Anteprime, il Chianti Classico (in cinque punti)

1) A volte si tende a dare per scontato il perfetto funzionamento di un meccanismo. Meglio però specificare ancora una volta: l’anteprima del Chianti Classico è quanto di meglio ci si possa immaginare per assaggiare con calma e serenità un centinaio di vini e più. La splendida Stazione Leopolda di Firenze aiuta, certo, ma organizzazione e servizio sono da campionato del mondo. Bravi, bravissimi.

2) Parola d’ordine: sangiovese. Si, anche canaiolo, colorino e di tanto in tanto un po’ di ciliegiolo. Ad assaggiare gli ultimi Chianti Classico l’impressione è quella di avere (un po’) meno a che fare con i vitigni internazionali. La strada sembra definitivamente tracciata, ed è decisamente un gran bel bere lo stesso.

3) L’annata 2010 ha regalato vini non particolarmente muscolosi, più giocati sulle finezze e meno sulla struttura. Certo, c’è anche da dire che non erano moltissimi, in tutto quarantasette, e che per una conferma definitiva bisognerà aspettare l’anno prossimo quando anche tutte le altre cantine faranno uscire questo millesimo. Per ora va bene così: leggerezza e divertimento. I nomi che mi sono segnato sono Badia a Coltibuono, Barone Ricasoli “Castello di Brolio”, Castellare di Castellina (stupendo), Fattoria San Giusto a Rentennano, Querciabella (forse più pronto di altri ma davvero notevolissimo per complessità ed ampiezza).

4) L’annata 2009 faceva la parte del leone con circa centotrenta assaggi tra riserve e non. Se mi sono fatto un’idea precisa? Al solito, no. Mi è sembrata una vendemmia particolare, difficilmente inquadrabile, con qualche acuto quà e là ed in generale molto frammentata. L’unico leitmotiv che mi sono appuntato è quello di una tannicità particolarmente incisiva, soprattutto nelle riserve. Fontodi, Isole e Olena, La Porta di Vertine, Savignola Paolina, Villa di Geggiano tra i “base”. Castellare di Castellina, Fèlsina “Rancia”, Villa Calcinaia “Vigna Bastignano” (spettacolare, uno dei due/tre assaggi della giornata) tra le riserve.

5) L’annata 2008, alla Leopolda in circa ottanta interpretazioni, è quella che il sottoscritto ha premiato di più. Non so, forse per la stanchezza e per il fatto di essere a fine giornata, ma più le descrizioni dei vini si accorciavano più, contestualmente, aumentava la media dei punteggi. I nomi sul taccuino digitale sono quelli delle riserve di Badia a Coltibuono, Caparsa “Caparsino”, Castell’in Villa “Poggio alle Rose” (che eleganza!), Castello di Ama, Fontodi “Vigna del Sorbo”, Vignamaggio “Monna Lisa”.

Belle le anteprime, bella l’atmosfera e la possibilità di misurarsi con gli assaggi seriali dedicati ad una tipologia. Il sottoscritto però si ferma qui. Il lavoro (quello vero) chiama e salvo miracoli dell’ultimo minuto mi sarà impossibile partecipare a quella del Nobile di Montepulciano, giovedì, e quella del Brunello di Montalcino, venerdì. Chissà, magari la prossima volta.

Foto: Consorzio Vino Chianti Classico

Anteprime, la Vernaccia di San Gimignano

Durante l’anno in effetti non è che abbia tutte queste possibilità di assaggiare una Vernaccia di San Gimignano. Vuoi perchè da queste parti non è particolarmente diffusa, anzi (nonostante i circa cinque milioni di bottiglie prodotte). Vuoi per il ridotto numero di produttori (una settantina). Vuoi per la distanza (quando guardo ad ovest la tentazione di fermarsi prima, nel Chianti Classico, ma anche a Montepulciano o Montalcino è forte). Eppure l’anno scorso, la mia prima volta all’anteprima, ero rimasto piacevolmente colpito da quei vini così dritti, solari ed espressivi.

Quest’anno poi è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Se infatti pensando alla vendemmia del 2011, l’ultima, il pensiero volava a grande caldo, a probabili surmaturazioni, a possibili vini cotti e concentrati è bastata la prima batteria per ricredermi e continuare ad assaggiare, decisamente entusiasta. Se infatti l’unico limite del 2011 è quello di aver regalato vini forse meno longevi e complessivamente (già adesso) piuttosto pronti è anche vero che sono vini molto freschi, sapidi, caratterizzati da note agrumate che invitano all’assaggio, equilibrati e piacevolissimi.

