Ancora sul Campo del Guardiano, il grande Orvieto di Palazzone

L’altra sera avevo rilanciato velocemente su Facebook e su Twitter una battuta a proposito di un vino stupendo, oggi in una forma smagliante: il Campo del Guardiano 2004 di Palazzone. Non pensavo di tornarci, ma poi proprio questa mattina ho letto su Intravino della bella verticale di Cervaro della Sala scritta da Andrea Gori e non ho resistito. Negli ultimi anni ho infatti più volte avuto la fortuna di assaggiare entrambi questi grandi vini in diverse annate e.. beh.. a parità di millesimo l’Orvieto Classico Superiore di Giovanni Dubini ha uno slancio davvero sorprendente.

Prendiamo questo 2004. Un bicchiere spiazzante per integrità, dal colore -ancora vivido- fino ad un profilo giocato su note di frutta mai stanca ed anzi ancora fragrante. Per non parlare di quella mineralità che lo caratterizza, una traccia gessosa di grande luminosità solare, e di quella tensione gustativa davvero difficile da trovare in altri vini bianchi di pari annata. Non è solo un discorso di freschezza e di acidità, non solo almeno. È tutto un equilibrio tra un peso specifico mai invadente e lo slancio dei grandi. Un’unione che porta ad un assaggio croccante, di grandissima longevità. È stato quasi un peccato aprirlo adesso e l’unica consolazione è quella di averne un’altra bottiglia, giù in cantina (l’appuntamento è per il prossimo decennio).

Ma è davvero possibile paragonare questi due vini? Non credo, uno è l’esempio più fulgido di quanto di buono si possa produrre sotto il cappello della denominazione di Orvieto partendo da quelle che sono le uve più tradizionali della zona, trebbiano e grechetto in particolare. L’altro rappresenta una scommessa su un vitigno internazionale, lo chardonnay, nata negli anni ottanta e capace di far parlare di sé come pochi altri vini bianchi italiani. Se però è vero che “la sfida per il bianco più longevo ha pochi concorrenti” è altrettanto vero che uno di questi è proprio accanto a Castello della Sala. A Palazzone, a meno di venti chilometri.

Quelli che credono nel riutilizzo

Toh. A solo un mese di distanza dal post in cui scrivevo dell’importanza del riutilizzo del vetro (l’impressione era ci potesse essere spazio per un progetto per far si che la vita delle bottiglie si potesse sensibilmente allungare) scopro sul Wall Street Journal che è nata in California Wine Bottle Renew, una startup il cui scopo è quello di raccogliere, lavare, ridistribuire le bottiglie di vetro usate.

Partendo dal presupposto che la produzione della bottiglia in sé ha un costo energetico non indifferente l’idea è quella di incidere in termini di emissioni solo con il trasporto. Wine Bottle Renew infatti raccoglie qualsiasi tipologia di bottiglia in vetro e, una volta raggiunto un numero sufficente di bottiglie della stessa tipologia, provvede a spedirle alla cantina acquirente.

L’idea mi affascina. La seguirò con attenzione (e grazie ad Andrea Gori per la segnalazione).

Una giornata di collegamenti: random

– Non è mica ovvio, per dire, come ci si debba comportare e quali siano le regole socialmente accettate per vivere una sagra. Gabriele e Federica ce lo hanno spiegato, ed è stato divertente leggerli. Qui e qui.

Il mercato cinese pare si stia muovendo. E non sono mica noccioline.

Boardwalk Empire sembra davvero la nuova serie dell’anno. Steve Buscemi diretto da Martin Scorsese nell’Atlantic City del proibizionismo. Dopo Mad Men, un altro appuntamento imperdibile.

La vigna che diventa materiale da costruzione? Forse. E poi visto il mio interesse per l’argomento non potevo non segnalarlo.

– Ieri a Firenze si è tenuto un WineCamp all’interno del Mercato Centrale. Un momento in cui discutere e fare il punto. Su Vino da Burde tutti gli interventi.