Imbottigliato all’origine?

Non sono sicuro del perché ci sia questa convinzione che chi è un ottimo coltivatore di vigne sia anche un grande produttore di vino. E viceversa. Anche se sono correlati, i due profili sono abbastanza differenti. Dopotutto, non mi aspetto che un cuoco allevi gli animali e coltivi le verdure che usa in cucina.

Uno degli spunti più interessanti letti negli ultimi mesi nasce su Wine Spectator e atterra in Italia grazie ad un post di Angelo Peretti. Come tutte le migliori provocazioni contiene un briciolo di verità, vale la pena per esempio ricordare il grandissimo apporto dato nel passato dai négocian francesi nella diffusione dei vini di qualità, in particolare oltremanica. Il problema, non solo italiano, è che si tratta di informazione di fondamentale importanza che viene troppo spesso relegata in retroetichetta con un carattere a corpo sei. E poi voglio dire: se un vino è davvero buono, è al tempo stesso così importante che sia “imbottigliato all’origine”? Per me, ni.

A piccoli passi

Leggo sul sito del Ministero delle Politiche Agricole (e grazie alla segnalazione di Angelo Peretti) che dall’altro ieri, ventotto agosto, è finalmente possibile utilizzare il tappo a vite su tutti vini a denominazione di origine controllata senza dover ricorrere ad eventuali deroghe di carattere locale.
Bene dai, con la speranza di veder spuntare qualche screwcap in più sugli scaffali delle enoteche e dei supermercati.

Vinix Live!, i vinini, il Baratto Wine Day ed i Trebbiano

Mentirei se dicessi di non essere affezionato a Vinix Live! ed al suo formato. L’appuntamento che avevo organizzato a Perugia era stato tanto divertente quanto coinvolgente e, è chiaro, i momenti in cui conoscere di persona i produttori, assaggiare ed acquistare i loro vini in un contesto così informale non sono mai abbastanza.

Rilancio quindi con piacere l’appuntamento di sabato prossimo, la città questa volta è Ferrara. Alla scaletta, ormai nota, questa volta si unisce un concetto che era passato anche da queste parti, quello dei vinini. Era l’anno scorso, ed il giornalista Angelo Peretti lanciava dalle pagine del suo blog una sorta di appello, quasi un manifesto: “nell’epoca del dominio globale dei vini concentrati, tannici ed alcolici, rivendichiamo il diritto alla piacevolezza dei vini da bere (..) Anteponiamo l’immediatezza appagante della freschezza fruttata e della sapidità (..) Opponiamo l’umanistica vocazione alla convivialità del vino”.
Ecco quindi che a Ferrara protagonisti saranno proprio quei vini che si caratterizzano per la tipicità, per la bevibilità, per il prezzo. Il Fortana di Mariotti, il Sauvignon di Vigne dei Boschi, il Canaiolo di Villa Petriolo, la Corvina de Le Fraghe, il Grignolino di Cascina Tavijn, il Tai Rosso di Piovene Porto Godi, la Schiava di Castell Sallegg.

A margine di Vinix Live! anche il collaudato Baratto Wine Day ed una degustazione di Trebbiano provenienti da diverse zone. Un momento di confronto su vini molto diversi ma accomunati da un denominatore comune, il nome. Il sottoscritto ha dato una mano nell’organizzarla e nel selezionare un paio di Trebbiano Spoletino (tipologia di quelle da tenere d’occhio) e, ça va sans dire, sarà certamente presente.

Il programma completo della giornata con tutti i dettagli su Vinix.

Una giornata di collegamenti: il tappo a vite (o screwcap)

. Amo il tappo a vite. Ma lo sapevate già. Grande sorpresa nello scoprire su Internet Gourmet che Pieropan, forse il più importante produttore di Soave, ha deciso di declassare il suo Classico pur di utilizzare lo screwcap. Ma solo in Inghilterra.

. Il tappo a vite è uno dei vincitori indiscussi della decade appena lasciate alle spalle. Lo dice il Daily Telegraph.

. Non si tratta di un tipo di chiusura, ma che bello il design di molte di queste bottiglie!

. Anche negli Stati Uniti, però, un vino con lo screwcap rimane nell’immaginario collettivo come economico. E’ sarà così ancora per molto tempo. Lo dice Terry Hall, responsabile della comunicazione per l’associazione che riunisce i produttori di Napa.

I vinini, ovvero quello che vorrei bere

Era un po’ che mi girava per la testa di dedicare un post all’argomento. Aspettavo però di avere un po’ di materiale, di vinini, di cui scrivere.
In verità poi è capitata la settimana del pinot nero e una cosa tira l’altra ed è successo che non abbia abbastanza schede. Ma non volevo rimandare ancora.

Perchè la definizione dei vinini è una delle cose più interessanti nate in rete in questo 2009 che ci stiamo lasciando alle spalle. Tutto nasce da un’idea di Angelo Peretti, giornalista e tenutario di Internet Gourmet. Prima era un’idea, ripresa anche da altri, poi è diventato l’elogio del vinino.

Il vinino, per chiarire, è quello “che si beve”, che non ha niente a che vedere con quelle bottiglie grosse e muscolose che magari sono subito ammalianti, da degustare, ma che ad un bicchiere difficilmente ne segue un altro. Sono vini facili ma allo stesso tempo intriganti, vini da tutti i giorni, economici e belli. Un mondo da scoprire, e rilanciare con forza.

Il formato perfetto, poi, grazie ai prezzi spesso concorrenziali dei vinini, sarebbe la bottiglia magnum, quella da un litro e mezzo. Darebbe loro importanza e visibilità. Lo dice Aristide, ed io lo quoto senza esitazioni.

Vinini quindi, c’è anche una sorta di manifesto.

“Nell’epoca del dominio globale dei vini concentrati, tannici ed alcolici, rivendichiamo il diritto alla piacevolezza dei vini da bere.
All’estetica autoreferenziale della degustazione anteponiamo l’immediatezza appagante della freschezza fruttata e della sapidità.
Alla razionalistica dittatura della valutazione centesimale opponiamo l’umanistica vocazione alla convivialità del vino, simbolo della condivisione e della fraternità.
Rifiutiamo l’omologante gusto internazionale nel quale è smarrita ogni specificità, sostenendo l’unicità del vino che interpreta il sapere gastronomico d’un territorio.
Rifuggiamo dall’ossessiva ricerca della perfezione enologica, preferendo il vino nel quale si sostanzi l’irripetibile comunione dell’ambiente naturale e dell’ambiente umano.
Promuoviamo l’onesto piacere del vino come risposta all’incoltura dell’eccesso ed alle opprimenti teorizzazioni del dilagante neoproibizionismo.”

Non è bellissimo?