Sul taccuino mi sono segnato quella di Mattia Barzaghi per La Mormoraia e quella de La Mormoraia stessa, quella de La Lastra, quella di Cappella Sant’Andrea, quella di Panizzi, quella di San Quirico, quella di Vagnoni, quella di Fontaleoni.

Note to self: da qui all’estate cercare di comprarne qualcuna.

Anteprime, il Chianti (no, non quello Classico)

Sono praticamente appena tornato da Firenze: ieri pomeriggio (per la prima volta) il Consorzio del Chianti (quello allargato) aveva organizzato una sorta di anteprima. Una presentazione del territorio e dell’annata, la 2011. L’idea era ed è quella di promuovere un territorio estremamente produttivo ma che, al tempo stesso, sembra essere sempre un po’ ai margini della comunicazione del vino toscano. La data tra l’altro non era casuale, si inseriva appena prima di tutte le altre anteprime, da San Gimignano al Chianti Classico, Dal Nobile di Montepulciano al Brunello di Montalcino. Giornalisti presenti: a pacchi, gran parte dei quali (tutti?) erano ospiti del consorzio stesso, il sottoscritto compreso.

E sapete cosa? Nell’arco di un pomeriggio io non sono neanche lontanamente riuscito a farmi un’idea precisa. Per capirci, il Chianti DOCG racchiude circa duemilaseicento aziende, ci sono quasi undicimila ettari di vigna iscritti alla denominazione che complessivamente producono qualcosa come ottanta milioni (!) di bottiglie all’anno. Presenti all’anteprima a Palazzo Borghese c’erano una cinquantina di aziende precedentemente selezionate dallo stesso consorzio, appena il due per cento del totale.

Dopo la lunga conferenza stampa ho timidamente assaggiato una quindicina di campioni “atti a diventare Chianti DOCG 2011”. Inizialmente entusiasta, bicchiere dopo bicchiere mi sono reso conto dell’oggettiva impossibilità di valutare un’annata difficile come quella appena trascorsa. Non (solo) per l’ampiezza della denominazione, neanche per le diverse interpretazioni presenti (dai vini più cotti a quelli che invece mantenevano una certa fragranza), quanto per il fatto fossero vini che in teoria potrebbero entrare in commercio tra poche settimane ma che nella pratica saranno destinati ad un ulteriore (anche lungo) affinamento in cantina prima di vedere il mercato.

Girando invece tra i banchi d’assaggio e bevendo molti Chianti 2010 mi sono subito riappacificato con la tipologia. Ho trovato infatti alcune aziende capaci di proporre un vino fresco, caratterizzato da una bella acidità, un vero sangiovese giovane a prezzi davvero irrisori, mai oltre gli otto euro al termine della filiera. Ok, si, c’erano anche un sacco di cantine che proponevano vini non particolarmente armonici, spesso troppo spinti sulle morbidezze. Piacevoli, certo, ma da un Chianti d’annata io mi immagino grande beva e poca struttura. Più florealità che speziatura. Acidità e freschezza.

Mi sono anche segnato qualche nome: Fattoria Le Sorgenti, Le Querce, Malenchini, Castello di Gabbiano. Ma a posteriori mi sarebbe piaciuto assaggiare con più calma i 2011, magari dividendo gli assaggi per zona di produzione: dai Colli Fiorentini agli Aretini, dai Senesi alle Colline Pisane, Da Montalbano a Rufina e Montespertoli. Chissà, magari l’anno prossimo.

Al lordo di eventuali pause novantaquattro vini in tre ore fanno circa due minuti a bicchiere. Vuole anche il resto?

In questi giorni ho letto alcune critiche (l’ultima in ordine di tempo sul blog di Franco Ziliani, qui) nei confronti delle anteprime in cui si sostiene l’impossibilità di giudicare al meglio così tanti vini in così poco tempo. Ovviamente non posso che essere d’accordo, quando si hanno di fronte un centinaio di assaggi ed è pratica da sbrigare in qualche ora è inevitabile che si perdano di vista tante peculiarità che meriterebbero più attenzione.

