Bibenda e l’Associazione Italiana Sommelier Roma

Chiunque frequenti anche solo marginalmente le maggiori testate del vino in rete non può non essersi imbattuto, almeno una volta, nella rumorosa separazione della delegazione romana dall’Associazione Italiana Sommelier (qui, in fondo al post, l’indice dei post finora pubblicati su Intravino).

Devo dire che la vicenda mi aveva per certi versi appassionato, vero e proprio drama composto da pochi ma alquanto delineati protagonisti e fatto di molte dichiarazioni ed alcuni colpi di scena. Nonostante questo avevo però deciso di non dedicare alla questione alcuna riga, non avevo davvero nulla da aggiungere a quanto già detto, a quanto già scritto. È stato ieri sera che ho cambiato idea, quando cioè ho ricevuto la comunicazione di cui sopra, un’email di Bibenda in cui mi si offriva un abbonamento per “continuare il percorso di qualità delle mie letture sul vino”. Ehm, ok.

Naturalmente auguro a tutto lo staff di Bibenda ogni bene. Pur non conoscendo personalmente i suoi membri mi è stato detto più e più volte essere un gruppo di grandi professionisti e di imperdibili relatori. È certamente anche grazie a loro se Roma è oggi la più importante piazza italiana per la diffusione della cultura del vino. Tuttavia mi è impossibile non notare alcuni piccoli segnali che, come dire, sembrano stonare in quella che avrebbe potuto forse essere una separazione del tutto pacifica. Non mi riferisco tanto ai toni usati (vi ricordate quel video “rubato” durante un incontro con i corsisti, quello de “l’AIS nazionale da qui ad un anno e mezzo è finita perché ci saremo noi”?) quanto al perseverare nell’uso della dizione “Associazione Italiana Sommelier Roma”. Perchè sì, certo che i protagonisti sono quasi tutti gli stessi della delegazione della Capitale, gli stessi cioè che hanno preferito intraprendere un nuovo percorso aderendo alla neonata Fondazione Italiana Sommelier (ogni riferimento all’AIS è certamente casuale). Al tempo stesso però sembra che tutta questa poca chiarezza sia voluta, cercata, in un momento tra l’altro in cui in tanti nel Lazio e non solo stanno rinnovando le quote associative per l’anno solare 2014.

Nel giro di pochi mesi tutto dovrebbe diventare più lineare e da questa vicenda l’offerta romana ne uscirà addirittura arricchita. Tuttavia a guardarla da fuori non si può che rimanere almeno un po’ con l’amaro in bocca per modalità e forma. In fondo, pare, lo stile si vede dai dettagli.

Non ce la possono fare

Leggo solo adesso che l’altro ieri, martedì, in occasione del congresso nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier a Roma si è tenuta una tavola rotonda dal titolo “Critica della ragion critica. Sul proliferare dei blog, le riviste, le guide, le rubriche, i concorsi, i premi. Il bene e il male che possono fare. La deontologia che manca e che si dovrebbe applicare”. Durante questo momento di confronto sono intervenuti giornalisti di assoluta rilevanza, da Gioacchino Bonsignore ad Anna Scafuri, da Luciano Pignataro ad Alessandro Regoli, da Carlo Cambi a Federico Quaranta, solo per fare qualche nome. Rappresentanti di riviste, guide, rubriche, concorsi, premi (ma anche radio e televisione).

Aspettate un attimo, torniamo un attimo al titolo della convention. Non sembra anche a voi manchi qualcosa?

Benvenuti nel 2001

Per rimanere in tema e continuare a scrivere di quello che succede quà e là sulla rete anche io, come molti, questa mattina mi sono imbattuto velocemente sul nuovo sito dell’Associazione Italiana Sommelier. Guardate, gli ho dato un’occhiata davvero di sfuggita, ero di fretta, ed ho pensato “impossibile, si saranno sbagliati, sarà ancora online quello vecchio“.

Solo oggi pomeriggio, leggendo quanto scritto da Filippo Ronco mi sono reso conto che era tutto vero e che quello che avevo visto era effettivamente il loro nuovo sito. Nuovo. Sito.

