Giorno dodici: da Arianna Occhipinti

Sono felice. L’intensità delle emozioni che ha accompagnato queste ultime ore da Arianna ha riempito questi giorni di verità e di motivazioni, ne avevo bisogno e le andavo cercando. Non so, credo sia proprio un discorso di energia e di contagio. Una sensazione piacevole che la accompagna tanto mentre si arrampica sulle botti quanto mentre assaggia un Aglianico del Vulture in cucina. Tanto mentre parla della Bomboliera, un bellissimo progetto per la cantina che verrà, quanto mentre controlla che le piante in vigna non abbiano problemi.

Tanti spunti quindi, talmente tanti che è impossibile racchiuderli in poche righe e che hanno bisogno di tempo per essere somatizzati appieno. I vini però si, quelli ci sono e rimangono una grande sicurezza. Il Grotte Alte 2008 – ancora in botte – è un monumento al Cerasuolo di Vittoria. Un vino di una complessità, di un’intensità e di una beva a tratti commovente. Un vino in cui l’acidità volatile gioca un ruolo fondamentale, lo proietta lontano e che mi ha riportato la mente ad alcuni dei bicchieri che più ho amato di Massa Vecchia. Ma è parallelismo che non può funzionare, il Grotte Alte ha una personalità tutta sua, è unico nella sua sicilianità. Il Nero d’Avola Siccagno 2010 è tanto grintoso quanto profondo, pulito, lunghissimo e soprattutto appagante come forse nessun altro. E poi Il Frappato. Anche il 2010 (ma non avevo alcun dubbio) riesce a farmi vibrare di positività. Non è un discorso di profumi e di gusto, di eleganza e di slancio. Di fatto è l’unico vino che, dovendo scegliere, mi porterei su quell’isola deserta. E tanto mi basta.

Sono felice, dicevo. Per questo devo ringraziare Arianna, quello che ho provato qui non ha niente a che vedere con il vino. È molto di più e non è tangibile. E me lo porterò dentro per molto, moltissimo tempo.

Vivit, il salone naturale di Vinitaly

Solo questa mattina mi sono accorto che sul sito di Vinitaly c’è l’elenco dei produttori presenti a Vivit, quello che lo stesso ente fieristico definisce come “il salone dedicato, per la prima volta, ai vini naturali prodotti da agricoltura biologica e biodinamica“.

Un piccolo passo indietro. Tutti quelli che non sono appena sbarcati da Marte sanno perfettamente che domenica avrà inizio il più importante/grande/affollato circo del vino italico. E tradizionalmente, come ogni anno dal 2004, nei pressi di Verona ci saranno anche due diverse manifestazioni promosse dalle due più importanti realtà del vino cosiddetto naturale: VinNatur e Viniveri (nota a margine, che sono due bellissime manifestazioni non c’è bisogno di aggiungerlo, vero?). La notizia, o la novità, dell’anno è che la Fiera dal 2012 ha deciso di inserire all’interno di uno dei suoi padiglioni un’area dedicata ai vini naturali rivolgendosi alle cantine con un prezzo più basso rispetto ai normali stand, un luogo quindi capace di attrarre tanti produttori curiosi di affacciarsi al mondo di Vinitaly ed al suo pubblico. Ricordate? Ne avevo scritto velocemente a novembre.

Scorrendo il sopracitato elenco mi sono accorto di tanti nomi di peso che hanno deciso per un cambiamento. Leggo che a Cerea mancheranno Arianna Occhipinti, Barraco, Il Paradiso di Manfredi, La Stoppa, Movia, Pepe e che Fulvio Bressan ed Elisabetta Foradori saranno presenti ad entrambe. Nomi importanti, simboli nei rispettivi territori di una viticultura alternativa che probabilmente hanno visto nelle fiere alternative una formula stanca. L’altra faccia della medaglia però racconta di due manifestazioni ancora molto vivaci, capaci di raccogliere circa trecento produttori provenienti da un po’ tutto il mondo e capaci di porsi ancora come appuntamenti di riferimento nel mondo del vino naturale italiano. Io, per farmi un’idea il più precisa possibile, sarò presente a tutte e tre.

Chiudo riportando la frase finale dell’altro post. Dicevo che era tutto lì, in quel comunicato di Vinitaly che dichiarava “i vini da agricoltura biodinamica protagonisti di Vinitaly“ e che era tutto vero. Aggiungo: niente sarà più come prima.

Senza trucco

Vado subito al punto. Senza trucco è un documentario sulle donne del vino naturale.

Documentario. Donne. Vino naturale.

Senza trucco è di Giulia Graglia, la cui straordinaria idea è quella di raccontare un mondo del vino fatto di forza e di passione. Ma femminile.