Ma c’è un ma. Anzi, due. Se da una parte è infatti vero che quando il tempo dedicato ad ogni singolo bicchiere è di uno, al massimo due minuti, è anche vero che ci si riesce a fare un’idea molto chiara sulla media dei vini che si stanno assaggiando e, di conseguenza, sull’annata. Per dire: troppe acidità, troppo poche, tannini più o meno verdi, sentori di frutta più o meno cotta riescono alla lunga ad esprimere in generale il senso di quel millesimo, probabilmente in nessun’altra occasione è possibile farsi un’idea così completa.

Di conseguenza, i vini che riescono ad avere una marcia in più e ad emergere da quella che può essere considerata la media collettiva spiccano subito, senza esitazioni. Come se tutti i sensi del degustatore avessero una particolare tensione e, di fronte al grande vino, riuscissero immediatamente a capire di trovarsi di fronte ad un campione. In questo caso sostantivo maschile relativo al merito.

il Nobile di Montepulciano 2008 ed altre storie

Poi certo, ci sono stati alcuni Nobile che mi sono piaciuti, eccome. Alcuni per dire sono questi.

Vino Nobile di Montepulciano 2008, Talosa
Profilo olfattivo caratterizzato da una nota di affinamento in legno, almeno all’inizio. Poi un bel frutto croccante ed un timbro da sangiovese, a ricordare la viola. In bocca è particolarmente tannico ma al tempo stesso caratterizzato da grande polpa. Finale appena amarognolo. Grande stoffa. ****+

Vino Nobile di Montepulciano 2008, Boscarelli
Elegante, fine, emerge nettamente la tipicità. E poi è profondo senza mai apparire ammiccante. In bocca è snello, piuttosto articolato, definito in particolare sulle note floreali. Leggera nota eterea sul finale e tannicità mai invadente. *****-

Vino Nobile di Montepulciano 2008, Avignonesi
Naso scuro, Bocca molto elegante, materica, austera e piacevolissima. Finale leggermente addolcito. ****+

Vino Nobile di Montepulciano 2008, Tenimenti Angelini
Didascalico, con particolare ampiezza sul frutto. In bocca poi è compiuto in tutte le sue componenti con una tannicità composta e mai invadente. Bello disteso. ****+

Vino Nobile di Montepulciano Parceto 2008, Poggio alla Sala
Compiuto, mai invadente, in generale elegante. A ritornarci ha un naso particolarmente profondo, capace di coniugare la leggerezza dell’annata ad una speziatura che cattura. Bel finale che ritorna sulle note olfattive. ****+

Vino Nobile di Montepulciano Riserva Grandi Annate 2007, Avignonesi
Splendido. Al naso riesce ad essere al tempo stesso austero e generoso. C’è la grandezza del sangiovese con un ampiezza rara. Frutto gentile e florealità diffusa. Speziatura vagamente antica ed un tocco quasi minerale, sicuramente a donare profondità. In bocca poi ha succo, si distende lungo tutto il palato con un equilibrio straordinario prima di un finale di gran compostezza.  *****

Vedo la vita tutta rosa. O forse rossa, di sangiovese.

Once upon a time you dressed so fine/You threw the bums a dime in your prime, didn’t you?” urla Bob Dylan dallo stereo mentre con la macchina scendi dalle colline di Cortona per attraversare il canale maestro della Chiana con, giornata particolarmente limpida anche se così grigia, Montepulciano sullo sfondo. Montepulciano e l’anteprima del Vino Nobile. Annata 2008 e riserva 2007 sul palcoscenico. Dribblando qualche goccia di pioggia arrivi alla Fortezza e, prima impressione, tutto sembra così perfetto: la sala, il clima disteso, l’organizzazione.

