Sul Pas Dosé di Berlucchi, quel 2007

Chi capita su queste pagine con una certa regolarità ricorderà un post dello scorso febbraio in cui veniva nominato un vino che il sottoscritto non aveva assaggiato, oggetto del post di allora non era infatti la bottiglia in sé ma alcuni contorni più periferici rispetto alla degustazione. L’idea era comunque quella di assaggiare il Pas Dosé 2007 di Berlucchi, questo il vino in oggetto, quanto prima. Dopo aver girato un paio di enoteche della zona senza successo ed essermi orientato verso un veloce acquisto online – è Franciacorta che viene via a circa venti euro – sono stato contattato da una gentilissima Francesca Facchetti, responsabile delle relazioni esterne dell’importante cantina bresciana, cui è seguito l’invio di due bottiglie. Quello che mi ha stupito, da subito, è stata la sincera voglia di un confronto aperto intorno al vino, senza sovrastrutture o preconcetti. Da parte mia ce l’ho messa tutta.

Com’è quindi – in definitiva – il Pas Dosé di Berlucchi, il 2007? Buono, eccome (anche se da queste parti i dubbi in proposito erano davvero pochi). Aggiungerei che a dispetto di un millesimo altrove particolarmente caldo questo è assaggio che spicca per tensione e per una certa taglienza. Più sentori agrumati che note di frutta a polpa bianca, più mineralità che florealità. E poi un perlage netto, affilato, che in bocca non lascia spazio a facili morbidezze grazie anche ad una sapidità non comune. Certamente elegante quindi, un blend di chardonnay e pinot nero che rimane sui lieviti circa tre anni e mezzo e che si afferma tra i più interessanti abbia mai assaggiato di Berlucchi.

Recensire i recensiti

Sull’ultimo numero di Sette de Il Corriere della Sera, quello dell’8 febbraio 2013, Daniele Cernilli recensisce in ottimi termini il Cellarius Pas Dosé 2007 di Berlucchi. Dice che:

Il rientro di gran parte della produzione della Berlucchi nella docg Franciacorta ha portato a una migliore qualità dei suoi vini. Ne è prova evidente il Cellarius Pas dosé del 2007, frutto del “blend” di chardonnay per il 68% e pinot nero per il 32%. Ha perlage fine e fitto, colore giallo chiaro e profumi nitidi, di lieviti (pane fresco), susina gialla e lieve mandorla fresca. Sapore vivo, piacevolissimo, di ottima freschezza. Servitelo a 10°, con fritture varie e con crostacei crudi. Prezzo: 29 euro. Punteggio: 90/100.

Seguo sempre con un discreto interesse i post di Daniele Cernilli, su Doctor Wine transitano spesso cose interessanti in termini di assaggi e degustazioni. Vini che, vuoi per prezzo o tipologia, normalmente non bevo e non compro ma di cui mi piace essere al corrente, se rendo l’idea. E poi trovo molto bella la sua scrittura, asciutta e diretta.

Personalmente leggo la stragrande maggioranza dei contenuti di Doctor Wine attraverso il feed reader, quindi è rarissimo che mi ritrovi a sfogliare le pagine del sito. Lo specifico perchè una caratteristica propria della testata è la massiccia presenza di spazi pubblicitari che nei feed per fortuna non appaiono. Questa mattina però ci ho fatto caso e ne ho contati trentaquattro, quasi tutte cantine. Tra queste la Guido Berlucchi & C., presente con uno dei dieci banner più grandi. Ora però non è tanto il ruolo del recensore quello che mi interessa (a voi ogni possibile valutazione in merito) ma quello del prodotto recensito. Perchè il Cellarius Pas Dosé 2007 magari è davvero così buono come sostiene Daniele Cernilli. Il problema è che da oggi in poi ogni volta che vedrò quella bottiglia sugli scaffali di un’enoteca o magari al supermercato non potrò fare a meno di pensare a questo non così complicato intreccio di interessi.

Ho deciso quindi affrontare il problema di petto e di andare a cercare la bottiglia in questione, di acquistarla e di assaggiarla. Presto (si dirà così?) su questi schermi.

VSQ – Berlucchi, Cuvée Imperiale Max Rosé N.V.

BerlucchiUvaggio: Pinot nero 50%, Chardonnay45%, Pinot bianco 5%

Bollicina piuttosto dritta, la rosa base di Berlucchi. Certo, niente a che vedere con lunghi invecchiamenti e grandi complessità, ma piacevole per freschezza e corredo aromatico. Il perlage è fine e bello da guardare ma quello che stupisce è la franchezza degli aromi. Frutta rossa giovane, fiori, sensazioni minerali e fragranti. In bocca l’attacco è secco e una nota di delicata freschezza lo tiene in piedi e si affianca ad una intensità inaspettata. Finisce piano piano, appena evanescente.

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La foto viene da Appunti digòla, c’è scritto che del materiale di quelle pagine se ne può abusare.

VSQ – Berlucchi, Cuvée Imperiale Brut N.V.

Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay, Pinot bianco

Chi non ha mai fatto un brindisi a Berlucchi alzi la mano. Cinque milioni di bottiglie. Mica noccioline. L’assemblaggio per fare il loro brut “base” viene da varie zone – hey, non è mica una cuvée particolare, stiamo parlando di quella imperiale – Franciacorta, Trentino, Oltrepò pavese. Alla faccia del Terroir.
La degustazione? Non è difficile. Il colore sterza sul dorato. Il perlage è fitto, la spuma interessante. Al naso i sentori tipici dei metodi classici a base pinot nero. Quindi piccola pasticceria, crosta di pane, ma anche pesca, ananas e acacia dati dallo chardonnay. In bocca perde qualche cosa in termini di acidità. Ma la morbidezza non manca. Se proprio lo devo dire il naso era ben più interessante. Ma lo sapevate già. Ne sono sicuro.

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