello, in provincia di Perugia, un mese fa una bottiglia di Brunello di Montalcino Riserva 2006 di Gianfranco Soldera veniva via a 159 euro. Oggi, appena due giorni dopo la drammatica vicenda di Case Basse, a 450 (con un grande grazie alla cache di Google per l’esistenza e ad Andrea Petrini per la preziosa segnalazione).

Edit del 19 dicembre 2012: leggo sul sito dell’Enoteca Properzio che il Brunello di Soldera viene ora venduto in “trattativa riservata”. Ripropongo qui, solo per completezza, lo screenshot dei 450 euro.

Il dramma di Gianfranco Soldera

Alle 17.12 di oggi pomeriggio la notizia è apparsa su WineNews, testata da sempre particolarmente vicina alle questioni ilcinesi. Mezz’ora più tardi appariva anche come breve su “La Prima”, newsletter giornaliera della stessa. Nell’arco di un paio d’ore tutti i più importanti blog e testate di settore dedicavano ampio spazio alla vicenda, da Intravino a Il Fatto Quotidiano, da Percorsi di Vino a Wine Surf, solo per citarne alcuni: durante la scorsa notte ignoti si sono introdotti nei locali di Case Basse ed hanno svuotato le botti che contenevano quello che sarebbe dovuto diventare il Brunello di Gianfranco Soldera, dal 2007 al 2012.

Mentre scrivo, ho appena finito di cenare, la mia timeline su Facebook non parla d’altro e penso che mai, prima d’ora, una notizia si era diffusa così violentemente nel digitale, non sul vino almeno. E poi quello che è successo, al di là del dramma umano, è il più grave atto criminale che io ricordi. Azzerare la produzione di uno dei più grandi vignaioli del mondo non svilisce solo il produttore colpito, ma il territorio tutto. A Montalcino serviva tutto tranne una cosa del genere, speriamo venga fatta chiarezza al più presto.

Montalcino, cose da sapere

Cena tra amici, ci siamo salutati una mezz’ora fa. Tra una bottiglia e l’altra il momento topico è arrivato quando, alla cieca, abbiamo assaggiato due grandi Brunello, un Biondi Santi ed una riserva di Col d’Orcia, entrambi 1997. E si, a volte mi rammarico un po’ per avere Montalcino così vicino e non conoscere le mille sfaccettature di un territorio che merita più di moltissimi altri (ma ci sto lavorando).

Tutto questo per dire che, se colpevolmente ve li foste persi, su Intravino ci sono due post che -molto semplicemente- vanno letti a tutti i costi. Stefano Cinelli Colombini (Fattoria dei Barbi) racconta la storia del Brunello di Montalcino ripercorrendone le tappe più importanti, dal tardo medioevo ai tanti avvenimenti del secondo dopoguerra prima e degli anni settanta dopo. È lungo ma, davvero, ne vale la pena.

Qui c’è il primo tempo, qui il secondo.

A Montalcino ci stanno provando, di nuovo

Come forse alcuni di voi sapranno a Montalcino ci stanno provando di nuovo. Mi riferisco all’assemblea convocata al fine di cambiare il disciplinare del Rosso. Oggi Aldo Fiordelli sul suo blog esprime un punto di vista interessante: perchè mai andare ad aggiungere merlot e cabernet o syrah quando il mercato, sempre di più, cerca vini di facile beva, senza le strutture che queste uve andrebbero ad aggiungere? Non è che forse si tratta dell’inizio di un cambiamento più ampio, capace di aprire la strada al cambiamento del disciplinare del Brunello?

Non fa una piega, un motivo in più per non cambiare di una virgola il disciplinare del Rosso di Montalcino.

Brunello di Montalcino DOCG – San Lorenzo, Bramante 2005


Sangiovese | 20-25 €

Difficile riassumere in poche righe un pomeriggio trascorso ad assaggiare tutte le possibili declinazioni del sangiovese di San Lorenzo. Dalla vendemmia 2010 di quello che sarà il Rosso di Montalcino al Brunello 2006, dalla botte. Basti sapere che quello di questa piccola e giovane azienda è uno stile ben definito, rigoroso e contemporaneo. E’ sangiovese molto bello, capace di raccontare l’annata che lo ha visto nascere e che, sempre, si caratterizza per una grande nitidezza e riconoscibilità. Chiamiamola pulizia, nella migliore accezione possibile del termine.