Qualche dato, per cominciare. Produzione, resa, andamento generale dell’annata 2010. Saluti istituzionali. E la degustazione.
Nella testa risuonano anche alcune note degli Arcade Fire, vorresti esserti ricordato di caricarli sul lettore. Come l’americano al tuo fianco che con la musica nelle orecchie è più concentrato. Riesci anche a sentire qualche nota di tanto in tanto. Dai, che in realtà basta chiudere gli occhi un secondo. E così ecco che piano piano scorrono via i primi quattro bicchieri. “Ah, però“, pensi. Il secondo era proprio buono. Anche il quarto.
Dieci minuti e quei quattro sono diventati otto, e la sorpresa è appena più timida, nella seconda batteria solo uno ha espresso davvero la grandezza del sangiovese. “Evabbè“, pensi. Andiamo avanti. Concentrati.
Passano i minuti ma l’entusiasmo iniziale torna in panchina, e la sensazione è quella di avere a che fare con vini noncosìcomposti, quantomeno. “Possibile? Cosa mi sfugge? Non capisco“. Eppure il 2008 è annata valutata dal consorzio ben quattro stelle, valutazione importante e presa di responsabilità mica indifferente.
Non capisci, e vai avanti. La canzone perfetta a quel punto sembra un ricordo lontano, così preoccupato ed ansioso di trovare quel sentore, quella nota, quel timbro, quell’eleganza che ti renderebbe felice, almeno un po’. E così vai avanti, testardamente li assaggi praticamente tutti senza riuscire a trovare un verso all’annata. “Sono io che sono un pivello“, ti ripeti.
Poi controlli bene e ti accorgi che a contarli qualcosa come il sessanta percento dei vini che hai assaggiato erano campioni di botte. E ti senti ancora più spiazzato, forse deluso proprio per l’impossibilità oggettiva di esprimere una valutazione generale non tanto relativa alla singola azienda quanto all’andamento dell’annata. Vini così diversi, chi eccessivo da una parte e chi dall’altra. Magari un po’ di bevibilità ma certamente poche dinamicità di quelle che ami, di quelle date dal vitigno. “Ma è inesperienza“, a quel punto ne sei certo.

Un paio d’ore dopo in macchina, tu forse appena intristito, lo stereo suona La vie en rose, e il testo ti riporta alla tua idea di sangiovese perfetto. Consapevole di essere sempre alla sua ricerca.

Il me parle tout bas/Je vois la vie en rose/Il me dit des mots d’amour/Das mots de tous les jours“.

A proposito di Chianti Classico

Appurata la spettacolarità della location, ieri a Firenze il tempo non era dalla mia parte e mi sono limitato (!) ad assaggiare un po’ di riserve. Sia 2008 che 2007. Volevo cercare di capire se fosse possibile individuare in linea generale alcune differenze legate alle diverse annate. La risposta è certamente positiva, anche se si trattava solamente di una trentina di vini per tipologia. L’idea che piano piano è emersa è quella di un 2008 molto omogeneo, gentile, equilibrato e certamente caratterizzato da belle bevibilità. A differenza di un 2007 capace di rivelare profondità e complessità. Vini più strutturati quindi, ma non per questo più stanchi, anzi.

Ecco i miei due centesimi, giusto i bicchieri che mi sono proprio piaciuti.

Chianti Classico Riserva Le Baroncole 2008, Fattoria San Giusto a Rentennano
Bellissimo naso, floreale e compiuto con un accenno minerale. Bella bocca, snella, dritta, con un’acidità composta. Tannino ancora giovane ma dal grande futuro. Buonissimo. ****+

Chianti Classico Riserva 2007, Badia a Coltibuono
Naso molto bello, materico e glicerico. Regala sentori speziati ed un frutto passito. Molto profondo, avvolgente, piacevole, bellissimo ed elegante. ****+

Chianti Classico Riserva Coltassala 2007, Castello di Volpaia
Buono, naso molto netto, preciso, definito, piacevole e profondo. Moderno, in bocca coniuga molto bene un’anima morbida con una bella spalla acida e fresca. ****

Chianti Classico Riserva Vigna del Sorbo 2007, Fontodi
Profondo, speziato e piacevole. Austero. Bello. In bocca è lineare, perfetamente integrato nelle sue componenti. Limpido sul finale. ****+

Chianti Classico Riserva Baron’Ugo 2007, Monteraponi
Speziatura gentile, vagamente affumicato ed espressivo sulle note più floreali e fruttate. Un accenno quasi minerale. Un grande naso. E poi acidità, freschezza, in generale equilibrio per un finale di grande limpidezza. *****

Chianti Classico Riserva 2007, Savignola Paulina
Naso molto fine, leggero, etereo e di spezie. Altrettanto in bocca, molto piacevole ed elegante. Croccante. Buono. ****

