Degustazioni dal basso, il trebbiano spoletino

Tra un paio d’ore, a Genova, andrà in onda una delle cosiddette “degustazioni dal basso“. Dopo Gaspare Buscemi, il Rossese di Dolceacqua e il Fiano di Avellino è il turno del trebbiano, quello spoletino. Vista l’impossibilità per i produttori di essere presenti ho realizzato una breve clip, da far vedere in chiusura, subito dopo aver assaggiato i loro vini.

Le voci ed i volti sono, in ordine di apparizione, di Filippo Antonelli, Antonelli San Marco. Di Vittorio Mattioli, Collecapretta. Di Stefano Novelli, Novelli. Di Giampaolo Tabarrini, Tabarrini. Di Damiano Tocchi, Poggio Turri.

Per fare in modo anche loro fossero un po’ lì, con noi.

Degustazioni dal basso, il trebbiano spoletino

Il prossimo 13 giugno, ne avevo già scritto quà e , a Terroir Vino (Genova) ci sarà una degustazione di trebbiano spoletino condotta dal sottoscritto. E’ uno di quegli appuntamenti che si inseriscono tra le “degustazioni dal basso“, momenti dedicati al racconto di vini e territori da parte di persone comuni ma soprattutto “vicine”, per nascita o scelte di vita, al luogo che scelgono di raccontare.

Questa la lista dei vini in degustazione (la prenotazione è obbligatoria, da qui):

Antonelli, Trebbiano Spoletino IGT “Trebium” 2009
Collecapretta, Trebbiano Spoletino IGT “Vigna Vecchia” 2009
Collecapretta, Trebbiano Spoletino IGT “Vigna Vecchia” 2010
Novelli, Trebbiano spoletino IGT “Traibo” 2008
Poggio Turri, Trebbiano spoletino IGT “Il Valligiano” 2009
Tabarrini, Trebbiano Spoletino IGT “Adarmando” 2007
Tabarrini, Trebbiano Spoletino IGT “Adarmando” 2009

E poi c’è anche il trailer. Non so se mi spiego.

La lista sociale. Che vini mettere in carta li scegli tu.

C’è una cantina e c’è un ristorante. La prima si chiama Pieve Vecchia, la seconda Locanda del Glicine. Siamo in Maremma, a Campagnatico, non così lontano da Grosseto. L’idea è semplice: vista la necessità di ampliare e rivedere la carta dei vini coinvolgere un po’ di blog e far proporre loro alcune bottiglie rappresentative del territorio da cui scrivono. E farle votare pubblicamente. Tutti i vini con il maggior numero di preferenze andranno dritti in carta. Voglio dire, più democratico di così.

Le mie tre preferenze inizialmente volevano rappresentare quell’Umbria bianca di cui qualche volta ho scritto quà e là. Poi ho pensato che comunque un sagrantino non avrebbe affatto sfigurato ed anzi, avrebbe dato filo da torcere alle altre due proposte, sicuramente più inusuali.

I vini sono:

Sagrantino di Montefalco Antonelli – Un po’ perchè ha classe da vendere, un po’ per la grande tipicità e classica eleganza. E poi è il sagrantino con il miglior rapporto tra spesa e felicità di tutto il comprensorio. Una sicurezza.

Trebbiano spoletino “Adarmando” Tabarrini – Del trebbiano che viene dall’Umbria ormai ne ho scritte di tutti i colori. Questo è un po’ il portabandiera di questo movimento. Di grande espressività.

Orvieto Classico Superiore “Campo del Guardiano” Palazzone – La dimostrazione di quanto di buono può venire dall’ampia zona di Orvieto. Un vino verticale, elegantissimo e capace di sfidare il tempo solo come i più grandi sanno fare.

E’ possibile scegliere il proprio preferito dalla pagine dedicata sul sito della Locanda del Glicine (e poi, sulla colonna di destra, tutti gli altri vini da un po’ tutta Italia. Dalla Valpolicella al Taburno. Votare è stato divertente). Per seguire cosa se ne dice su Twitter l’hashtag è #SociaList.

Sagrantino di Montefalco Passito DOCG Antonelli 1995

Sagrantino

Poi succede che assaggi anche un sagrantino passito di una quindicina d’anni e la prima cosa che pensi riguarda quanto sia così ancora integro, capace di proiettatarsi lontano, per chissà ancora quanto tempo.