Il Bramante 2005, assaggiato a casa ma ancora con i profumi della cantina nelle narici, racconta di un vino sempre in tensione, che è ancora nella prima fase della sua -lunga- evoluzione e che al tempo stesso è estremamente godibile. Un po’ per lo spettro olfattivo, da manuale di Montalcino, in cui tutte le componenti si fondono ed al tempo stesso emergono per riconoscibilità. Bella la componente balsamica che si inserisce in un contesto più delicato e più profondo, fatto di sensazioni rosse prima e più scure, dopo. Un po’ perchè scorre veloce, che un bicchiere chiama facilmente il successivo grazie ad un’espressività ampia, che gioca su toni freschi, quasi fragranti. Ad anticipare un bel finale di discreta persistenza.

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Ah, e la riserva 2006, non ancora in commercio, sarà uno di quei vini da urlo. Garantito.

Parole che pesano come macigni

According to Joe Bastianich, Piemonte is doing much better than Italy’s other great wine region, Tuscany, because its producers are perceived as providing something artisanal and traditional. Tuscany is suffering more, he says, partly because of “Brunellogate”, an unfolding scandal in which several prominent producers stand accused of adding flattering but illegal international grapes such as Cabernet to Brunello di Montalcino which is supposed to be made entirely from the Italian grape Sangiovese.

Jancis Robinson, sul Financial Times.

A tradurre velocemente verrebbe così: Secondo Joe Bastianich (che è persona molto addentro alle questioni del vino italiano, a NY in particolare) negli Stati Uniti il Piemonte funziona perchè i suoi vini vengono percepiti come ancorati alla tradizione di quel territorio. La Toscana soffre, anche per colpa del malaffare Brunello che ha portato alla luce l’utilizzo di altre varietà oltre al sangiovese.

Il Brunello di Montalcino Riserva di Gianfranco Soldera

Il Brunello di Montalcino Riserva di Gianfranco SolderaSangiovese grosso | >50 €

Questo post era in attesa di pubblicazione da mesi, ormai. Da tanti mesi. Il fatto è che per tutto questo tempo ho sempre esitato a metterlo online. Voglio dire, scrivere di Soldera mica è uno scherzo. Vuole rispetto e comprensione. Mica facile, è uno dei più grandi, lui.
Però ieri era Natale. Ed io associo al Brunello sensazioni invernali, ma calde, come il fuoco accesso in una casa colorata. E così mi sono deciso e l’ho pubblicato, anche se rimane solo un’istantanea. Il bloc-notes che diventa blog-notes. Niente di più.
Ecco quello che avevo buttato giù il giorno seguente quella (straordinaria) serata.

Ti avvicini al locale certamente curioso, quasi entusiasta dei grandi bicchieri che ti aspettano, ma non riesci a scacciare un certo timore. Quella sensazione che si prova quado si è davanti ad uno dei grandi, persona o vino poco importa. Avevi assaggiato una riserva di Soldera anni addietro, poteva essere il 2005, e ti aveva di certo affascinato, anche se non lo avevi capito davvero, beato in una certa ignoranza ed inconsapevolezza.

Oggi, a differenza di allora, sai cosa sia e che cosa rappresenti per Montalcino questo particolare Brunello. O chi sia Gianfranco Soldera. Era il 1972 quando decise di mettere radici. Lui, un milanese in Toscana. Un uomo ed un vino che con il passare degli anni è diventato leggenda. Il più grande, praticamente.

Il Brunello di Montalcino Riserva Case Basse di Gianfranco Soldera è profondità, prima di tutto. Sono Brunelli dai grandi toni balsamici, leggermente diversi nelle varie annate ma certamente uguali nell’impostazione. Architetture straordinariamente complesse, ma che alla fine chiudono precise e puntuali, senza sfumature.
Il 2001, per esempio, è assaggio sapido, teso, convincente sotto ogni punto di vista anche se l’idea è che possa ancora crescere in espressività. Ed è tutto dire.
Poi pensi al 2000, lineare e bellissimo, caratterizzato da un naso leggermente addolcito ed esotico, meno austero degli altri millesimi ma altrettanto compiuto.
Il 1998 ed il 1999 non sono così diversi, almeno non tanto quanto ti saresti aspettato. Le architetture accennate precedentemente qui trovano dimora facile. Cosa dire di uno spettro olfattivo che ha tutto? si potrebbero nominare la ricchezza del frutto. O la balsamicità, che ti sembra quasi di poterla afferrare. Ma sono anche Brunello erbacei, minerali, tipicissimi. E poi anche evoluti, note terziarie che fanno capolino in modo gentile. E poi in bocca, in particolare il 1998, chiudono un cerchio, sia gustativamente che emotivamente. I tannini sono levigati, sono bevute succose e scorrevoli. Buonissime.