Come una sfilata


Un anteprima è un po’ come una sfilata di moda. Da una parte i produttori, ansiosi di presentare la loro produzione più recente, dall’altra buyer e giornalisti, altrettanto curiosi di scoprire le novità di quel determinato territorio. Protagonista il vino. Stagione dopo stagione, è rituale che si ripete per ogni annata. Quello che succede poi in Toscana, con le presentazioni una dopo l’altra, tutte racchiuse in pochi giorni, è quanto di più vicino ci sia alla settimana della moda milanese. Chi riesce ad essere sempre presente e chi no. Cene, aperitivi, visite in azienda. Uffici stampa e richieste di accredito. Un fiume di persone che si sposta da un comune all’altro, agenda in una mano, laptop o taccuino nell’altra. San Gimignano lunedì. Firenze martedì e mercoledì. Montepulciano giovedì. Montalcino venerdì.

Viste con quest’ottica, quello che succede alla Stazione Leopolda per Chianti Classico Collection è la sublimazione di tutto questo. Per essere in città, sapore metropolitano. Per la location, la Stazione Leopolda è uno dei più bei interventi di recupero urbano ci siano in Italia. Per l’attesa e per l’organizzazione: entrare e trovarsi di fronte, riposte ordinatamente in fila al centro, qualcosa come trecento etichette di vino è decisamente suggestivo. Ed infine, per l’organizzazione. Ampi spazi, prese di corrente sotto ogni postazione, sommelier numerosi e sempre disponibili nel portare i campioni richiesti, temperature perfette. Insomma, la condizione migliore per assaggiare con il massimo della calma e della tranquillità.

Come una sfilata quindi, di quelle più belle.

Una piccola parentesi, che Calce vale ben più di qualche riga

La vicenda è che all’anteprima della Vernaccia, ogni anno, si tiene una degustazione chiamata inattese liaisons durante la quale assaggiare, insieme ad alcuni dei vini locali, denominazioni lontane che in qualche modo possono avere qualche cosa in comune con i vini di San Gimignano.
Quest’anno i giornalisti del Gambero Rosso Antonio Boco e Paolo De Cristofaro, che conducevano la degustazione e che hanno pensato a questo particolare parallelo, hanno presentato i vini di un minuscolo villaggio del sud della Francia, Calce. Ecco, questo è il momento in cui il sottoscritto salta dalla sedia, che ancora il ricordo di quei vini è così vivo, spendidamente impresso nella sua memoria che vorrebbe poter premere il tasto rewind e ricominciare la degustazione da capo. Tanto per rendere l’idea.

I Pirenei sono quelli orientali, la regione il Roussillon. Qui c’è solo una strada che porta in su, verso i cinquecento metri sul mare di Calce, la D18. Ed è qui, tra piccoli canyon e terreni che raccontano di roccie, di calcare, di scisti grigi che nascono gli alberelli che danno alla luce questi vini così straordinariamente espressivi. Grenache bianca e grigia, maccabeu da una parte. Grenache nera, carignan e syrah dall’altra. Vini luminosi, le cui uve “sembrano semplicemente un mezzo per traghettare nel bicchiere i caratteri minerali dei terreni“.

A San Gimignano si sono assaggiati sei vini di quattro cantine. Eccoli.

VDP des Cotes Catalanes Horizon Blanc 2008 – Domaine de l’Horizon

Floreale e minerale, racconta anche un sentore più caldo, mediterraneo. In bocca grande spalla acida per un assaggio vagamente suadente. Il centro dell’assaggio, anche sapido, sfuma verso un finale addolcito e fresco, come se in bocca ci fosse in corso una battaglia tra le diverse componenti. ****-

VDP des Cotes Catalanes Matassa Blanc 2007 – Domaine Matassa

Naso affascinante, di grande mineralità caratterizzato da un frutto appena accennato, mai invasivo, di grande spessore. In bocca è sapido e grasso al tempo stesso, sinuoso nello svolgimento e piuttosto elegante. Bel finale pulito, a ritornare su una nota affumicata. ****

VDP des Cotes Catalanes La D 18 2008 – Domaine Olivier Pithon

Anche qui va in onda una mineralità dal sapore di gesso, così integrata in un sottofondo di grande florealità. Leggermente fruttato (mela ed albicocca). In bocca è particolarmente equilibrato, piacevole nello svolgimento e sorretto da una spalla acida mai sopra le righe. ****

