Vini con vista (summer’s end edition)

Continuo (e chiudo) la rassegna iniziata l’altro giorno dedicata ai vini assaggiati in questa settimana di vacanza, tutte bottiglie recuperate dalla cantina di casa (tranne una) e portate da una spiaggia all’altra, da un tramonto al successivo. Mai come in questo caso avere sempre in macchina un set di bicchieri si è rivelata cosa particolarmente comoda. Quelli che ho imparato a preferire sono  i Premium 14 della Bormioli Rocco. Un ottimo compromesso tra resistenza, versatilità, prezzo. Ma dicevo dei vini.

Lonardo, Campania Bianco “Grecomusc'” 2007

Che sorpresa! Bottiglia che risale alla mia prima Irpinia e che avevo letteralmente dimenticato in cantina (per fortuna, aggiungerei). Un bianco in formissima, stupefacente per mineralità e per integrità, così ben calibrato tra note di ananas, di gesso, di colla. Sentori che fanno da perfetto contrappeso a un assaggio caldo e accogliente, ancora teso, addirittura sapido in chiusura. Al Grecomusc’ mi ero affezionato da subito, ritrovarlo così è stato bellissimo. L’annata corrente si trova in enoteca intorno ai 15 euro.

G.D. Vajra, Langhe Riesling “Pétracine” 2009

Un’altra bottiglia presa direttamente in zona, a Barolo, e lasciata non così intenzionalmente in cantina per anni. Un Riesling che tra l’altro qualche volta ho preferito al più noto “Hérzu” di Ettore Germano, fratello non così gemello, quest’ultimo spesso più asciutto e verticale. Impressione confermata: quello dei Vaira è caldo e appagante, scalda il palato senza però perdere di vista quella che è la sua anima più profonda, quella legata al varietale. Ecco quindi fare capolino note di frutta a polpa gialla, di fieno, di idrocarburi e una diffusa mineralità di stampo quasi sulfureo. Si beve che è un piacere. Quello del 2015 si trova sui 30 euro, o poco meno.

Domaine Giacometti, Vin Rouge “Sempre Cuntentu” 2013

Se è vero che la mia passione per i vini della Corsica nasce grazie ad alcune vacanze trascorse in loco, tra una spiaggia e una cantina, è anche vero che è stato grazie al continuo confronto con Niccolò Desenzani de Gli Amici del Bar e Mauro Rainieri del Vinodromo se questa ha continuato ad alimentarsi negli anni. È grazie a loro che nel tempo ho avuto modo di assaggiare cose che non conoscevo e di parlare della più sottovalutata regione francese (dai che ci si vede presto). Domaine Giacometti si può considerare come una delle ormai storiche cantine della zona di Patrimonio, dove è il nielluccio a farla da padrone. Meno banale quindi trovare un rosso a base di solo sciaccarello, varietà ben più diffusa nella zona meridionale. Un’esplosione di frutti che con il tempo hanno virato verso una certa idea di sottobosco senza però perdere nulla in termini di croccantezza. Fresco e dinamico, è uno di quelli davvero goduriosi, da bere solo a sorsi generosi. Sui 15 euro, temo però che le poche bottiglie prodotte non escano dalla Corsica.

Erste+Neue, Lago di Caldaro Classico Superiore “Leuchtenburg” 2015

Ancora grande freschezza per una bottiglia che mi è stata gentilmente offerta dall’ufficio stampa per promuovere i Pirati del Kalterersee, iniziativa cominciata con un lungo viaggio in bicicletta e volta a valorizzare i vini del Lago di Caldaro. Dal 15 al 26 maggio Andrea Moser e Gerhard Sanin (enologici rispettivamente della Cantina Kaltern e della Erste+Neue) hanno infatti percorso “1.200 chilometri con un tandem seguiti da un’auto ammiraglia con due fotografi-videomaker che hanno documentato il viaggio in tempo reale”. Un rosso naturalmente a base di schiava in grande spolvero, tutto giocato su belle note di ciliegia e su una morbidezza mai eccessiva. Insomma un grande classico, uno di quelli da stappare poco prima di pranzo e che finiscono sempre troppo in fretta. A meno di 10 euro.

Antonio Camillo, Maremma Toscana Ciliegiolo 2015

Questa vale fino a un certo punto, che l’ho aperta ieri sera a casa dopo un brevissimo passaggio in cantina (era quasi di strada). Il solito grande Ciliegiolo targato Antonio Camillo, uno dei più tradizionali produttori dell’ampissima Maremma Toscana. Ci sarebbe molto da dire a proposito del suo percorso soprattutto di valorizzazione non solo del Ciliegiolo ma anche di alcune vigne che trovano il loro culmine nell’altro rosso di casa, il Vallerana Alta. Ma dicevo di questo: fragrante e profondo al tempo stesso, è una delizia di rosso. Dinamico e fresco, sfaccettato e lungo, da sempre un riferimento. L’etichetta è una meraviglia, in cantina a meno di 10 euro, in enoteca a poco di più.

Maremma Toscana IGT – Antonio Camillo, Principio 2007

Principio 2007

Uvaggio: Ciliegiolo

Vitigno troppo spesso forse ingiustamente sottovalutato, il ciliegiolo. Questo il primo pensiero una volta attaccata la bottiglia di Antonio Camillo, sparring partner di Gianpaolo Paglia. Colpisce per schiettezza e per pulizia degli aromi. E’ fitto, a suo modo concentrato, di un bellissimo colore, che sterza dal violaceo al porpora. La ciliegia è l’aroma che appare più evidente. Anche se c’è di più. Dal sottofondo emergono note quasi balsamiche e di spezie giovani. In bocca stupisce per corpo e complessità. Il tannino appare appena scomposto ma è una sensazione che migliora sul finale, di grande pulizia. Paga qualche cosa in termini di gioventù ma, ne sono certo, può solamente migliorare, dategli un po’ di tempo in cantina.

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Assaggio che si inserisce nell’iniziativa Tasting panel di Poggio Argentiera

Maremma Toscana IGT – Antonio Camillo, Alture 2007

AltureUvaggio: Sauvignon

Quindi come dicevo io l’ho trovato straordinario. Al di là della grande riconoscibilità del vitigno, cosa comunque da assolutamente sottolineare, stupisce per provenienza così ‘mediterranea’, così lontano da dove siamo naturalmente abituati (il vigneto è nella zona di Pitigliano, per intenderci).

E’ brillante, giallo paglierino chiaro. Al naso emergono sensazioni di frutta esotica, di pesca ed aromi appena minerali. E poi, in bocca, si scopre essere di grande eleganza e struttura. E’ intenso e caldo ma supportato da ottima sapidità ed acidità. Una nota più alcolica (quattordici gradi dichiarati in etichetta) si avverte su un finale vibrante che termina con una nota appena amarognola. Buono, buono, buono.

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Assaggio che si inserisce nell’iniziativa Tasting panel di Poggio Argentiera