E certo, quando ti allontani dal locale, all’ora tarda, sei certamente felice.

Cosa ne sarà del Brunello di Montalcino?

Titolo semplice. Titolo diretto.
A guardare tra le statistiche di accesso al blog, come scrivevo ridendoci sopra solo un paio di giorni fa, una persona è finita su queste pagine proprio scrivendo queste esatte parole. E se inizialmente ho sorriso ci è voluto poco tempo perchè pensassi che era domanda sensata, responsabile e consapevole. Eccome.

Sembra ieri, eppure è passato più di un anno dallo scandalo che ha travolto Montalcino e marginalmente il vino italiano. Durante i giorni scorsi, la novità: la Procura di Siena ha chiuso l’indagine. Accusate 17 persone indagate per frode in commercio e falso in atto pubblico, in alcuni casi commessi in associazione.
Così riporta il Sole 24 Ore:

Sono 1,3 milioni i litri di Brunello di Montalcino Docg declassati a Igt Toscana Rosso, mentre 5,4 milioni sono risultati conformi al disciplinare e per questo dissequestrati. È il bilancio tracciato dalla guardia di finanza di Siena a chiusura delle indagini avviata dalla procura senese nel 2007 sul famoso vino, in relazione al mancato rispetto del disciplinare da parte di alcuni produttori: il sangiovese, unico vitigno ammesso, sarebbe stato tagliato con altre uve. Le indagini si sono poi estese anche alla produzione di Rosso di Montalcino Doc, Chianti Docg e Igt Toscana Rosso.

Non solo Brunello taroccato quindi, ma anche il Rosso di Montalcino, il Chianti ed alcuni vini IGT, spesso denominati “Supertuscans”. Peccato che fossero prodotti probabilmente, secondo la Procura di Siena, con uve non coltivate all’interno della Regione Toscana.
Quasi 2 milioni di litri, poi, è una quantità enorme di Brunello, pari a quasi ad un terzo di tutta la produzione ilcinese. Le aziende coinvolte tra le più importanti del territorio e non solo. Antinori, Argiano, Banfi, Casanova di Neri e Marchesi de’ Frescobaldi. Pezzi da novanta, che fino ad oggi hanno fatto e trainato il mercato.

Questo dovrebbe bastare a causare una piccola rivoluzione, sul territorio. Eppure il Consorzio, che dovrebbe farsi portabandiera della stragrande maggioranza dei produttori, i quali hanno sempre prodotto seguendo le regole del disciplinare, si limita a comunicare che c’è “la necessità che tutti i produttori si impegnino a dare messaggi positivi in questo momento, dato che la conclusione delle indagini porterà ad un chiarimento delle varie posizioni e al superamento dell’attuale fase di difficoltà.

Oggi quindi non posso che sottoscrivere parola per parola tutto il contenuto del post di Franco Ziliani su Vino al Vino. In particolare penso a questi a questa semplice, forte, chiarissima frase:

Ma i produttori di Montalcino, l’insieme di piccole e medie aziende che formano il tessuto connettivo della denominazione, e poi l’argenteria nobile, le aziende storiche di medio – grandi dimensioni che non sono state sfiorate dallo scandalo, che dovrebbero fungere da punto di riferimento, che dovrebbero lanciare chiari segnali di riscossa, le wineries simbolo, il fiore all’occhiello di Montalcino, accidenti, perché continuano a tacere, perché ci inducono a pensare che, anche loro, si dedichino al ben poco nobile sport della dissimulazione, del negare l’evidenza, del far finta di niente?

Maggiori informazioni (anche) su Vino24.