VDP des Cotes Catalanes La D 18 2005 – Domaine Olivier Pithon

Naso bellissimo e profondamente caratterizzato da una mineralià che rimanda la mente altrove, quasi verso certi riesling di grande spessore. Affumicato ed idrocarburico, in bocca è di grande spessore e piacevolissimo nello svolgimento. Appena grasso, ha una bella acidità a tenerlo dritto lungo tutto l’assaggio. ****+

VDP des Cotes Catalanes Coume Ginestre 2008 – Domaine Gauby

Riferimento assoluto per la tipologia, è quello che più di tutti a portato i riflettori su Calce. A ragione. Naso affascinante, morbido, aromatico, caratterizzato da un bel frutto ma ricco di mineralità. Anche burroso, con un accenno di nocciola. In bocca è struggente nel saper coniugare tutte le componenti al meglio. E’ fresco e profondo, teso, bevibile nella migliore accezione del termine e di bella acidità. Rotondeggia per poi chiudere con una grande limpidezza espressiva. In particolare per il ritorno sulle note olfattive. Materico ed al tempo stesso leggero. Splendido. *****

VDP des Cotes Catalanes Coume Gineste 2002 – Domaine Gauby

Grandi idrocarburi in primo piano, poi, dopo, ecco l’espressione una floralità lontana. Ma anche mandorla e nocciola. In bocca, come già emerso nel 2008, è assaggio che sa coniugare al meglio parti più dure e parti più morbide. Grande ritorno olfattivo per un finale che dimostra stoffa e maturità. *****-

La Vernaccia di San Gimignano nel 2010

Letteralmente un’immersione nel mondo della Vernaccia, oggi a San Gimignano. L’occasione era l’anteprima, ovvero il momento in cui tutte le cantine presentavano la propria produzione relativa all’annata 2010. Interessante perchè assaggiando trenta, quaranta vini ci si riesce a fare un’idea abbastanza precisa della tipologia, della stagione, del lavoro che in tanti stanno portando avanti.

Il 2010 ha portato con sé bottiglie caratterizzate da una spiccata acidità, che hanno ancora bisogno di qualche mese per esprimersi al meglio ma che già oggi sono godibilissime. Si, perchè se è vero che forse è difficile parlare di tante eccellenze assolute è anche vero che -in media- si tratta di bei vini, mai stanchi, sempre verticali, espressivi e poco caratterizzati da un uso eccessivo del legno (vabbè, chiaro, queste mica sono le riserve) o di altri vitigni (lo chardonnay). Grandi freschezze quindi, grande bevibilità, espressioni molto pulite. Evviva.

Certo, l’occasione era buona per assaggiare anche altre bottiglie, non necessariamente figlie del 2010. Questi, ma sono solo alcuni, i bicchieri che avrei voluto qui mentre scrivo. Che mi sono proprio piaciuti.

Vernaccia di San Gimignano DOCG La Castellaccia 2006

Naso di grande freschezza e pulitissimo. Le note giocano su toni minerali, affumicati e su una certa florealità. Caspita, per essere un 2006. In bocca è splendido, nervoso, dritto, di grande e spiccata acidità. Non dimostra gli anni che ha. Poi è largo, ha struttura sul frutto, si svolge in lunghezza e profondità. Di grande sapidità, quasi salino, struggente e buonissimo. Gran finale, di rara limpidezza. *****-

Vernaccia di San Gimignano DOCG Mattia Barzaghi, Impronta 2008

Bel naso pulito, decisamente floreale e con un tocco di profondità dato da due elementi: una certa mineralità (calda) ed un accenno quasi mediterraneo. Particolarmente espressivo, in bocca si svolge piacevolmente lungo tutto l’assaggio. Drittissimo, di bella freschezza. Pieno, scorrevole, preciso in ogni sua componente. ****+

Vernaccia di San Gimignano DOCG La Lastra 2010

Uh là, che eleganza. Naso di grande espressività, mai sopra le righe. Il biancospino ad introdurre una certa florealità, e poi mineralità e sentori che riportano al mare. In bocca è equilibrato, composto, di struttura elegante e piacevolissima. L’acidità non è mai fuori posto e accompagna tutto l’assaggio. Bel finale agrumato. ****

Vernaccia di San Gimignano DOCG Panizzi 2010

Naso piacevolissimo, largo, avvolgente ma mai stuchevole. Bocca di grande compostezza. Equilibrato ed elegante emerge per una grande ricchezza espressiva. ****