Senza trucco è anche un blog che racconta di questo progetto e sul quale vengono pubblicate brevi clip di girato che per motivi di spazio non finiranno nel montato. Ci sono Patrizia e Dora (in apertura) di Poderi Sanguineto. C’è Elisabetta Foradori. C’è Nicoletta Bocca di San Fereolo. C’è Arianna Occhipinti.

Dopo circa un anno di lavoro su e giù per l’Italia è arrivato per loro il momento di passare al montaggio e la post-produzione. Il momento quindi di finire questo splendido progetto che, ad oggi, non ha visto finanziamenti di alcun tipo. Per questo motivo è possibile sostenerlo acquistando in prevendita una copia in edizione limitata e numerata al prezzo di venti euro. Si può ordinare richiedendola all’indirizzo senzatrucco2011@gmail.com, indicando il proprio recapito. Riceverete in risposta la conferma dell’ordine e le coordinate bancarie su cui effettuare il versamento.
Io l’ho appena fatto.

Dieci vini per il duemiladieci, e dieci canzoni

Senza classifiche, ma un consuntivo dei tanti vini assaggiati quest’anno. E certo, non necessariamente i più buoni in senso assoluto, quelli però che sono legati ad un sottofondo emozionale che non dimenticherò facilmente. Vini di persone, di luoghi, di amici. In generale di ricordi e di significati. Con una canzone, iTunes -tra quelle uscite quest’anno- sostiene siano state le più ascoltate.

Il mio lambrusco, Camillo Donati. Questo, simbolicamente uno per tutti, a raccontare la realtà dei lambrusco a rifermentazione naturale in bottiglia. Profondità, profondità, profondità. Perchè esiste un mondo tutto da scoprire oltre quelli del supermercato.

Jamaica – Short and entertaining

Barbera d’Alba, Giuseppe Rinaldi. Evabbè, facile direte. In effetti è buonissima. E poi è vitigno che mi ha accompagnato per un lungo periodo, era la scorsa primavera, e che richiede parecchia attenzione. Ce ne sono molte là fuori di grande personalità e spessore. Andiamo a cercarle.

Arcade Fire – The suburbs

5, Podere le Boncie. Tutta l’espressività di Giovanna Morganti e di Castelnuovo Berardenga in una bottiglia dal rapporto spesa/felicità commovente. Un sangiovese da bere sempre, o anche di più.

Eels – A line in the dirt

Trebbiano d’Abruzzo, Valentini. E’ come quando la purezza del mare incontra la terra, non credo serva aggiungere altro.

Girls – Thee oh so protective one

Vigna Vecchia, Collecapretta. Dei vini umbri di Vittorio Mattioli e di sua moglie Anna ho scritto più di una volta. Rubo una loro definizione ad un caro amico, particolarmente centrata. Dice: “dalla loro cantina escono vini che prima di essere veri sono magici“. E tanto mi basta.

Agnes Obel – Brother Sparrow

Il Frappato, Arianna Occhipinti. Per me uno dei vini della gioia, impossibile non prenderne una bottiglia quando mi ci imbatto. Mi ha preso il cuore per portarlo altrove.

Blur – Fool’s Day

Nobile di Montepulciano, Poderi Sanguineto. E tutto il rock’n’roll di Dora e di Patrizia. Il loro imprescindibile miracolo. Ragazze, quando è nel bicchiere è come fossi lì con voi.

The National – Anyone’s Ghost

Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, Cascina Gilli. Dolce, leggero, divertente, spumeggiante e profondo, scorrevole, economico. A margine quei sorrisi di fine pasto di complicità. Quasi quasi lo porto al pranzo di Natale.

Vampire Weekend – Horchata

Barbaresco Rio Sordo, Cascina delle Rose. Tutta l’accoglienza delle Langhe in una bottiglia di vino. Sintesi perfetta per un nebbiolo struggente.

LCD Soundsystem – Drunk Girls

Rosso, Massa Vecchia. Perchè entrambe le volte era bottiglia tanto definita quanto definitiva, quella che ti apre ad un mondo fatto di sensazioni diverse, con quella acidità a proiettarlo verso l’infinito. E se possibile anche oltre.

Ra Ra Riot – Boy

Questo è quanto. Il momento in cui finalmente impacchettare l’anno passato, archiviarlo e guardare avanti. Buon Natale.

Sicilia IGT – Arianna Occhipinti, Il Frappato 2007

Frappato | 15-20 €

A proposito dei vini del cuore, di quelli di cui non potrei fare a meno, ci tenevo a scrivere de Il Frappato di Arianna Occhipinti. Che è assaggio profondamente legato alla terra da cui proviene, da quella Sicilia fatta di finezze e mineralità, ma mediterranee, vero opposto di vini estremamente caldi e fruttati, capace di coccolarti senza mai, mai stufarti.