Inizia timidamente, mai troppo sfacciato. Gli aromi sono i più tipici, in particolare la mora, così definita, e dolcezze che rimandano ad una precisa idea di austerità. In bocca riesce ad essere particolarmente espressivo grazie ad una particolare compostezza. Una tannicità lontana accompagna tutto il sorso senza mai essere protagonista di quello che è un bicchiere che rimanda a Montefalco come pochissimi altri.

Ennesima dimostrazione di quanto questo particolare vitigno voglia tempo, molto tempo. Ma che al momento giusto sa regalare grande stoffa ed equilibrio.

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Vinix Live! a Perugia, sabato 6 marzo

Quando per la prima volta ho pensato alla possibilità di organizzare un Vinix Live! a Perugia avevo davanti a me due possibilità.

Da una parte avrei potuto coinvolgere le aziende del centro Italia più presenti ed attive sul social network Vinix e vivere con loro un momento di incontro con i tanti che, incuriositi, avrebbero potuto finalmente conoscere personalmente quelli che prima erano solamente degli avatar. Ed assaggiare i loro vini, certo. Sarebbe stata una bella festa.

Dall’altra avrei potuto concentrarmi sul locale, cercando di fare una selezione basata sulla qualità, coinvolgendo aziende non necessariamente presenti su Vinix, ed anzi magari piuttosto assenti dalla rete e dai social network in generale. Avrei poi spiegato qui questa scelta scrivendo di come io creda che queste particolari cantine siano specchio di una regione, l’Umbria, capace di regalare vini di assoluta rilevanza. Queste cantine, poi, vedendo l’interesse nato per un (piccolo) evento promosso unicamente online avrebbero potuto avvicinarsi più o meno ad un mondo che conoscono magari poco. O forse no, comunque a loro la palla.
Ho optato per questa seconda possibilità.

ExEliografica è uno spazio lavorativo che condivido con altre realtà nel centro di Perugia. E’ un locale di stampo industriale abbastanza grande che sfruttiamo anche per mostre ed eventi, e che naturalmente ospita le nostre scrivanie ed il nostro lavoro nel normale orario d’ufficio.

Ecco. Pensate a Paolo Bea, a Milziade Antano, ad Antonelli da Montefalco. A Collecapretta dallo spoletino. A Palazzone da Orvieto e Roccafiore da Todi. A Lungarotti da Torgiano ed alla Cantina La Spina dalla zona dei Colli Perugini.
Prendete ExEliografica ed ecco Vinix Live!.

A Perugia, il prossimo sabato 6 marzo, dalle 14.30 alle 19.30. Il programma completo e tutti i dettagli su Vinix.

L’assaggio dell’anno?

Non che scrivere un post di fine anno sia obbligatorio, anzi. Ma ripensavo a tutto quello che è successo negli ultimi dodici mesi, ed alle cose che mi hanno entusiasmato.

Il blog, per esempio.
Quest’anno è stato quello del cambiamento, e della (quasi) maturità, se così si può dire. Solo qualche mese fa era uno spazio che trascinavo stancamente e c’è stato più di un momento in cui avevo deciso di lasciare perdere. Poi però è successo che abbia provato di dedicare più tempo e più impegno a tutta questa faccenda ed il risultato, credo, è che ne sia valsa la pena, di certo. Mi piace, e tra queste pagine mi trovo a mio agio.
E poi, volete mettere, la soddisfazione di sapere che quello che scrivi viene letto, magari giudicato, a volte commentato, non ha prezzo. Molto semplicemente.

Poi cercavo di pensare a quello che ho assaggiato, alle bottiglie con gli amici, a quelle quà e là, alle degustazioni ed ai banchi d’assaggio. Cercavo di, come dire, fare il punto. Ed in particolare pensavo ai bicchieri che ricordo con più chiarezza, bevute stampate nella mia memoria, anche olfattiva e gustativa. Vini che mi sembra ieri, tanta era la loro giustezza – opinione personale, gusto personalissimo.
Io abito nel centro dell’Italia, e normalmente, tutti i giorni, faccio un esempio, non bevo nebbiolo. Neanche garganega. O aglianico. Vado per lo più avanti a pane e sangiovese. Conosco un po’ la Toscana ed appena di più l’Umbria del vino. Questo fa si che i vini di qui siano particolarmente nelle mie corde. Ed è normale, è così per tutti credo. E non parlo di gusto personale, ma di quella capacità di cogliere sfumature e differenze che solo centinaia e centinaia di bicchieri riescono a darti.
Il senso del territorio, vale per me come per tutti voi, nei rispettivi contesti vitivinicoli.