Stando solo alla punta dell’iceberg, la parte visibile esternamente dal pubblico intendo, è abbastanza paradossale che la vetrina della principale associazione del vino in Italia, sulla rete, frutto di un lavoro che immagino sia stato coordinato se non almeno avallato dai vertici, si riduca ad un misero cms preconfezionato con una grafica da webzine fine anni ’90.

(..) Penso che oltre alla sostanza sia necessaria anche la forma a certi livelli. Più che altro dispiace perché non sembra il sito di una delle più importanti associazioni sul vino del mondo e non rende giustizia al ruolo che l’Ais gioca nella formazione a livello nazionale, pur con tutti i suoi limiti.

Calarsi nel proprio ruolo

Il fatto. Un sommeliere, con discreto savoir-faire, ruota velocemente il bicchiere e dopo una breve annusata comincia a decantare le note olfattive di quel particolare vino. Di quanto il frutto sia rosso, vegetale e speziato, sentore probabilmente dato da un breve passaggio in barrique. E poi ancora, con la parte relativa al cosiddetto “esame gusto-olfattivo”.

Il vino, quel vino, era il raboso di Casa Roma. Un vino che prima di essere commercializzato affina per trentasei mesi in botte grande e che, in effetti, la piccola non la vede proprio.

Ogni volta che la lezione volgeva al termine (forse qualcuno di voi ha frequentato i corsi dell’ais e magari anche nella vostra città era così) mi ricordo si passava alla fase dell’assaggio. Due o tre bicchieri. Si trattava in genere di una degustazione classica condotta da uno dei relatori, quella degli “abbastanza equilibrato”, “abbastanza intenso”, “abbastanza persistente”, “abbastanza fine”. Per capirci.

Ora, imparare ad assaggiare è certamente importante, ci mancherebbe. La sensazione però è che ci si concentri troppo sulle parole e troppo poco sul vino inteso come risultato di un percorso. Voglio dire, il sommeliere citato in apertura è uno di quelli bravi e a guardare velocemente sul sito del produttore ci avrebbe messo un minuto netto a scoprire che la barrique lì non c’è. E che invece viene usata per altri vini. O che magari il raboso è proprio un vitigno di quelle parti, del trevigiano. E via così.

Ecco, e magari oltre ad un sacco di “abbastanza” avrebbe potuto dire anche queste cose.

Io speriamo che me la cavo

Gira in rete uno scambio di email tra il presidente del consorzio di tutela Terre dell’Alta Val d’Agri DOC e Franco Ricci, direttore di Bibenda, a proposito della sistematica esclusione dalla guida Duemilavini dei produttori dello stesso. Ora, a parte che la veridicità di tale missiva è tutta da verificare, quello che mi lascia perplesso non è tanto il tono della risposta (!) quanto il fatto che il presidente dell’AIS Lazio, una delle più importanti ed influenti figure del vino italiano, non sia in grado di coniugare un congiuntivo. Uno.

Il migliore sommelier del mondo, di quasi tutto.

Tra un paio di settimane si terrà in Repubblica Dominicana (!) il concorso per il miglior sommelier del mondo promosso dalla Worldwide Sommelier Association, o WSA. E’ un discorso complicato, ma sintetizzando si potrebbe dire si tratta di un associazione promossa dall’italiana AIS (Associazione Italiana Sommeliers) a cui hanno aderito molti paesi, ma non la Francia con la sua Sommellerie de France.

Ed è molto bello, ed in bocca al lupo a tutti i partecipanti. Peccato solo che magari sembri un po’ come giocare un olimpiade di basket senza gli Stati Uniti. Come nel 1980, a Mosca.

Poi uno va a pensare male (e due)

Ora io non posso certo dire di leggere tutto quello che viene pubblicato, offline, sull’argomento vino. Qualcosa si, non tutto. Aspetto quindi eventuali smentite.

Il fatto è che da qualche giorno continuo a chiedermi come sia possibile che nessun giornalista abbia scritto (tranne una penna di grande autorità ed uno o due blog), in questo ultimo mese, di quanto sia sostanzialmente immorale il premio ricevuto da Banfi in occasione degli Oscar del Vino 2010 di AIS/Bibenda. Per non parlare degli altri.