E’ così. Fine, di quella calda eleganza che poche volte sono riuscito a trovare in altri vini. Secco, certo. Deciso, ma allo stesso tempo fragile. Rigoroso ed elegante. In bocca non è possibile rimanere indifferenti al perfetto matrimonio tra l’acidità ed uno sfondo fatto di morbidezze.
E poi le fragranze, sia al naso che alla fine, quando ritornano, piacevoli profumi.

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Di ritorno da Vini Naturali a Roma


Ci sono manifestazioni che vorresti avere non solo poche ore, ma diversi giorni a disposizione. Sarà per l’ambiente, rilassato ed informale, e per gli amici incontrati. Sarà per la qualità media elevatissima delle bottiglie presenti. O forse per il fatto che i produttori sono tutti lì, felici e disponibili.

Ed invece l’orologio è tiranno, ed il tempo disponibile è solo quello di un pomeriggio, scarso. Allora eccoti sempre con l’occhio alle lancette, curioso di scoprire cose nuove e di riassaggiare amori. Ecco, la persona organizzata avrebbe controllato l’elenco dei presenti sul sito ed avrebbe stilato una bella lista con quelli imperdibili. Tu invece no, ti sei dimenticato e ti fai trasportare da un “devi assaggiare questo” ed un “hai provato quello?“. Che non è così male, in effetti, perchè poi, a casa, a riguardare le note scritte veloci e nervose su un foglio stropicciato scoprirai che ne avrai scoperte davvero di cose interessanti e nuove. Ed avrai anche riassaggiato quei grandi che ti emozionano, che solo quelli valevano il viaggio ed il nubifragio verso la capitale.

Prendiamo Cappellano, per dire. Tu non è che tutte le settimane ti ritrovi al bar sotto casa a discutere di Piè Rupestris o Piè Franco, annusando il bicchiere. Due Barolo 2005 straordinari, vibranti, vivi, forti. Per non parlare di un Barbera 1999 che sembrava ieri, a guardare a freschezze e complessità.

Il Sagrantino di Giampiero Bea, che senza esitazioni inserisci tra i grandi italiani, ben oltre la sola denominazione. Ed il Trebbiano Spoletino, uno sconosciuto innalzato ai ranghi di nobile.

Radikon ed il suo merlot, una carezza. E certo, i bianchi, ma non hai necessità di ribadire l’ovvio. E quelli di Zidarich, certo.

In Toscana Podere le Boncie, il cui chianti Classico 2006 è di una tipicità straordinaria, e Massa Vecchia, di cui finalmente avrai scoperto il Rosato e la Malvasia, due piccoli miracoli per rapporto qualità/prezzo.

Queste le conferme. Perchè poi, al bar sotto casa, potrai bullarti con gli amici di avere finalmente conosciuto Camillo Donati, quello del Lambrusco, e di avere assaggiato una Malvasia secca che ti ha portato via, direttamente nelle campagne di Parma. Altro che Roma.

In Sicilia finalmente avrai avuto modo di mettere mano alla produzione di Arianna Occhipinti e ad un Frappato che non solo ti ha stupito. Ti ha ammaliato. Vuoi mettere? E poi un’azienda nuova, che vinifica da poco. Graci ed un Etna Rosso di solo Nerello con tutta una serie di profumi che ancora non ti spieghi come sia possibile.

A Verona ti ha incuriosito il Ripasso di Corte Sant’Alda. Fruttato, fresco, libero e piacevolissimo. Lì vicino, verso oltre Soave, uno dei dolci più interessanti degli ultimi tempi. Il Recioto di Gambellara di Angiolino Maule, teso e pulitissimo.

A sud il Fiano di Ciro Picariello, forse uno dei migliori mai assaggiati. Perchè nessuno te ne aveva mai parlato?

Al di là del confine, poi, una delle tue scoperte della giornata, tale Klinec. Uno che a parlare di bianchi ne metterebbe in fila un’enormità. La ribolla gialla e le sue rotondità, il Pinot grigio di un fascino antico, quasi dimenticato, lo Jakot (o Tokaj), secco e buonissimo e la Malvasia, che sembrava di mettere il naso nel bagnasciuga, in riva al mare, da quanto era sapido e minerale.

Ecco, ci sono manifestazioni che non basterebbero due giorni. Perchè poi guardi sul sito i produttori presenti e ti rendi conto di averne saltato la stragrande maggioranza.
Nonostante questo, però, ti sembra che in molti stiano aggiustando il tiro. Che non hai trovato acidità troppo accentuate in favore di vini spesso molto più equilibrati rispetto anche solo a manifestazioni simili di un paio d’anni fa. E già speri di esserci l’anno prossimo.

La foto in apertura, il Pinot grigio di Klinec, è di Andrea Petrini, uno degli amici sopracitati.