Insomma, sono certo di avere assaggiato vini strepitosi, sicuramente superiori a questo, a voler parlare di punteggi oggettivi. Ci sarebbero un paio di Brunello. Un riesling della Mosella che ho amato. Sicuramente un Barolo, solo per nominarne qualcuno. Ma il rapporto di intimità, di (credo) comprensione nei confronti delle sue caratteristiche e di quelle del territorio da cui proviene che ho avuto con il Sagrantino 1998 di Filippo Antonelli non ha eguali. Mi sembra davvero ieri.

Per tutto quello che verrà ci vediamo nel 2010.
Tanti auguri, a tutti quanti.

Sagrantino di Montefalco DOCG – Antonelli 1998

Sagrantino AntonelliUvaggio: Sagrantino 100% | Prezzo 20-30 €

Che il Sagrantino sia denominazione che regala le emozioni più belle sulla lunga distanza è cosa nota, ma non ti aspettavi tale -e lo dico non senza un certo timore- perfezione stilistica. La declinazione antonelliana 1998 (che per inciso è grandissima annata per tutto il territorio di Montefalco) è prima di tutto un grandissimo e splendente assaggio.

Rosso granato, appena più chiaro ed aranciato sui bordi, stupisce per l’iniziale delicatezza degli aromi, che poi, piano piano, diventano più profondi: more, pepe nero, tabacco, sensazioni di appassimento e di tostatura, note balsamiche, in generale i sentori terziari perfettamente integrati al frutto. Sottile e di grande personalità. La complessità rimane anche all’assaggio, che ti stupisce per un tannino perfettamente integrato al tutto ed una nota appena sapida che dona freschezza. Ma è bevuta di corpo importante, che gioca sui toni dell’eleganza le sue carte migliori. Così, senza esperienza storica, pensi sia bottiglia aperta in uno dei suoi momenti di massimo splendore.

Poi, affascinato dalla persistenza chilometrica, ricordi la denominazione, il produttore, l’annata e pensi sia il Sagrantino più affascinante tu abbia mai avuto modo di assaggiare.

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Sagrantino di Montefalco Passito DOCG – Antonelli 2003

Antonelli Passito

Uvaggio: Sagrantino

E’ piuttosto concentrato, il passito antonelliano. Ad annusare esprime ampiezza, con note sotto spirito di more e di ciliegie, speziature mature, sensazioni di inchiostro. In bocca convince per la grande scorrevolezza. Per un tannino che pare domato e che gioca adesso un ruolo più di struttura che di astringenza. Certamente dolce, è bevuta piena, comunque equilibrata, coinvolgente, da grande meditazione e dalla lunga persistenza, eccome.

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Colli Martani DOC – Antonelli, Grechetto 2007

Grechetto AntonelliUvaggio: Grechetto

Ormai il mio debole per il grechetto è cosa nota, durante l’anno ne ho scritto diverse volte. Grande curiosità quindi nel riassaggiarne l’interpretazione antonelliana, dopo la visita in cantina dell’anno scorso.
Paglierino e riflessi dorati per iniziare. Grande tipicità, sentori molto floreali, un fruttato leggero, da frutta bianca ed una sensazione vinosa a fare da sfondo. Semplice, ma intrigante, per continuare. Attacca sapido, ma bastano pochi istanti per chiudere il cerchio e trovare una bevuta di grande rotondità. Esprime il meglio del vitigno, rispettandone ed esaltandone le caratteristiche. E’ piuttosto secco, vero aperitivo. Finisce con una bella idea appena ammandorlata, certamente appena amarognola ed esprime grande armonia, complessivamente. Giù il cappello. Una delle migliori bevute per rapporto qualità/prezzo della regione: a sei euro, in cantina anche meno.

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Umbria IGT – Antonelli, Trebbiano Spoletino 2007

AntonelliUvaggio: Trebbiano Spoletino

Ecco. Il Trebbiano Spoletino, recentemente riscoperto da diversi produttori, è vino davvero dritto – termine ormai abusato da queste parti. La declinazione di Antonelli affina prima quattro mesi in legno (500 lt) e poi sei in bottiglia. Il risultato racconta un vino dal grande corredo olfattivo e dall’inaspettata eleganza. Sentori minerali, floreali, appena fruttati fanno da preludio ad una bocca secca, calda ma non eccessivamente morbida, e, soprattutto, dalla grande acidità. Quella sensazione nervosa e piacevole che tiene in piedi il tutto e lo fa rimanere vibrante, anche sul finale, nel quale ritornano alcune delle sensazioni olfattive. Il tutto per meno di dieci euro.

Da queste parti, lo avrete capito, è piaciuto parecchio.

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